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Al diavolo la morale

Ciao… sono ancora una volta io, Monica e vi voglio raccontare di un periodo di merda, durato più di un anno, in cui, vuoi per un motivo, vuoi per un altro, non ho fatto mai l’amore.
Confidatami con un’amica, lei mi ha suggerito di pagarmi un gigolò, ma questa soluzione mi garbava poco e così sono andata avanti a ditalini a tutto spiano, a volte addirittura più volte al giorno.
Abituata com’ero, avevo finito per diventare una cagnetta in calore tanto che una sera, uscita tardi dal lavoro, in una stradina, a quell’ora deserta, ho udito un fischio di apprezzamento e giratami automaticamente, vidi sull’altro lato della strada, seduto su una scalinata, un negro gigantesco che mi sorrideva tenendo tra le mani un enorme cazzo.
Ero in mezzo alla strada e lo vedevo tra due macchine parcheggiate mentre la sua mano andava su e giù lentamente per il cazzone.
Vedendo che mi ero fermata a guardarlo, mi ha fatto segno di avvicinarlo ed io, che in altri tempi sarei scappata, quasi ipnotizzata da quello stupendo attrezzo, ho attraversato la strada.
Mi avvicinai a lui con passo incerto e senza bisogno di presentazioni l’africano mi abbracciò e mi baciò. Puzzava di sudore ma per me nulla importava in quel momento, tanto che mentre mi succhiava la lingua presi ad accarezzare la sua nerchia dura come un pezzo di legno.
Mi sembrava di sognare, non mi importava nulla che potesse passare qualcuno da un momento all’altro.
Ad un tratto mi fece girare ed appoggiare con le mani al muro, quindi alzò la gonna e scostò le minuscole mutandine incominciando con una mano ad accarezzarmi la fica e con l’altra a palpeggiarmi da sopra la camicetta il seno su cui spiccavano due capezzoli turgidi come non mai.
Ad un tratto mi infilò un dito nel culo, fino in fondo, quindi una volta estratto, volle che lo succhiassi mentre mi infilava il cazzo nella fica ormai fradicia.
Con le mani appoggiate al muro e quel cazzone nella fica, ho goduto quasi urlando in mezzo alla strada.
Non ebbi neanche il tempo di riprendermi che mi ritrovai di nuovo con un dito nel culo che mi frugava l’intestino. Dopo un po’ aggiunse al medio anche l’indice, quasi a voler constatare la capienza del mio buchetto.
Sfilate le dita mi obbligò ad inginocchiarmi e mi ritrovai davanti agli occhi il suo cazzo, che visto da vicino sembrava ancora più mostruoso.
Allargai la bocca al massimo, ingoiai tutto quello che potevo e incominciai a pomparlo ed ad accarezzare i coglioni con una mano.
Non fece il minimo sforzo per trattenersi ed infatti sborrò rapidamente versandomi sulla lingua un fiotto di sperma che ingoiai fino all’ultima goccia.
Terminato il pompino, il negro mi chiese di andare a casa sua mentre si rialzava gli slip, cosa che non nascondeva affatto il suo cazzo ancora duro.
Mi condusse in una vecchia casa lì vicino, in una mansarda in cui regnava un casino incredibile.
Un materasso per terra coperto da un telo pieno di macchie, fungeva da giaciglio.
Ci spogliammo in silenzio, quindi mi fece mettere giù a quattro zampe in mezzo al “letto”, quindi mi infilò con un deciso colpo di reni e mi chiavò selvaggiamente alla pecorina.
Con il culo per aria e la faccia sprofondata nel materasso, urlavo per il piacere.
Ogni tanto mi afferrava per i fianchi e senza tirarlo fuori mi rigirava nella posizione che in quel momento gli piaceva di più, mentre io continuavo a godere come una pazza.
Continuò a chiavarmi per un ora di seguito; ero spossata, svuotata, senza più forze.
Mi lasciò così, distesa sulla pancia senza aver ancora sborrato e si alzò.
Con gli occhi semichiusi lo vidi andare verso il frigo e prendere un pezzo di burro.
Capii subito le sue intenzioni ma ormai ero in uno stato semincoscienza e non mi spaventai nonostante le dimensioni del suo cazzo.
Ben presto fu di nuovo sopra di me e mentre con una mano allargava delicatamente l mie natiche, con l’altra accarezzava il mio buchetto, ungendolo bene e provando ad allargarlo infilandoci le dita, quindi ci punto la sua mazza e piano piano incominciò a penetrarvi.
Sentivo le mie carni aprirsi fino a permettergli di arrivare fino in fondo mentre urlavo per quel dolore misto al piacere.
Prima di sborrare lo tirò fuori e si fece avanti per eiacularmi in faccia spargendo la sua sborra ovunque sul mio viso.
Fu così che mi addormentaì, con quel sapore acre nella bocca e l’odore dello sperma sul mio corpo.
Il mattino dopo mi sveglia su quel giaciglio mentre lui ancora dormiva, mi pulii alla benemeglio e me ne andai.
Forse si sarà incazzato non trovandomi al suo risveglio, ma forse uno di questi giorni avrà la sorpresa di rivedermi. FINE

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