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Il massaggio con Mario

Mi trovavo pronto a schiacciare con l’indice della mano destra il campanello, ma che dico, QUEL campanello. Tentennai un attimo, un secondo, avvinto dall’incertezza. Mi rivoltavo nei miei pensieri, alla caccia di una giustificazione che mi consentisse una qualche via di fuga. Mentre la mano si ritraeva di un millimetro al minuto, persi per un attimo l’equilibrio. Il pulsante si appoggiò tanto lievemente quanto irreversibilmente sul QUEL campanello. La mia mente inseguiva il contatto elettrico e la corsa di quell’inevitabile impulso elettrico all’interno del cavo nel muro; ne ripercorreva, quasi in anticipo, le numerose svolte ad angolo retto, fino ad arrivare a QUEL citofono. Qui l’impulso elettrico si arrestò, convertendosi in cicaleccìo del citofono. Dopo un lasso di tempo che misurai in anni, mi rispose una voce gentile:
“Chi è? ”
“Sono Mario, della AIM, avevamo appuntamento per le 14” mormorai, sorprendendo me stesso per la prontezza di spirito. OK. A questo punto credo occorra una qualche forma di precisazione. Mi chiamo Mario, ho 35 anni, sono laureato con un lavoro stressante e le responsabilità e le preoccupazioni che solo una famiglia sa dare. E poi? Sono un amante della passione, debbo ammetterlo, almeno con me stesso occorre che sia franco (anche se sono Mario, come detto… ). Mi piacciono le donne e le situazioni intriganti. L’avvenenza gioca un ruolo, ma si tratta di un processo che nasce dal cuore e poi si diffonde negli occhi. Una voglia incontrollabile che mi fa sospirare e bramare. Mi considero aperto a qualsiasi (davvero) esperienza, ma quello che più mi eccita è l’essere inserito nei giochi di una coppia, affiatata e innamorata. Ho cercato di coinvolgere mia moglie (che pure adoro) in queste mie fantasia, ma tali sono restate, fantasie appunto, che non possono bastare. In queste fantasie mi trovo spesso ad essere inserito dalla complice brama del marito in questo triangolo d’amorosi sensi, una situazione che si può realizzare tutt’al più nei romanzi erotici, ma non nella realtà. Almeno questo è quello che pensavo fino a due settimane fa… Avevo deciso di abbandonare nel mare di Internet l’ennesima bottiglia del marinaio: al suo interno un annuncio che descriveva me e quello di cui ero in cerca. Scommettevo con me stesso sull’infausto esito di quest’ennesima iniziativa, le coppie parevano non considerare che attori porno, misurando l’eccitazione in centimetri e ore di prestazione. Non c’era posto per una persona colta, di gradevole aspetto, ma di misure e prestazioni non “all’altezza” (proprio letteralmente) di Rocco Siffredi. Lo ammetto, anche se sgradevole, non sono un superdotato e nemmeno un martello pneumatico. Sono convinto che la sessualità e l’erotismo vero abbiano altre parti da stimolare. Qualcuno penserà che si tratti di una riedizione in chiave erotica della volpe e l’uva, ma per me è così, tanto che ritengo che il 69 imperiale (un giorno di questi ve la spiego) sia la pratica più intima ed eccitante. Comunque, abbandonata la bottiglia nel mare, mi ritrovavo a contemplare una casella di posta elettronica sempre desolantemente vuota, giorno dopo giorno. In cuor mio invidiavo i palestratissimi cazzi deambulanti ritratti sugli altri annunci e immaginavo, per loro, ogni sorta di vittoria erotico, con tanto di bacio da parte della miss di turno. Era passata ormai una settimana, il solito rito della contemplazione della casella vuota di inizio mattina, sorseggiando un caffé sciapito. Ma c’era qualcosa che non quadrava: c’era un solitario messaggio presente: versai parte della brodaglia nera sulla tastiera, ammutolendo almeno temporaneamente la lettera “g” della medesima. Si trattava di Mario, un mio omonimo che apprezzava il mio annuncio e si augurava di poterne conoscere l’autore via mail. Leggendo tra le righe, però, il mio fiuto erotico captava altro. Mi rifiutai di crederci. Gli risposi cordialmente, grato all’unica (sic e sigh) persona che, in qualche modo, avesse apprezzato il mio annuncio. Il giorno dopo un’altra risposta alla mia da parte di Mario, si descriveva come felicemente sposato, in cerca di evasione, con problemi simili ai miei. Mi stava istintivamente simpatico, glielo comunicai e, tra il serio e il faceto, gli chiesi se, visto che la voglia di evasione era comune, potevamo metterla a fattor comune e divertirci insieme. Scartai l’ipotesi di coinvolgere mia moglie e gli chiesi se non fosse il caso di coinvolgere la sua. Spedii la lettera convinto di essermi guadagnato un conoscente in meno e… non dormii tutta la notte in preda ad un’eccitazione sconvolgente. L’indomani mattina mi fiondai sul computer, senza caffé. Restai senza parola quando vidi la mail di risposta dal soggetto
“Ma per chi mi hai preso? “. meccanicamente la aprii e ne lessi il contenuto asciutto un paio di volte prima di venirne a capo:
“Naturalmente scherzavo, la cosa eccita anche me e parecchio… Chiamami al 340 ……. ” Non potevo crederci, da qui a mettersi d’accordo sui particolari il passo fu breve. Mario e consorte abitavano in una grande città in cui capitavo a volte per lavoro. L’accordo contemplava che io simulassi di essere membro di una fantomatica AIM (Associazione Italiana Massaggiatori), in città per un convegno, mi sarei prestato a fare qualche seduta di massaggio domiciliare alla moglie, cui erano stati magnificati gli effetti rilassanti del mio massaggio. Carla, la moglie, accettava senza riserve queste attenzioni da parte di un amico dell’amato consorte. Si era in estate, mi vestii quindi con una maglietta e dei bermuda. A questo punto mi trovavo, barcollante sulle mie gambe diventate di burro, a salire le scale per arrivare al loro appartamento, con in mano un banale mazzo di rose rosse per la metà del mio amico. Entrai in casa e gli strinsi la mano. Trattavasi di un perfetto gentleman, in raffinata vestaglia, più che quarantenne che, strizzandomi l’occhio, disse:
“Cara, finalmente quel disgraziato del mio omonimo è venuto a trovarci” Dalla cucina una voce squillante e gentile mi accolse con un:
“Prego entra, ma… non dovevi! ” I fiori avevano fatto effetto evidentemente, mi dissi cinico, apprezzando quella signora coetanea del mio amico che mi stringeva la mano con fare cortese. Un bel visino mi sorrideva con calore, non una scialba bellezza da copertina, ma la signora della porta accanto: praticamente il mio archetipo erotico. Minutina ma ben proporzionata, occhi vivi e un’aria adorabilmente civettuola.
“Davvero non dovevi”
“Mi pareva il minimo” mi schernii
“Debbo arrossire, è un secolo che il tuo amichetto non mi fa una sorpresa del genere”
“Ma dai lo sai che ti amo” tentò di replicare il marito.
“Davvero, sai. Comunque grazie e grazie anche di essere venuto. Ho sentito parlare molto dei tuo massaggi. Interessante il convegno? ”
“La solita solfa, cattedratici che pontificano.. , gente che si annoia e sbadiglia, proiezioni degli stessi lucidi” incalzai
“Io da sempre preferisco la pratica alla teoria” aggiunsi malizioso
“Hai proprio ragione” Intavolammo quindi una discussione sull’argomento, mentre un annoiato Mario tamburellava annoiato le dita sul mobile. Ad un certo punto si incuneò, a forza, nel discorso:
“Mi pare di essere di troppo, vado a comprare le sigarette… ” disse
“Ma se non fumi! Ok, sbrigo le faccende in cucina, sistemo i fiori e sono da voi” Uscita la consorte, Mario mi manifestò la sua approvazione con un occhiolino degno di due compari di merende. Tentai di darmi un’aria professionale, dispiegando la teoria di unguenti ed olii essenziali che avevo comprato mezz’ora prima. Mario seguiva, con divertimento misto a malcelata eccitazione, la mia preparazione. Stesi un telo di spugna sul divano, ma fui redarguito da Carla:
“Ma come qui? ”
“Si pensavo che… ”
“Direi che si sta più comodi a letto, a fare certe cose, che ne dici Mario” disse indicando il marito
“E si” rispose con un profondo respiro
“Sono d’accordo, fatemi strada” non mi rimase che aggiungere La stanza da letto rispecchiava il gusto semplice ma raffinato della padrona di casa. Un letto di foggia moderna era contornato da due comodini in ciliegio, mentre un settimanale, anch’esso in ciliegio, troneggiava in disparte. Appoggiai il telo sul letto, con il cuore a mille, e andai a prendere il resto degli unguenti. Al mio ritorno trovai ad aspettarmi Carla, in mutandine e reggiseno. Era distesa bocconi sul letto, con le gambe oscurate dalle coperte. Mario sedeva dall’altra parte del letto, apparentemente imperturbabile.
“Vado bene così? Sai non mi è mai capitato di farmi vedere da un uomo diverso da mio marito. Sono imbarazzata”
“Le ho detto che non c’era problema, ma… ” disse Mario
“Capisco, va più che bene” mi uscì
“… almeno per il momento” aggiunsi mentalmente, ungendomi le mani e versando olio balsamico anche sulla schiena della mia preda. La schiena era notevolmente liscia e ne apprezzai la soda consistenza. Con la coda dell’occhio notai un delizioso mandolino, ancorché inopinatamente coperto da una coulotte in pizzo bianco.
“Alla faccia della lingerie poco ricercata” dissi fra me e me
“Posso scostare le coperte, sarebbe meglio coinvolgere anche le gambe”
“Certo” Scostando le coperte mi non potei non notare un bel paio di autoreggenti anch’esse bianche; trattenni il respiro.
“Penso dovremmo togliere anche le calze: posso? ”
“Ma naturalmente, vero cara? ” esordì Mario, assorto
“Ma veramente, anche le gambe… ”
“Fidati, sarà ancora più piacevole e rilassante” le dissi, sfilandole piano la calza sinistra. Saggiavo, al contempo, la consistenza serica della gamba e l’agilità nervosa della caviglia. Mi piaceva proprio, Carla. Strizzai l’occhio al marito che, notavo ora, aveva infilato, non visto la mano destra sotto la vestaglia da camera: e bravo il mio onanista, pensai. Ripresi il controllo della situazione e, con fare professionale, mi produssi in una serie di sfregamenti, picchiettamenti, ammassamenti di quella carne bianca e morbida, concentrandomi su gambe e schiena. Profusi olio profumato sulla pelle, arrossandola con le mie azioni ritmiche ma molto rilassanti. Carla pareva apprezzare oltremodo il massaggio, giaceva molle con gli occhi semichiusi, in perfetto relax. Io però trovavo scomodo, oltre che inopportuno (ma questo non lo dissi) lavorare sulla schiena con le cinghie del reggiseno. Non volendo discutere, le slacciai il gancetto e le scostai le due parti, non trovando alcuna resistenza. Mario assisteva alla scena con onanistico ardore, perso nel suo muto, parossistico piacere. Lavorai con mestiere e gusto la schiena nuda, dando fondo alla mia arte. Scendevo anche sempre più in basso, cercando osare l’inosabile, curioso di provare quel mandolino capace delle più dolci arie da camera (a sentire il consorte, almeno).
“Potresti togliere le mutandine? ” osai, quasi distratto ma col cuore in debito di ossigeno.
“Ma devo proprio? ” disse Carla
“Beh, sarebbe necessario e, credo, anche molto piacevole” replicai
“Credo sia opportuno” aggiunse l’onanista Vinte le restanti resistenze, con un impercettibile sospiro, la signora se le sfilò rapidamente donandoci angoli di paradiso. Intravidi una “petite chause” perfettamente levigata nella sua imperbe, curatissima natura. Ripresi il massaggio in modo ineccepibilmente professionale, ma approfittai del campo libero per constatare la naturale levigatezza del mandolino. I segni dell’età erano presenti, ma ingentilivano l’aspetto e mi davano gusto ulteriore. Partivo dalla sommità delle spalle e arrivavo fino ai talloni, passando per ogni sua morbidità. Carla Mi lasciava fare, rilassata e assorta. Le gambe solo leggermente dischiuse non mi permettevano di fare altro, ma questo era già sufficiente: ero al cospetto di una bella signora, con marito compiacente, la realizzazione pratica delle mie fantasie più recondite e inconfessabili (nonché inconfessate). Ero al culmine di ogni piacere nello sprimacciare insistente di tanta grazia. Le mani correvano veloci, indugiando di sovente sulle bellezze posteriori. Notavo, in sincrono coll’illanguidirsi del massaggio un persistente luccichio in mezzo alle cosce della signora. Il tempo le era stato gentiluomo, risparmiandole il fastidioso, antiestetico ingombro della cellulite. Due globi perfetti biancheggiavano, divisi da un solco profondo, in cui non osavo (ancora? ) addentrarmi. Li avrei addentati volentieri, i due impertinenti meloni, che mi provocavano da tempo. Li palpavo senza ritegno, concentrandomi sulla loro elasticità, li spremevo, li lisciavo voracemente: avevo infatti abbandonato le altre parti del corpo, pur se meritevoli di analogo, lascivo trattamento.
“Rilassante, questo tipo di messaggio” chiesi impudente
“Rilassante e piacevole continua pure” mi rispose lei
“Si, si continua” aggiunse il marito con occhi iniettati dal dolce veleno della lussuria.
“Continuo, allora” conclusi imbaldanzito
“Credo sia anzi il caso di cambiare posizione, ok? ”
“Si si”

FINALE 1

Mi spostai con le mani sotto le ascelle e, guadagnando un centimetro dopo l’altro arrivai addirittura a toccarle le delicate coppe esterne del seno: i corpi elettrizzati erano due, il suo e il mio, lo percepivo da eccitate vibrazioni sulla sua opulenza e dal suo respiro grosso.
“Puoi girarti che massaggio anche il davanti”
“Ma veramente, non saprei se è il caso”
“Dai cara, siamo tra amici, Mario non si scandalizzerà per questo. Chissà quante ne vede al giorno”
“Ehm si, il massaggio dovrebbe essere completo” aggiunsi La sua pudica indecisione non durò che dieci secondi, anche se furono dieci secondi molto lunghi da far passare. Con un ultimo sospiro si girò, mostrando le sue grazie anteriori. Un seno molto proporzionato svettava dal candido petto; ma l’eccitazione era tradita dalla sospetta baldanza dei due capezzoli: praticamente due bruni mignoletti al vento contornati da scure, circolari piazzole di sosta. Il ventre, altrettanto bianco, era esistente ma pieno di grazia e si armonizzava alla perfezione con il morbido profilo dei fianchi. Al centro del curatissimo Triangolo delle Bermuda (come avrei voluto perdermicisi! ) due gonfie labbra sorridevano enigmatiche. Risposi al sorriso.
“Complimenti per la pelle, Carla”
“Grazie, ma sono complimenti immeritati”
“Non direi, la tua pelle è molto candida e soffice, risparmiata dall’abbronzatura selvaggia… ”
“Eh si l’abbronzatura fa molto male alla pelle” Perso in questo dialogo di cortesia mi abbandonavo alla levigatezza della sua pelle, seguendo il profilo armonico delle sue curve. Mi impossessavo dei suoi seni, spremendone sempre più gli imperiosi capezzoli, accompagnato dai suoi dolci mugolii. Ne approfittai per perdere una mezz’ora tra tanto concentrato di disponibile perfezione. Finito il massaggio con un’erezione che solo la decenza mi impediva di mostrare chiesi:
“Ok, finito. Posso andare in bagno un attimo? ”
“Certo, prima porta a destra” mi disse Mario, perso Con la coda dell’occhio mi sembrò di vederlo andare all’assalto, lancia in resta, dell’eccitata mogliettina; o erano i miei occhi che cortocircuitavano le mie fantasie più spinte? Decisi di non pensarci oltre e chiusi la porta alle mie spalle. Nelle mie orecchie il sangue rimbombava cupo per l’eccitazione. Mi denudai l’arnese e iniziai una gustosa sega. Arrivai in pochissimo, ma continuai rigido per molto tempo, nell’attesa del secondo copioso orgasmo. Quanto tempo ci misi rimane ad oggi un mistero. Mi accasciai a terra con il cazzo pulsante. Ripulii con cura e, dopo essermi assicurato che in camera da letto l’amorosa tenzone (vera o presunta che fosse stata) fosse terminata, riguadagnai la stanza. Trovai una coppia di coniugi molto soddisfatta: Carla, pudicamente fasciata dal lenzuolo mi salutò con soddisfazione, similmente a Mario:
“Me lo sono davvero goduto questo massaggio”
“Mi fa piacere, spero ti senta meglio”
“Moooolto meglio, mi sento in Paradiso”
“Ok, preparo la parcella… scherzo”
“Però mi prometti che tornerai? Mario che ne pensi? ” disse ammiccando al marito
“Penso sia una buona idea per tutti”
“Ok contateci” Mi accomiatai con un bacio sulla guancia per la lei e una stretta di mano con lui. In seguito tornai a fare altri massaggi, ma questa è un’altra storia

FINALE 2

La feci stendere sull’orlo inferiore del letto e mi appressai maggiormente, strisciando la mia prepotente erezione contro le sue anche lisce e nude. Durante questo spostamento non potei non notare che il nettare dell’amore aveva conquistato tutto il suo interno coscia, mentre il marito proseguiva con la sua ginnastica masturbatoria, apparentemente non visto. Presi maggiore coraggio e, con studiata lentezza, mi sfilai il camice e salii ginocchioni sul letto, massaggiandole lascivamente i polpacci. Non incontrai alcuna resistenza, ormai gli occhi di lei si erano ridotti a trasognate fessure, così feci scivolare i suoi piedi contro la mia erezione, beneficiando in tal modo di un massaggio che sfociava in una masturbazione podistica. La signora non poteva far finta di non capire, lo intuivo dal fatto che i suoi piedi avevano abbandonato la fase passiva, per cominciare un delicato quanto stimolante (ma ce n’era davvero bisogno? mi chiesi) massaggio plantare sull’arnese del sottoscritto.
“Si tratta di una tecnica cinese di antica scuola, piacevole? ” chiesi
“Moltissimo, continua dai! ”
“Si tratta di abbinare al massaggio delle mani quello di tutto il corpo, spero di non offenderti… ”
“E perché mai? ” Per tutta risposta, mi tolsi la maglietta e mi spalmai sul torace dell’olio profumato; mi misi quindi cavalcioni sulle sue gambe, la mia erezione chiaramente intuibile sotto i pantaloncini. Massaggiandole le spalle appoggiavo il mio torso nudo sulla sua schiena, facendo costantemente risalire il mio bacino. Non sono un superdotato, ma la mia durezza, posatasi nel mezzo del suo dolce mandolino, dovette fare il suo effetto. Imprimevo un dolce ritmo al mio massaggio, ritmo che scaturiva dal bacino, non più dalle mie mani… La signora accompagnava il trenino inarcando la schiena e mandandomi a bersaglio: già la punta del mio salsicciotto sfiorava ritmicamente il palpitante garofanino. L’assecondare il ritmo dava luogo ad un piacevolissimo “effetto panino” che i suoi meloni facevano provare al mio cazzo. Così ben messo in arcione, completamente incollato alla sua schiena, mi baloccavo con le sue poppe. Dall’elastico invito del garofanino (che a volte onorai per pochissimo, ma onorai… ) mi venne da pensare che la signora doveva essere abituata ad ogni sorta di calibri in quel suo pertugio apparentemente così innocente.
“Che ne dici di questo massaggio? ” dissi, cercando di spezzare la spirale lussuriosa
“Davvero… piacevole” bofonchiò lei, persa nella lussuria, imprimendomi un ritmo ancora più profondo
“è un massaggio… ritmato” risposi con la voce e con il corpo
“Si, davvero un bel ritmo” aggiunse compiaciuta
“Non sempre riesce… così bene, non credi, Carla? ” dissi
“Caso fortunato” mi rispose affannata
“Ora passiamo al lato anteriore? ”
“Direi di si” ammicco Carla, girandosi come una pantera Conquistata l’intimità con il lato posteriore, replicai immediatamente su quello anteriore. Mi misi a lei cavalcioni e mi sentii in Cielo. Il mio arnese era quasi inserito tra due gonfie e scivolose grandi labbra. Il mio corpo aderiva al suo, regalandoci un’infinità di sublimi piaceri. Sentivo il vellutato profumo del suo alito, ma cercai di non approfittarne: i patti con Mario andavano rispettati! Aprì le gambe e scivolai in un abisso di voluttà: stavamo quasi facendo l’amore. Mi riscossi, disarcionai e le dissi di girasi nuovamente per l’ultima passata. Mi obbedì leggermente contrariata, troppo eccitata dagli sviluppi di quell'”innocente” massaggio. Mario, riscossosi dall’onanistico torpore, le si mise alle spalle, ormai con la sciabola sguainata, ogni tabù abbattuto dall’eccitazione. Deciso a tornare impeccabilmente professionale, al fine di non contrariare Mario, mi esercitai sulle spalla di Carla, ma spesso la mia erezione sbatteva, non volutamente, sul viso di Carla. Si trattava di un contatto delicato, ma eccitante, approvato tacitamente anche dal consorte. Il consorte, appunto, si toccava furiosamente a spada sguainata, non visto, alle spalle di Carla. La scena stava degenerando, ma preferivo aspettare di essere invitato, se invito ci doveva essere. Masturbandosi, Mario si avvicinava sempre di più al mandolino dischiuso della moglie. In questa sua azione “alle spalle”, non mancava di farmi cenno di star zitto: lo assecondai. La sua azione era comunque votata al successo, dal momento che Carla era morbidamente rilassata sotto le mie mani, con il mio cazzo praticamente sguainato a cinque centimetri dal suo viso. Si protendeva addirittura, la dolce signora, verso la mia cappella. Infatti, sperando in una relativa impunità o fregandosene apertamente del consenso altrui, aveva leggermente abbassato i miei pantaloncini e tirato fuori un pezzettino del mio scarlatto arnese. Quando questa nuda parte le sfiorava le labbra, la lingua ne usciva per un liquido abbraccio. Con l’altra mano, ormai palesemente dentro i miei bermuda, soppesava le mie palle, rapita. Mario, accortosi delle manovre, accelerò l’avvicinamento, umettò il palmo destro con della saliva, se la spalmo nobilmente sul suo cazzo, soffermandosi sulla punta paonazza e partì. Arrivò sul letto, avanzò ginocchioni con il suo pugnale brandito verso il lussurioso bersaglio, prese la mira e, con un colpo solo, le fu dentro.
“Nooooooooo… ” Il grido di dolore per la presa così improvvisa e inaspettata (quando si dice presi alle spalle, mai voltare le spalle al nemico etc… ) le fu soffocato dal mio pesce che si inoltrò nella sua bocca spalancata. Non trovavo giusto resistere a quell’affronto. Il marito le impose un ritmo furioso che si propagava anche alla gola che liquidamente fasciava il mio cazzo. Dopo un po’ cominciò a darle gusto la posizione e, sopratutto la situazione; si mise carponi, senza disarcionare né me né tantomeno il marito e impresse un ritmo bestiale al trio. Mentre il marito rinculava, con il cazzo tutto fuori il garofanino, io affondavo il colpo in gola, quando rinculavo io, il marito affondava fino alle palle nelle sue viscere, con una tale baldanza e vigore, che la sua gola quasi mi rincorreva… Eravamo un terzetto affiatato, teso al piacere: il marito svariava anche tra i pertugi disponibili, alternando culo e figa con grande abilità. Io, nel mio piccolo, godevo di ogni anfratto di quella bocca delicata ma comoda come un guanto. Mi sembrava quasi che, ad ogni comune affondo, il mio cazzo e quello di Mario dovessero incontrarsi da qualche parte nell’interiorità di Carla. Mano a mano che la sua eccitazione aumentava (era davvero possibile? mi chiedevo), la sua bocca diventava più ricettiva, più calda e vibrante, con il surplus di piacere che la lingua, ormai un frullatore in piccolo, mi dava. Il trio, teso alla ricerca di un parossistico piacere, cercava di massimizzarlo: ogni volta che uno dei due maschi era sull’orlo, si sfilava dal pertugio occupato e rifiatava, per poi ributtarsi nella mischia. Questa strategia amatoria implicava che Carla avesse sempre almeno un cazzo dentro di sé (più spesso due) e le provocò diversi orgasmi: non riusciva ad esternarli a voce, ma lo intuivo dal suo irrigidirsi, dopo aver vibrato con tutta se stessa. Dopo un po’ decidemmo, con un tacito accordo, di venire tutti insieme. Mario affondo violento nel garofanino ormai arrossato afferrandole i fianchi con una mano (con l’altra le procurava orgasmi anali a ripetizione stimolandole il clito), io ritmai prepotenti colpi nella gola, aggrappato alle sue ballonzolanti tette. Questione di una ventina di secondi, tutti ci tendemmo vibranti. Di me e Mario solo parte delle palle rimase fuori, mentre le spade vibranti spandevano seme nelle latebre dell’intestino e della gola. Rimanemmo immobili, affondati in lei, con i fiotti incontenibilmente in eruzione: Carla si scosse con una forza sovrumana, vibrò e quindi giacque immobile, sostenuta dalle nostre appendici, sfinita dal godimento. Ci sfilammo con un osceno rumore dai suoi buchi e la adagiammo sul letto: da essi gorgogliava placida la sborra di entrambi: l’avevamo farcita per bene, al di la di ogni nostro patto e intendimento: ma si sa, in guerra, omnia buca pertusa… FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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