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Una puttana perbene

L’ho conosciuta un paio di mesi fa, sto ballando con lei ad una festicciola tra amici, festa organizzata da Wallj, una morona riccioluta, bruttina ma giunonica, carattere esuberante, fidanzata con l’amico Daniele.

Chi? , Silvana, è da un mesetto che sono impegnato a corteggiarla con una certa insistenza, è bionda naturale, di notevole bellezza, gentile, ma che ho scoperta con cervello e comportamento da ragioniere pignolo che vede, conosce e vive solo di partita doppia : entrate ed uscite, utili e perdite.

A me di Silvana piacciono da morire gli occhioni azzurri, i capelli biondissimi, i lineamenti dolci, il corpo molto, ma molto ben fatto e con certe curve “che” !

A Silvana di me piace.. . piace che cosa se ci sta.. . “ma”? .

Stiamo ballando ed io mi beo di lei, lei invece sta facendo l’analisi quali- quantitativa della partita doppia che – secondo lei – sono io.

– Sei troppo giovane, da incolonnare sotto la voce “uscite”, hai un titolo di studio “da dipendente”.. . colonna delle “uscite”, non hai proprietà immobiliari o terriere di una certa rilevanza.. . “uscite”, hai una casa modesta ed uno status finanziario mediocre.. . “uscite”, previsioni e risorse di sviluppo future modeste.. . “uscite”, tu, il tuo aspetto, cervello, carattere, cuore sono tutti ottimi, ma tutti e solo valori teorici, non pratici, reali, “da cassaforte”.. . un bilancio rosso-fuoco.. . “uscite”, il nostro rapporto “di avvicinamento” finisce qui –

Il sogno-Silvana svanisce nel breve spazio di un ballo, ma viene cancellato da me in un modo talmente scientifico, chirurgico, matematico, brutale, che non mi reca offesa, dolore, rabbia o almeno stupore, ma solo ilarità, voglia di riderci su, anzi, di sghignazzarci rumorosamente.. . avevo appena ascoltata da un bel sogno una barzelletta truculenta, oscena, da volgo.

Volto le spalle al sogno biondo Silvana, mi lascio dietro senza rimpianto una arida ed inutile bella ragioniera, cerco volti amici usuali con i quali tornare alla normalità.

La intravedo appena tra il muoversi delle coppie che ballano seduta sul divano ad angolo “ingessata” nel tipico modo di comportarsi di chi si sente un pesce fuor d’acqua.

Mi avvicino al volto nuovo con qualche curiosità.

Devo fermarmi per un po’ ad un metro da lei per convincermi che è vera, che è proprio “così”.

Seduta con la compostezza e la compunzione più degne di un funerale che di una festicciola da ballo tra amici, ha tutto di perfetto : scarpe, calze, l’abitino castigato, le mani in grembo, il volto perfettamente ma leggermente truccato in ogni luogo e particolare, la pettinatura semplice e curatissima, occhi grigio- azzurri grandi che guardano tutti e nessuno, l’espressione tranquilla distaccata

La guardo “troppo”.. . forse.. . arrossisce appena, “le scappa” una smorfiettina di fastidio.

– Sono Babele, piacere, posso permettermi di invitarti a ballare? –

– Piacere, sono Silvia, ballo con te se la smetti di indagarmi a quel modo, non mi piace ! –

– Scusami, ma sei tutta nuova, ma nuova veramente, almeno se paragonata a chi conosco e al come è.. . sei stata sfornata dal collegio delle Orsoline? –

– No, da quello militare ! –

– Militare ! ? –

– Sì, dal collegio per gli orfani di padre militare –

– Mi dispiace, scusami, non sapevo.. . “militare”.. . si vede.. . –

– Già scusato, ma solo perché ignoravi.. . papà è mancato che avevo quattro anni appena e purtroppo non lo ricordo neanche più, sono libera dal collegio da poco, spero di scordarlo in fretta, sono laureata in pedagogia e voglio pensare solo al domani, conoscere il mondo, la gente, le cose, le piante, gli animali.. . –

– Io sono un animale mansueto e fedele –

– Perché? –

– Mah ! .. . ma non vuoi conoscermi? –

– Perché? –

– Perché così potrei approfittarne per conoscere bene te –

– Perché? –

– Perché non si sa mai, potremmo scoprirci simpatici a vicenda, amici, attratti un po’ più amici, attratti-attratti, piacerci un po’.. . e poi molto –

Cerco di stringerla, sembra un palo, duro e ben piantato, che non s’ammorbidisce e non s’appoggia neanche se lo prendi a cannonate.

– Hei, ragazzino ! , cerchi già di fare il furbo? –

– No, no.. . credevo solo di poter constatare che o se sei anche di carne e pelle flessuosa –

– Tu non devi “credere di poter” proprio un bel niente, intesi? –

– Intesi –

Ma che cazzo “di roba” è questa giovane qui, così fuori della norma, “classica” nell’essere, nel vestire, nel gestire, nel parlare, perfino nelle sembianze?

La scontrosità della nuova venuta mi istiga ad insistere.

Ma scopro presto altri ostacoli tipici d’altri tempi e mentalità, ormai da tempo sepolti ed irrisi.

La “novità classica” era stata accompagnata alla festa di Wallj dalla mammina.

Di scuro vestita, colletto bianco con qualche picciol ricamino che le fascia il collo, polsini bianchi coordinati che le chiudono i polsi, un modo di parlare e di gesticolare quasi inavvertiti, da inglese molto inglese, troppo inglese.. .

Figlia e mamma sembrano fatte apposta per esaltare e scatenare la mia caparbietà

e mi lancio in un assedio con sete di conquista che sconsiglierebbe anche il più determinato dei testoni, fatto svicolare in fretta anche il più incaponito ed attratto dei pretendenti.

Il modo di vivere “normale” della novità Silvia è : il mattino a scuola, il pomeriggio a corregger compiti ed a preparare le lezioni da impartire il giorno dopo, alle cinque e mezza al rosario con mammina, dalle sei alle sette e mezza-otto a passeggio con mammina, poi a casa con mammina.

La domenica mattina alla Santa Messa con mammina, passeggiata di un’ora e mezza senza mammina, rientro per il pranzo.

Pomeriggio con tanto di riposino, poi Rosario e passeggiata, spesso con mammina.

Qualche festa privata, rare serate al ballo con la solita mammina.

Mi inciucchisco letteralmente.

Più gli amici e amiche mi prendono per il culo più m’incazzo e mi determino.

Mi fidanzo con Silvia.

Mammina sparisce letteralmente dalla circolazione : come se avesse fatto e vinto un concorso per fantasma.

Ce l’ho fatta !

Una soddisfazione piena, lunga un anno, profonda come l’oceano.

Il tempo e l’impegno l’ho impiegato e profuso per avere lei.

Ma “loro” non hanno perso.

Per loro (Silvia e mammina) sono un fidanzato modello, a modo, di quelli da far invidia alle madri di altre figlie meno fortunate, sono “un avvenire magro” ma posato e sicuro, ben studiato, valutato, posizionato nel settore della borghesia piccola-piccola che non ha grilli per la testa (per forza, con quel che costano oggi i “grilli”! ), tutto lavoro e famiglia, che fà parte dello zoccolo duro della “serietà” e delle “sane tradizioni”.

La scoperta della “parte sessuale” di Silvia è un continuo impatto con sorprese sempre più.. . sorprendenti.

Dare inizio ad un incontro, ad un rapporto sessuale con lei è una battaglia vera come l’interromperla, il porvi poi fine.

Una battaglia metterglielo in mano, fra le tette o in bocca, palparle la figa ed il culo, una battaglia toglierglielo di tra le mani, le tette o le labbra, da un infracosce o infraculatte, una vera guerra “non riuscire” a metterglielo nella gnocca e tanto meno nel culetto.

Mi lascia ogni volta a secco al primo tentativo, mi ritrovo ogni volta respinto decisamente a nuovi e successivi assalti.

Silvia è un fenomeno di bravura : a far “single” e spagnole, “peccati orali” ed infracosce, infraculatte e “quel numero”.

Silvia è un portento erotico appena uscito dal collegio militare, un vero genio della sessualità – sensualità in continua e costante evoluzione verso il meglio del piacere, con sempre nuove trovate e giochi erotici che estrae dal suo magico inesauribile cilindro.

Ecco perché curiosità sempre più vive ed apprensioni e dubbi sempre più marcati m’impediscono tuttavia di scavare sotto tanta “sapienza”, corro il rischio che nasconda il cilindro delle magie sessuali e mi rimetta nella normalità rubandomi le novità.

E non mi sbaglio, Silvia potrebbe facilmente vincere la cattedra di “sessuologia applicata” contro qualsiasi puttana, in qualsiasi tipo di paragone od esame.

Poi – una bella sera – alla fine di un suo “peccato di gola” da esposizione, da Oscar, da Nobel, mi scappa fuori una domanda sul “come mai” di tanta “squisita preparazione”, non ricordo neanche le parole esatte usate tanto ero preda di una gran confusione da “tanta arte” e già pentito, temendo una chiusura a riccio in difesa di motivi eventualmente inconfessabili che le facessero sprangare “le porte” davanti alla curiosità del mio cazzo lasciandolo fuor d’esse per sempre.

Ed invece niente.

Mi spiega tranquillamente che la sua tanta bravura non è altro che la evoluzione in realtà del milione di sogni sessuali che aveva fatti con le amiche-colleghe di collegio che per anni s’erano “allenate” tra di loro in attesa che si fossero spalancate le porte della loro prigione e le patte dei maschi che avrebbero finalmente trovati fuori dal collegio – Sai, ti sembrerà improbabile, strano, ma costrette tra femmine si impara tanto più e tanto meglio che non nelle società eterogenee, bisogna forzare ed esaltare fantasia, luoghi erogeni, cervello, mani bocca e lingua e con tanta più femminilità e dolcezza, sensualità e istintività, sagacia.. . hai sentito che differenza che c’è tra me e le altre normali o no? ! –

L’avevo sentita e la sentivo sì perché aveva già ripreso “a peccar di gola” sul mio uccello donandogli-mi un piacere “impossibile”, e le perdonai ipso facto la sua “lesbicità forzata” ed appena confessata.

Il giorno dopo mi ha “data” la figa, dopo una settimana le ho fatto il culo, “si vede che – chissà come e perché – s’erano sverginate tra loro anche davanti e didietro”, pensai.

Non me ne importava una mazza però, tanto, tra donne.. . poi, una volta a letto con Silvia, “il re dei re del piacere” ero io !

Stavo tornando a casa ad un’ora inusuale, avevo dovuto prolungare il turno di lavoro oltre il dovuto per un problema alle centrifughe del mio reparto, avevo mangiato qualcosa in mensa, per far venir sera non avrei saputo che fare perché Silvia era alla riunione degli insegnanti.

Le tre meno dieci.. . poche macchine e rari pedoni in giro in questo primo meriggio ovvio.. . è bello questo viale alberato a doppio senso di marcia con ampie aiuole ben curate in mezzo e platani trentennali ad ombreggiare l’asfalto sui lati.. . ma.. . ma quella è la sagoma di Silvia ! , il modo altero d’incedere di Silvia ! .. . starà facendo quattro passi defatiganti e rilassanti nella rara quiete complice l’ora del viale.. . strano però ! .. .

Ma è dall’altra parte, “arrivo fino alla fine dell’aiuola, giro attorno ad essa e le faccio una sorpresa”.. . accelero.. .

Sorpresa reale ! , una macchina la affianca, si ferma, lei apre la portiera, sale la richiude, la Ford riparte, io dietro, a debita distanza.. . allucinato.. .

Si dirigono verso il Po, nella direzione dalla quale son venuto io, a guidare la mia macchina ci pensa l’Angelo custode perché per quanto mi riguarda.. . la fitta serie dei semafori della stazione, la discesa, il sottopassaggio, il “Doro”, la strada verso Ponte, il piazzale dell’hotel Zetazeta, freccia a destra, la Ford entra nel piazzale, gira attorno all’hotel, si ferma sul retro, anch’io, ma un bel po’ più in là.. . conversano e camminano verso l’entrata del bar annesso come “camerati” sussiegosi e composti.. . l’ampia vetrata della hall, la reception, una chiave nelle loro mani, i loro passi verso l’ascensore.. .

Il mondo è già crollato e ricrolla due ore buone dopo, “alla fine della riunione degli insegnanti”.

La frana che mi schiaccia non mi permette di prendere iniziative, devo “marcar visita”, darmi malato e sparire dalla circolazione.

Non mi amareggio ancor più e non vi tedio con la descrizione dei miei giorni e delle mie notti “dopo”.

Domenica, non rinuncio alla SPAL e – per andare al campo – scelgo di passare per via Garibaldi per buttare l’occhio in via Muzzina dove abita Silvia e il colmo della sfortuna (o della fortuna? ) me la fà vedere che sta salendo su un’altra macchina, cavallerescamente assistita da un altro maschio, “il cugino”.

“Devo marcarla stretta”, “devo colpirla, vincerla, annientarla” !

Parte per Rimini, la vado a trovare sette giorni dopo.

Arrivo all’albergo dove alloggia verso sera, senza preavviso.

“Mammina sua” non sa dov’è, è uscita con un suo lontano “parente per modo di dire”, ma non sa dove sono andati, quando e se tornano.. . “perché sa, qui a Rimini per voi giovani.. . “la vita è vita”.. .

Ceno (? ) a toast e birra in macchina che ho parcheggiata quasi lì davanti, fumo come un turco, mi annoio e mi incazzo, ma non lascio mai sguarnita la posizione invero “strategica”.

Torna all’alba, alle quattro passate ! (io ho pure dormito), viene scaricata da un’auto stipata di femmine e di maschi vocianti, uno d’essi – pencolante dal finestrino – allunga braccio e mano a palparle il culo : “sotto la minigonna” !

Partono urlando, sgommando, zigzagando pericolosamente, “quel braccio e mano” tesi a far larghi segni di saluto.. . scandisco il suo nome, si volta di scatto, si meraviglia di vedermi lì, non crede che sia proprio io, grida la sua gioia, prova addirittura ad abbracciarmi, mi scosto, le tre parole più “carine” fra le mille che le sputo in faccia sono “troia” e “falsa di una puttana”.

S’adombra solo del “falsa”, aggettivo che non manda giù.

– Quando ti dissi di me, delle mie amiche-amanti d’istituto e dei nostri sogni del dopo collegio, ricordo perfettamente di aver usate queste testuali parole : “eravamo tutte in trepida attesa che si spalancassero le porte della nostra prigione e le patte dei maschi che avremmo finalmente avuti”.. . patte ! , stronzo ! e non “patta” e solo la tua ! , perciò – caro amico mio – fai pure “dietro front e avanti marsch” e tornatene a casetta tua ! perché “amo” essere troia, “voglio” esser puttana, ma non sono certo una falsa ! “.

Mentre “mezzo sole” dora un mare liscio come l’olio, spennella di rosso tre nuvole grasse e frastagliate, tinge di rosa il cielo blu e il mio cervello è squassato dalla tempesta, Silvia – una puttana dabbene – con il suo classico passo altero, a musetto sdegnato, la mini.. . mini che un soffio di brezza le alza appena proiettandomi per un attimo negli occhi un gran bel culo senza ombra di slip palpeggiato poco fa prende la via dell’hotel, io – annichilito, assonnato – quella del ritorno con.. . “la piva moscia” nel sacco. FINE

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