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Una sera in palestra

Quel lunedì sera avevo un impegno insolito, dovevo sostituire un amico, istruttore nonché titolare di una palestra, eravamo stati per anni compagni di squadra nella compagine cittadina di football americano e non potevo negargli un favore, specie perché c’era in ballo una donna che “filava” ormai da secoli!
– Oh, finalmente un istruttore gentile, era ora! – sbuffò una donna, sulla quarantina ma piacente, che aiutai con un attrezzo particolarmente complesso.
– Attenta a non prendere pesi troppo grossi, se non sei abituata possono provocare lesioni. – dissi, controllando sulla scheda i carichi con cui lavorava di solito.
– Te l’ho sempre detto che prenderne di troppo grossi ti fa male! – puntualizzò subito la compagna, sua coetanea ma meno carina, che l’aiutava negli esercizi.
– Lo dici tu, ai pezzi grossi ci sono abituata! – replicò la prima, decisa, scherzi e lazzi da palestra erano comuni tanto agli uomini che alle donne, notai.
– Dai, prova adesso che ho sistemato la macchina. – dissi, sorridendo.
– Ok, dopo… sistemi anche me? – disse lei, sfrontatamente.
– Alt, fermi tutti… lui è terreno di caccia riservato! – disse, perentoria, una voce alle nostre spalle; mi voltai curioso trovandomi di fronte a Loretta… da anni lavoravamo insieme e non mi ero mai reso conto di che gran pezzo di femmina fosse, anche se questa non era la donna che conoscevo, i capelli biondi raccolti, senza trucco e in tenuta da aerobica, che personalmente trovo molto sexy, madida di sudore che la rendeva ancora più bella e appetibile ma colpiva la posa, gambe larghe e mani sui fianchi, in atteggiamento di sfida verso le due donne e di possesso nei miei confronti….
– E tu che ci fai qui? – sbottai sorpreso, ammirandola apertamente.
– Vengo abitualmente per smaltire la ciccia, dopo l’aerobica faccio sempre una mezz’ora di attrezzi per tonificarmi, e tu? – rispose.
– Sostituisco Luigi che stasera aveva un impegno, non sapevo venissi in questa palestra, con Gigi siamo amici da una vita, giocavamo insieme nei Rhinos! – da quel momento ebbi occhi ed attenzioni solo per lei.
– Angelo, io ho finito la lezione… vedi Gigi dopo? – disse una bella donna, con i capelli freschi di doccia, infilandosi nella sala degli attrezzi della palestra.
– Ciao Giulia, abbiamo appuntamento in pizzeria verso mezzanotte ma… spero proprio che non venga! – dissi, sorridendo enigmatico.
– Già, spero anch’io che questa sia la volta buona con quella tipa… io esco, ti lascio le chiavi così le puoi dare a Gigi, domani arriva prima di me. –
– Perfetto, male che vada lo vedo domattina al bar… –
– Beh, per lui sarebbe “bene che vada”. – rise Giulia, istruttrice di aerobica e socia del mio amico in quell’attività… sulla trentina, carina, piccola ma formosa, istruttrice ISEF, era stata nazionale di volley per diverso tempo, aveva avuto una storia con Gigi ma, anche quand’era finita, avevano instaurato un eccellente rapporto e, a mio avviso, se capitava l’occasione scopavano ancora insieme!
– C’è ancora qualcuna delle tue vittime dentro? – le domandai.
– Solo un paio sotto la doccia… dovrebbero aver quasi finito. Dalle un occhiata! –
– Volentieri, ci vado subito… –
– Scemo, assicurati solo di non chiuderle dentro. Ciao Lory, ciao Angelo. –
Poco dopo, mentre assistevo la mia amica alle prese coi pesi, anche le due ritardatarie ci salutarono e se ne andarono, ridacchiando, ero praticamente a cavalcioni di Loretta per evitare che il bilanciere da venti chili potesse scivolarle, ma la posizione era evidentemente equivoca, il mio membro era quasi tra le sue tette generose e, malgrado fossimo completamente vestiti, c’era di che pensare male.
– Che avevano da ridere quelle oche? – domandai, sistemando il peso sui sostegni.
– Credo sia la nostra posizione… fossimo nudi, ti starei facendo una spagnola! – sogghigno lei, dopo aver guardato nella parete di specchi.
– Già, la materia prima c’è! – prendendo coraggio le diedi una strizzata alle mammelle.
– E anche la “materia seconda”- replicò strizzandomi le palle con forza, pensai ad un gesto dissuasivo alla mia maldestra avance.
– Scusami, mi sono lasciato trasportare dal momento, sei così bella che… – abbozzai, lasciando a malincuore quel seno sodo.
– Che bel cazzo duro… sapessi quanto lo desidero! – esclamò, palpando col medesimo vigore di prima… non era contrariata, il suo era proprio ardore!
Le mie mani tornarono sui seni mentre spingevo il bacino per sentire quelle morbide colline, lei mi passò le mani sul culo attirandomi a se, muoveva il busto per stimolarmi in modo più completo, i capezzoli mi si erano inturgiditi contro il palmo delle mani e li strizzai con forza, torcendoli, facendole emettere un grido strozzato.
– Si, spremili, fammeli schizzare fuori, fammi male! – le sue mani m’avevano artigliato il culo e palpavano come io avrei voluto fare a lei, mi abbassò i calzoni della tuta per potermi stringere la pelle, io armeggiavo con le bretelle per riempirmi le mani delle sue poppe.
– Come si apre questa cosa? – m’arresi frustrato, mi spinse via alzandosi e, in due secondi, rimase con i soli scaldamuscoli alle gambe, per il resto era tutta nuda… era una bionda autentica e i riccioli d’oro disegnavano il monte di Venere senza nascondere la fessura rosa scuro che si apriva in basso, aveva i fianchi più stretti che avessi mai visto per questo, probabilmente, le anche parevano più larghe e i seni più grossi.
M’inginocchiai di fronte a lei appoggiando le labbra sul cuscino di peli morbidi mentre le mani si riempivano delle sue natiche sode, con la lingua disegnai un fitto ricamo attorno all’ombelico, sul ventre piatto fino alle tette, stuzzicandole i capezzoli turgidi che lei, chinandosi ed ondeggiando mi offriva, con le dita le sfiorai l’ano e scesi verso le grandi labbra, ne percorsi il profilo impregnandomi dei suoi umori, stavo scendendo anche con le labbra e raggiunsi le cosce, la sua pelle, in ogni punto sfiorato dai miei baci, era rovente… risalii sul pube dorato e, contemporaneamente, le infilai un dito nel culo, il suo bacino scattò in avanti offrendomi la vulva bagnata e aperta, incollai le labbra al clitoride stuzzicandolo e facendolo emergere, svettante e gonfio, dal suo nido, questo la fece letteralmente impazzire di piacere, mi artigliò la testa spingendosela nel ventre e rilassò i muscoli permettendomi di penetrarle lo sfintere in profondità.
– Uhmm, sei un raffinato. Mi piace come mi lavori davanti e… dietro. – aprì le gambe, appoggiando un piede sulla panca per facilitarmi la leccata furiosa con cui le stavo lavorando vagina e clitoride, sculettava avanti e indietro al ritmo della mia lingua e, all’unisono, sincronizzava i gemiti e gli incitamenti.
– Che fica buona, sai di femmina al 100% dammela tutta… mettiti sulla panca. – non se lo fece ripetere due volte, si mise carponi offrendomi le terga.
– Sono tutta bagnata, guarda… dopo voglio prenderti tutto nel culo, ti va? –
– Se mi va? Non osavo domandartelo… inculare una bella donna come te mi fa sempre impazzire! – dissi, e ripresi a leccarla con tutto l’entusiasmo che avevo.
– Che bello, dai… ancora… ecco, fermati lì, lecca più veloce… più veloce… goodoo! Hooo, sto godendo come una vacca, siiii… se mi lecchi ancora il culo… così… vengo di nuovo… così goodoo… goodoo… sei fantastico, che lingua hai, adesso voglio farti assaggiare la mia. – saltò giù dalla panca dove la sostituii, mi spogliò in fretta e s’accosciò tra le mie gambe stuzzicando il membro eretto con rapidi bacetti e veloci leccatine al glande che svettava orgoglioso, poi lo risucchiò e per poco non venni solo guardando quella fantastica bocca inghiottirmi tutto, entravo in lei centimetro per centimetro e le sue guance paffute si gonfiavano mentre la sua testa si muoveva sull’asta ad un ritmo sempre più serrato.
– No, non voglio venire in bocca, voglio scoparti, incularti, ti voglio tutta! – dissi, fermandola.
– Si, ti voglio anch’io. Vieni, prendimi… sono tua. – un attimo ed ero in piedi, l’abbracciai asciugando il membro sul suo ventre piatto, si sollevò in punta di piedi sfregando i riccioli del pube sul mio muscolo duro come il marmo, le passai le mani sulle chiappe alzandola mentre il cazzo le s’incuneava fra le gambe scivolando sulla fessura bagnata…
La depositai sulla panca e, con una mano attorno al collo mi attirò su di se mentre con l’altra mi accarezzava il membro guidandolo all’imboccatura del suo nido accogliente, armeggiò col glande spennellandosi ripetutamente la vulva prima di farmi affondare in lei con un colpo di reni che mi spedì direttamente a sbattere col meato sull’utero, un urlò roco e prolungato mi fece capire tutto il piacere che provava ed io mi unii a quell’urlo mordendo con foga le mammelle, le sue gambe scattarono agili attorno ai miei fianchi attirandomi in lei più profondamente… era come un’altalena, sempre più in alto e sempre più veloce, la testa mi girava dalla passione e dal desiderio ma Loretta mi teneva stretto e dopo avermi preso il viso fra le mani m’infilò la lingua in bocca, facendola frullare vorticosamente, ci sapeva fare davvero, il suo culo era in movimento perpetuo, dondolando, ruotando e dandomi sensazioni fantastiche, ero quasi sul punto di godere quando ci bloccammo simultaneamente, quasi fossimo comandati da un medesimo interruttore e, insieme, ci guardammo nella parete a specchio divorandoci a vicenda con gli occhi, era un gioco sottile e sensuale, sempre fissando le sue pupille piano piano estrassi il membro dalla vagina, in modo da farglielo non solo sentire ma anche vedere tutto lucido di umori, poi affondai lentamente in lei, bastò una volta sola… quando i testicoli sbatterono nel solco delle natiche Lory rovesciò la testa socchiudendo gli occhi e lasciandosi sfuggire un gemito sordo e lungo, nell’estasi dell’orgasmo, le pareti della fica si strinsero attorno al cazzo e proprio in quel momento sborrai tutto lo sperma che avevo accumulato dentro, senza fretta, con fiotti potenti e ritmati che le riempirono la vagina i cui muscoli si contrassero all’unisono coi miei, quasi risucchiandomi le ultime stille… non avevo mai goduto così copiosamente e sentivo il mio seme colarle dalla vagina e l’immaginavo scivolare, denso e caldo, nel solco fra le natiche quel pensiero mi donò una nuova serie di contrazioni che, questa volta, la colsero di sorpresa… mi sorrise mentre mi abbandonavo su di lei e cercavo le sua bocca, intrecciai la lingua alla sue e ci baciammo a lungo, malgrado quel rapporto fosse stato così estemporaneo, quasi animale, la conclusione fu molto dolce e graduale, i nostri ritmi si erano trovati e fusi insieme permettendoci di godere uno dell’altra come avessimo un affiatamento affinato da decine di rapporti e non fosse, invece, la prima volta che ci concedevamo a vicenda. FINE

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Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

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