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Racconto erotico

Attesa

Entrai nella doccia con l’acqua moderatamente calda ed a lungo mi limitai a lasciare che l’acqua scivolasse su di me, poi mi mossi dallo spruzzo, presi un pezzo di sapone e cominciai ad insaponarmi il corpo.
Questo era un errore, per due ragioni. La prima, le mie mani che scivolavano sulla pelle sensibile del mio corpo mi facevano sentire dannatamente bene. Singhiozzai mentre insaponavo i peli tra le mie gambe e mossi una mano insaponata tra le labbra della fica. Rabbrividii mentre mi insaponavo lo stomaco ed i seni, le unghie raschiava nello strato di sapone scivoloso e tittilavano i capezzoli. Mi morsi un labbro mentre insaponavo le chiappe del mio culo e gemetti quando spinsi un dito scivoloso nel mio buco.
La seconda ragione era il sapone. Era un sapone profumato ed odorava di sandalo. Avevo portato apposta quel sapone con me perché il profumo di sandalo agisce su di me. Il sandalo è il mio profumo sessuale personale, sembra; ha un effetto esagerato e inspiegabile sulla mia libidine.
Mi eccita. E quando il ricco profumo balsamico si diffuse dalla saponetta nelle mie mani e dalla schiuma sul mio corpo, il desiderio cominciò a crescere dentro di me.
Quindi, con la stimolazione combinata del mio accarezzarmi e del profumo eccitante di sandalo, non c’è da stupirsi se un’immagine tormentosamente erotica cominciò ad assaltare la mia mente annebbiata dalla concupiscenza sotto la doccia calda.
I miei occhi si chiusero, io mi appoggiai indifesa contro il muro della doccia ed i miei moti mi portarono inesorabilmente, lentamente, in un sogno erotico, scivolai fino a sedermi sul pavimento. La testa appoggiata al muro ed il vapore che mi circondava come un sudario, il ruscello d’acqua che batteva il mio corpo ed io mi cedetti alla fantasia…
Bruno ed io giocavamo nella doccia, erano i primi giorni della nostra relazione, quando noi stavamo cominciando ad esplorarci sessualmente l’un l’altro. Una volta, mentre lo insaponavo, gli dissi di chiudere gli occhi e, mentre lo pulivo, focalizzasse tutta la sua attenzione a come lo toccavo. La mia intenzione era di elevare ed intensificare le sue percezioni ed iniziare ad entrare in sintonia con lui.
Lui fu subito d’accordo e chiuse gli occhi. Con le mani insaponate gli toccai delicatamente il torace poi allargai le dita; gli massaggiai col sapone i pettorali lasciando che i pollici disegnassero piccoli cerchi intorno ai capezzoli che si irrigidivano, raschiandoli delicatamente con le unghie. Continuai a muovere le mani e lentamente scesi allo stomaco. Mi fermai quando giunsi al livello delle sue anche e gli misi le mani sui fianchi insaponandogli le braccia. Con lentezza tormentosa feci scivolare le mie braccia intorno a lui insaponandogli la schiena. Mentre le mie mani si avvicinavano alla sua spina dorsale, il mio corpo gli si avvicinava sempre più.
Mentre lo facevo tentavo di entrare in sintonia con lui immaginando le sensazioni che doveva sentire. Immaginai che potesse sentire il mio calore mentre mi avvicinavo, era in attesa che la mia carne toccasse la sua ed i suoi sensi erano tesi in attesa di quel contatto. I capezzoli puntuti dei miei seni alla fine lo toccarono leggermente, poi spinsi con più forza contro di lui circondandolo con le braccia per lavargli la schiena. Abbassandomi sentii il suo cazzo sporgente dalla sua pelvi che spingeva contro il mio ombelico. Mi pigiai ed ondulai lentamente contro di lui, strisciando il mio corpo contro la sua asta, scivolando sul sapone che c’era fra di noi. Mi chiesi se avrebbe messo le sue braccia intorno a me ed avrebbe fatto scivolare il suo cazzo dentro di me ed avremmo finito lì quel viaggio sensuale. Ma era contro le regole e lo sapevamo.
Mi allontanai da lui e lo spinse delicatamente indietro sotto lo spruzzo della doccia, le mie mani che lo carezzavano leggermente mentre l’acqua portava via il sapone dal suo corpo. Poi lo feci uscire ancora dal getto e cominciai a lavargli le spalle e le braccia. Lo insaponai scendendo lungo il braccio finché non giunsi alle che insaponai copiosamente, dopo di che gli alzai delicatamente la mano e la misi sul mio seno destro. Avevo aggiunto un altro elemento al nostro giochino. Con gli occhi ancora chiusi ora lui mi esplorava conoscendo me ed il mio corpo al tatto.
Con la mano sinistra cominciai a carezzare, sopra il sapone, il suo braccio destro. La mia mano destra era rimasta sul suo braccio mentre lui cominciava ad accarezzarmi il seno destro. Ci fece scivolare sotto la mano, lo foggiò a coppa e l’alzò delicatamente, come per valutarne il peso, poi strisciò il palmo sul capezzolo duro ed insaponato, quindi lo prese tra pollice ed indice e lo tirò e lo torse dolcemente.
Chiusi gli occhi mentre lui mi toccava, inebriata dalla sua esplorazione. Non solo il suo tocco, ma anche il modo mi eccitava. Mi stava toccando come se non mi avesse mai toccato prima, forse senza notare quello che io sentivo. Era quasi
Innocente e mi eccitava incredibilmente.
Aprii gli occhi e abbassai la sua mano mentre continuavo a lavarlo; avevo finito con le braccia e gli stavo carezzando le anche. Spalmavo il sapone sulla parte bassa della pancia e gli insaponavo i peli spessi che circondavano la sua asta ansiosa senza toccargli ancora il cazzo. Continuai giù tra le sue gambe fino a trovarmi sulle ginocchia a strofinare tra le dita del piede, col suo cazzo a livello della faccia.
Guardai la faccia di Bruno e vidi che i suoi occhi erano ancora chiusi, la testa inclinata leggermente ed aveva un’espressione di grande concentrazione mentre gli lavavo i piedi. Mi sporsi in avanti e misi le labbra vicino alla testa del suo pene e vi soffiai sopra un po’ di aria calda. Non ero sicura, attraverso il rumore della doccia, di averlo sentito lamentarsi o no, ma ero sicura di aver visto il suo cazzo contorcersi, solo un po’.
Finiti i piedi, mi alzai ed abbracciai Bruno facendo scivolare le mani insaponate sul suo collo e tirando simultaneamente la sua testa verso la mia.
Capì che il gioco era finito e fece scivolare le sue braccio intorno a me e mi baciò ardentemente, le sue labbra lentamente carezzavano le mie. La sua lingua vagava pigramente nella mia bocca ed il lento bacio languoroso continuò con un’esplorazione reciproca.
Feci scivolare una mano insaponata sul suo torace, poi più in basso sul suo stomaco. Questa volta non mi fermai ma scesi ad afferrare delicatamente la sua asta che pulsava nella mia mano scivolosa. Gli carezzai lentamente il cazzo, il sapone lubrificava la sua dura lunghezza e Bruno mi mostrò il suo apprezzamento baciandomi con più fervore. Il ritmo era ancora lento, ma la tensione era alta, ogni movimento sembrò fatto per dare il massimo piacere.
Dopo molti minuti di sbaciucchiamenti e carezze, decisi che non potevo aspettare ulteriormente. La mia micia stava diventando un fiume e doleva dal desiderio di essere riempita. Borbottai il mio bisogno a Bruno e senza una parola lui prese le mie natiche e mi aiutò a salire su di lui mentre, allo stesso tempo, mi spingeva contro il muro per alleviare lo sforzo di sostenermi.
Facemmo una pausa solamente per permettere a Bruno di insaponare il muro dietro di me, anche una piastrella di ceramica può dare una scottatura con l’attrito che noi intendevamo produrre, io stavo scendendo per guidare la testa del cazzo dentro di me. Lui mi mosse su e in giù mentre spingeva dentro di me ed il suo cazzo si muoveva dentro di me come un pistone. Io non ero preparata all’impatto e quando spinse con forza l’aria esplose fuori da me, come se il suo pene fosse un tuffatore e tutta l’aria fosse contenuta nel mio inguine. Una piccola parte dell’impatto fu registrata debolmente come dolore. Tutto il resto attraversò il mio corpo come un piacere tanto tormentoso da togliermi il fiato.
Bruno dovette comprendere che il tuffo iniziale era stato troppo perché cominciò a spingere dentro di me con più moderazione. Ogni volta che spingeva il cazzo dentro di me, era con colpi lenti, profondi, usando la forza invece della velocità per entrare ed uscire. Per i primi minuti fui felice, era come una tenera memoria nostalgica di una pioggia estiva che precipitava pigramente con grosse gocce. Ma io bruciavo, avevo bisogno di più e con il corpo mi tesi contro Bruno in una richiesta muta.
Lui rispose come fosse un dio e creò un temporale invece della pioggia gentile, aumentando il ritmo finché non tuonò dentro di me e il suo cazzo si trasformò da pioggia a grandine. Fui infradiciata da un diluvio di passione caricandomi di tutta l’energia del lampo, mi aggrappai a lui ansimando e prendendo con piacere tutto quello che poteva darmi.
Ed in qualche luogo in quella tempesta incredibile di lussuria apparve in lontananza un’onda di proporzioni monumentali che correva verso di me con spaventosa velocità. Come uno tsunami il mio orgasmo mi crollò addosso con potere quasi distruttivo, ed io fui persa, affogavo, ansavo mentre barcollavo contro Bruno, la mia fica calda spasimava calda intorno al suo uccello ed i miei umori correvano giù per le mie gambe copiosamente come fosse acqua.
In quel momento Bruno raggiunse la sua crisi e la sua faccia si congelò in doglie orgasmiche mentre pompava spruzzo dopo spruzzo il suo seme dentro di me, i suoi ultimi sforzi furono spesi a spingere dentro di il più profondamente possibile. Continuò a venire per un tempo che parve infinito prima che gettasse indietro la testa ed espirasse esplosivamente, spingendo dentro di me un’ultima volta.
Districai le gambe tremanti dalla sua vita e cautamente tentai di alzarmi, le braccio di Bruno intorno a me come appoggio e rimanemmo fermi a lungo tenendoci semplicemente l’un l’altro, accarezzandoci l’un l’altro per confortarci, per riprenderci. Alla fine, come se volesse riprenderci per esserci gingillati così a lungo, la doccia diventò fredda… Come stava avvenendo adesso. Alzai la testa dalle mie braccia e sbattei gli occhi mentre cominciavo a rabbrividire. Come al solito ero stata rapita dalla fantasia ed aveva perso il conto del tempo. Mi affrettai a chiudere l’acqua fredda ed uscì della doccia.
Mi avvolsi in un asciugamano enorme e cominciai ad asciugarmi.
Dopo qualche minuto mi accorsi che stavo ancora rabbrividendo, ma questa volta non di freddo. La fantasia nella doccia aveva portato il mio corpo ad una tale frenesia appassionata che non riuscivo a contenere il mio bisogno represso. Diversamente dal sogno sull’aereo, non ero discesa in un realismo alternato di così profondo da poter provare orgasmi su ambedue i livelli. Il mio orgasmo questa volta era solo fantasticato, non reale, e stava per avere il sopravvento.
Ritornai vacillando alla camera da letto e mi sdraiai sul letto, ancora avvolta nell’asciugamano. L’asciugamano umido perse presto la capacità di scaldarmi, così lo gettai da parte e strisciai sotto le calde coperte pesanti. Mi accoccolai comodamente nelle coperte, come era possibile stare comodamente accoccolata in quelle circostanze, e per molti minuti fissai il soffitto.
Non avevo idea, non avendo l’orologio, quanto tempo fosse passato da quando Bruno aveva lasciato il motel e non avevo alcuna idea di quanto sarebbe passato prima che ritornasse. Mentre il corpo si scaldava cominciai a sentire che la sonnolenza mi aggrediva.
Il mio ultimo pensiero, prima che i miei occhi si chiudessero, fu che dovevo stare sveglia.
Non potevo permettermi di addormentarmi prima che Bruno ritornasse. Dovevo… stare…

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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