Anonimo padovano, dal codice OTTELIO II

Lassa pur, frelo, lassa andar che vaga,
che stago ben si songie inamorò.
Frel, quella puta m’ ha si apimentò
che non so là ò me sia nè là ò (me) staga.

è crezo ben che anco ella se n’adaga,
perchè è la guardo e la me cegna po,
e si me sgregna, e mi vegno avitò
e fame tuta imbosemar la braga.

El me ven grando, frelo, a mo un pilon,
e ‘l me sta tesso e no ‘l posso alogare,
el me zonze de chì fin al galon.

Oh, se ge la poesse mesiare,
è (ge) la farà parer de sti molon
che ha le fette averte rosezare.

(E po) ge la faré imbrelare
e si ge butarà tanto bruò in boca
che ‘l parerà che ‘l g’aesso schitò un’oca. FINE

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