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Opera incompiuta

Era stata una occasione imperdibile quella propostale da Antonio, il rappresentante, che, poche settimane prima, aveva letteralmente preso il controllo della sua contorta libido e si era permesso di fare con lei cose, fino a poco tempo prima, neanche lontanamente immaginabili. Approfittando della disponibilità della madre ad accompagnarla, senza dire nulla al marito circa la presenza di Antonio, era partita in aereo per andare a visitare una interessante fiera del settore dell’abbigliamento, che le interessava per la sua piccola boutique. Quella mattina era uscita dall’albergo indossando una maglietta di cotone azzurra, manica corta, a trama larga ed una minigonna blu plissè; la pelle nuda ancora lievemente abbronzata, le spalle, la vita, il lungo collo lasciato scoperto dai non lunghi capelli biondi, i fianchi tondi e generosi erano messi in bellissima evidenza da quel semplice abbigliamento. Erano saliti sull’autobus che li avrebbe condotti in fiera, lei e Antonio, la madre era rimasta in albergo a causa di un improvviso, forte mal di stomaco. C’era molta confusione quel giorno e, non riuscendo ad andare avanti, dopo essersi districati a fatica, si erano sistemati sul lato posteriore dell’autobus, le spalle rivolte alla porta d’ingresso. Antonio si era messo al suo fianco e guardavano fuori il traffico caotico di quel caldo giorno di settembre. Nella calca dell’autobus, Giusy, vestita in modo così leggero e con i tondi sporgenti fianchi appena coperti dalla leggera stoffa della gonna era una vera e propria tentazione, pensava il rappresentante, che, subito colpito da una delle sue torbide fantasie, si era spostato ad arte da dietro di lei, proprio con lo scopo di lasciare quelle sensuali terga non protette dagli occasionali e, soprattutto, intenzionali palpeggiamenti degli altri uomini lì presenti. Mentre parlava con Giusy, osservava attentamente, quindi, tutti quelli che si avvicinavano a lei per vedere se vi erano tentativi di approccio! . La tentazione esercitata dal tondo posteriore di Giusy era veramente troppo forte per qualsiasi occhio maschile che vi si fosse soffermato sopra; e, infatti, dopo pochi minuti, facendosi largo a viva forza nella calca, ecco un uomo, apparentemente ultrasessantenne, tarchiato, robusto, un viso che sembrava scolpito con la scure, uno sguardo pieno di fascino, che, per certo, in gioventù, aveva potuto mietere molte femminili vittime. Quell’uomo, dopo una lunga e non facile manovra, era riuscito a piazzarsi proprio dietro di lei, ma, inizialmente, di fianco; senza bisogno di avvicinarsi, pressato com’era dalla folla dei passeggeri dell’autobus, le aveva poggiato il dorso della mano sinistra su una natica. La stoffa era veramente sottile e sotto la gonna vi erano solo le morbide mutandine, il cui bordo l’uomo cominciò a carezzare delicatamente con i polpastrelli delle dita. Dio come era sensuale la curva di quelle natiche e come erano sodi quei glutei che quella fortunata combinazione gli consentiva di toccare impunemente. Dopo un po’, non percependo alcuna reazione da parte della ancora distratta Giusy, il vecchio si fece coraggio e, spostando la mano pian piano, riuscì a giungere con il dito indice proprio sopra la morbida valle in cui si congiungevano le sfere posteriori. Il dito si adagiò voluttuosamente, per tutta la sua lunghezza, lungo la fessura di quelle bellissime natiche mentre l’eccitazione del vecchio montava a dismisura. Non capiva più niente, la sua mente si fuse su quell’irresistibile culo di giovane donna e decise di osare: girò la mano e posò così tutto il palmo sulla natica della donna, palpandola ormai sfacciatamente. Giusy, non abituata a salire sugli affollati autobus delle grandi città, trasalì realizzando solo in quel momento che quel contatto non era casuale; qualche porco stava prendendosi la libertà di palparle il fondo schiena; non ebbe, però, il coraggio di voltarsi e fare una chiassata, non era nel suo carattere; si volse, perciò, verso Antonio per fargli capire che qualcuno, dietro di lei, si stava prendendo piaceri proibiti e spiò, con la coda dell’occhio, per capire chi fosse. Il rappresentante, che aveva osservato tutta la manovra pienamente compiaciuto ed eccitato, le strinse la mano e con lo sguardo le fece capire che doveva lasciar fare; sarebbe stato lui a decidere l’andamento di quel gioco. Il vecchio, dopo un attimo di incertezza seguito al sussulto della donna, vista la assenza di altre reazioni, riprese coraggio e, dopo qualche attimo, riuscì a girarsi tutto. Aveva la stessa altezza di Giusy e così il suo vecchio, glorioso membro, diventato durissimo come ai tempi d’oro, poggiò con la sola sottile intercapedine dei pantaloni e della gonna sugli irresistibili, tondi, sodi glutei della donna. Giusy, che ora seguiva attentamente, prontamente eccitata dalla torbida situazione e dal potere esercitato su di lei da Antonio, ormai signore e padrone della sua sessualità e, che, i! n un certo senso, con la presenza al suo fianco, la rassicurava, rimaneva immobile, il fiato sospeso. Sentì quel membro durissimo e grosso che poggiava, per tutta la sua rispettabile lunghezza, sulla fessura della natiche e, spingendo, cercava di schiuderle malgrado la protezione, pur sottile, della stoffa; sentì, subito dopo, la mani del vecchio che le afferravano i fianchi, nella classica presa del coito da dietro. Sentì quelle mani ruvide che, sicuramente rassicurate dalla sua mancanza di reazione, la palpavano con sempre maggiore audacia, mentre il membro fremeva sul morbido contatto dei glutei, sentì quelle mani che si abbassavano, scorrendo lungo i fianchi, dirette verso il corto lembo della gonna. Il lembo venne raggiunto in breve tempo da quelle dita callose, che, dopo averlo leggermente sollevato, vi si insinuarono di sotto, posandosi voluttuose sulla calda pelle delle cosce; subito quelle mani cominciarono a risalire frementi dalle cosce ai fianchi giungendo, finalmente al pieno contatto con i glutei ora solo protetti dalle sottili mutandine. Giusy continuava a rimanere ferma, come se nulla fosse, e, nella sua consapevole veste di preda assegnata a chi voleva Antonio, non appena sentì quelle mani che avevano già preso pieno possesso delle sue prominenti rotondità posteriori, si volse verso di lui, che, avendo osservato tutta la scena, le rivolse un lieve sorriso di compiaciuta, eccitata approvazione. Il cuore cominciò letteralmente a sussultare nel suo petto, in un galoppo sfrenato, nel sentire le ruvide dita dell’uomo che, trovato il lembo superiore delle mutandine, lo tiravano delicatamente giù in modo da scoprirle del tutto il fondo schiena, fino all’attaccatura delle gambe. La mano destra dell’uomo si spostò quindi dal fianco della donna alla patta dei pantaloni che sbottonò rapidamente; il membro venne così estratto e, sollevato il corto pieghettato lembo della gonna per quel tanto che bastava, venne poggiato finalmente sulle ormai nude ed indifese semisfere posteriori della ragazza. Giusy era eccitata ma anche impaurita da quella situazione, in mezzo a tutte quelle persone, qualcuna delle quali avrebbe potuto capire cosa stava succedendo; volse uno sguardo implorante aiuto ad Antonio nel momento in cui si sentì afferrare per le natiche dalle forti mani del vecchio e si sentì aprire con decisione. Antonio alternava il suo sguardo su due scene altrettanto eccitanti, una quella del volto di Giusy, l’altra quella dei movimenti delle mani del vecchio, che si indovinavano sotto la sottile stoffa della gonna; allo sguardo implorante di lei replicò con un inequivocabile cenno di lasciar fare, proprio nell’attimo in cui la donna sentì la già umida punta del membro che, affondata di colpo tra i glutei brutalmente spalancati, giungeva sul rinserrato cerchio dell’orifizio posteriore, con l’evidente scopo di prendere possesso della sua intimità, proprio attraverso quella stretta, sensibilissima apertura. Sentì il respiro affannoso, denso di sentori di tabacco, del vecchio sul collo, mentre la mano destra di lui si staccava dal suo fondo schiena; si volse leggermente e vide che quello portava la mano alla bocca e, guardandola dritta negli occhi per farle chiaramente capire dove aveva intenzione di arrivare, vi deponeva un bel po’ di saliva. Si girò ancora una volta verso Antonio ma, vedendolo visibilmente scosso dalla eccitazione, capì che non c’era nulla da chiedere, ma solo subire passivamente le voglie del vecchio, come era chiaro lui voleva; fissandolo, stravolta, negli occhi, strinse le mani sul corrimano dell’autobus, arcuò leggermente la schiena all’indietro, come una vittima pronta al sacrificio e, addirittura, desiderosa di facilitare il compito al suo carnefice e attese … Dopo qualche attimo, sentì le dita della mano destra del vecchio che si posavano nuovamente sulla natica richiusa; si sentì aprire di nuovo e, mentre il membro, che già pulsava impaziente, si ritraeva leggermente, sentì la frescura della saliva che veniva posata sul cerchio del suo indifeso buco. Le ruvide dita del vecchio spalmarono accuratamente tutta la zona in cui si sarebbe consumata la penetrazione anale della dolce Giusy; la ragazza trasalì vistosamente nel momento in cui l’uomo, per saggiare lo stato di lubrificazione, di colpo, fece una sorta di prova generale, e la penetrò ruvidamente con un dito; per qualche secondo il grosso medio della mano destra del vecchio fece dei giri e dei movimenti di su e giù dentro il contratto sfintere della bella Giusy, allo scopo evidente di allargare e ungere meglio quel caldo, delizioso, vibrante ma pur sempre angusto passaggio. Dopo pochi attimi il dito venne estratto, le mani spalancarono nuovamente le natiche con forza, il cazzo vi affondò puntando decisamente l’ormai viscido buco e, mentre il rappresentante le stringeva la mano sinistra, il vecchio contrasse vigorosamente le pelvi e spinse per inculare quella ghiottissima, giovane, distinta signora, per incularla vergognosamente in pubblico, in un autobus strapieno, a strettissimo contatto con decine di persone, con il serissimo rischio di essere entrambi scoperti. Ma, proprio nel preciso momento in cui la punta del cazzo del vecchio stava per entrare, violando l’umida porta dello sfintere anale della dolce, indifesa Giusy, diretto ad affondare dentro di lei per intero, senza pietà, senza ritegno, senza freno alcuno, il rappresentante, sadicamente, decise che era giunto il momento di interrompere il gioco divenuto, in pochi minuti, inaspettatamente delizioso per il vecchio. La strattonò con la mano destra, che lei stringeva violentemente con la sua, in una sorta di estrema ricerca di aiuto, nel momento in cui si accingeva a soccombere, inesorabilmente, alle prepotenti voglie sodomizzatrici del vecchio, e, tirandola violentemente verso di se, la strappò a quel sadico, lascivo assalto, “dai, sbrighiamoci, dobbiamo uscire, è la nostra fermata”, ! esclamò, mentre, fendendo energicamente la calca, la trascinava fuori dall’autobus ……. FINE

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