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Attesa

Agganciai le mie anche contro di lui e lui si spinse ancora di più contro di me, un lamento scappò dalla sua gola.
Ci saremmo spogliati lì, ma il forte DING dell’ascensore ci avvisò che si era fermato e che le porte si aprivano. Per fortuna non c’era nessuno fuori a testimoniare della nostra agitazione. Ci separammo di malavoglia, prendemmo le borse ed andammo alla sua macchina.
Parlammo del più e del meno mentre ci dirigevamo al motel, tuttavia scoprii il grande piacere di stuzzicarlo col mio tocco. La sua macchina non era automatica così le sue mani erano occupate alla guida. Ma io non avevo tali restrizioni. Feci correre amorevolmente le dita tra i suoi capelli, gli strofinai il retro del collo, poi feci scivolare la mano giù al suo braccio. Strinsi la sua mano quando cambiò marcia e poi la lasciai sulla sua coscia. Di quando in quando la macchina sobbalzava e la mia mano poteva ‘accidentalmentè scivolare in giù più lontano sulla sua coscia, rimanendo un po’ sulla superficie interna. Un’altra scossa e la mia mano si spostò all’interno, fino a che il mio palmò non sentì la durezza sotto la stoffa tra le sue gambe.
Così innocente, così non intenzionale; guardavamo fuori dal parabrezza, lui il traffico, io il paesaggio. Ma io capii che lui stava chiedendosi fino a dove sarebbe arrivata la mia mano sinistra.
Ci fermammo ad un semaforo e ricominciò. Quando si spostò per ingranare la marcia sentii il movimento dei suoi muscoli sulla mia mano sull’interno della sua coscia. La sua forza mi eccitò e suscitò immagini deliziose della sua forza applicata ad un scopo più erotico. I miei pensieri segreti diressero le mie azioni e quando ritorno al volante io portai la mia mano ad accarezzare la sua erezione, non eccessivamente grossa ma forte come il resto di lui. Lo strinsi con forza. Il suo corpo si tese e sentii il suo fiato sibilare. Non disse niente mentre io stringevo di nuovo, poi graffiai leggermente sulla stoffa con le unghie.
Lo stuzzicai lentamente, la promessa dell’estasi che c’era sotto la stoffa era più di quanto potessi sopportare. Canticchiai sottovoce mentre toccavo abilmente la sua chiusura lampo e la tiravo giù lentamente. Entrai nella patta e carezzai il cazzo attraverso un strato in meno di vestiti, le sue mutande disperdevano il calore della sua pelle sulla mia mano ansiosa.
Bruno si era sempre lamentato della forma delle mutande da uomo, particolarmente lo irritava l’apertura anteriore. “Che senso ha infilarci il pene e tirarlo fuori quando puoi tirarci sotto la cintura? ” Normalmente aveva ragione. Adesso io benedissi quell’apertura mentre la mia mano affondava nella sua biancheria intima e si chiudeva intorno all’asta spingendola contro la sua pancia.
Guardai in su per sbirciare la sua reazione e fu ricompensata. I suoi occhi fissavano davanti a se, intenti alla guida, ma la mascella era stretta e le narici vibravano sotto la sua respirazione accelerata. Le nocche sul volante erano bianche per la tensione.
Il mio cuore fece un tonfo per l’eccitazione mentre io gli carezzavo l’uccello, la sua sensazione di mi faceva impazzire di desiderio mentre dicevo. “Lo voglio, lo voglio disperatamente! ”
La sua mascella si schiuse e si spostò avanti ed indietro come se volesse liberarsi di qualche cosa e poi alla fine rispose, “Gesù, Orietta… ” Sentii lo sforzo nella voce. “Sai che non potrò stare con te quando arriveremo là… ” Si riferiva al fatto che doveva ritornare a “scuola” e studiare per l’esame, cosa che già sapevo quando avevo comprato il biglietto per il viaggio ed ero maledettamente sicura che era la stessa cosa per lui!
Tornai a stringere il suo cazzo e lentamente feci correre la parte morbida del pollice sulla fessura, schiacciai e strofinai lentamente. Sentivo il liquido pre seminale rendere scivoloso il mio pollice e questo aumentò la mia eccitazione. “Quindi? ” dissi con la mia voce migliore. La sua asprezza era tale che mi sorprese un po’.
Bruno non mi guardò, si limitò a digrignare i denti ed afferrò disperatamente il volante. La macchina stava andando a tutta velocità, così veloce che mi chiesi se avesse schiacciato l’acceleratore fino al pavimento. Alla fine trovò una risposta, “Ebbene… dannazione non eccitarmi così! ” quasi gridò.
Ah. Così ora io avevo il controllo. Ricordai una circostanza simile nel passato ma ora i ruoli erano invertiti. Di nuovo sentii il brivido del potere. Stavo quasi per dire qualche cosa d’altro quando, con un grugnito girò improvvisamente e sgommando lasciò la strada. Guardai dal fuori dal finestrino e vidi che eravamo arrivati al parcheggio del motel. Awww…
Quando parcheggiò tolsi la mano dalla sua patta con riluttanza e tormento. Lui mi fissò silenziosamente con occhi di fuoco mentre sfibbiava la cintura di sicurezza e faceva la mossa di uscire. Invece passò sopra il cambio, venne dalla mia parte e si incollò alla mia bocca. Le sue mani scivolarono sui miei fianchi ed accarezzarono a lungo rudemente i miei seni attraverso la camicia mentre mi baciava. Io ero in paradiso. Parte del piacere di avere il controllo su lui era provocarlo. Pensando a come mi avrebbe ripagato tardi rese gocciolante la mia fica.
Alla fine mi lasciò, anelando e ghignando (tutti e due! ) per andare a registrarsi alla reception del motel. Mentre lo guardavo allontanarsi dalla macchina, ammirai il suo culo ed una tremenda erezione, ed io sogghignai di nuovo. Un’altra cosa che mi piaceva di Bruno era che non aveva mai vergogna se le persone notavano quanto fosse eccitato. Mentre aspettavo lasciai cadere una mano tra le mie gambe per accarezzare delicatamente il mio monte sotto le mutandine bagnate. Avrei voluto lasciarle cadere e provocarmi orgasmi a ripetizione; o meglio ancora, saltare addosso a Bruno appena fosse ritornato in macchina, ma decisi di prolungare l’agonia. Quando sarei venuta, decisi, sarebbe stato col suo cazzo dentro di me. Non c’era modo migliore.
Per il lettore: probabilmente ti starai chiedendo, dopo queste numerose pagine di introduzione, dove è il sesso! A questo punto avevo potuto solamente gustare quello che sarebbe venuto poi. Il bel orgasmo sull’aereo e i giochetti col cazzo dall’aeroporto, non erano molto e, nel tragitto dal parcheggio alla nostra stanza, il mio cervello annebbiato dal sesso lottava per conciliare il mio desiderio di una buona chiavata e la necessità di aspettare finché Bruno non potesse ritornare da me più tardi.
Bruno appoggiò il mio bagaglio davanti alla porta della nostra stanza e l’aprì, poi introdusse i bagagli ma, prima che potessi entrare, mi circondò con un braccio; io balbettai incoerentemente e lui mi acquietò con un bacio rapido e morbido. “So che non è la nostra luna di miele, ma è il meglio che si potesse fare” disse.
Era troppo per me, non sapevo se venire o piangere. Quello che feci fu lasciare che Bruno mi alzasse facendomi passare la porta e mettendomi poi giù delicatamente, dopo di che allacciai le braccia intorno al suo collo e spinsi la porta chiudendola con un calcio ed imprigionandolo contro la porta. Mi tuffai al suo collo, le mie labbra e la mia lingua si annidarono alla base della sua gola. Succhiai e leccai pazzamente mentre le mie mani rapidamente aprivano la cintura alla sua vita. Prima che potesse obiettare gli abbassai i pantaloni e portai all’aperto la sua verga rigida. Era grossa e rossa ed assolutamente bellissima tra i nostri corpi, ed io non volevo altro che farmene riempire la fica dolorante e cavalcarla fino a morirne di piacere.
Malinconicamente questo avrebbe dovuto avvenire; Bruno aveva cominciato a recuperare a sufficienza per tentare di fermarmi, borbottava qualche cosa di inintelligibile sul fatto di dover tornare in aula. Gli chiusi la bocca con una mano e gli accarezzai il cazzo teso con l’altra mentre gli spiegavo la situazione: “Bruno, non posso essere così crudele da farti tornare al tuo studio in questo stato” e gli carezzai delicatamente l’asta “Se non facciamo qualche cosa fallirai la tua prova domani. ” Tolsi la mano dalla sua bocca e caddi sulle ginocchia, ora i miei occhi erano a livello del suo cazzo glorioso. “Inoltre”, gli dissi mentre il mio alito lo carezza “ci prenderà solo un minuto. “Mi aspettavo effettivamente che lui sparasse velocemente come un missile della Marina militare.
Dopo tutto era stato sottoposto a tre mesi di attesa ed a molti, molti minuti di stuzzicare. Finalmente, era il mio momento, chiusi le labbra sulla sua cappella e succhiai.
Quando la mia bocca sommerse la testa della sua verga, le obiezioni di Bruno cessarono e cominciò a lamentarsi. Evidentemente aveva visto la saggezza nei miei argomenti irrefutabili. Le sue mani trovarono i miei capelli e mi scompigliarono i ricci di seta, usandoli per tirare la mia testa ulteriormente sul suo inguine. Da parte mia lo gratificai con la finezza che di solito esibisco quando gli faccio i pompini. Il mio scopo questa volta doveva essere di succhiarlo il più rapidamente possibile. Senza preambolo ingoiai l’intera lunghezza della sua asta alloggiandola fermamente in fondo alla mia gola e succhiandola con la gola. Le guance erano incavate e la mia lingua correva la parte inferiore del suo cazzo strofinando su e giù. Bruno divenne selvaggio e con le mani sempre nei miei capelli cominciò a spingere le anche contro di me fottendo rapidamente la mia bocca.
Caro lettore, mi piacerebbe proseguire a lungo con questa descrizione, ma non stavo scherzando parlando di missile, pochi minuti e Bruno stava sparando nella mia gola la quantità di sperma immagazzinato in tre mesi, ed io ne stavo ingoiando diligentemente ogni grammo come se sull’aereo non mi fossi alimentata. Ma poiché il suo cazzo era bloccato in fondo alla mia gola non ne potei sentire il sapore.
Mentre lui era occupato a riempirmi la gola col suo sperma caldo, io lo guardai e questa era sicuramente la migliore ricompensa che potessi avere in quelle circostanze. Ogniqualvolta non posso venire, mi piace guardarlo. Per me il piacere riflesso nella sua faccia è una delle più belle cose del mondo. Lui non emise un suono, non lo fa mai quando ha l’orgasmo.
Trattenne il respiro e strinse ermeticamente gli occhi mentre la sua faccia divenne rosso brillante e altalenò la testa avanti ed indietro; sembrava un bambino appena venuto al mondo.
Quando alla fine smise di venire, lo rilasciai dolcemente dalla bocca. Bruno finalmente si permise di respirare esplosivamente, il suo corpo rabbrividì un’ultima volta e la sua testa andò a sbattere contro la porta alle sue spalle. La sua presa violenta sui miei capelli si allentò e lui mi carezzò la testa con gentilezza infinita e gratitudine mentre io leccavo il suo pene in contrazione pulendolo con colpi amorosi. Glielo rinfilai nelle mutande come se io stessi riponendo un bambino.
Sapevo che si sarebbe svegliato più tardi per essere alimentato di nuovo. Con un tocco gentile lo riposi e vi carezzai sopra le mutande, poi mi alzai.
Quando fui completamente eretta, lo fissai: l’amore che vidi mi avrebbe fermato il cuore. Il mio cuore non si fermò, ma il mio amore per quell’uomo mi stava sopraffacendo e mi fece venire le lacrime agli occhi. Una gocciolina salata rigò la mia guancia. Bruno baciò la mia fronte e mi tirò a lui in un tenero abbraccio, ci tenemmo l’un l’altro così per un lungo momento. “Ti amo”, disse. “Anch’io ti amo” dissi. Era un cliché, ma vero.
Mi allontanai da lui ed assistetti al rito dell’infilare i pantaloni regolamentari della Marina militare. Avevo ingoiato così coscienziosamente il suo sperma che non una goccia aveva sporcato il loro candido iniziale. L’unica macchia sull’altrimenti immacolata uniforme era dell’umidità, localizzata approssimativamente sul suo cuore dove alcune delle mie lacrime avevano bagnato la sua camicia. Lui seguì il mio sguardo, poi il danno e mi sorrise. “Asciugherà” disse.
Lui mi baciò un’ultima volta, la promessa di ritornare fra poche ore ed uscì chiudendosi con calma le porte dietro le spalle.
Da quando mi aveva portato nella stanza a quando chiuse la porta dietro di se erano passati meno di dieci minuti. Ed io già stavo aspettando tetramente le prossime ore, ed impazientemente il suo ritorno. La mia micia frustrata pulsava per il bisogno negato, ma il processo dell’orgasmo era iniziato, avevo sentito il sapore della sborra, ma avevo fame di qualche cosa di più!

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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