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La cena

Scommettere una cena con un’amica può avere anche i suoi vantaggi e lati piacevoli, oltre a dover pagare il conto per aver perso la scommessa.
“Persi” la scommessa.
Dopo una settimana la chiamai per sapere se aveva deciso il ristorante dove portrmi e farsi pagare la scommessa.
Decise per un ristorante dove facevano del buon pesce e sul Lago Maggiore.
Sapendo che lei prima delle 20. 00 non si liberava dal lavoro, mi sembrava strana la sua richiesta.
Significava fare tardino e la mia fame era già una voragine nello stomaco. Nell’attesa non esitai a farmi uno spuntino “abbondante”.
Passai a prenderla alle 20. 30, come deciso.
Quando la vidi scendere le scale ed aprire il portone rimasi a bocca aperta.
Praticamente indossava qualche cosa che si avvicinava più ad una sottoveste blue, che ad un abito vero e proprio.
La parte finale era talmente corta che a stento non le si vedevano le mutandine.
Il viaggio fu lungo e caloroso, perché non riuscivo a distogliere gli occhi dalle
sue gambe, nella speranza di vedere di più.
Lei, volutamente, mi permetteva o non mi permetteva di guardare di più di quello che l’abito già da solo mostrava.
Arrivammo al ristorante ed all’ingresso i camerieri avevano le stesse attenzioni che io avevo già, lungamente, osservato.
Ci sedemmo e lei lo fece con fare molto provocatorio.
La scommessa stava andando oltre.
Era provocatoria con tutti.
Anche un tavolo di ragazzi, al nostro fianco, non era sfuggito il suo ingresso.
Non sò gli altri, ma a quella visione la mia patta era già rigonfia.
Cenammo parlando del più e del meno, ma poi ad un certo punto lei mi chiese se avevo notato come gli altri che c’erano nel ristorante continuavano ad osservare il nostro tavolo.
Lo fece con fare stupito, tanto da farmi ridere.
Non riuscivo a rispondere, perché continuavo a ridere da quella sua provocante ‘recità.
Stando al gioco le dissi che il cameriere mi aveva detto che quella sera c’era una cena dell’ARCI GAY e che probabilmente le loro attenzioni erano rivolte a me.
Ancora più incredibilmente disse che allora non si sarebbero offesi se ci fossimo baciati durante la cena, e dicendolo si avvicinò e ci baciammo dolcemente.
La cena prosegui con una serie di giochetti simili.
Pagai il conto, mentre lei si era fermata a chiacchierare con un cameriere.
Dentro di me stavo già pensando di essere ‘cornutò e mazziato (dal conto).
Uscimmo e ci dirigemmo sul lungo lago di Stresa, quando un soffio di vento le sollevò leggermente il vestito e finalmente vidi le sue mutandine di pizzo bianche.
Erano già mezza notte e ci aspettava ancora il ritorno a Milano.
L’idea di tornare all’afa ed al caldo della città non attirava nessuno dei due e dopo un attimo di silenzio entrambe avevamo pensato di dormire in un albergo di Stresa.
Ci recammo al primo Hotel che avevamo visto e il custode ci diede la chiave, dopo aver svolto le solite pratiche di registrazione.
Salimmo le scale, a fatica, l’effetto del vino cominciava a farsi sentire.
Appena entrati ci buttammo sul letto, come se fossimo esausti dopo una giornata faticosa.
Dopo qualche attimo di silenzio e tolte le scarpe, ci guardammo e senza pronunciare una parola le nostre labbra si intrecciarono in un vorticoso e avido bacio.
Le mie mani stavano già scorrendo sul suo corpo, sui fianchi, sui seni ed infine le dita si intrecciarono tra i suoi capelli.
Lei lentamente cominciò a spogliarmi, sbottonando la camicia ed aprendo la cintura dei pantaloni.
Mi sollevai e tolsi la camicia, mentre lei rimase stesa con gli occhi chiusi, attendendo il ricominciare del mio massaggio.
Ripresi a baciarla dalla fronte, scorrendo verso il basso feci calare le spalline del suo vestito.
Sollevai leggermente l’abito, quel poco, che bastava per dedicare le attenzioni della mia lingua sulle sue mutandine.
Le scostai leggermente e cominciai a succhiare e bere i suoi umori.
Le sue mani premevano sulla mia nuca con un leggero massaggio.
La pressione delle sue mani, dirigeva la mia lingua sui punti più sensibili ai quali dedicavo maggiore attenzione.
Il suo respiro sempre più affannoso mi fece accelerare i movimenti, fino a sentirla sospirare dal piacere e dal suo orgasmo.
Rallentai un pochino e poi ripresi.
Mi sollevò la testa e mi diresse sulla sua bocca.
Sollevandomi le feci risalire completamente il vestito, spogliandola e lasciandola con le sole mutandine.
Lei si mise in ginocchio sul letto, e ci spogliammo completamente.
Era stesa, completamente nuda, con gli occhi chiusi ed in attesa di sentire il mio corpo penetrare dentro di lei.
La fissavo, li stesa, ed io immobile quasi avessi paura.
In quel momento mi fece tenerezza, perché sembrava quasi indifesa e dolce, mentre coscientemente sapevo che non aspettava altro che essere presa.
Mi avvicinai, ricominciando a succhiare e mordicchiare i suoi turgidi capezzoli e cominciai a scoparla.
Continuai con forza e velocemente, ma lei si accorse che sarei venuto rapidamente.
Mi posò una mano sul petto come a rallentare il movimento.
Ci voltammo e lei ora si stava impalando e dettava i movimenti.
Continuò ancora per un po’ rapidamente, per poi fermarsi del tutto con il cazzo completamente dentro.
Lei apri gli occhi e disse:
“Vorrei rimanere incollata a questo ‘cosò”.
Si sollevò, fino a fare quasi uscire la punta che si strofinò tra le grandi labbra, per poi abbassarsi quasi di peso fino a farlo arrivare in fondo.
Scopammo per quasi un’ora, prima che riuscissi a venire dentro di lei.
L’eccitazione di quei movimenti o non so che cos’altro non fecero perdere la mia rigidità ed ero già pronto a ricominciare.
Lei si stese sul mio pene e cominciò a succhiarlo e maneggiarlo con sapiente cura.
Ricominciammo quel rapido e lento movimento riuscendo a godere di ogni attimo di unione dei nostri corpi.
Al mattino ci alzammo presto e arrivai al lavoro un pochino tardi, ma felice di aver perso la scommessa.
La chiamai durante il giorno, dicendo che sarebbe stato bello ‘scommetterè più spesso!!!!! FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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