Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Occasionali / In corsia
copertina racconto erotico

In corsia

Una debole luce notturna, di colore azzurrino, rischiara il lungo corridoio al primo piano dell’Istituto di Medicina Generale. Un uomo, anziano, dal passo claudicante, esce da una stanza di degenza. Veste un pigiama di flanella beige a strisce verticali scure, ai piedi calza un paio di ciabatte da camera. Nella mano custodisce un pappagallo di vetro ripieno d’urina.
Malfermo sulle gambe si dirige verso la toilette, badando bene di non incespicare in una delle tante mattonelle distaccatesi dal pavimento che nessuno ha voglia di fare aggiustare. Entra nell’antibagno, si avvicina al water e svuota il contenitore.
Al termine del corridoio, dietro un’ampia vetrata, trova posto la guardiola delle infermiere. è lì che medici e personale addetto all’assistenza è solito sostare.
L’improvviso trillare di una suoneria rompe il silenzio e indica una situazione di emergenza. Nel quadro elettrico, posto sopra la grande vetrata della guardiola, da cui si domina l’intero corridoio, s’illumina il 34.
L’insistente rumore della suoneria desta l’attenzione delle infermiere che a quest’ora della notte se ne stanno, tranquille, a sonnecchiare sulle poltroncine sistemate nella guardiola. Una ragazza, con voce trafelata, avanza nel corridoio e implora aiuto.
Serena, la più anziana delle due infermiere, è svelta a liberarsi della coperta di lana che le è servita a ripararsi dal freddo. Esce dalla guardiola e si precipita incontro alla ragazza.
– Presto! . Presto! . mia nonna sta male. Non respira quasi più –

Quando Serena raggiunge la stanza una sedia sdraio, vuota, è sistemata nel ristretto spazio che separa il letto numero 34 dalla parete. è lì, su quel misero giaciglio che la ragazza si è sistemata per assistere la nonna.
L’infermiera percepisce immediatamente la gravità della situazione.
Gli atti respiratori dell’anziana donna sono frequenti e il colorito delle labbra è cianotico.
Serena si rivolge alla collega di turno, che nel frattempo l’ha raggiunta, e la sollecita ad avvertire il medico di guardia.
– Mi raccomando Rita, digli di venire alla svelta –
Solleva la schiena della anziana signora e le inserisce due cuscini dietro il capo in modo da facilitarne la respirazione, poi si allontana. Torna poco dopo con una mascherina di plastica che collega all’impianto per l’erogazione dell’ossigeno. L’applica davanti la bocca della paziente e apre la valvola che controlla il flusso del gas.

L’insistente trillare del citofono scuote Marco dal sonno profondo in cui è immerso. A fatica leva una mano da sotto la coperta e va alla ricerca del pulsante dell’abat-jour che si trova sul comodino alla sua destra.
Finalmente lo trova.
Con l’unico occhio semiaperto, l’altro è tappato dal cuscino, osserva le lancette dell’orologio: segnano le due. Afferra la cornetta del citofono e risponde alla chiamata.

– Prooonto! –

Il tono della voce di Marco è rivelatore della poca voglia che ha di alzarsi.
– Dottore, sono Rita. La chiamo perché la paziente del letto 34 sta male. Ha dispnea e cianosi, forse è il caso che venga a vederla –
– E. che cazzo! è mai possibile che non si riesca a trascorrere una notte decente in questa clinica? Va bene, dai, mi vesto e vengo su –
Ripone la cornetta. Trascina i piedi per terra e altrettanto pigramente infila i pantaloni e il camice. A quarant’anni, questa è la sua età, comincia a fare fatica ad alzarsi, specie nel pieno della notte. Ciò che però gli da sollievo è che da un po’ di tempo è riuscito a far combaciare il turno di guardia con quello di Raffaella, un’infermiera di Monte Sant’Angelo, dotata di un paio di tette che messe a confronto con quelle della Ferilli non sfigurerebbero né per consistenza né per armonia delle forme.
è a lei che pensa mentre risale gli scalini che lo conducono in reparto.
Stanotte, purtroppo, non è in servizio e ne sente la mancanza, soprattutto perché è solita tenergli compagnia per almeno un paio d’ore prendendosi cura dell’uccello.
Passa davanti all’ambulatorio delle medicazioni, da uno sguardo all’interno, ma è vuoto. Prosegue per il corridoio e raggiunge la stanza dove è ospitata la paziente del letto 34.
Nella camera trovano posto quattro letti. Negli esigui spazi le badanti hanno sistemato alcune brande su cui riposano.

– Fuori tutte! – l’ordine di Marco è perentorio ed è rivolto alle due badanti.
– Signorina, la prego, esca anche lei – intima alla ragazza che sta in piedi a fianco del letto 34.
– è mia nonna. sta male. La prego dottore, faccia qualcosa. –
– Non si preoccupi, faremo quanto è possibile, ma ora esca, la prego. Ci lasci lavorare –
Marco rivolge lo sguardo su di lei mentre la vede uscire dalla stanza. La ragazza ha il fondo schiena parzialmente scoperto e mostra un bellissimo culo a mandolino: come quelli che piacciono a lui. “Davvero notevole” pensa,
mentre volge le sue attenzioni alla paziente, il cui respiro, nonostante la maschera dell’ossigeno, è affannoso. “Peccato che il viso non sia altrettanto carino” pensa, mettendo fine ai pensieri impudichi che lo hanno distratto dai suoi doveri.
Infila i tubi del fonendoscopio nelle orecchie e appoggia la sonda sul petto della donna. Ascolta il rumore dei polmoni, poi sposta lo strumento sul cuore. Gli appare subito evidente lo stato di scompenso cardiaco di cui la donna è sofferente.
– Questa donna ha una edema polmonare. Su, dai ragazze facciamo alla svelta, prendetele una vena e infondiamole due fiale di Lasix in una fisiologica da 250. Fate alla svelta, altrimenti questa se ne parte senza che riusciamo a fare qualcosa per salvarla –
Rita lascia la stanza. Si precipita in medicazione e prepara il necessario per l’infusione. Serena, che per tutto il tempo ha tenuto sotto controllo la pressione della paziente, lascia anch’essa la stanza e va a recuperare l’elettrocardiografo.

Il tempo, in momenti come questi, si consuma veloce. Marco ne è consapevole, sa bene che la vita di una persona, specie in casi come questo, è appesa ad un esile filo. Di pazienti in grave in scompenso cardiaco ne ha assistiti diversi, così senza stare ad indugiare decide d’infonderle morfina ed inizia re una terapia di digitale.

Trascorrono alcune ore. Per tutto il tempo Marco non si è mai allontanato dalla stanza monitorando l’evolversi della crisi. Verso le quattro, quando la situazione, pur rimanendo grave, sembra essere sotto controllo, abbandona la stanza.
– Dottore… mi dica la verità, come sta nonna? –
La ragazza ha gli occhi gonfi. Per tutto il tempo in cui Marco si è
intrattenuto nella stanza lei è rimasta lì, nel corridoio, in piedi, nell’attesa di una buona notizia.
Ha il viso segnato dal dolore e appare sfinita. Con la mano si aggrappa al camice di Marco e sembra implorargli una risposta che non arriva.
– Signorina, la situazione di sua nonna permane grave, ma non disperata.
Aspettiamo l’evolversi della situazione. La crisi sembra superata e le prossime ore saranno le decisive. Altro non so dirle –
La ragazza china il capo e lascia che Marco proceda oltre. Soltanto quando lui è in prossimità della tromba delle scale, lo raggiunge.
– Dottore… dottore… –
Marco si gira e scorge la giovane che sta per avvicinarsi a lui.
– Grazie per tutto quello che ha fatto per nonna stanotte, non so come ringraziarla –
Il viso della ragazza è tornato sereno. Non ha più l’aspetto malinconico che solo poc’anzi lo caratterizzava. Posa le labbra su quelle di Marco e lo bacia in maniera festosa.
– Ancora grazie! –
Si gira su se stessa, volge un ultimo sguardo in direzione di Marco e fa ritorno verso la camera della nonna.
Riavutosi dalla sorpresa, Marco ridiscende le scale e va in camera a dormire.

L’alba del nuovo giorno è spuntata da poco. A quest’ora del mattino le donne delle pulizie sono impegnate a lavare il pavimento del corridoio prospiciente la stanza del medico di guardia. Il trambusto causato dai macchinari e lo strepitio delle voci che accompagnano il lavoro svegliano Marco. Si gira nel letto ed osserva l’orologio: le lancette segnano le sei e trenta. Avvolge il capo col lenzuolo e si rannicchia su se stesso con la ferma intenzione di riprendere il sonno interrotto. Il trillo del citofono lo riporta alla realtà.
– Dottore sono Rita. Mi scusi se la disturbo, ma una delle badanti ha avuto un malore. Le spiace salire in reparto a darle un’occhiata? –
Una lunga pausa precede la risposta del medico.
– E che cazzo! Anche loro ci si mettono. Va bene dai, vengo –
Infila il camice sopra i pantaloni, calza gli zoccoli ed esce dalla camera.
Lungo il corridoio, appena fuori della stanza, incontra alcune donne addette alle pulizie. Sono tutte di pelle nera col culo largo e sformato. Marco risale la tromba delle scale e, sommessamente, senza farsi sentire, le manda affanculo.
Quando raggiunge la guardiola non c’è nessuna infermiera ad attenderlo.
– Rita! Rita! – urla nel bel mezzo del corridoio
Nessuno risponde all’appello, poi dalla porta della medicazione compare l’infermiera.
– Sono qui dottore –
Marco va verso di lei.
– Si è sentita male all’improvviso –
Rita indica il corpo di una donna distesa su di una barella al centro dell’ambulatorio.
– La ragazza stava assistendo la nonna quando ha avuto un malore ed è caduta
per terra. Una badante che si trovava nella stanza è venuta ad avvertirmi.
Col suo aiuto ho provveduto a adagiare la ragazza sopra la lettiga –
La fredda luce della lampada scialitica illumina il corpo della giovane donna. Marco si avvicina alla barella. Soltanto quando è a ridosso del corpo della ragazza si accorge che è la stessa che soltanto poche ore prima lo ha congedato con un bacio.
– La pressione quant’è? –
– 85 la sistolica e 65 la diastolica – interviene prontamente Rita.
– Mmm. –
Marco afferra un polso della giovane e va alla ricerca di un’arteria per misurare le pulsazioni. Finalmente la trova.
– Sono 52 – ripete a voce alta.
Col dorso della mano schiaffeggia le guance della ragazza. Lei sembra scuotersi. Apre le palpebre, ma subito le richiude.
– Mi sente? . Come sta? . Sa dove si trova? –
Marco toglie dal camice una lampada a stilo. L’accende e punta il fascio di luce in direzione di un una pupilla che subito si restringe. Ripete la stessa operazione sull’altra: l’esito è il medesimo.
– Per sicurezza prendiamole una vena e mettiamole una fisiologica da 250. Non si sa mai… –
Toglie dalla tasca il fonendoscopio e si prepara ad auscultare il battito cardiaco della giovane. Rita gli viene in soccorso e fa uscire i bottoni dalle asole della camicetta della ragazza, poi le apre l’indumento.
Un reggiseno a balconcino, in pizzo nero, avvolge per intero le mammelle.
Rita, che ancora non ha provveduto ad infilare l’ago nella vena, è svelta a tagliare il sottile lembo di tessuto che separa le due coppe e ne allontana i lembi verso l’esterno.
I seni, minuti, ma sodi, si caratterizzano per il colorito roseo dei capezzoli. Sulla sommità sporgono, turgide, le punte carnose, assai sviluppate rispetto alle dimensioni delle areole e ai seni medesimi.
Marco appoggia la sonda sulla parete toracica della ragazza in corrispondenza del cuore e ascolta il ritmo del battito cardiaco. Sposta la sonda sulla superficie della mammella fino a raggiungere il cavo ascellare, dopodiché toglie dalle orecchie i tubi metallici del fonendoscopio.
La ragazza prende a dimenarsi e da chiari segni di volere scendere dalla lettiga. Solleva la schiena e trascina le gambe fuori della barella. Rita, che per tutto il tempo è rimasta lì, accanto a Marco, le trattiene le spalle impedendole di alzarsi. Marco fa altrettanto infilandole una mano sotto la gonna, fra le cosce, impedendole di mettere i piedi per terra.
Impegnato com’è a non farla scendere dalla barella nemmeno si accorge che la ragazza è priva di mutandine. Soltanto quando la mano gli scivola sull’inguine ne prende coscienza. Lo percepisce dalla morbidezza dei peli del pube che s’intrufolano fra le dita della mano, ma soprattutto dal contatto che ha con le labbra della figa che sfiorare più volte.
Istintivamente vorrebbe allontanare la mano da lì, ma lei glielo impedisce serrando prontamente le cosce: trattenendo la mano a contatto della figa.
Questo sembra quietarla: almeno per il momento.

La suoneria dell’emergenza inizia a squillare ripetutamente.
– Che faccio dottore? Rispondo alla chiamata? –
– Non può andarci Serena? –
– Non c’è, è andata a in chirurgia. Sono sola in reparto –
– Beh, allora vai pure, non ti preoccupare, basto io qui –
Rita si allontana dalla lettiga ed esce dalla stanza: il campanello continua a ancora per un po’ di tempo dopo che l’infermiera è uscita dalla sala di medicazione.
Marco è solo nella stanza: solo con la ragazza. Tiene le dita della mano adagiate sulla figa e ha superato l’imbarazzo iniziale.
Osserva il viso della giovane e non gli sembra davvero una gran bellezza.
Il volto, seminascosto dai lunghi capelli ricci che le scendono fino alle spalle, si caratterizza per il naso aquilino. La bocca, di forma larga, è estesa sul mento. Il colorito lattiginoso della pelle le conferisce una aspetto malaticcio e assai poco attraente.
Istintivamente libera la mano dalla morsa che la teneva stretta fra le cosce. La ragazza, forse indispettita da quel gesto, inizia ad agitarsi e accenna a voler scendere dalla barella. Marco, non sapendo come fermarla, le infila nuovamente la mano fra le cosce evitando che possa cadere per terra. Lei è lesta a stringergli la mano fra le cosce: a contatto della figa.
Non è sudore quello che le dita di Marco percepiscono. Ne ha la certezza quando, impudicamente, avvicina le estremità alle labbra della figa. Un liquido vischioso si deposita sulla superficie delle dita provocandogli una strana sensazione di piacere.
La breve esplorazione cui l’ha sottoposta sembra fare effetto sulla ragazza che si acquieta nel lettino. Marco prosegue nella sua azione sfiorandole ripetute volte il clitoride. Lei accompagna il movimento delle dita contraendo il bacino verso l’alto.
Il cazzo di Marco ha preso a pulsare e preme contro il bordo metallico della barella.
“Al diavolo la deontologia” Pensa, mentre, sempre più eccitato, esplora le labbra della figa. Stropiccia con insistenza le dita sul clitoride che ad ogni passaggio pare essere più gonfio e turgido. Lei tiene il capo reclinato e non oppone la benché minima resistenza a questo tipo di masturbazione.
Le dita di Marco sconfinano nella fitta selva di peli che sovrastano la figa insinuandosi fra i tanti riccioli che la circondano. Eccitato dalla strana situazione in cui è venuto a trovarsi, penetra la cavità con l’estremità di un dito. La ragazza ha un fremito, ma non si ritrae. Marco prosegue nell’azione spingendo per intero il dito nella figa.
Non gli sembra vero di essere protagonista di un simile gesto, tanto più che lo sta mettendo in atto su di una paziente affidata alle sue cure.
è eccitato, terribilmente eccitato, incapace di porre un freno all’impulso animalesco che si sta impadronendo di lui e che gli ottenebra la mente.
Il respiro gli è diventato affannoso e il cuore gli pulsa in maniera disordinata. Lei, di contrappeso, tiene gli occhi chiusi e pare addormentata.
Marco ritrae il dito dalla figa e decide di dar maggior consistenza alla sua azione. Appaia un secondo dito all’altro aumentando il volume del lembo di carne che andrà a penetrarla.
Indice e medio s’incuneano nella cavità. Le dita scivolano fuori e dentro la figa, sempre più lubrificata, e premono contro i tessuti della mucosa.

Marco è ben conscio che da un momento all’altro potrebbe fare ritorno una delle infermiere. Accelera i movimenti delle dita con l’intenzione di portare la giovane donna all’orgasmo attraverso la manipolazione di tutti i genitali.
La ragazza che fino ad ora è rimasta inerte, semi assopita, per nulla turbata dagli eventi, inizia ad accompagnare, con maggior frequenza, i movimenti delle dita di Marco operando leggeri spostamenti del pube in avanti.
Ancora più eccitato da quest’insperata collaborazione, Marco muove con abilità le dita nella figa spingendosi con la punta estrema del braccio fino alla sommità della cavità.
– Ah… Ah… Ah… –
La ragazza mostra un respiro più affannoso e inizia a mormorare qualche breve invocazione.
– Umm… Sì… Umm… Ah… Ah… –
Le pareti della figa si contraggono e sembrano voler ghermire le dita di Marco. Lui le ritrae.
Subito le infila un dito nell’ano e contemporaneamente inizia a strofinarle il clitoride con un altro dito della stessa mano. La ragazza ha un sobbalzo, contrae le ginocchia e caccia un urlo di piacere. Marco, sorpreso, ma non troppo, continua nella sua azione fino ad appagarla.
Il cazzo gli è diventato duro da fargli male, ma il piacere che prova nel masturbare la ragazza è pari all’imminente eiaculazione che sta per inondargli di sperma le mutande.
– Ah… Vengo! … Vengo! … Ah… Ah… – freme la ragazza.
La porta dell’ambulatorio, alle spalle di Marco, si apre. Serena fa la sua comparsa.
– Ho sentito urlare, ha bisogno dottore? –
Marco è svelto a sfilare la mano e portala verso il ginocchio della ragazza che stringe le cosce spasmodicamente.
– No, la ragazza si sta riprendendo. Purtroppo è ancora spaventata, ma non c’è niente di cui preoccuparsi –
– Vuole che misuri la pressione? –
– Sì, grazie –
Serena stringe il bracciale sopra il gomito della ragazza, prestando attenzione a non mandare fuori vena l’ago della fleboclisi. Serra la pompa dell’aria e la preme più volte, poi osserva il mercurio che scende nell’asta graduata del manometro.
– 130 su 80 –
– Beh, direi che è tornata ad essere normale. Lei signorina come si sente? –
La ragazza tiene gli occhi aperti e il viso ha assunto un colorito roseo.
Gira il capo verso il medico e sussurra alcune brevi parole.
– Bene, sto molto meglio, ora –
– Stanotte si è stancata, forse sarà bene che se ne torni a casa. Una bella dormita la rimetterà in sesto – soggiunge Serena tutta sorridente.
– Segua il consiglio dell’infermiera. Beh, ora la saluto – Marco afferra la mano della ragazza e gliela stringe. Si rivolge a Serena, scambia alcune parole ed esce dalla stanza.

Il corridoio della clinica è illuminato dalla luce del giorno. Una badante esce da una camera di degenza. Sottobraccio tiene uno sdraio, di quelli pieghevoli, va in bagno e lo ripone nel ripostiglio adibito a deposito diurno dei lettini.
Marco si trova a metà scala quando incontra Mara e Luisa, due delle infermiere che stanno prendendo servizio nel turno di mattina.
– Ha trascorso una buona guardia, dottore? –
– Sì, grazie, ragazze, è andato tutto bene… ehm… – FINE

About racconti hard

Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Al mare con nonna

L’anno scorso avevo dodici anni e ho avuto la mia prima esperienza sessuale durante le …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.