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I piaceri di Onan

I piaceri di Onan

Volevo dirti che io poi ho fatto ciò che ho detto: solo che le schede telefoniche erano terminate e non ho potuto … relazionare! Lo faccio adesso, sperando che ti possa piacere. Bagno, solito bagno da autogrill: ci si aspetterebbe un bagno intessuto di marmo, con i rubinetti rivestiti d’oro e invece, come sempre, ci si trova di fronte al cesso di Trainspotting trasudante numeri di telefono per improbabili (quantomeno) incontri erotici con ciccio, ely, bella trans etc… Tralascio i particolari più meritevoli di vomito per parlarti invece dei miei pensieri. Ho immmaginato noi due in macchina. Io alla guida. Tu eri vestita (vestita? ? ? ) da un morbido spolverino grigio scuro. Il posto dei tuoi panni era stato preso dalla raffinata lingerie che ti avevo portato in dono: ovvero una guepiere bianca (o nera? sarà mica troppo banale il nero? Però mi fa impazzire su di un bel corpo come il tuo… ). Il tuo seno occhieggiava dall’apertura a balconcino, mentre gli slip… ah gli slip non facevano parte del tuo abbigliamento! Inutile sottolineare che la corsa in macchina era compiuta al limite estremo (ahimé superato… ) della decenza. Era piuttosto stata un esplorazione del tuo sacro bosco d’amore alla ricerca delle fonti in piena dell’ambrosia della passione (come erano in piena). Tu, con il garbo che ti è innato, avevi fatto altrettanto su di me, trasformandomi in un bagnatissimo novello Priapo. Eravamo arrivati a casa tua (era libera… insperatamente) e già in ascensore facevamo tutto quello che lo spazio e il residuo (bassissimo) senso della decenza ci imponeva. Ci siamo baciati in modo profondo e molto passionalmente e, già prima di chiudere l’uscio il tuo spolverino era volato via, con gran parte dei miei indumenti che, empaticamente, erano andati a fargli compagnia. Ne è seguito un intrecciarsi di corpi sempre più libero e sensuale, mentre le nostre vibranti lingua e labbra si intrecciavano in furiosi rendez-vous. All’improvviso ti eri messa doggy style sul divano, pregustando un’ovvia reazione da parte mia. La reazione c’era stata: mi sono avvicinata alla tua serra d’amore, così abissalmente spalancata davanti ai miei occhi in tutto il suo splendore e le ho usato un sensualissimo massaggio orale, causando plurimi orgasmi di miele puro nella tua sensualissima voce. Eri libera, come me, di dire no ma dicevi solo ancora sotto i miei colpi robusti. Poi mi sono allontanato come per ammirare con maggiore pienezza il tuo capolavoro segreto e ho sguainato il mio fratellino inferiore, ormai in stato di parossistica attesa. L’ho avvicinato ai tuoi morbidi globi, volevo darti l’impressione di violarti nei tuoi abissi più immorali: ma non lo feci. Ti invitai a spremere gli scultorei globi, creando un nido caldo e sodo per il mio fratellino. L’ho quindi inserito nella novella tana d’amore un po’ come (metafora + delicata non ho trovato) un wurstel in un panino. E in detto panino mi sono trovato a farlo scivolare, godendo della soda morbidità dei tuoi glutei e della celestiale visione della tua schiena. Ammiravo i perfetti lineamenti del tuo volto posteriore, scanalando in un ritmo primordiale l’invito d’amore che mi stavi fornendo. Usavo sempre in modo diverso i morbidi appigli del tuo corpo per restare in sella e non essere disarcionato dal tuo ritmo d’incontro: ora mi abbracciavo ai tuoi fianchi, ora godevo della pienezza soda dei tuoi seni (con quei meravigliosamente duri capezzoli quasi gambo dei flute erotici che ti ostini a chiamare seni… ), ora maltrattavo il tuo bocciolo d’amore che ti regalava urla mielate di passione. Le due sferoidali compagne del mio fratellino vellicavano l’ingresso della tua orchidea selvaggia aggiungendo piacere al piacere. Persi il conto delle tua urla d’amore, mentre fissavo i miei occhi sulla delicata perfezione delle due fossette che marcavano, simmetricamente, l’inizio del tuo rotondo fondoschiena. Inizio che non tardai a merlettare con mille e mille rivoli di torrido succo d’amore, presto spalmati sulla tua pelle dalle tue mani sapienti. Mi piacque pensare che tu assaggiasti il frutto delle comuni fatiche in un mix erotico di bollenti fluidi… Fuori era ormai notte fonda, intrigante punto di contatto tra sogno e realtà: io mi ritrovai con il mio stropicciato fratellino ormai esausto ma pronto a ricominciare, con te, la scalata verso le eccelse vette del piacere. Torridi baci, tuo….. FINE

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