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Sai, io sono una … Professionista

Giunse all’albergo che la ditta gli aveva prenotato per la fiera abbastanza tardi, il ristorante era quasi prossimo alla chiusura.
La hall era affollata, forse per la fiera, pensò, molti giovani e si accorse come, sostanzialmente, sembrassero tutti vestiti uguale, quasi in divisa, lo stesso taglio di vestito, quasi gli stessi colori, lo stesso taglio dei capelli, il cellulare, ecc..
Vi erano poche donne e anch’esse sembravano molto uguali tra loro.
Si registrò salì in camera, ripose i pochi bagagli, fece una veloce doccia e si
rivestì pensando di andare a cena.
Optò per un ristorante fuori dall’albergo, considerando come arrivare tardi nei
ristoranti degli alberghi fosse sempre poco simpatico, ti davano sempre la sensazione di essere sopportato e, in genere, la scelta era ridotta, con la scusa dell’ora tarda.
Poco fuori dall’albergo vide una trattoria e vi si infilò.
Gli proposero un tavolo e si accomodò, guardandosi attorno.
Vi erano tavolate di amici con famiglie, alcuni gruppetti, qualche coppia e pochi altri avventori.
Nel tavolo accanto a lui, vi era una ragazza, sui venticinque anni, sola che cenava; la sua posizione era pressochè in fronte a lui, così che alzando lo sguardo non poteva evitare di guardarla.
Portava un vestito con un’ampia scollatura, che metteva bene in evidenza due seni gonfi, rotondi, abbondanti, abbronzati. Li apprezzò.
Ordinò qualcosa dal menù, chiese una birra ed accese una sigaretta.
Mangiava con calma, non aveva fretta e poi questo lo faceva riposare dal viaggio.
La ragazza aveva finito la cena, quando lui era al secondo, ma ordinò della frutta.
Prese a piluccare l’uva, passandosi gli acini sulle labbra, lucidandole con l’acqua in cui era posta l’uva, uno alla volta, lentamente, poi li ingoiava risucchiandoli con le labbra, golosamente, ad occhi socchiusi.
Sembrava che non stesse mangiando l’uva, ma ben altro … allontanò quel pensiero, subito … quasi.
Quando ebbe finito, chiese un caffè ed accese una sigaretta.
Si trovarono quasi assieme alla cassa, le lasciò il passo, pagò uscì dopo di lei.
Fece una breve passeggiata attorno all’albergo, prima di rientrare.
Al rientro, la vide seduta nella hall che stava fumando una sigaretta, fece un cenno di sorriso, più per educazione che per altro, chiese la chiave e salì, prendendo le scale, tanto era al primo piano.
Giunto al piano, la vide uscire dall’ascensore e casualmente potè vedere come alloggiasse nella camera accanto alla sua.
Entro nella propria stanza, la 105, richiuse, accese il televisore e prese a spogliarsi.
Sentiva la doccia scorrere nella stanza accanto.
Non sentiva più l’acqua scorrere, quando suonò il telefono: “Perchè non viene da me a bere qualcosa … sono nella 104” disse una voce femminile.
Pur con una certa sorpresa, accettò, farfugliando di attendere solo il tempo per rivestirsi.
Bussò ed entrò.
La ragazza era seduta sul letto, appoggiata su un braccio e aveva addosso l’accappatoio dell’albergo, chiuso in vita dalla cintura di stoffa.
“Mi scusi se l’ho chiamata, forse voleva … andare a letto … Ma, prima, ho pensato che le facesse piacere … prendere qualcosa e … scambiare due chiacchiere … ” disse, continuando: “… l’ho vista in trattoria … era solo e così ho pensato … che, anche lei come me, avrebbe gradito un po’ di compagnia … Cosa gradisce bere? “.
Si alzò, andando verso il frigobar.
Inchinandosi per aprirlo, non potè evitare che l’accappatoio si aprisse leggermente, lasciando intravedere i seni, anzi solo la loro rotonda presenza.
Prese due bicchieri e versò da bere, poi gliene porse uno, risedendosi sul letto.
Lui sedette su una sedia avanti a lei, brindando con un cenno.
Lei accavallò le gambe: lo fece molto lentamente, prima allargandole un po’, poi muovendone una per portarla sopra all’altra.
Con quel movimento, aveva potuto cogliere l’immagine di due bellissime gambe, ben tornite, piene, sode, atletiche.
Lui sorrise, lei riprese a parlare: “Spesso in albergo non si conosce nessuno, si resta così … isolati, che ci si chiude in camera a guardare la televisione … “.
Si allungò per prendere il telecomando, abbandonato sul letto, con un movimento che lasciò intravedere un intero seno, su cui spiccava un capezzolo dentro un’aureola piccola e una gamba si distese orizzontalmente così che fu visibile in tutta la sua lunghezza.
Prese a cambiare i canali: “… e magari non fanno nulla di interessante … questa sera … ” commentò lei.
Proseguì: “Perchè non si siede qui – facendoli cenno ai piedi del letto – così vede meglio … “.
Lui si alzò e si sedette dove lei aveva indicato.
Lei proseguì a cambiare i canali, poi: “… c’è anche un servizio di pay tv … ” fece notare “… un mio conoscente, che ha un albergo, mi ha detto che il rappresentante che gli ha proposto di installare la pay tv gli ha riferito che il 98 % dei clienti usa i canali porno delle pay tv … mi sembra una percentuale spropositata … ”
Lui rispose: “… eh, si … veramente … sembra molto anche a me … capisco che qualcuno li guardi, ma è una percentuale … troppo alta per essere credibile …. “.
Lei lo guardò, i suoi occhi erano umidi, sorrise, e, con complicità, propose: “… proviamo … ” e, senza attendere risposta, si sintonizzò su uno dei canali di pay tv, dopo poco passò all’altro, dello stesso genere, fino a che non lo schermo si oscurò e comparve la scritta che chiedeva di impostare il numero della camera.
A quel punto, tornò sui canali della televisione via etere, poi spense il televisore.
Erano comparse alcune immagini, prima di qualcuno che stava scopando da dietro una bionda, truccata in modo non credibile, poi di due donne intente a leccarsi i seni, una delle quali guaiva di piacere.
Lo guardo: “… lei la guarda questa roba … ? “.
“No, veramente …. ” non riuscì a concludere la frase, che lei lo interruppe: “…
magari vorrebbe, ma non lo fa … forse il conto lo paga la ditta … e non vuole far sapere in azienda e solo vuole evitare i commenti … delle segretarie … ”
Non gli lasciò replicare: “… ma io non ho di questi problemi … anzì potrei …
riaccendere la televisione, così che andrebbe sul mio conto … e in ditta non potrebbero malignare …. Che ne dice? “.
Rimase interdetto, non sapeva cosa rispondere.
Lei sorrise, maliziosamente complice e rimase in silenzio, fingendo di attendere una risposta.
Lui si sentiva imbarazzato, per reagire si alzò e fece per poggiare il bicchiere sul frigobar.
“Su, … non si imbarazzi, … non sia timido …. Venga qui, ora …. “, disse, con una mano facendo cenno perchè si sedesse accanto a lei, e con l’altra reggendo saldamente il telecomando.
Lui si sedette, ma non dal lato dove aveva indicato lei, dall’altro, dove l’apertura dell’accappatoio gli lasciava più spazio, lasciandola davanti a sè, verso la televisione.
Lei colse la scelta, cambiò di mano al telecomando, fece sì che l’apparecchio si riaccendesse, con ciò allungando un braccio e lasciando che l’accappatoio si aprisse leggermente su un seno.
Stavano facendo un telegiornale, lasciò cadere il telecomando sul letto, si girò verso di lui, guardandolo diritto negli occhi,
Poi, senza distogliere lo sguardo, cominciò a slacciargli la cravatta: “Forse … ha caldo … “, proseguendo con la camicia “Sa … volevo chiamarla … per la doccia … sulle riviste di ecologia sostengono che fare la doccia in due fa risparmiare l’acqua che è scarsa …. A me l’idea va a genio … anche per … altro … “.
L’intenzione era evidente, lui lasciò fare e lei completò di sbottonargli la camicia e la sfilò, quasi strappandola fuori dai pantaloni.
Lui le prese la testa tra le mani, l’avvicinò a sè e la baciò.
Ricambiò il bacio, con trasporto, con passione, piegando la testa all’indietro; lui le portò un braccio dietro la schiena e con l’altro infilò una mano nell’apertura dell’accappatoio cercando un seno con la mano.
Lei rispose all’abbraccio, stringendolo con forza; scorrendo con le unghie delle dita sulla schiena.
Il seno era morbido, rotondo, pieno, al contatto con le dita il capezzolo si indurì leggermente, lei spinse leggermente in avanti il petto, quasi in un gesto di offerta di quei seni meravigliosi.
Poi allentò l’abbraccio e, con una mano, scese per allentare la cintura che teneva chiuso l’accappatoio, con un gesto che voleva essere discreto, appena accennato, un invito silenzioso.
Lui spostò la mano, scendendo lungo il suo corpo, sui fianchi, spinse anche lui per allentare la chiusura, scese ancora verso la rotondità dei glutei, circondandoli con la mano e massaggiandoli dolcemente.
Si muoveva con lentezza studiata, non aveva fretta, giunse alle cosce, vi girò attorno, piano, sempre con estrema lentezza.
La mano si spostò verso il ginocchio, poi, raggiuntolo, si spostò all’interno delle cosce: lei lo favorì allargandole un po’, quel tanto che consentisse alla sua mano di muoversi verso l’alto, senza ostacoli, ma conservando il contatto con entrambe le cosce.
Mentre la mano saliva lungo la coscia morbida, lei si lasciò scivolare all’indietro, trascinandolo nel movimento, fino a chè entrambi si trovarono distesi, l’uno sull’altra, sul letto.
Lui continuò a salire, raggiungendo la sommità della coscia, le sue dita sentivano i peli della fica, cominciò ad arruffarli, poi si avvicinò, deciso, alle grandi labbra, immerse un dito, poi due, iniziò a muoverli, sapientemente, non trascurando di strusciarli sul clitoride, poi tornando all’interno delle grandi labbra, scendendo giù, tornando sù, con movimenti ritmici della mano.
Percepiva la sua reazione, la sua partecipazione a quel gioco sottile di stimoli, l’accappatoio si era oramai aperto del tutto e solo le braccia nelle maniche lo mantenevano, in qualche modo unito al corpo della ragazza.
Lei ricambiò le sue attenzioni raggiungendo con la sua mano i pantaloni di lui, sfregando sulla stoffa il cazzo che vi era ancora contenuto.
Quindi cercò di slacciare la cintura, poi la chiusura lampo: fattolo, con entrambe le braccia, fece in modo che i pantaloni scendessero, infilando una mano nelle mutande di lui per afferrargli direttamente il cazzo, già da tempo teso e duro.
Dopo averglielo tenuto per un po’ con la mano, ripetè sulle mutande l’operazione già fatta con i pantaloni.
Trovandosi con gli indumenti a metà coscia, lui si alzò per un attimo in modo da sfilarseli del tutto, riprendendo immediatamente di nuovo contatto con quel corpo, riprendendo il trattamento con la mano sulla fica e dedicando la propria bocca ai seni, leccandoglieli con perizia, circondandoli con la lingua, giungendo ai capezzoli, mordicchiandoli teneramente, solo quel tanto che facesse sentire i denti su di essi, senza alcun sforzo o dolore.
La ragazza sussultava, fremeva, si muoveva assecondandolo al massimo.
La sua mano continuava a muoversi sul cazzo, che lasciava colare un lento liquido vischioso; infine, fece in modo di dirigerlo verso la sua fica, in un invito inespresso a penetrarla.
Lui si spostò quel tanto per poter agevolmente farlo, sentì la punta del cazzo prendere contatto con la fica umida, l’appoggiò, sempre sotto la guida della mano di lei, spinse fino a chè sentì che entrava, entrava agevolmente, anche se, al primo impatto, colse una leggera resistenza, ma entrò facilmente.
Iniziò un movimento avanti ed indietro, sentiva la fica avvolgerglieli il cazzo,
stringerlo in un abbraccio caldo, stretto, fasciante, pulsante, vivo.
Lei l’abbracciava, con le mani gli stringeva le chiappe, le frizionava, gliele allargava.
Le loro bocche si intrecciarono, le lingue si cercavano, si scambiavano reciprocamente la saliva, in un crescendo di sensazioni, aumentate dal fatto che le mani di lui non trascuravano di accarezzare i seni, la loro attaccatura fino alle ascelle, tornando sui seni, sui capezzoli, sempre più irrigiditi.
Lui la girò su di un fianco, dopo averle tolto il cazzo dalla fica, le alzò una gamba e le infilò il cazzo, mettendosi di traverso, nuovamente dentro la fica: da quella posizione, il cazzo entrava ancora più a fondo, giungeva fino a toccare il collo dell’utero, lei mugugnava, si mordeva le labbra per il piacere intenso e coinvolgente da cui era scossa.
Sussultò, lasciandosi andare ad un orgasmo intenso, lasciando scorrere i suoi effluvii dalla fica, che scendevano lungo l’asta del cazzo, fino ai coglioni di lui.
La rigirò ancora, ponendola prona, per prenderla da dietro, lei alzò il bacino per favorire la nuova penetrazione in fica da quella parte, continuava ad agitarsi, a sussultare, a fremere.
Si scostò, mettendosi a carponi, chiedendogli di penetrarla alla pecorina, cosa che lui fece senza farsi pregare, ponendo una gamba in prossimità dei suoi fianchi.
Il suo comportamento, la sua reazione era di una totale partecipazione, di un
coinvolgimento pieno e partecipato.
Prese l’iniziativa, scostandosi e rigirandosi, in modo da potergli prendere il cazzo con la bocca e, quasi, a porgere a lui la fica, con un accenno ad un sessantanove.
La sua lingua si muoveva con maestria attorno a quel cazzo, gli lambiva il glande, gli scostava il prepuzio, le labbra si muovevano vogliose attorno all’asta, lo stringevano, lo percorrevano, lo risucchiavano.
Lui stava percependo sensazioni inaudite, di grandissimo piacere, percepiva che stava sborrando e fece per ritrarsi, incerto se lei avesse accettato o meno di bere il suo sperma.
Con un mugugno ed uno sguardo annebbiato ed inumidito dal piacere e dalla lussuria più intensa, lei gli fece capire di continuare, gli diede l’assenso per sborrarle nella gola.
Quando venne, a fiotti, con sussulti, con colpi di liquido bianco e appiccicoso, lui aveva la lingua affondata nella sua fica, stava muovendola dentro le grandi labbra, cercando tra le piccole labbra per penetrarle la fica con la lingua, meraviglioso succedaneo del cazzo in quel frangente.
Pur se scosso dai fremiti e dalle convulsioni, fece l’impossibile per continuare con la lingua nella sua penetrazione nella fica, penetrazione non sempre facile, ma subito sostituita da un’attiva azione comunque su tutti i punti sensibili della fica.
Lei rispondeva a quel trattamento di lingua sulla fica con l’ingoio dello sperma che usciva, oramai in piccole gocce senza forza, dal glande, risucchiando vogliosamente quel liquido, non cessando di stringere con le sue labbra quel cazzo che stava perdendo sempre di più di consistenza, afflosciandosi, fino a che non divenne proprio un flebile elemento di carne di nessuna consistenza.
Lo leccò ancora, poi la sua lingua passò sui coglioni, vi girò intorno, sollecitandoli.
Si distesero l’uno di fianco all’altra, ricercando un nuovo respiro.
Non passò molto che lui fece in modo che si girasse su sè stessa, mettendola di schiena e prendendo a leccarla, partendo dall’altezza dei seni, per risalire fino al collo, indi scendere lungo la colonna vertebrale fino alle chiappe rotonde: con le mani le allargò in modo da avere spazio per proseguire con la sua lingua, fino a che giunse all’ano.
Lei lo facilitava alzando il bacino e quando la lingua di lui raggiunse l’ano, lo
picchiettò e si ingegnò di infilarle la lingua nel buco del culo.
Lei, con una mano, aveva preso a toccarsi la fica, ad inserirsi un dito dentro, a solleticarsi il clitoride in un ditalino carico di piacere.
Poi la lingua passò al perineo, quindi tornò all’ano e, qui, fu presto sostituita da un dito ed a questa intrusione reagì con interesse, agitandosi ancora di più per il piacere che provava e che manifestava senza ritegno di sorta.
Gli chiese di insistere, cosa che lui fece aggiungendo un secondo dito e lei reagiva sempre con maggiore calore.
Lei lo fece sdraiare e iniziò un massaggio sul petto di lui, con le mani girava attorno ai suoi seni da uomo, con le dita giocava con i suo capezzoli, poi scendeva verso il verso, sull’ombelico, lo baciò sull’ombelico incuneandovi la lingua, poi, ancora, scese verso il pube, verso qui peli che contornavano un cazzo a riposo, che dava alcuni segni di ripresa.
Lo fece porre leggermente su di un fianco, gli alzò una gamba, ponendosi dietro a lui e gli toccò con un dito il perineo, quasi come se stesse facendogli un ditalino, lasciando che si sentisse la presenza dell’unghia, quindi mirò direttamente all’ano.
Cercò di forzarne l’ingresso con un dito, ma lui, il suo culo, fecero resistenza.
Lei insistette, sussurrandogli che gli sarebbe piaciuto e lui si lasciò un po’ andare: il dito entro nel culo.
Lei spinse in modo da entrare il più possibile, quando fu dentro tutto gli impresse un movimento di rotazione, lento, studiato, attento a fargli provare la più intense sensazioni, quindi iniziò un movimento avanti ed indietro, come se, al posto del dito, avesse un cazzo e lo stesse inculando.
Presto al dito ne aggiunse un altro, compiendo le stesse operazioni.
Giunse a tre dita nel culo.
Con una ano, gli prese il cazzo, passando sul davanti, che cominciava ad indurirsi di nuovo.
Smise, si alzò, andò all’armadio, prese qualcosa dalla borsa che lui potè cogliere come un vibratore, ritornò verso di lui, all’improvviso sentì il rumore leggero di un piccolo motore elettrico, subito dopo percepì il freddo metallico della punta dell’oggetto vibrargli sul perineo, quindi più distintamente posarsi sull’ano: era una sensazione interessante.
Ma quando la vibrazione fu sostituita dalla spinta, la sensazione cambiò ed
istintivamente strinse il buco del culo, opponendo resistenza all’intruso.
Ma lei era decisa e spinse con forza fino a superare la barriera: percepì un dolore acuto, profondo, lacerante che gli torceva sull’ano, percepì il vibratore entrare in lui, il dolore era tale che lanciò un piccolo grido, quasi implorando che desistesse, ma lei ignorò e continuò a spingere fino a che non entrò per un certo tratto.
Il dolore era forte, sembrava tale da non consentire di essere sopportato, lei cominciò a ruotare l’oggetto che gli aveva appena infilato nel culo, lentamente: la rotazione e le vibrazioni lenirono un po’ il dolore, che, piano piano, prese a mutarsi in una sensazione non descrivibile, nuova, evolvendosi in un nuovo piacere.
Il cazzo era ritornato nuovamente duro, teso, carico di voglia, lei, con l’altra mano gli stava praticando una sega, gentile ed affettuosa: sborrò nuovamente con il vibratore infilato nel culo, stringendolo analmente ad ogni fiotto che gli fuoriusciva dal glande, spargendo lo sperma sull’accappatoio di lei posto sotto di lui.
Non aveva mai provato un’esperienza simile prima.
Era un misto di dolore e di piacere intenso, in cui questo ultimo prevaleva progressivamente sul primo, e di larga misura, tanto da fargli desiderare che quel vibratore gli rimanesse nel culo ancora per qualche tempo dopo avere sborrato.
Lei, quasi a percepire queste sue nuove sensazioni e condividendole, non ebbe fretta alcuna nel togliergli il vibratore dal culo, anzi continuò a muoverlo lentamente dentro il culo di lui, sempre con movimenti rotatori.
Quando smise di sborrare, quasi che fosse rimasto senza più sperma nei coglioni, lei cambiò il movimento al vibratore, passando dalla rotazione all’avanti ed indietro, spingendo, a tratti, in profondità.
Nuove sensazioni lo assalirono, fino a chè lei non si decise ad estrarlo, cosa che fece con estrema lentezza, non senza fingere, di tanto in tanto, di riprendere l’operazione di spinta nel culo di lui.
Quando lei l’estrasse definitivamente dal culo, lui sentiva una specie di vuoto nell’ano, quasi un rimpianto di quell’oggetto metallico, rigido, che non lasciava nulla all’elasticità della carne.
Respirò a fondo, si accasciò sul letto, pieno di soddisfazione, in una sensazione di rilassatezza.
Si riabbracciarono, in un bacio intenso, lubrico, in cui la loro saliva si mescolava reciprocamente nelle loro bocche, tra le loro lingue che si cercavano vogliose ed ansimanti.
Quando lui si fu rivestito, lei, nell’accompagnarlo alla porta, gli chiese un “regalino”, e non di poco importo, precisando: “Sai, io sono una … professionista”. FINE

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