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L’Ereditiera – Metti una sera in tenda

Me ne sto tranquillamente al bar del campeggio a bermi una birra prima di decidere dove andare a passare buona parte della notte quando, senza che me ne accorga, una ragazza mi si avvicina.
– T’intendi di telecamere?
Un po’ sorpreso, mi volto e guardo la ragazza: una brunetta dalla carnagione chiara, non molto alta ma con un bel corpo, almeno all’apparenza. L’avevo già notata: è arrivata tre giorni fa da Macerata, in compagnia di due ragazzi. Devo averla guardata qualche decimo di secondo di troppo, perché la piccola interpreta il mio silenzio come un segnale di incomprensione.
– Il barista mi ha detto che lavori per la TV. Ti intendi di telecamere?
– Non se ne hai una guasta; ma sì: lavoro in TV. Perché?
– Beh, forse puoi aiutarci: ieri sera abbiamo fatto delle riprese su in tenda, ma sono venute uno schifo. Non è che avresti una mezz’oretta da perdere per spiegarci bene come si usa quella telecamera? Mi sa che non l’abbiamo capito proprio bene…
La mia mente perversa ha subito iniziato a fantasticare: avevo davanti una bella ragazza marchigiana che divideva una tenda con due ragazzotti della stessa città. Che tipo di riprese avranno mai potuto fare, questi tre?
Mi porto dietro la bottiglietta di birra piena ancora per metà e seguo la brunetta su in campeggio, non riuscendo a non ammirare il suo bel culetto sotto la minigonna forse un po’ troppo attillata per non destare sospetti.
Arriviamo alla loro tenda ed entriamo. Non è molto grande, ed essendo le undici di sera non è neanche molto luminosa, non mi stupisce che abbiano avuto dei problemi a filmare qui dentro. I due ragazzi, un biondo piuttosto minuto ed un moro decisamente ben piazzato, sono dentro ad aspettarci, ma nessuno fa le presentazioni. Ora che ci penso non so neanche come si chiama la ragazza. Mi siedo per terra e mi faccio dare la telecamera, una Philips VHS-C, ed il piccolo televisore che hanno, che sarà un otto pollici ad esagerare. Mentre collego i vari cavi e cavetti, il biondo, che dev’essere stato il responsabile delle riprese del giorno prima, si avvicina a me e spezza il silenzio:
– Sono venute molte immagini sfocate, ieri… E molto buie, anche…
Controllo la diottra e guardo se l’autofocus è ben regolato, poi guardo a quanto arriva il diaframma.
– L’autofocus funziona bene, probabilmente eri troppo vicino al soggetto, per questo è venuto sfocato. Guarda…
Gli faccio vedere che se avvicino troppo la videocamera al volto della ragazza l’immagine si sfoca.
– Se vuoi avere immagini nitide stai sempre almeno ad un paio di metri da quello che riprendi, se devi fare un primo piano usa lo zoom. Se invece devi proprio fare un dettaglio usa il macro.
Gli mostro dove si trova la levetta che controlla il macro, la lente speciale per fare riprese ravvicinate. Lo inserisco e avvicino nuovamente l’obiettivo al volto della loro amica.
– Con questo puoi inquadrare anche i brufoli che le verranno fuori tra una settimana!
Scoppiamo tutti a ridere, poi spiego al biondo che se deve fare riprese “d’azione” gli conviene aprire il mirino, in modo da non doverci appiccicare l’occhio e poter così vedere anche quello che succede ai lati dell’inquadratura.
– La sottoesposizione è un problema relativo: se aveste un’altra lampada sarebbe tutto a posto, ma comunque mi sembra che il diaframma funzioni bene, per cui al massimo vengono sottoesposti i dettagli. Se non potete illuminare meglio la scena inserisci i gain, con questa levetta qui, uno scatto solo è sufficiente: le immagini verranno un po’ sgranate ma almeno vedrete qualcosa…
A questo punto il ragazzo coi capelli neri mi passa una videocassetta nuova e mi dice di fargli vedere qualche ripresa di prova. Io stacco l’autofocus ed il diaframma automatico, inserisco la cassetta e regolo tutti i livelli, inquadrando la brunetta che si trova da sola al centro della tenda. Lei osserva la sua immagine nel piccolo televisore, poi guarda in macchina sorridendo dolcemente. Proprio carina, altro che.
– Ciao mamma, ciao papà!
Si tira su il maglioncino…
– Visto che belle tette ha, la vostra bambina?
Io mi gelo: la mia fantasia sarà anche abituata a cose simili, ma io proprio no. La parte seria del mio cervello non riesce a credere a quello che ho appena visto. La tipa, comunque, ha proprio delle belle tette: sode ed abbronzate.
– Non pensavate di avere una figlia così troia, eh?
Si accarezza le tette.
Faccio un primo piano sui suoi capezzoli, dritti come due proiettili.
Si toglie del tutto il maglioncino. Che bella che è!
– Ho due belle tette, ma ho anche due bei cazzi, qui!
Infila le mani nei pantaloni delle tute da ginnastica dei due ragazzi e li tira a sé.
– Due cazzi belli duri. Lui lo conoscete già, no?
Si china verso il biondo, quello che i suoi genitori conoscono già, e vedo la sua mano accarezzare tutta la lunghezza del suo uccello. Il ragazzo pare gradire molto, poi la brunetta gli abbassa leggermente i pantaloni e gli bacia la cappella, succhiandola leggermente. Si alza di scatto e afferra la nuca dell’altro, baciandolo voluttuosamente.
Vedo (e inquadro) la lingua della ragazza che si muove nell’aria tra le due bocche. Mi sorprendo a pensare al gusto che deve provare lui, dato che le labbra di lei avevano appena baciato l’uccello di un altro, poi la vedo abbassare la mano verso i pantaloni del ragazzo e liberare un cazzo piuttosto grosso, che sembra essere duro come il marmo. La bella marchigiana si china a prendere in bocca quel bastone, prima leccandolo per tutta la sua lunghezza, quindi infilandosi in bocca la cappella per poi cercare di ingoiarne il più possibile.
Contemporaneamente il biondo le sta accarezzando il sedere da sopra la gonna e dato che lei mugola e dimena il culo, lui pensa di alzarle la gonna per poterla carezzare meglio. Lei pare apprezzare, poi d’improvviso i due ragazzi la afferrano e la ribaltano sulla schiena. Lei si lascia sfuggire un urletto di sorpresa, ed io ho una bella vista delle sue cosce spalancate.
Il ragazzo biondo passa una mano sulle mutandine bianche, già bagnate dall’eccitazione, e le solletica il clitoride attraverso il tessuto, facendola nuovamente gemere di piacere. Quasi per ringraziarlo, la ragazza gli afferra nuovamente il cazzo ed inizia a masturbarlo, mentre lui fa lo stesso con lei, sempre da sopra le mutandine.
L’altro ragazzo, il bruno, le accarezza un seno e poi si china a prenderle in bocca un capezzolo, iniziando a succhiare come fosse un bambino piccolo. La cosa dura poco, però, perché il biondo doveva essere particolarmente eccitato, dato che la sua respirazione si fa affannosa e lui inizia a tirare bestemmie da scaricatore di porto. Smette di accarezzare la ragazza, che capisce la situazione e si mette a quattro zampe per spompinarlo meglio. Lui le afferra la nuca e la tira a sé, scaricandole in gola il suo orgasmo. La brunetta ingoia tutto, fino all’ultima goccia, e per dimostrarlo mi guarda sorridendo e spalanca la bocca, facendo vedere che è vuota.
Sono praticamente immobilizzato dallo spettacolo di cui sono appena stato testimone, tranne che per il fatto di avere un’erezione portentosa sotto i jeans. Lei capisce lo stato in cui mi trovo e avanza verso di me, sempre a quattro zampe. Quando mi mette una mano sulla patta mi manca il respiro. Fa scorrere le dita lungo la mia erezione e poi abbassa la cerniera. Non so come ci riesco, ma continuo a riprendere. Quando sta per tirarmi fuori l’uccello dai calzoni il suo corpo viene tirato indietro di forza. Per un attimo penso che il suo amico coi capelli neri, quello grosso, abbia ritenuto che io avessi visto abbastanza, invece lo inquadro e vedo che si è spogliato completamente e ha semplicemente allungato il corpo della sua bella amica per poterle togliere più facilmente le mutandine. Lei lo capisce e si lascia fare. Appena è nuda torna all’attacco della mia erezione, liberandola completamente, leccandola dalla punta alla base e, finalmente, infilandosela in gola.
Mamma mia, mi tremano le gambe da tanto forte è la sensazione di questo pompino. Chiudo gli occhi in preda al piacere, e per poco non cado completamente all’indietro: la ragazza succhia come un aspirapolvere, adesso capisco perché il biondo non è durato molto. Riapro gli occhi e mi rendo conto di star riprendendo il tetto della tenda, e mentre riporto l’inquadratura sulla morettina capisco che il suo prestante amico sta per penetrarla. Allargo l’inquadratura più che posso: vorrei poter riprendere sia la penetrazione che l’espressione del viso di lei. Non posso, così quando indovino che l’uccello del moro le sta forzando la passera stringo su di lei, che smette per un attimo di succhiarmi il cazzo per godersi al meglio questa penetrazione. La vedo in estasi appoggiarsi contro il mio ventre. Quando lui le è completamente dentro (credo) lei guarda in alto, proprio nell’obiettivo della videocamera e sorride, poi riprende in bocca il mio uccello e si mette a spompinarmi con più foga di prima, aiutata anche dai colpi che il suo conterraneo le dà dall’altra parte. Sento di non poter durare ancora molto, per quanto mi sforzi di rallentare l’onda di puro piacere che mi sta salendo dai coglioni. La piccola, tanto per, inizia ad accarezzarmi le palle, e deve sentire subito cosa sta per succedere, perché si toglie il mio attrezzo di bocca e mi masturba tenendoselo vicino alla faccia. Guarda di nuovo in alto, in camera, e di nuovo sorride dolcissima. Proprio in quella le sborro in faccia. Lei riceve i miei spruzzi chiudendo gli occhi ma non certo togliendosi dalla traiettoria, aprendo anzi la bocca per provare a prenderne qualcuno al volo. Credo che quello spettacolo sia troppo anche per l’altro ragazzo, che la tira violentemente indietro e lascia partire un bestemmione da antologia. La ragazza guaisce ed inarca la schiena prendendosi la sua razione di sperma in pancia.
Stremato, mi siedo per terra ansimando ma senza staccare l’inquadratura dalla piccola mora di Macerata. Il ragazzo le esce dalla vagina e si pulisce l’uccello contro le sue chiappe, poi mi guarda e ha un’idea:
– Visto che puttana, la nostra Elena? Ah, ma non hai ancora visto la sua parte migliore…
Così dicendo la afferra per i capelli e la fa girare, facendomi vedere, per la prima volta, la fica della sua amica. Uno spettacolo: leggermente arrossata dalla sollecitazione precedente, con le Grandi Labbra che sporgono e si aprono dolcemente e le Piccole Labbra nuovamente chiuse e di un delicato color rosa, il Monte di Venere coperto da un piccolo boschetto di peli neri, rigorosamente tagliati nella parte inferiore. Sono a bocca aperta davanti alla perfezione di Madre Natura. Elena la troia agita il suo bel culetto per dare a me (e alla videocamera) uno spettacolo ancora migliore, poi arrivano le mani del ragazzo bruno (ma il biondo che fine ha fatto? ) ad aprirle le dolci chiappe. Vedo la piccola rosellina scura aprirsi e le Grandi Labbra sussultare, poi una pioggia dorata inonda tutto. Istintivamente mi tiro indietro, pensando che il biondo le stia pisciando addosso, invece alzo lo sguardo e lo vedo versarle addosso il resto della mia birra! Elena mugola e agita ancora di più il culo, ma si zittisce subito quando sente il collo della bottiglietta posarsi sulla sua conchiglietta.
Mi sposto leggermente per riprendere meglio questo spettacolo: è il momento giusto per mettere in funzione il macro.
Il biondo spinge la bottiglietta di birra ormai vuota contro le Grandi Labbra della sua amichetta e vedo il vetro penetrare nel fiore non certo dischiuso di questa bella ragazza.
– Oh! Oh mamma…. Oh sì, così..
Lui spinge ancora e lei finisce per venir penetrata da tutto il collo della bottiglia (cosa saranno? Dieci centimetri? ). Guardo il ragazzo moro, che sente il mio sguardo e sorride.
– Non lo facciamo spesso, ma è uno spettacolo o no?
– E manca ancora qualcosa…
Guardo verso il biondo, che si allontana lasciando la bottiglietta infilata nella vagina della ragazza per tornare quasi subito con un barattolino di EstaThe. Buca la copertura con la piccola cannuccia e lo passa al suo amico, che nel frattempo si è messo a cavalcioni della brunetta. Il moro prende l’EstaThe e l’accosta alle chiappe della loro amica, ormai poco più che un oggetto da sfondare. Ribalta lentamente il barattolino e lascia cadere un po’ del contenuto sulle chiappe della brunetta, che risponde con un gemito. Poi il ragazzo infila la punta della cannuccia nel piccolo buchetto anale e rovescia tutto il barattolo!
– Oh Signore Iddio… ! Oh cazzo… ! Oh Cristo… ! Oh mamma…
La brunetta agita i fianchi, ma il suo amico dai capelli neri le infila la cannuccia a fondo nello sfintere. Sento il rumore del barattolino di EstaThe che le si svuota nel sedere, e infatti il ragazzo lo agita un attimo poi lo estrae senza rimetterlo dritto: non cade neanche una goccia, il culo della ragazza l’ha “bevuto” tutto. Il buchetto si è richiuso e non sembra voler rigettare ciò che ha appena accolto.
– Oh mamma… com’è freddo… Oh Signore, cazzo…
Per tutta risposta il ragazzo che la sta praticamente cavalcando afferra la bottiglietta di birra che ha ancora nella vagina e la ruota.
– AAH! CAZZO! PIANO!
– Ma v’affanculo!
Un colpo secco per spingerla ancora più a fondo.
– Dietro è vergine, la nostra Elena, ma hai visto che lavoretti riesce a fare? Ah, ma verrà il giorno in cui ci darà anche il culo… Adesso però guarda cos’è capace di fare.
Il tipo toglie la bottiglietta e le tiene aperte le Grandi Labbra. Vedo Elena contrarre lo stomaco, spingere. Ancora una volta mi tiro indietro, ho paura di cosa mi possa arrivare addosso. Poi vedo che le Piccole Labbra, lentamente, si dischiudono. Elena continua a spingere e la sua bella fichetta continua ad aprirsi, poi ecco che un liquido denso, dal colore biancastro, le esce dalla vagina. La nostra Elena sta risputando fuori la sborra che il suo amico le aveva regalato pochi minuti fa! Lo sperma inizia a colare lentamente a terra, o lungo le sue cosce abbronzate. Infine un ultimo sforzo ed un bel quantitativo di sborra le salta fuori dalla fica e cade a terra.
– Brava, la nostra Elena! Tu sì che sei una ragazza con le palle!
Così dicendo le dà un bel bacio sulle chiappe e poi si rialza. Elena si passa una mano tra le gambe e si mette in ginocchio, poi si gira verso di me tenendo le cosce divaricate e masturbandosi il clitoride. Mi ero dimenticato di averle sborrato in faccia, una decina di minuti fa: il suo viso è coperto dal mio seme ormai secco, ma il suo sorriso è ancora delizioso.
– Allora, papà: sei fiero della tua bambina, adesso?
Cazzo, che roba. E io che ho passato gli ultimi due giorni a provarci con la tedesca della tenda di fianco… FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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