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Il marchese all’ospizio

Il marchese Onofrio ******** mai avrebbe immaginato di finire i suoi giorni in un ospizio per anziani. Lui nobile di sangue blu pensava fosse un suo diritto morire nel proprio letto, nel proprio castello. Non così pensavano però i suoi familiari che gli espropriarono tutti i suoi averi e lo collocarono in un ospizio, per carità il più lussuoso e rinomato della città, ma pur sempre un ospizio. Gli venne inoltre lasciato un discreto conto in banca con cui togliersi eventuali sfizi e capricci. Tutto sommato non era così decrepito anche se aveva i suoi bei settant’anni, ben portati. Del resto è difficile pensare che un uomo che nella vita non ha mai lavorato, campando di rendita, fosse particolarmente sciupato nonostante non fosse più giovanissimo. Anzi il marchese era bello arzillo in perfetta salute e con la mente ancora rivolta al sesso che non era mai mancato nella vita di Onofrio. Da giovane era una macchina da sesso perfetta, si era fatto molte cortigiane, anche più di una contemporaneamente, sfruttando certo anche il potere che derivava dalla sua condizione nobiliare; del resto si sa che le donne sono particolarmente affascinate dagli uomini di potere e non esitano ad inginocchiarsi di fronte al potente di turno. Certo il marchese era anche un uomo molto bello con quegli occhi azzurri penetranti che lo facevano assomigliare ad un principe più che ad un marchese, quelle sua spalle larghe frutto di ore di esercizio ginnico e di ore e ore di scherma, lo sport di famiglia da sempre. Gli ingredienti della vita di Onofrio erano dunque il sesso e lo sport, di lavorare non ne aveva bisogno visto l’immensa rendita che i genitori gli aveva lasciato interamente a lui essendo figlio unico. Lui non si sarebbe mai voluto sposare, ma com’era costume una volta gli venne combinato il matrimonio con una graziosa baronessa molto timida e impacciata. In fatto di sesso lei era assolutamente inadeguata, la conseguenza furono le inevitabili corna anche se Onofrio aveva una sorta di adorazione nei confronti della moglie a cui non fece mancare mai comunque le sue attenzioni. Avevano avuto un solo figlio che non assomigliava certo al padre in tema di prestazioni fisiche e sessuali ma anche intellettuali. Tant’ è vero che venne circuito da una bella e cinica donna che si fece mettere in cinta e di conseguenza divenne sua moglie. Da quel momento cominciarono i guai di Onofrio che venne emarginato sempre più da sua nuora, soprattutto quando restò vedovo, e piano piano quella donna assunse il controllo di tutti gli averi della famiglia. Il figlio di Onofrio era soggiogato da sua moglie e avallava ogni sua decisione senza battere ciglio, fino appunto alla decisione di sua nuora di rinchiuderlo in un ospizio. Suo figlio non battè ciglio, anzi fu proprio lui a comunicare al padre la decisione cercando di convincerlo che fosse la soluzione più ragionevole per tutte.

“Soprattutto per tua moglie” obiettò il marchese alzando la voce. Onofrio era distrutto ma il suo orgoglio di nobile gli impediva di scoppiare in lacrime e quindi con grande dignità accettò il suo destino oramai segnato visto che anche legalmente aveva le mani legate,

“da oggi per voi io sono morto, non vi voglio più vedere, nemmeno al mio funerale” disse con involontaria ironia. E così si fece accompagnare alla casa di riposo. Di certo non avrebbe mai immaginato di poter ricominciare da zero la propria vita in un luogo dove di solito si è impegnati più a contare le ore che restano da vivere che a progettare e godersi la vita. Onofrio varcò il cancello della casa di riposo e si trovò in un giardino splendido dove emergevano fiori di ogni specie e il prato era curatissimo. Fu la direttrice in persona ad accoglierlo

“benvenuto signor marchese, vedrà che da noi si troverà benissimo” esclamò la signora Maura.

“Non ne dubito” rispose gelido il marchese. Una volta all’interno della villa non potè che rimanere allibito per la bellezza dell’arredamento e per il lusso di tutto ciò che era all’interno di quell’edificio. Fu subito accompagnato nella sua spaziosissima stanza da una cameriera che si chiamava Michela ed anche lì potè ammirare la bellezza dell’arredamento. Si sentiva davvero a suo agio, si può dire che si sentisse a casa sua. Passarono così i primi mesi di ambientamento nel corso dei quali Onofrio potè notare la bellezza della cameriera Michela che era l’addetta alle pulizie della sua camera, si può dire in un certo senso che erano diventati amici. Michela era una ragazza molto bella, giovane, aveva compiuto da poco i ventidue anni, molto prosperosa portava almeno una quarta di reggiseno e molto educata e cordiale. Parlavano volentieri lei e il marchese, all’inizio solo del più e del meno ma con il passare del tempo Michela era arrivata anche a confidenze molto private e personali, sulla sua condizione di povera, come povera era tutta la sua famiglia che sostanzialmente dipendeva da lei.

“Purtroppo i soldi non bastano mai signor marchese” gli ripeteva sempre Michela e lui

“perché non ti cerchi un’altra occupazione più redditizia? “,

“ma come faccio signor marchese è un buon posto questo e il lavoro mi piace”.

“Beh allora potresti arrotondare con qualche prestazione extra”, ribadiva il marchese, ma poi i discorsi finivano lì. Ma Onofrio cominciò davvero a pensare di formulare una proposta indecente a Michela, in fondo aveva a sua disposizione un discreto conto in banca e poi in gioventù si era scopato molte cortigiane proprio grazie ai suoi soldi e al suo potere, perché quindi non riprovarci da vecchio? In fondo il cazzo gli tirava ancora, in modo particolare quando la cameriera era prona sul suo letto a sistemare le coperte. La vista di quel culetto così ben tornito lo mandava in visibilio, ora si trattava di aspettare l’occasione giusta per fare la proposta alla giovane ragazza. L’occasione non tardò ad arrivare, infatti qualche mattina dopo Michela entrò piangendo nella stanza di Onofrio

“oh signor marchese ieri i miei genitori hanno ricevuto lo sfratto se entro un mese non trovano i soldi per l’affitto verranno buttati in mezzo ad una strada, ma io tutti quei soldi non li ho”. Onofrio con tono di voce paterno

“mia cara non ti preoccupare a tutto c’è rimedio, a te ci penso io se tu sarai disponibile in tutti i sensi nei miei confronti”. Michela si rese subito conto del tipo di proposta ma non aveva molta scelta e disse quasi singhiozzando

“Signor marchese sono a sua disposizione”. Onofrio si abbassò immediatamente i pantaloni ed estrasse dalle mutande il pene già semieretto che emergeva tra i suoi peli pubici ormai grigi. Michela si inginocchiò e lo prese in bocca, cominciando il pompino che era un’ arte a lei certo non sconosciuta.

“con una bocca così tutto su può risolvere” commentava il marchese già ai limiti dell’orgasmo e pensava tra sé

“guarda quanto il potere dei soldi può ancora procurare ad un uomo della mia età”. Il pompino durava ormai da dieci minuti, Onofrio denotava grandi capacità di resistenza nonostante l’impegno con cui la cameriera leccava e succhiava quel cazzo nodoso. Per lui era uno spettacolo autentico vedere quella ragazza così giovane impegnata allo spasimo per farlo godere, emergeva il lato cinico di Onofrio che lo faceva eccitare ancora di più

“coraggio mio cara più me lo succhi e più me ne succhi” le diceva il marchese che dopo circa un quarto d’ora scaricò il suo seme in faccia a Michela e tra i capelli biondi. La cameriera pensava che ciò sarebbe bastato al marchese, ma si sbagliava. Infatti, Onofrio le strappò con violenza i vestiti e la buttò sul letto completamente nuda. Anche lui si spogliò completamente e si avventò eccitato più che mai. Il suo cazzo alla vista di quella fica così ben rasata era tornato a svettare. Iniziò a scoparla selvaggiamente in più posizioni e dopo essere venuto dentro di lei si addormentò esausto. Michela venne pagata il giorno seguente; il marchese le ricordò malignamente e con un ghigno perfido che qualora avesse avuto ancora bisogno di denaro non aveva che da chiedere. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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