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La clinica del sesso

Quel grosso ospedale era veramente moderno e funzionante, pulito e ben tenuto, questa era l’impressione di tutti coloro che vi giungevano sia da pazienti che da visitatori. Aveva anche un reparto in cui si ricevevano le persone come fanno i medici nei loro ambulatori privati e il personale era veramente preparato. Quello che tutti ignoravano, però, era l’esistenza di un piano praticamente segreto a tutti, se non a chi vi veniva accolto, dove le cure erano decisamente poco tradizionali: infatti, si trattavano disturbi legati, psicologicamente o fisicamente, al sesso. Il reparto visite, dotato anche di psicologi, qualora riscontrasse un problema del tipo descritto inviava il paziente a questo particolare ambulatorio, dove venivano eseguite le dovute analisi e prescritta la cura. Solo chi passava tramite questo speciale ambulatorio poteva accedere al piano riservato, interrato sotto il piano principale, nel quale erano presenti alcuni corridoi divisi in sezioni che trattavano i diversi casi, come nei normali reparti ospedalieri. Ci volle del tempo per il personale della clinica (privata) per avviare il progetto e a nessun paziente veniva rivelato subito ciò che accadeva finchè non prendeva parte alla cura, firmando appositi documenti riguardo la protezione della privacy del reparto, che riguardava anche quella degli altri pazienti ospitati. Naturalmente la cura, data la sua particolare natura, era facoltativa e poteva essere interrotta in qualsiasi momento.
Franco Rossi era un giovane e prestante medico della clinica e tra gli altri incarichi era anche direttore del reparto speciale; conosceva tutti i pazienti, i cui casi prima o poi venivano accuratamente esaminati da lui, oppure dalla sua collega e vice, dottoressa Loredana Giunti.
Avendo appena iniziato il suo turno, si stava recando all’ambulatorio n. 6, quello di cui era direttore; mentre avanzava nei corridoi, tutti i colleghi lo salutavano e soprattutto le colleghe: la posizione che ricopriva, la sua bella presenza e molti altri fattori ne facevano un personaggio molto ricercato. Anche molte delle pazienti dei reparti “normali” cercavano sempre di finire sotto le sue cure.
Entrò nell’ambulatorio dall’ingresso riservato e andò immediatamente verso il lettino delle visite: un’infermiera si stava occupando di una paziente, una ragazza giovane coi capelli rossi, che in quel momento era nuda dall’ombelico in giù, con le gambe divaricate e un piccolo vibratore nella figa. Come vide il dottore, il viso della ragazza divenne dello stesso colore dei capelli, sia perché capì che sarebbe stata visitata dal suo medico preferito, sia per la posizione e l’esaminazione in corso. Era stata solo una visita standard, con analisi del sangue eccetera, quella che aveva avuto la settimana precedente prima di essere accolta in quell’ambulatorio e quindi era la prima volta che si trovava nuda di fronte al dottor Rossi, nuda e con un vibratore tra le cosce.
– Tu sei Federica, vero? – chiese lui e la ragazza annuì, ancora troppo imbarazzata per parlare – Se non ricordo male, il tuo problema consiste nel non riuscire a eccitarti quando ti trovi col tuo ragazzo, che pure ti piace molto – lei annuì ancora, sempre più imbarazzata. Il dottore chinò la testa tra le gambe della ragazza ed esaminò il piccolo vibratore, ancora in funzione e vide che non c’era traccia di secrezione da parte della figa della ragazza, cosa non normale poiché l’apparecchio stimolava adeguatamente le zone erogene interne.
– Le analisi che hai fatto la volta scorsa rivelano che non hai problemi di tipo fisico, per cui il tuo è solo un blocco psicologico; bisogna trovare cos’è che ti porta all’eccitazione. Tu hai detto che non ti è mai successo, però forse non hai provato tutte le strade possibili e d’altra parte è normale, visto che sei ancora così giovane. Se acconsentirai ti potrai fermare qui almeno per una notte o due e vedremo di trovare la cura.
Federica annuì per la terza volta: il dottore si avvicinò, estrasse il vibratore spegnendolo e infilò per bene le dita in profondità, cercando dell’umido. La ragazza si agitò, le dita le davano un po’ di fastidio poiché facevano molto attrito, ma non si ribellò e attese il termine dell’ispezione; trovando che era completamente asciutta, il dottore scosse la testa e si fermò a pensare.
Fece preparare la documentazione necessaria e disse alla ragazza di tornare entro una settimana: le sarebbe stata assegnata una stanza, ma se non si fosse presentata entro il termine, avrebbe dovuto sottoporsi nuovamente alla visita e pagare un supplemento; intanto poteva tornare a casa e riflettere se fare o meno un tentativo “clinico”.
Franco aveva dei sospetti su cosa serviva alla ragazza, l’aveva notato nei brevi istanti della visita: aveva bisogno di un rapporto energico, anche un po’ brutale, non violento ma con qualcuno che non andasse tanto per il sottile; probabilmente il suo ragazzo era eccessivamente dolce e premuroso, metteva troppa tenerezza anche nel rapporto sessuale e inconsciamente a Federica questo non andava bene. Gli venne subito in mente chi poteva essere adatto per questo caso: c’era un ragazzo, Davide, che era stato visitato tempo prima e ora frequentava regolarmente la clinica come da cura prescritta. Il suo problema era l’eccessiva funzionalità del suo apparato riproduttivo, aveva continuamente bisogno di sfogarsi: era venuto alla clinica proprio per questo, continuava a masturbarsi e non era mai abbastanza. Il dottor Rossi gli propose di frequentare spesso la clinica dove c’erano spesso persone ricoverate che avrebbero avuto bisogno di uno come lui per la propria cura: Federica era una di queste.
La ragazza si presentò un paio di giorni più tardi, arrossendo furiosamente quando disse di accettare la cura e venne condotta nella stanza che l’avrebbe ospitata almeno per una notte; più che una stanza era un piccolo appartamento, con anche un bagno e un salottino. L’infermiera che l’accompagnava le disse di sistemarsi e accomodarsi, perché il ragazzo che avrebbe condiviso l’appartamento non era ancora arrivato; inoltre l’informò che per tutta la permanenza in quella stanza, sarebbero stati monitorati, a scopo di analisi, ma anche di sicurezza e che quindi non doveva avere paura.
Federica si cambiò, mettendosi una comoda tuta e si sedette sul divanetto guardando la televisione, anche se distrattamente, poiché il cuore le batteva forte per quello che l’aspettava; non aveva detto niente a nessuno, si era organizzata per passare fuori la notte senza destar sospetti e stava molto probabilmente per fare sesso con uno sconosciuto.
Dopo un’ora abbondante la porta si aprì e ne entrò un ragazzo più grande di lei, non particolarmente carino, ma comunque con un fisico notevole. Pur non conoscendo nome nè niente, sapeva il motivo del suo “ricovero”, ma non si aspettava certamente il trattamento che le riservò.
Federica si alzò e sorridendo imbarazzatissima lo salutò, restando immobile e in attesa; lui rispose con un saluto veloce senza nessuna traccia di imbarazzo e iniziò a squadrarla da capo a piedi.
– Non sei granchè – fece lui – hai un viso carino, ma non hai attaccato addosso molto.
La ragazza rimase di sasso, a bocca aperta, mentre cercava ancora di credere a quello che le aveva detto.
– Quella che mi sono scopato l’ultima volta aveva 32 anni e due bocce da paura; le tue invece si vedono appena e poi sembri una ragazzina. Bè spogliati, voglio vederti nuda.
Federica non si mosse, era ancora incredula per come la stava insultando e umiliando. Ma chi si crede di essere questo? pensò, col cavolo che mi faccio scopare da te.
– Ti ricordo che devi fare quello che ti dico io, è scritto nella tua cura e se vuoi vedere è appesa fuori sulla porta.
Sapeva benissimo cosa c’era scritto, l’aveva letto anche lei, ma non intendeva fare sesso con uno che la trattava così.
– Non ci penso nemmeno – riuscì finalmente a dire – adesso vado a protestare col dottore e vedrai…
Stava per uscire, quando l’infermiera che l’aveva accompagnata rientrò: la guardò severamente e le disse:
– Questa è la cura più adatta a te, ti assicuro e Davide – indicò il ragazzo – è la persona che ti è stata assegnata. Il dottore era molto sicuro nella sua decisione, se tu non sei d’accordo sei libera di andartene, ma non tornare perché sarebbe inutile, ti sarebbero dette sempre le stesse cose e per noi sarebbe una gran perdita di tempo. – dopodichè si girò e abbandonò la stanza.
Federica rimase immobile, frustrata, mentre cercava di pensare in fretta cosa fare; si vergognava per quello che aveva detto l’infermiera (doveva aver seguito la scena grazie alla telecamera che li controllava), che stava facendo perdere tempo coi suoi atteggiamenti capricciosi e decise di rimanere; forse, dopotutto, avevano ragione; magari sarebbe servito, anche se aveva parecchi dubbi.
– Allora rimani? – le chiese Davide spazientito
– Sì – rispose lei – allora sono tutta tua
– Proprio così – disse lui famelico e avvicinandosi – da adesso sono il tuo padrone e ti farò tutto quello che voglio. Per prima cosa ti voglio vedere nuda.
Iniziò a spogliarla e palparla mentre Federica rimaneva immobile e passiva; non era minimamente eccitata, come Davide notò quando le infilò le mani nelle mutandine e prese a frugare con decisione.
– Sai, ti conviene fare del tuo meglio per farti piacere la cosa – le disse – perché a me non me ne frega niente se tu non ti ecciti, io sono qui solo per sfogarmi e lo farò molte volte; per cui se non sarai bagnata ti potrà fare molto male.
Lei tremò al pensiero di quello che aveva detto: quando faceva sesso col suo ragazzo, lui le metteva della vaselina per diminuire l’attrito, ma adesso, quell’animale non sembrava aver voglia di farlo.
Con un ultimo strattone, che la fece cadere sul letto, le tolse le mutandine mettendola a pecora immediatamente; senza tanti convenevoli la penetrò bruscamente e cominciò a fottere forsennatamente. Lei urlò per il male e per tutta la durata del breve rapporto sentì la figa incendiarsi; anche lui doveva provare un po’ di male, ma preso com’era dalla carica non se ne curava minimamente. Venne dopo appena un minuto riversandosi nella ragazza, ma non smise di pompare; ora le cose andavano meglio, perché lo sperma del ragazzo aveva iniziato a lubrificare la figa di Federica e quindi il ritmo della cavalcata aumentò considerevolmente. Venne altre tre volte nel giro di quindici minuti, Federica non poteva credere a quanto stava subendo, non aveva smesso un attimo di fotterla; lei però pur non provando alcun dolore, non era ancora eccitata. Quando il ragazzo si staccò da lei, pensò ad una pausa, ma non fu così: si stupì nel vedere il pene di Davide ancora eretto e gonfio di desiderio. “Incredibile” pensò lei “questo non finisce mai”; infatti stava solo cambiando posizione, facendola sdraiare supina e portandosi sopra di lei.
– Adesso voglio vederti in faccia mentre ti scopo – le disse con un ghigno e subito riprese a pompare, aumentando ancora il ritmo e l’energia con cui la colpiva. Lei si vergognava per il trattamento e le umiliazioni che le infliggeva e cercava di non guardarlo negli occhi perché vedeva che a lui quella situazione piaceva davvero tanto; lo sentì venire due volte, ma non si fermava. Ad un certo punto (Federica teneva gli occhi chiusi) sentì le sue labbra contro le sue.
– Voglio limonare, mentre scopiamo – le disse – così la smetti di essere così passiva, mi stai innervosendo.
Le cacciò la lingua in gola, non appena lei dischiuse le labbra, baciandola con foga, volgarmente mentre continuava a scoparla e con una mano le triturava un capezzolo. Fu solo dopo venti minuti di quel massacrante trattamento che finalmente si staccò da lei; Federica aveva perso il conto degli orgasmi del ragazzo, ma vedeva il liquido uscirle abbondantemente dalla figa che le faceva male per quel martellamento durato circa 40 minuti. Anche la bocca le faceva male, per quei baci violenti ricevuti e lo stesso era per i seni, torturati fino all’estremo: la cosa era peggiore però era che dopo tutto quello che aveva passato, non si era mai sentita eccitata e quindi non aveva mai goduto; solo qualche piccolo brivido, quando lui le aveva toccato certe parti del corpo più sensibili, ma niente di più.
Si vide riflessa nello specchio accanto al letto: aveva i capelli in disordine, era ricoperta di sudore e tutto il corpo era costellato di segni rossi, dove il ragazzo l’aveva ruvidamente palpata e stretta; senza considerare i rivoli di sperma che continuavano a colare fuori dalla sua figa. Per un attimo si rese conto di quello che stava facendo e le salirono le lacrime agli occhi; nascose la faccia nel cuscino e pianse silenziosamente.
– è presto per piangere – la raggiunse la voce di Davide – per ora ho avuto la mano morbida, perché sei nuova, ma poi vedrai. Allora sì che mi implorerai di smettere. – Federica lo ignorò, perché le sue lacrime non erano rivolte a quello e restò con la faccia contro il cuscino, addormentandosi poco dopo.

Si svegliò a causa di uno strano rumore continuo che sentiva vicino alla faccia, seguito da qualcosa che la colpì in viso leggermente; non era più nella stessa posizione, era sdraiata supina e quando aprì gli occhi rimase di sasso. Era completamente ricoperta di sperma, dal viso ai piedi: Davide, che sorrise quando la vide sveglia, si stava masturbando a pochi centimetri dalla sua bocca. Lei si alzò con un urletto e si trovò di fronte allo specchio: neanche nel più spinto dei film porno aveva visto niente del genere. Sembrava avesse fatto il bagno nello sperma, ce l’aveva persino nei capelli; aveva dormito solo un’ora, vide, eppure quella specie di mostro l’aveva ridotta in quello stato. Sentì risalire le lacrime, ma prima che arrivarono si trovò addosso le mani di lui che la costringevano ad inginocchiarsi: le infilò il cazzo in bocca, afferrandole la testa con le mani e chiavandola come se fosse una figa. Lei faceva fatica a respirare, il cazzo del ragazzo le riempiva tutta la bocca e quando venne, fu un fiotto veloce che le andò di traverso, facendola tossire insistentemente. Si buttò per terra, continuando a tossire, mentre Davide sopra di lei guardava divertito la scena. Si allontanò un attimo per bere e quando tornò da lei, si era appena ripresa, ma era ancora sul pavimento.
– Sei un caso difficile – le disse – ma adesso la prendo come un fatto personale. Io posso durare a lungo, per cui continuerò a fotterti in tutti i modi finchè non arriverai a godere.
Si abbassò vicino a lei e la sistemò nuovamente a pecorina, le spalmò qualcosa sull’ano e se ne sistemò anche sul cazzo. Federica era troppo stanca e sconvolta per pensare a quello che stava per succedere e comunque l’aveva già preso nel sedere: il suo ragazzo l’aveva sverginato come tentativo di farla godere. Sentì la capella durissima appoggiarsi al suo buchino e iniziare a forzare: entrò abbastanza facilmente, ma Federica sentì comunque del male; gemette e si contorse per un po’, ma passate le prime stantuffate riuscì a trovare la situazione sopportabile. O almeno così credeva.
– Vedo che non sei nuova alle inculate, eh? – le disse Davide – Te lo sei già fatta sfondare un po’ di volte, vero? Ma non credere che sia stato abbastanza; io te lo rompo, questo tuo culetto, lo sai puttanella frigida? Mi supplicherai di smettere, ma io continuerò e ti farò svenire dal dolore.
Era piegato su di lei mentre le parlava e la inculava e intanto con una mano le tirava testa per i capelli; la fotteva come una cagna, insultandola e facendole male, colpendola in profondità nel sedere con dei colpi poderosi, pizzicandole la pelle dolorosamente, infilandole nella figa dita che frugavano energicamente e le strapazzavano il clitoride provocandole veri spasmi di profondo dolore. Lui non veniva più tanto spesso, ma il suo cazzo non era mai sazio e la impalava senza pietà; durò quasi un’ora, un’ora di violenta sodomizzazione e torture varie. Non c’era parte del corpo che non le dolesse quando lui si staccò lasciandola scomposta sul pavimento; per tutta l’ora aveva pianto e scongiurato Davide di fermarsi, di concederle una tregua ma non ci fu mai. Ora era senza fiato, ma non pensava al male né alle umiliazioni, agli insulti o altro; quello che aveva in testa era la vaga sensazione che per un attimo stesse per raggiungere l’orgasmo. Aveva provato una sorta di perverso piacere nell’essere umiliata, ma era una cosa che non accettava pienamente per cui non le dava importanza; ma ricordava bene quel calore che le era sorto tra le gambe e che si era esteso profondamente, spegnendosi a causa di un doloroso crampo per la posizione in cui era obbligata. Forse ce la stava facendo, quell’animale coi suoi modi odiosi e brutali da malato mentale, a farla godere.
Non si mosse dalla sua posizione finchè lui non tornò; si era seduto sul divanetto mangiando uno spuntino, bevendo e rilassandosi e ogni tanto si girava a guardarla accasciata sul pavimento con uno sbuffetto di derisione, ma ora era tornato con un brillio da pazzo negli occhi .
Le tre ore che seguirono, Federica le ricordò per tutta la vita: lui la prese in ogni posto, in tutte le posizioni possibili, sdraiati, in piedi, sul letto, sul divano, contro lo specchio, contro la porta d’ingresso, sul water del bagno e nella doccia. Mentre se la sbatteva furiosamente in ogni buco la insultava, la schiaffeggiava, a volte anche violentemente fino a farle sanguinare il labbro, la tirava per i capelli e la colpiva con la cinghia sulle zone intime. Le infilava nel corpo tutti gli oggetti che trovava nella stanza; ad un certo punto le infilò profondamente il manico di una scopa nel sedere e la costrinse ad alzarsi e camminare, mentre rideva di lei che con le lacrime agli occhi faceva tutto quello che le ordinava, piegata in due dal dolore. Eppure non voleva smettere: più volte aveva provato la sensazione di essere sul punto di venire e comunque era sicura di essersi bagnata, pur non potendo controllare, poiché era già grondante di sperma.
Accadde all’improvviso: lui se la stava sbattendo in piedi contro il muro, lei girata di spalle e ad ogni colpo le sbatteva la testa contro la parete, quando l’ondata di calore la colse nuovamente, questa volta senza fermarsi. La invase in tutto il corpo partendo dalla figa con una violenza inaudita; Federica si inarcò contro il muro urlando con tutte le sue forze. Davide, spaventato e temendo di aver esagerato si immobilizzò.
– Non fermarti adesso coglione – gli urlò lei e lui, incoraggiato, riprese immediatamente a fotterla con più forza anche per farla pentire di averlo insultato. Ma lei ormai stava godendo e di brutto: innumerevoli spasmi di piacere le attraversavano il corpo; sentì una quantità enorme di liquido esploderle dalla figa e gocciolare sul pavimento. Non aveva mai goduto ed ora che succedeva lo faceva in maniera così potente che pensava di morire; le mancava il fiato per le continue urla che emetteva e sentiva che le gambe non la sorreggevano più, stava in piedi solo perché il cazzo di Davide la teneva inchiodata al muro. Finito il primo spasmo ne seguirono altri due a breve distanza e sentì che era la fine; le si oscurò la vista e svenne, ancora addosso al muro, accasciandosi solo quando Davide si staccò.
Quando si riprese era a letto, nuda sotto le lenzuola, e il dottor Rossi era accanto a lei; rimase sorpresa nel vederlo lì e alzandosi vide Davide seduto sul divanetto che parlava con una dottoressa.
– Allora, ce l’abbiamo fatta ! – esclamò il dottore – Hai goduto, no? è stata dura ma ne è valsa la pena. Siamo intervenuti, perché temevamo che con un orgasmo di quella violenza potessi aver subito un trauma un po’ troppo forte; ma sei resistente, d’altra parte l’allenamento che hai fatto oggi ti è servito.
– Mi ha messo lei a letto? – gli chiese
– No è stato Davide – rispose – è brutale solo quando fa sesso, per il resto è una persona gentilissima. Senti, domani mattina ti visiterò, ma per questa notte vorrei che continuaste a fare sesso – Federica arrossì di colpo, le faceva uno strano effetto sentirselo dire così – Credo che adesso tu ti sia sbloccata, ma devi verificare, d’accordo?
– Va bene – rispose imbarazzata
I due dottori li lasciarono soli e i due ragazzi rimasero ognuno dov’era per un bel po’ senza parlare. Federica si addormentò senza che Davide le avesse più rivolto attenzioni o parole; si svegliò nel cuore della notte perché il ragazzo si era steso tra le sue gambe e aveva iniziato a leccare con foga. Lei rimase immobile senza dar segno di essere sveglia; si godette quel trattamento, accorgendosi però di essere bagnatissima di eccitazione; venne poco dopo gemendo e dimenandosi senza contegno, muovendosi scompostamente per i molteplici brividi che le attraversavano il corpo. Vedendola sveglia Davide decise che si poteva ricominciare; non era più brutale come in precedenza, ma continuava comunque a imporsi in maniera dura e brusca, limitandosi però a chiavarsela nei modi più tradizionali. Andarono avanti per un paio d’ore ed entrambi godettero numerose volte, finalmente anche insieme; finchè esausti si addormentarono ancora abbracciati al termine di un inculata, il pene di lui ancora gonfio e infilato nel sedere di Federica.

Quando il mattino si svegliò, Davide era già andato via. “Strano che non ha voluto fare un’ultima scopata” pensò Federica, ma non si curò del problema più di tanto. Si concesse una lunga doccia e mentre si lavava ripensava a quell’esperienza che l’aveva guarita; senza accorgersene, immersa nei ricordi, aveva iniziato a darsi del piacere, una mano sul seno e una tra le gambe e venne velocemente a quella doppia azione. Non ci era mai riuscita prima e la cosa la faceva sentire finalmente normale; “Sì, sono guarita” si disse.
Più tardi era nell’ambulatorio in attesa di iniziare la visita; l’infermiera la fece spogliare completamente stavolta e le disse di restare in piedi. Le passò attorno esaminandole i segni sul corpo, tastandola e non trovando niente le disse che nonostante le botte subite non aveva subito danni; la fece stendere sul lettino e le divaricò le gambe esaminandole la figa. Usò due dita per allargare bene le labbra e controllare; Federica, all’improvviso sentì la ormai familiare ondata di calore invaderle la figa e dopo una attimo venne con un urletto sul lettino. L’infermiera la guardò stupita e un po’ accigliata e si allontanò uscendo dall’ambulatorio.
Federica era rossa di vergogna: non si aspettava di venire così in fretta e a causa di una donna per giunta; si toccò tra le gambe e sentì tutto quell’umido sparato fuori sulla carta che ricopriva il lettino. Dopo un attimo accompagnato dall’infermiera arrivò il Dottor Rossi, che la salutò sorridente e passò subito all’ispezione.
– Cavoli come sei conciata – disse – dall’ultima visita sei cambiata molto. Parlo della vagina e dell’ano, soprattutto; questa nottata non ti ha lasciata indenne.
Ispezionò prima l’ano, ora il doppio delle dimensioni originali e il suo dito entrò senza problemi per l’intera lunghezza
– Ormai qui sei bella elastica, non avrai più problemi – le disse, dopodichè ispezionò la vagina, anch’essa innaturalmente dilatata e segnata – Sei eccitata? è ancora per quello che è successo prima con la signorina oppure è perché ti ho rovistato nel sedere?
Federica imbarazzatissima non riuscì a rispondere e scosse la testa, quindi il dottore le infilò due dita nella figa e esplorò brevemente; lei venne quasi subito una seconda volta e poiché il dottore non si fermava, anche una terza e una quarta. Ormai il lettino era tutto schizzato di secrezioni vaginali e a Federica mancava il fiato; il dottore si raddrizzò e disse con voce clinica:
– Sei passata all’opposto problema, ora hai un orgasmo molto facile, soprattutto se influenzato da situazioni imbarazzanti e di sottomissione; sono convinto però che questo sia dovuto ad uno sfogo del tuo corpo che finalmente riesce a lasciarsi andare. Basterà il tempo a farti guarire, ma ti converrà fare sesso abbastanza spesso per scaricarti o altrimenti il solo sfregamento della biancheria intima ti porterà brividi di eccitamento e di conseguenza ti bagnerai anche quando cammini. Se vorrai potrai continuare a frequentare la clinica, ti sottoporrai a visite e avrai tutte le possibilità che vuoi per sfogarti. Decidi tu.
Federica, ancora rossa per tutte le parole rivoltele dal dottore, annuì
– Continuerò a venire – disse e si fermò cogliendo l’ambiguità delle proprie parole. Il dottore le sorrise senza dar peso al possibile fraintendimento e attese che continuasse – Sì, voglio guarire e credo che sia meglio farlo qui. Finchè provavo a casa non ho mai ottenuto risultati, qui è bastata una notte. Sarà meglio anche in questo caso.
Finì di vestirsi, salutò e ringraziò il dottore e l’infermiera e si avviò all’uscita; era vero che lo sfregamento delle mutandine le provocava dei minuscoli brividi di piacere e sentiva che stava già inumidendosi. Bè tutto sommato era meglio così, se lo meritava dopo tutti quegli anni di nulla; anzi probabilmente avrebbe aspettato un po’ prima di tornare a curarsi da quel caso. Innumerevoli orgasmi la attendevano. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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