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Donna in biancheria intima bianca distesa sul divano - copertina racconto erotico

LA DI-VINA COMMEDIA

CANTO I° (2ª parte)
Temp’era dal principio del mattino
e ‘l sol montava ‘n su con quelle stelle
ch’eran con lei quando uno splendido bocchino
mosse di prima quelle labbra belle;
sì ch’a bene sperar era cagione
di quella donzella da vellutata pelle
l’ora del tempo e della dolce stagione;
ma non sì che piacere non mi desse
la vista che m’apparve d’un coglione:
questi parea che contra me venesse
con la testa di cazzo e col ghigno infame,
sì che parea che l’aere ne temesse;
e d’una figa,che di tutte brame
sembrava carica ne la sua magrezza,
e molte genti fè già vivere grame:
questa mi porse tanto di bellezza
con la paura ch’uscia dalla sua vista
ch’io trovai la speranza de l’altezza.
E qual è quei che volentieri si diverte
e giugne il tempo che goder lo face
che ‘n tutt’i suoi pensier ride e si esalta;
tal mi fece la figa senza pace,
che, venendomi incontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove ‘l sol tace.
Mentre ch’i ruinava in basso loco,
dinanzi a li occhi mi si fu offerto
chi per lunga astinenza parea fioca.
Quando vidi costei nel gran diserto,
“Miserere di te”, gridai a lei
“qual che tu sii, o troia o donna certa !”
Rispuosemi: “Non donna, troia già fui;
e li parenti miei furon bastardi,
figli di puttana, per patria ambedui.
Nacqui in un bordello, ancor che fosse tardi,
e vissi a Roma sotto ‘l buono Augusto
al tempo dei froci e dei vegliardi.
Troia fui, e scopai con chi di mio gusto
figliuola di **** che venne da ****,
ma poi che il miglior bordello fu combusto.
Ma tu perché ritorni a tanta foia ?
perché non sali il dilettoso monte
ch’è principio e cagion di tutta gioia ?”
“Or sé tu quella **** e quella fonte
che non ti stanchi di scopar sì largo fiume ?”
rispuos’io, con maestosa fronte.
“O delle altre troie onore e lume,
vagliami il lungo studio e ‘l grande amore;
che m’ha fatto cercar lo tuo nome.
Tu sé la mia maestra e ‘l mio bollore;
tu sé solo colei da cu’io tolsi
lo bello stilo che m’ha fatto onore.
Vedi la donna per cu’io mi volsi:
aiutami da lei, famosa squillo,
ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi”.
“A te convien tenere altro viaggio”,
rispuose poi che sghignazzar mi vide,
“se vuo goder d’esto lussurioso villaggio;
ché questa troia, per la qual tu ride,
non lascia altrui passar per la sua figa
ma tanto lo desidera allorché gride;
e ha natura sè riservata e restìa
che mai non empie la sua bramosa voglia
e dopo l’orgasmo ha più fame che pria.
Molti son li omini a cui s’ammoglia,
e più saranno ancora, infin che ‘l giudizio
verrà, che la far… morir con doglia.

FINE

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