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Agriturismo familiare

“Cristian, ma quanto ci mette ad arrivare quel pollo? ”
“Ehi! Calma mamma! Non ho mica quattro braccia! ”
Mezzanotte era passata da un pezzo ma nel ristorante non c’era ancora un tavolo libero. E pensare che quando decidemmo di scommettere sulla riuscita di questo agriturismo, “a venti chilometri dalla fine del mondo” come ci dicevano gli scettici, nessuno ci avrebbe dato una possibilità.
Ora, nei wee-kend, facevamo cento coperti per sera e la situazione economica mia e di mia madre si era finalmente stabilizzata.
Era la festa della Guida del Touring Club, e con diversi brindisi stavamo sancendo quella che era una innegabile ed evidente soddisfazione dei delegati. Tutto andava veramente per il meglio.
Finalmente, quasi alle due di notte, anche gli ultimi ospiti se ne erano andati, lasciandoci il modo di pulire un po’.
Crollammo sfiniti sulle sedie, felici della grande spinta che quella serata avrebbe dato alla nostra carriera nella ristorazione.
“Diamoci una mossa, altrimenti qua facciamo mattina”.
Misi un po’ di musica e cominciammo a sparecchiare.
Ero euforico: la serata era andata benissimo, e in più c’era giunta la notizia “informale” che il Touring avrebbe parlato molto bene di noi. A vent’anni mi ritrovavo contitolare di un ristorante affermato: perfetto!
Inoltre i continui brindisi di congratulazioni mi avevano già procurato una buona dose di mal di testa e di risatine incontrollate. Mia madre non stava meglio…
Iniziai a scherzare con lei, a colpi di solletico e di punzecchiatine ai reni.
“Lo soffri il solletico eh? Vero? ”
“Aiiihh, ma sei scemo? Lo sai che non lo sopporto! Se ti prendo ti rovino! ”
“Ma smettila!! Non sono mica uno di quei signorotti dietro cui correvi stasera. Non credere che non abbia visto come ti lavoravi i critici gastronomici… “.
“Che cosa? Vieni qui.. VIENI QUI! “.
Prendemmo a correre come dei forsennati, rischiando di rovesciare tutto con un lungo inseguimento fra i tavoli, concluso con una fragile tregua dopo che ero stato messo alle corde in un angolo.
“Ok, ok… Mi arrendo mamma. Hai vinto. ”
“Nessuno mi ha mai fregata in trentasei anni, non avrai creduto di cominciare tu, no? ” mi disse sorridendo con aria di sfida, ricominciando a lavorare.
Pochi minuti dopo stavo riportando le bottiglie in cucina, quando vidi mamma che raccoglieva i cestini del pane.
Colto da un fortissimo senso di rivalsa afferrai una brocca d’acqua e gliela gettai sulla schiena. Doveva essere ancora gelata, perché sobbalzò e fece volare pezzi di pane in tutte le direzioni.
“Brutto bastardo! Allora vuoi la guerra! ” urlo lanciandomi i cestini di vimini che aveva ancora in mano.
Schivai il colpo e afferrai una seconda brocca, piena per circa metà di vino rosso, avvicinandomi.
“No, no! Fermo! Il vino macchia un casino! Cristian… ”
Vista la mia risolutezza, e il ghigno divertito sulla mia faccia che non ammetteva repliche, si tolse rapidamente la camicetta bianca e la gettò lontano, afferrando una bottiglia di prosecco.
Rimase con il reggiseno nero e la bottiglia “in posizione di lancio”, sorridendo.
Gettai anche la mia camicia a distanza di sicurezza e mi avvicinai. Rimanendo in stato di “guerra fredda” per qualche secondo, guardandoci negli occhi ansimanti, finche l’equilibrio inevitabilmente si ruppe.
Lei fece la prima mossa, inondandomi dalla testa ai piedi, ma, prima ancora che il vino toccasse terra, sparai anche le mie munizioni, inzuppandola di vino rosso.
Cominciammo a lottare corpo a corpo, schizzando vino da ogni parte, fino a quando finimmo a terra con uno scivolone, viso a viso.
La corsa, l’allegria, l’alcol, l’euforia, la mente alterata fecero il resto….
Il nostro respiro, accelerato dalla lotta e dalle corse, si fuse per pochi, interminabili secondi. Il sorriso scomparve in un istante mentre ci guardavamo negli occhi, e diventammo di colpo stranamente seri.
Con la mente annebbiata dall’alcol sentivo il suo seno contro al mio petto, godendo di quella piacevolissima sensazione di calore.
Afferrai entrambi i polsi e li alzai sulla sua testa, cominciando a leccare il vino che le colava sul viso.
“Devi pulirti, o fra poco sarai tutta appiccicosa… ”
Le sue reazioni, deboli ed intorpidite, lasciavano intendere molto bene il suo tasso alcolico, certamente non inferiore al mio.
“Cristian… Cosa fai? ”
Le leccai lentamente il collo, risalendo fino al mento.
“Dai tesoro… smettila su! “.
La guardai intensamente negli occhi, e cominciai a baciarla.
Inizialmente mi limitai ad appoggiare le mie labbra sulle sue, ma pochi istanti dopo mi feci strada nella sua bocca e le nostre lingue si intrecciarono.
Quel mix di sapori estremamente eccitante ed inaspettato, del vino e di mia madre, contribuirono a mandarmi completamente fuori di testa e a darmi una buona dose di coraggio folle.
Cominciai a scorrere verso il basso, leccandole le gocce di vino e sudore sulle spalle e sul petto.
“Smettila…… ti prego piccolo…. mmmmhh… smetti dai! ”
Afferrai con entrambe le mani il reggiseno e lo strappai letteralmente in due parti, liberando le meravigliose tette di mia madre.
Cominciai a giocherellare con i capezzoli, leccandoli e succhiandoli alternativamente.
“Ooohhh Cristian… cosa mi faaaaai!!! ” sospirò mia madre tra i brividi.
Ero cosciente della assurdità della situazione ma in quel momento non me ne importava nulla. Anzi, mi feci se possibile ancora più deciso.
“Ti piace mamma? Ti piace quando ti lecco così? Dillo che ti piace quando tuo figlio ti lecca i capezzoli… ”
“Oh si, mmmmmhhh! Dio mio… sei un porco.. un porcoooohh! “. Anche lei si stava facendo trasportare. Continuando a baciarle le tette le sollevai la gonna fino alla vita, strappandole le calze.
“Voglio leccarti la figa mamma, voglio sentire il tuo sapore… voglio assaporarti, sentire quanto sei femmina. Fatti assaggiare… “.
Non mi rispose ma annuì tremando, mordendosi il labbro inferiore. Scesi ancora, portando il viso all’altezza delle sue mutandine, e annusai con forza, inebriandomi di quell’odore che sentivo per la prima volta. Presi e leccare la stoffa degli slip, seguendo il profilo delle grandi labbra con la punta della lingua. Il sapore delle sue secrezioni aveva ormai impregnato completamente la stoffa, acre e pungente, formando una vistosa chiazza al centro della mutandina.
“Quanto sei bagnata mamma… hai un sapore meraviglioso… Mmmmmhhhh! ”
In quel momento, forse di maggiore lucidità, mamma tentò di divincolarsi sollevandosi da terra.
Per reazione afferrai l’elastico con entrambe le mani e le sfilai di colpo lo slip, lasciandola a gambe aperte sul pavimento sporco di vino, con la figa in bella mostra, lucida di umori.
“Ohh.. no, no ti prego… no!! ”
Mi abbassai su quello scrigno meraviglioso e allargai le grandi labbra. Il clitoride era già gonfio e quasi pulsava con il ritmo del suo cuore.
“Oooohh Cristo… no, fermati! Oooohhhhhhhhh Cristiaaaaaaann! “.
Reclinò la testa all’indietro, e si arrese al mio tocco.
Infilai la lingua, guardando di sottecchi mia madre, sollevata sui gomiti.
“Ooooohhh ssiiiii!!!! Ooooohh piccolooo siiii!!!! Oh Cristian… mmmmmmmhhhhhh!!! ”
La penetrai con la lingua, sempre più in profondità, concentrandomi sul bottoncino e sulle piccole labbra.
“Ooooo… Diiiiiiooooo!!!! Ohhh leccami… leccami…. così…. così !!!!! ”
Continuando a leccare mi liberai dei pantaloni e dei boxer, con l’uccello che mi esplodeva e che subito si drizzò, completamente in tiro.
Senza dire nulla mi sollevai verso di lei.
“No… non smettere… non smettere ti prego… non adesso!!!! Fai godere la mamma… falla venire ti prego!!! ”
Cominciai a baciarla e la penetrai di colpo, infilando il cazzo con un unico movimento secco del bacino.
“Oooooooohhhh SSSSSIIIIIIII!!!!!!!!!!!! ”
“Mmmmmmmhhhhhh!!!!!!! OOohhhhh mammaaaaaaaaaa…. prendilo, sssiiiiiiii prendilo tuttooooo!!!! ”
Presi a stantuffarla con una strana violenza, facendola scivolare un po’ sul pavimento ad ogni colpo. Volevo sentirla fino in fondo, penetrarla fino alle palle.
“Ohhh…. Dai.. daiiii… scopami… oooohhh SCOPAMIIIII!!! ”
“Si mamma… siiiii… ti scopo…. Prendiloooo… OOOHHH PRENDIIILOOOOO!!! ”
“Ooooooohhhh Cristiaaannnnn!!! Vengo…. mi stai facendo godere… fai godere la mamma… dai…. dai… oooohhh GOOODOOOOOO!!!!!! ”
“SBORRO MAMMA!!!! SBOOORROOOOOO… SIIIIIIIIIIIIII!!! ”
“SIIII SIIII VEEEENNNGGOOOOOOOHHOOOO….. Oh figlio mio siiii….. SIIIIIIIII…. Oooohhh Cristiiiaaaaannn!!!!!!!!!!!!! “”
Le inondai la figa con enormi fiotti di sborra calda, che le provocarono un secondo orgasmo che percepii dalle contrazioni delle pareti della sua vagina sul mio cazzo, mentre suggellavamo il nostro rapporto a colpi di lingua in bocca. FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

Un commento

  1. bellissimo racconto, veramente eccitante, ho il cazzo tutto in tiro, pronto per penetrare una figa o per esplodere in una bocca calda

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