Una mamma di prima classe

Una sera mentre ero affaccendato al computer mia madre entrò in camera mia.
-Ciao tesoro, devo chiederti una cosa…. – disse sedendosi sul letto – hai da fare per la prossima settimana a scuola ! ? 1
La guardai dubbioso. Stavo preparando la maturità, ma la scuola regolare sarebbe finita di lì a poco.
– no – bofonchiai – tutte le materie che porto alla maturità sono finite…. si tratta solo di studiarle, infatti pensavo di restare a casa fino alla fine vera e propria per prepararmi un po’.
Lei sorrise e si alzò in piedi.
– Bene allora che ne diresti di accompagnarmi a Monaco di Baviera ! ? tutto pagato dalla mia amministrazione naturalmente.
Monaco !!! Non l’avevo mai vista, la città che era la patria della birra e dei würstel… e delle ragazze bionde !!! e tante !!!! me ne avevano parlato tutti un gran bene, i miei amici, specie ad ottobre durante l’oktoberfest, ed anche se non era periodo pazienza, mi sarei divertito lo stesso. La scuola sarebbe finita di lì a poco e mi stavo preparando agli esami per la maturità classica. E sapevo che di lì a poco lo stress e la fatica da esami avrebbe preso il sopravvento su di me.
– Hai bisogno di cambiare un po’ aria prima che inizia il rush finale, piccolo mio – mi disse comprensiva mia mamma – e se per una settimana stacchi un po’ non fa niente, ti giustifico io.
In realtà sapevo che mamma odiava partire da sola per lavoro. Papà era impegnato quanto e più di lei e non l’accompagnava mai nelle sue trasferte lavorative. Secondo me mio padre era il classico tipo che non riesce a stare senza lavorare per più di un week-end. E ciò significava stare anche senza di noi. Non che non ci volesse bene, anzi. Ma era fatto così e nessuno lo poteva cambiare.
L’assenza di mio padre era dovuta pure al fatto che mia madre non riusciva a viaggiare in aereo, dopo aver perso suo padre in un incidente al largo delle Filippine. E ciò significava che tutti i suoi spostamenti avvenivano per nave o al massimo per treno.
– E va bene.. se devo proprio…. – sospirai fingendo di essere sconsolato – vuol dire che ti accompagnerò a Monaco… però la sera mia fai uscire e rientrare all’ora che voglio, vero ! ? !
– Guarda cosa devo sentire – disse mia madre fingendosi irata- non solo ti porto con me in Germania devo pure accettare i tuoi ricatti…
Mia mamma mi arruffò i capelli e mi diede un grosso bacio sulla fronte, stringendomi forte.
– allora è tutto deciso, Daniele. Stasera preparo le valigie e mi raggiungi domani alla stazione alle 18 e 30. Io verrò direttamente da lavoro non ce la farò a cambiarmi a passare per casa. Vuol dire che le valigie le porti tu. E non fare tardi domani.
– Ma mamma… le valigie pesano… specie le tue !!
– E io allora cosa ti porto a fare ! ? ! ? ! – disse alzandosi con tono ironico – sei o non sei il mio accompagnatore….
Non eravamo ancora partiti e mentre mia madre usciva già sentivo puzza di fregatura.
Purtroppo non mi sbagliavo.
L’indomani mia mamma come al solito arrivò all’ultimo minuto. Salimmo di corsa sul treno e ci dirigemmo nel nostro scompartimento, io carico di valigie come un portatore del Burundi.
Percorremmo tutto il treno ed arrivammo al mostro scomparto.
Che non era né un wagon lit, né una cuccetta, ma uno scomparto a sei poltroncine anche se di prima classe.
– Si vede che hanno trovato solo questo quando mi hanno cambiato i biglietti per aggiungere il tuo – sospirò mia madre controllando i biglietti per l’ennesima volta- avranno trovato solo questo.
Il capostazione di lì a poco ci confermò la situazione.
– purtroppo signora le cuccette ed i wagon lits sono tutti pieni – disse con fare gentile anche se con un tono un po’ ebete- però non dobbiamo fare altre fermate per i passeggeri fino a Monaco. Fate così: prima di andare a dormire chiudetevi dentro ed estendete le poltroncine.. così… così starete più comodi. Arriveremo domani alle 8 e trenta: vi avvertirò io per tempo.
– Grazie lei è molto gentile – rispose mia madre affabile col suo sorriso professionale.
– Si figuri signora.. e buonanotte…. – rispose ancora più ebete il capostazione rimanendo imbambolato per un po’ prima di accorgersene e di uscire di scatto.
Mia madre mi guardò con un sorriso ironico, stringendosi le spalle e si mise a leggere.
In realtà ero abituato a scene del genere. Mia mamma era a 42 anni ancora una donna bella e affascinante. Lo so che io sono il figlio e non dovrei dire cose de genere.. ma è così.
Aveva una folta chioma di riccioli rossi che per l’occasione aveva tagliato e tirato su.
Un fisico slanciato, due belle gambe tornite ed un culetto sodo e rotondo. Ed un seno poderoso da quinta misura che reggeva ancora il campo con pochi segni di cedimento.
Il fatto era che adorava vestire per casa in modo sexy e provocante anche se era una donna a posto, soprattutto perché poteva veramente permetterselo: minigonne in pelle nera, calze a rete, stivali, top leopardati a casa mia erano la norma ed io da anni non ci facevo più caso.
Ma i miei amici…. Quand’ero più piccolo, alle medie, molti dei miei compagni venivano apposta a casa mia per vederla, e gli diveniva duro ogni volta che si piegava , sia davanti che di dietro.
Talvolta la situazione era così insopportabile che erano costretti a correre in camera mia a masturbarsi. Poteva sembrare un po’… strano, ma io non avevo problemi a vedere scene del genere.
Mi ricordo di una volta che tre di loro vennero sul letto di camera mia contemporaneamente, macchiando le lenzuola e urlando “Ludovicaaaa!!! ” (il nome di mia mamma). Vedere loro che se la spassavano così sembrava così divertente che non potei fare a meno di unirmi a loro. Quella volta per aiutarli ancora di più presi delle vecchie foto di mamma in bikini. Le apprezzarono moltissimo, mi ricordo, alcune le vendetti anche a caro prezzo….
Tornai con la mente al presente e alla situazione in cui ci eravamo ficcati… un momento…. Tale era stata la fretta di partire che non avevo il tempo di “salutare” la mia ragazza a dovere…. e stare a contatto con mamma per dodici ore.. significava che non avevo neanche l’occasione di masturbarmi per bene !!!
Ero veramente fregato. E come succede sempre quando una cosa non la puoi fare o non la puoi avere, la tua mente ci torna sempre sopra.
Mi ritrovai a fissare mia mamma che leggeva un rapporto. Ero abituato a vederla nei suoi completini assurdi, che non mi facevano alcun effetto… ma quella sera era vestita ancora da lavoro… aveva una pantalone nero che accentuava le sue gambe affusolate, una giacca nera che accendeva ancora di più i riccioli fulvi ed una camicetta bianca senza colletto sbottonata di due o tre bottoni… adorabile… su quei seni così gonfi e caldi….
Cazzo, perché mia mamma doveva essere così sexy !! ? ! Ero veramente fregato. Ero eccitato come un panda !!!! Avrei dovuto “mollare il mio carico” prima di scendere di casa. Così avrei avuto le palle piene (nel vero senso della parola) per tutto il viaggio, a meno che non facessi un sogno porno, cosa molto probabile….
Man mano che passava il tempo mi diventava sempre più duro. Cercai di sistemarmi un po’ meglio…. ma non c’era niente da fare. Oramai mi era diventato duro come una roccia.
Mia mamma andò un attimo in bagno…. Mi guardai intorno forse avevo il tempo di tirarmelo fuori e…. ma mia mamma rientrò subito. Andai in bagno anch’io ma gli scossoni erano troppi, niente da fare.
Venne l’ora di dormire e a me non era ancora andato giù. Aiutai mamma ad estendere le poltroncine, dopo aver chiuso a chiave lo scompartimento. Si era tolta le scarpe e stava piegata sulla prima poltroncina….. mamma che culo….. quando uno scarto sullo snodo ferroviario me la fece urtare… oddio !!! la mia patta contro il suo sedere !!!!
Si alzò di scatto e mi guardò con un sorrisetto strano..
-ehi Dani… stai attento !!!! – sorrise – potresti farmi male !!!
Arrossii violentemente e sistemai velocemente le poltroncine.
Le poltrone estese avevano formate un unico letto di fortuna. Ci stendemmo uno opposto all’altra, dopo esserci levate le scarpe. Stavo per spegnere la luce quando mia madre mi fermò.
-Aspetta cucciolo -mi disse toccandomi col braccio, facendomi sussultare – non voglio rovinare il vestito per domani… fammi sistemare un po’ meglio per la notte.
Con un gesto aggraziato si levò la giacca, sfiorandomi leggermente il braccio con un seno facendomi eccitare ancora di più. Dopo aver appeso la giacca alla gruccia, ancora di spalle fece l’imponderabile: si alzò all’inpiedi e si sbottonò il pantalone del vestito. Questo cadde giù con un fruscio, e prima che i lembi della camicia scendessero giù come mannaie ebbi il tempo di vedere un perizoma bianco affilato come una coltello che divideva due panetti rotondi di burro bianco, le chiappe di mia mamma….
Mentre piegava i pantaloni cercai di guardare ovunque… ma non ci riuscivo.. diamine !!! poi mi diede la mazzata finale: mentre guardavo fuori del finestrino si era riseduta a gambe conserte, e con un movimento oramai collaudato, si sganciò il reggiseno da dentro la camicia e se lo levò una spallina per volta. Tirando prima per una manica della camicetta poi l’altra….
Cercai di resistere… ma guardai ipnotizzato il movimento ondulatorio dei seni di mia madre oramai liberi mentre posava il reggiseno affianco a lei…..
Ero al colmo del parossismo, ma non era ancora tutto. Vedendomi scomodo (forse non immaginava il perché…. ) mamma si avventò con uno scatto verso di me.
– dai cucciolo -disse sbottonandomi la patta – mettiti comodo anche tu, così non riuscirai dormire…
– ma mamma io…
– niente ma, Daniele è meglio…
Mia madre si bloccò quando le sue dita calarono velocemente la cerniera dei jeans: la mia erezione sbucò imperiosamente grattandola un unghia della mano. Il suo volto si arrossò leggermente.
-Forse è meglio che continui tu…. – mormorò piano inarcando un sopracciglio.
Morto di vergogna mi sfilai velocemente i jeans e mi girai dall’altra parte per non guardarla.
Ero in uno scompartimento chiuso con una donna solo in camicia adorabile e avevo voglia di abbracciarla e tenerla stretta, ma tutto quello che riuscii a fare era spegnere la luce e blaterare un “buonanotte mamma… ”
-sogni d’oro tesoro e dormi bene… – mormorò piano.
E chi riusciva a dormire… tutto quello che riuscii a fare fu di non venire nelle mutande per qualche movimento inconsulto, al limite potevo venire nel sonno….
Il sonno, comunque, non mi veniva proprio. Non so se erano gli scossoni o il tronco che avevo nei boxer. Dopo un’ora di tentativi mi arresi. Guardai fuori dallo spiraglio del finestrino mentre il treno pigramente rollava verso la Germania. Mia mamma era voltata dalla parte opposta alla mia, eravamo spalle a spalle. E non avevo il coraggio di voltarmi….
Non sapevo se dormiva, ma sentivo un basso mugolio provenire da lei. Pensai che stesse sognando, ma poi sentii uno strano fruscio di tessuto.. come un paio di mutandine che sfilavano sulle cosce… di nuovo non ero affatto sicuro, ma sembrava che mia mamma se la stesse… spassando ! ? ! ? di fianco a me.
Non avevo assolutamente idea di cosa fare: dovevo muovermi per farle vedere che ero ancora sveglio o dovevo fare finta di dormire !! ? quando il suo mugolio crebbe d’intensità, decisi sulla seconda opzione: se pensava che dormivo, almeno avrei sentito un po’ di suoni erotici sena imbarazzo !!!
Il mugolio divenne sempre più forte e potei sentire l’inconfondibile suono dei suoi umori vaginali sguazzarle fra le gambe. Il mio uccello minacciò di scoppiare alla minima mossa sbagliata, così rimasi perfettamente immobile.
Pareva che mia madre fosse molto vicina all’orgasmo, così avrebbe finito presto, a meno che non decidesse di farsene una seconda !!!!
Il sudore mi colava dalla fronte al pensiero di mia mamma che si trastullava, e a ciò che stava provando….
Non ce la feci più e, il più silenziosamente possibile, mi abbassai i boxer. Sentì l’uccello scattare come una molla per aria, sebbene non potevo vederlo. Senza il minimo suono, ci avvolsi la mano intorno e ci diedi una stretta lieve. Il mio corpo fu colto da un tremito appena un’ondata di puro piacere mi squassò. Allungai la mia mano sinistra sulla punta del glande, e notai che un po’ di liquido seminale stava uscendo…. Perfetto, pensai, così ho anche un po’ di … lubrificazione !!!
Dopo aver spalmato un po’ di liquido sull’asta, cominciai a masturbarmi lentamente.
Andavo piano, concentrandomi sui lamenti di mia madre e godendo di quella situazione.
Non avevo pensato a come nascondere il mio orgasmo, però.. era possibile masturbasi in silenzio, ma quando vieni il tuo corpo si agita come impazzito !!! A quel punto, però non mene fregava un granchè…. Quello che facevo mi portava piacere, ed era tutto quello che m’importava…
Mi stavo avvicinando rapidamente all’orgasmo. Nient’altro m’importava in quel momento fuorché svuotarmi le palle. Là, ed in quel momento.
Improvvisamente sentii un paio di labbra femminili baciarmi la guancia. Mi girai di scatto e quelle labbra sfiorarono le mie prima di sentire ” va tutto bene tesoro, non avere paura”
– mamma !!! urlai, ma lei immediatamente mi zittì prendendo l’uccello con la sua mano.
Non ero un idiota, sapevo che non c’era una dannata obiezione da fare. Mi girai supino. Mia mamma mi sfiorò gentilmente la guancia mentre mi masturbava come una professionista.
I miei muscoli s’irrigidirono.
– mamma… sto per.. venire…
– Oddio, vai avanti cucciolo, voglio che tu stia bene…
I suoi seni mi premevano sul braccio, ondeggiando lentamente.
Immagini del sedere e del seno di mia madre affollarono la mia testa mentre venivo come una fontana. Parte del mio sperma macchiò la mia camicia, immaginando che il resto atterrava sul suo braccio.
Quando fu certa che il mio orgasmo era finito, mia madre accese la luce dello scompartimento.
Aveva ancora addosso la camicetta bianca, ma le sue mutandine a perizoma erano gettate nell’angolo. Pensai, nei momenti dopo l’orgasmo, che dovevo scusarmi per esserle venuta addosso, ma sembrava non importarsene.
Anzi il mio uccello stava ridiventando duro mentre guardavo mia mamma leccarsi la mia roba dalla mano.
– ma mamma .. -cominciai.
Di nuovo lei mi zittì, mettendomi un dito sulle labbra e avvicinandosi al mio fianco.
– sshhh… Daniele … è tutto a posto… la tua mammina ti adora cucciolo mio….
Mi appoggiò le mani sul petto stendendomi di nuovo supino, e mi montò a cavalcioni. La sua vagina era pressata sul mio stomaco e potevo sentire il mio uccello toccare la spaccatura del suo sedere.
Ero di nuovo duro come una roccia. Tutto quello che mia madre indossava era la camicia stropicciata e le autoreggenti nere, mentre io avevo indosso solo la mia camicia con i boxer calati sulle gambe… ma mamma velocemente gettò la mia biancheria intima sul pavimento.
Sollevai la testa mentre lei si protendeva in avanti e le nostre labbra si unirono in un bacio appassionato.
Mai prima di quel momento avevamo condiviso una tale intimità, un amore così forte.
Allungai le mani nella camicia sbottonata e afferrai i suoi seni liberi. Sentii di nuovo quel familiare mugolio mentre giocavo con i suoi capezzoli.
Lei si girò e piazzò il mio uccello giusto nella sua spaccatura del sedere. Poi mamma cominciò a strofinare il suo sedere su e giù lungo la mia asta, come se stesse pulendosi il sedere con la mia asta.
Io strinsi la presa sui suoi magnifici seni, ma lei smontò da sopra me.
– no mamma, ti prego, io… non fermarti ora… – la implorai.
– Non ti preoccupare, cucciolo, sto solo cambiando posizione – disse mentre si stendeva supina dalla parte opposta alla mia.
Si era sollevata la camicia, ed in una selva di peli fulvi potei ammirare la feritoia da cui ero venuto al mondo. Il posto dove era cominciata la mia vita. E il mio uccello era così teso che mi faceva male…
– dai tesoro, prendimi come un uomo…
Non avevo bisogno di altri incoraggiamenti. Praticamente le saltai addosso e iniziai a baciarle la faccia come un pazzo.
-Ehhi !! calmati cucciolo !!! – mi disse mia madre, ma non c’era niente da fare, ero così eccitato che mi sembrava di essere un bambino di cinque anni a Natale.
Sbottonai abbastanza la camicia di mia madre fino all’attaccatura dei seni, e mi protesi in avanti, guardandola sempre fissa negli occhi. Un ricciolo rosso le passò ribelle sul volto, dandole uno sguardo ancora più intenso.
Le aprii leggermente le gambe alzando le ginocchia, poi la guardai di nuovo dritta in quegli occhioni da cerbiatta marroni… e nell’istante in cui la penetrai a fondo dilatò un attimo gli occhi dalla sorpresa. Mi lasciai scappare un lamento mentre sentivo il mio uccello avvolto dalla sua vagina…
– ohh… cucciolo.. mmmm come mi riempi bene… che bello…..
– Ohh mamma… ti amooo – urlai mentre iniziavo a spingere sempre più in profondità.
Mi avvolse le gambe intorno, e sentii le sue calze prudermi le gambe ed il bacino. Le sue unghie scavarono nella mia camicia sulla schiena mentre la chiavavo ancora più forte…. la chiavavo !!! mia mamma !!! la donna che mi aveva cambiato i pannolini…. sculacciato quando facevo i guai in casa…. ora agitava la testa in preda al godimento…. non avevo idea che quella fica potesse essere così.. meravigliosa, così calda e stretta… e profonda !!!! contraccambiava i miei colpi col bacino, facendo perno sulle gambe.
– mi dispiace così tanto… tesoro…
– per … cosa ….. mamma
– non sono più stretta come una volta….. tuo padre mi ha allargato nel corso degli anni…
Non so di cosa stesse parlando, né mi importava. Neanche la mia ragazza era così stretta, e questo a me stava bene. Presto l’intero scompartimento tremava mentre infilavo mia madre. Mi piaceva guardarla mentre la scopavo…. gli occhi lucenti… la smorfia del viso contratta dalla goduria… il suo volto si aprì in un sorriso meraviglioso.
– mi piacerebbe che tu schizzassi tutto sopra di me…. cucciolo… sopra i miei seni… – mormorò maliziosa.
– dopo… più tardi…. fammi finire di scoparti mamma – le dissi, e le annuì contenta. Questa fu la fine della nostra conversazione, eravamo troppo vicini all’orgasmo per parlare.
I nostri corpi rimbalzavano mentre mi infilavo tutto dentro di lei.
Mia mamma cacciò un grido spettacoloso mentre venne, regalandomi la splendida sensazione della sua vagina che mi stritolava il mio uccello ancora di più.
Non ci volle volto prima di venire una seconda volta nella sera, stavolta ben dentro il ventre di mia madre. Continuammo a infilarci finchè il nostro orgasmo non finì. E pure dopo che fu finito, rimanemmo l’uno nelle braccia dell’altro baciandoci teneramente.
– mamma perché.. perché l’abbiamo fatto ! ? !
– ero così eccitata cucciolo… anche io sono umana sai….
Non ci avevo mai pensato. Mia mamma aveva sentimenti come ogni altra persona anche se era mia mamma. Era da tempo che non faceva l’amore assiduamente con mio padre e apparentemente non aveva pensato a come sfogarsi durante questo viaggio, come me. Per ora, ci avevamo a vicenda.
Pensavo che forse ci saremmo fermati una volta tornati a casa. Ma ora come ora non me importava. Mia madre ed io dividevamo qualcosa di speciale. Era vero, non molte persone facevano quello che facevamo noi, e probabilmente non lo avrebbero mai fatto. Ma a noi non importava. Nessuno l’avrebbe scoperto.
– ti voglio bene, mamma – le dissi, ed era vero.
– bene, perché appena sei pronto… speravo che tu ed io potevano provare un paio di cosettine che tuo padre non adora fare…. – disse mia madre con un sogghigno. Non sapevo di cosa parlasse, ma l’avrei scoperto presto. Il suo volto era coperto dai riccioli fulvi, glieli scostai mostrando il volto soddisfatto di una donna che aveva appena goduto.
Le finii di sbottonare la camicia e la gettai di fianco, oramai inutilizzabile.
Ora che ci penso. è stato meglio che non avevamo delle cuccette, non avremmo avuto spazio. FINE

About Storie erotiche

Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.