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Incredibile al centro commerciale

Lavoro per un’importante impresa emiliana. In un ufficio come tanti.
Penso che i lavori di questo tipo siano davvero frustranti per le persone solari come me. Odio starmene chiuso in un ufficio grigio e buio, soprattutto in primavera quando penso che fuori potrei starmene al sole a leggere un bel libro o a passeggiare in qualche bel parco.
Probabilmente è per questi motivi che, durante la pausa pranzo, tutti i giorni esco dall’edificio in cui lavoro per andare a pranzo in un centro commerciale a pochi Km dall’ufficio. Di norma esco sempre in compagnia di qualche mio collega, ma anche quando mi ritrovo ad essere l’unico che vuole uscire, non rinuncio e vado a pranzare fuori. Il pasto, in realtà è sempre molto ridotto, sia perché non amo appesantirmi (mi addormenterei di fronte al monitor) sia perché preferisco spendere il mio poco tempo curiosando in giro per i negozi e osservando le persone, che per mille motivi, si trovano in un centro commerciale.
La mia attenzione viene spesso catturata dalle ragazze e dalle signore che prestano particolare cura al loro abbigliamento per recarsi a fare la spesa, si vedono cose davvero incredibili, minigonne cortissime, canotte talmente aderenti da non lasciare spazio alla fantasia, per non parlare degli, ormai abusati, pantaloni bianchi trasparenti con tanga scuro. Capita a volte che qualcuna di queste ragazze o signore mi sorrida, io sono un po’ timido, e di solito non rispondo all’ammiccamento. Oggi però è successa una cosa che proprio non mi aspettavo.
Passeggiavo dentro al supermercato senza una meta precisa, avevo già consumato la prima mezz’ora di pausa e cercavo di rilassarmi pensando alle prossime vacanze, passando vicino ad una dalle casse in funzione ho notato una ragazza mora, sulla trentina, che teneva stretta la spesa con le mani, e sembrava fissare il vuoto di fronte a lei. Non so spiegare il motivo, lei non era particolarmente attraente o scollacciata, ma mi soffermai a fissare le sue gambe chiuse in un paio di mediocri calzoni neri, e il suo seno non molto generoso ma ben fatto, fasciato in una maglietta a righe gialle e rosse. L’insieme non era provocante, direi un normale abbigliamento casalingo, nonostante ciò ne ero abbastanza attratto, e mi sono ancor più incuriosito quando ho incrociato il suo sguardo. Mi guardava fissandomi, e io non ho abbassato lo sguardo, per tutta risposta mi sono quasi fermato di fronte a lei, e mentre mi guardava le ho fissato insistentemente il culo e ho accennato un sorriso. Lei ha continuato a guardarmi un po’ sorpresa, poi l’ho superata e ho proseguito oltre. Dopo dieci passi però continuavo a pensare a lei, così ho pensato di tornare indietro per vedere se stava ancora guardandomi. No, era girata, non guardava, ho deciso di passarle molto vicino per sfiorarla, e osservare la sua reazione, le ero ormai vicino e lei si è girata verso di me tornando a fissarmi per qualche secondo, io sono passato e le ho sfiorato il culo con il dorso della mano destra, un gesto che poteva essere sicuramente accidentale e non avrebbe destato alcuna reazione. Ho proseguito, dopo tre metri mi sono girato appena, e lei era lì che mi guardava sorridendo, il mio cuore iniziava a battere più forte, ma purtroppo era già quasi ora di tornare al lavoro, e così ho deciso di lasciar perdere e avviarmi fuori del supermercato in direzione della macchina nel parcheggio sopraelevato dove l’avevo lasciata.
Avevo ancora dieci minuti a disposizione, mi sono fermato a guardare una vetrina vicino all’uscita per il parcheggio, dopo una rapida occhiata mi sono girato verso la porta, e lei era lì di fianco a un cestino che armeggiava con un pacchetto e gettava via un pezzo di carta, le sono passato di fianco e lei ha ripreso a camminare poco dietro di me. Sono salito sulla scala mobile che porta giù al parcheggio coperto, e avvertivo che lei era sempre lì dietro di me a qualche metro. Scese le scale mi sono avvicinato alla macchina, e lei sempre lì dietro, mi sono girato, lei era vicina alla portiera di un’auto grigia, e si stava mettendo gli occhiali da sole, io stavo aprendo la portiera, quando lei ha iniziato a sorridermi, così ho preso un po’ di coraggio e le ho detto:
“Ciao! Vuoi che ti aiuti a caricare la spesa in macchina? “, lei sul momento è rimasta un po’ zitta, poi sempre sorridendo mi ha risposto
“si, mi faresti un favore, questa roba è davvero pesante… “, cosa impossibile, perché portava una sportina quasi vuota con la mano destra e un pacchettino piccolissimo con la sinistra, che adesso aveva appoggiato sul cofano della sua auto. Dimenticando che dovevo tornare al lavoro ho richiuso la mia auto e mi sono avvicinato dicendo:
“Lo so, lo so è sempre faticoso fare la spesa, apri la portiera che ti aiuto a sistemare le cose”, e lei dopo aver appoggiato la sportina a terra, aprendo la portiera posteriore: “mettiamo tutto qui dietro, vieni”, io avevo già preso le cose e mi apprestavo a passargliele, una specie di finzione assurda, era evidente che non aveva nessun bisogno di me per la spesa, infatti una volta aperta la portiera si è seduta sul sedile posteriore, e facendomi posto:
“vieni, siediti anche tu che sistemiamo bene tutto quello che ho comprato”, io mi sono seduto e subito ho chiuso lo sportello, e ho notato immediatamente che ci trovavamo in un angolo del parcheggio abbastanza riparato, dove eravamo si esposti agli occhi della gente che ogni tanto passava a qualche metro da noi, ma abbastanza nascosti da non farci notare troppo. Lei togliendosi gli occhiali scuri mi ha detto:
“Tu cos’hai comprato? Ti ho visto prima che prendevi qualcosa al supermercato… “, e io:
“ti sbagli, non ho preso niente, stavo solo gironzolando… “, e lei infilandomi una mano nella tasca sinistra dei pantaloni:
“ma dai ti ho visto, devi avere qualcosa qui! ” e ha iniziato a frugarmi anche nell’altra tasca con la mano destra, io a questo punto:
“forse ho capito a cosa ti riferisci… ” e ho iniziato a slacciarmi i pantaloni per liberare il mio cazzo che già da un po’ diventato durissimo al pensiero del rapporto occasionale che si stava prospettando, lei a questo punto mi fa:
“ah ecco vedi che hai qualcosa per me! “, e con un bellissimo sorriso ha iniziato a svestirmi quel tanto che bastava per liberare completamente il mio arnese, e senza una parola di più ha iniziato a leccarmi le palle tenendomi ben stretto il cazzo con la mano destra. Io ero eccitatissimo, e non vedevo l’ora di sentire la sua bocca carnosa schiudersi attorno alla mia cappella. Mi ha accontentato quasi subito, ha iniziato a farmi un pompino bellissimo, anche se era evidente che non era molto esperta, mi faceva davvero impazzire. D’un tratto, sempre sbocchinandomi, mi fa:
“Cosa pensi di me? Che idea ti farai di una che nemmeno sa il tuo nome, e che dopo due minuti che ti ha visto ti fa un pompino? “, io ero un po’ confuso, mi girava addirittura la testa per l’eccitazione e le ho detto:
“Lo vuoi sapere veramente? “, lei:
“si dimmelo, dimmi la verità! “, e io:
“penso che tu sia una troia, una bella troia che ha voglia di succhiare cazzi”, lei a queste parole ha iniziato a pompare più forte, si è tirata su la maglietta scoprendosi le tette, e sempre pompando mugugnava:
“mgh, ancora, bgh, dimmelo ancora! “, io non me lo sono fatto ripetere visto che sembrava piacerle:
“sei proprio una gran puttana vero? Ti piace fottere con chiunque! E scommetto che non vedi l’ora che ti schizzi in gola! Succhia puttana! E fammi sentire la tua figa, scommetto che è fradicia… “, lei senza mai togliersi il mio cazzo dalla bocca, si è slacciata i pantaloni e ha abbassato le mutandine, io in preda a un’eccitazione straordinaria, le ho piantato due dita nella figa e ho constatato che era incredibilmente bagnata, lei intanto:
“mettimi qualcosa nel culo, ti prego, due dita, o qualsiasi cosa, dai se m’inculi vengo! “, io ormai al limite, non riuscivo quasi più a trattenermi, stavo per riempirle la bocca di nettare caldo, ma non volevo ancora smettere, così li per li invece di fermarla ho pensato di procurarle dolore, per distrarla momentaneamente dalla mia cappella, ho cercato fra le cose della sua spesa, e ho trovato un tubetto di dentifricio, di quelli rigidi, senza pensarci due volte gliel’ho ficcato in culo con violenza, al chè lei ha inarcato la schiena urlando:
“aahhh! Che bello, ficcamelo dentro tutto! Ahh”, appena ha cercato di rimettersi in bocca il mio cazzo, le ho preso i capelli con la mano sinistra per tenerla lontana dalla mia cappella, e con la mano destra muovevo il tubetto sempre più profondamente nel suo ano. Lei stava li con la lingua fuori a cercare di raggiungermi per continuare a succhiarmi, e a ogni movimento che facevo con il tubetto nel suo culo emetteva dei versi strozzati, godeva come una pazza, io stavo per venire, ma non ero ancora contento, le ho detto di fermarsi, ho estratto il tubetto mentre lei senza ascoltarmi si era rigettata sul mio membro, ho svitato il cappuccio e gliel’ho reinfilato nel culo, lei non si era resa conto di quello che stavo facendo, continuava a succhiare da brava troia, e stava per avere un orgasmo, io ho iniziato a spremere il dentifricio nel suo intestino, lei ha iniziato ad agitarsi come una matta:
“cosa mi faiii? ! ? ! Mi piace, siii riempimi, schizzami dentro tutto, lo sento nella panciaaa” io stavo per esplodere, le ho preso la testa con entrambe le mani, e l’ho spinta tutta sul mio cazzo, sentivo la sua gola spalancata che mi fasciava la cappella e occludeva il buco del mio cazzo, sono venuto violentemente, e le ho schizzato direttamente nell’esofago tutto il mio nettare bollente. Lei nel sentirsi iniettare liquido nel culo e nella gola ha iniziato a tremare tutta, e aiutandosi con le dita, strofinandosi il clitoride freneticamente ha avuto un violento orgasmo. Siamo rimasti fermi per due minuti, dopodichè io mi sono ricordato che dovevo tornare a lavorare ed ero anche in ritardo. Lei si è ricomposta, aveva dentifricio che le usciva dal buco del culo, dilatato in modo anormale, e sperma che le era colato sul mento. Ci siamo scambiati i numeri di telefono, e prima di andare via mi ha detto:
“Ah io mi chiamo Lidia, e tu? “. Io le ho detto il mio nome, mentre rimanevo un po stordito a pensare che al mondo esistono davvero persone strane, le donne in particolare riescono sempre a sbalordirmi! Comunque da allora non l’ho mai più sentita. In ufficio quel pomeriggio, stranamente, ho lavorato con rinnovata passione. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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