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Aurora era seduta sulla poltrona

Aurora era seduta sulla poltrona e leggeva un libro, di tanto in tanto guardava la pioggia che colpiva i vetri della sua finestra e pensava….. La sua mente divagava: pensava a tutto quello che aveva perso durante tutti quegli anni in cui aveva assistito i suoi genitori; si ritrovava a 40 anni con un aspetto ancora bello, ma senza un uomo accanto. Che delusione la vita!
La sua giornata era sempre la stessa ora che era sola: la mattina ad insegnare alla scuola media poco distante da casa sua, il pomeriggio e la sera a leggere o a guardare la tv.
Tutto da sola. Quando era più giovane aveva avuto qualche storiella con coetanei, ma le faceva schifo pensare di baciare un uomo o di fare l’amore con lui. Non aveva mai voluto farsi toccare o tantomeno toccare una persona dell’altro sesso, … ma ora era diverso, ora sentiva l’esigenza di avere un uomo vicino, di farsi toccare di…. Mentre pensava a ciò lasciò cadere il libro e prese a toccarsi il sesso: chiuse gli occhi, con le dita scivolava sulle labbra della vagina dolcemente, il suo respiro era pesante, il cuore le batteva in gola… pensava di far l’amore con più uomini contemporaneamente, di toccare uno, succhiare un altro…. che bello sarebbe avere un harem di uomini e far l’amore singolarmente o con tutti contemporaneamente… L’orgasmo non tardò, rimase in dormiveglia per qualche minuto, poi si ricompose e riprese a leggere.
Il giorno dopo si recò a scuola e notò un nuovo collega in sala insegnanti, era un bel giovane dal viso gentile e dal fisico abbastanza prestante. Con molto garbo ed un lieve sorriso lui la salutò e lei rispose compiaciuta: “salve, mi chiamo Carlo, sono un supplente di educazione fisica” disse lui porgendole la mano, lei rispose al saluto “sono Aurora” e gli strinse la mano. “Che voce dolce hai, Aurora, devi essere una buona insegnante”, “spero” rispose lei, “chissà se i miei alunni sono daccordo” sorrisero entrambi. Si avviarono insieme verso le aule e nel tragitto Aurora rallentò per guardare il sedere di Carlo, non poteva che ammettere che era proprio un bel tipo. Si salutarono ed entrarono nelle rispettive classi. Durante tutto il giorno lei pensò a Carlo, a casa si masturbò pensandolo nudo con il cazzo teso davanti a lei che lo toccava. Amava molto pensare di avere uno o più uomini nudi alla sua mercè, le piaceva pensare di avere a disposizione uno o più cazzi pronti ad ogni suo volere, pronti a colmarle ogni buco che lei aveva a disposizione.
Il giorno dopo riincontrò Carlo che questa volta era in tuta da ginnastica: “Oggi porto i ragazzi in palestra a fare ginnastica, spero che saranno contenti” disse lui “Sicuramente” ammise lei “sono mesi che non ci vanno, da quando la collega precedente è in marternità! “. “A proposito, ci sono docce nella nostra palestra? ” chiese Carlo, “Certo” ribadì lei “e sono anche ben tenute”. Poi si salutarono ed entrarono in classe. Aurora durante la lezione pensava a Carlo che faceva la doccia e le veniva voglia di toccarsi. Alla fine dell’ora le venne la grandiosa idea di andare a curiosare nella palestra per vedere Carlo in azione. In effetti notò la sua bravura nell’insegnare ai bambini ed alle bambine a saltare o a correre, alla fine della lezione lui era molto sudato e, dopo aver riaccompagnato gli alunni in classe, andò a fare la doccia. Aurora lo seguì senza farsi notare, entrò in silenzio nello spogliatoio e si nascose dietro un armadietto, lì non poteva essere vista. Carlo si spogliò nudo, lei dovette mordersi le labbra per non gridare dal piacere di vedere finalmente un uomo nudo ! La sorpresa più grossa fù quando Carlo si girò, lei potette valutare le dimensioni del suo cazzo a riposo. Era enorme! Carlo iniziò a fare la doccia e lei con molta discrezione andò via.
Attese fuori dalla scuola l’uscita di Carlo e, con una scusa, lo invitò a casa sua. “Accomodati pure in salotto, Carlo, io preparo un caffè”… aveva il cuore che le scoppiava in petto, la sua mente pensava solo a quel corpo nudo che DOVEVA essere suo!
Preparò il caffè e, mentre lo bevevano, lei, seduta sulla poltrona di fronte a lui, accavallò le gambe. Carlo rimase colpito dal bellissimo stacco di gambe che lei aveva e, soprattutto, dalla perfezione della sua caviglia. “Cosa stai guardando, Carlo? ” chiese lei ridendo “veramente… hem… hai delle bellissime gambe, Aurora” rispose lui balbettando. Aurora si tolse le scarpe ed alzò i piedi sul tavolino che era davanti alla poltrona, tirò indietro la testa e si rilassò. Lui rimase come uno sciocco a guardarla con una grande voglia di saltarle addosso. “Sono stanca, Carlo, mi fanno male i muscoli dei polpacci, visto che sei un esperto perchè non me li massaggi? ” disse lei. “Se ti fa piacere lo farò”. Con molta dolcezza Carlo si inginocchiò davanti a lei e prese a massaggiarle prima un polpaccio e poi l’altro, entrambi si eccitarono molto, ma l’eccitazione di Carlo fu molto evidente, la tuta non nascondeva nulla. Aurora non riuscì a resistere e poggiò il suo piedino sul cazzo teso e con molta sfrontatezza disse: “Vedo che ti piace massaggiarmi”. Lui non ebbe forza di risponderle tanto gli si era seccata la gola “Perchè non lo metti fuori questo bellissimo strumento? ” disse lei con malizia. Carlo, come ipnotizzato, si alzò ed in piedi davanti a lei si denudò tirando giù la tuta ed i boxer. Aurora si sentì pazza di felicità, finalmente poteva godersi l’immagine nuda di un uomo. Con un gesto felino lo tirò verso di sè e prese a toccargli il cazzo ed i testicoli , con la mano, poi, andò dietro fino al buco del culo, dove infilò un dito, con piacere notò che lui non si ritrasse, ma rimase umilmente ad assecondare i suoi voleri. Aurora aprì la bocca ed inghiottì totalmente il cazzo mentre con le dita gli sfiorava i testicoli tormentandoli. Carlo era al limite dello svenimento e, non potendo più resistere a quel trattamento, venne copiosamente nella bocca di Aurora. Il sapore di sperma che non aveva mai assaggiato, ma che aveva sempre sognato le sembrò la vittoria di un trofeo, quell’uomo era lì, nudo e grondante davanti a lei che poteva disporre del suo godimento. Succhiò tutto con avidità ingoiando tutto lo sperma che Carlo le dava, senza esitazione, come aveva sempre sognato. Quando ebbe finito Carlo stramazzò sulla poltrona e lei, senza esitazione, gli intimò: “cosa fai? Ora devi far godere me! ” nel frattempo che si liberava degli slip. Carlo si inginocchò tra le sue gambe e con la lingua prese a leccarla. La sua lingua lambiva le grandi labbra, entrava ed usciva da quella rosa purpurea profumata quasi con devozione. Aurora godeva infinitamente raggiungendo più volte l’orgasmo, poi disse “ora basta, rivestiamoci” ma notò che Carlo era di nuovo eccitato e volle approfittare dell’occasione spingendolo a terra sul tappeto e saltandogli addosso. Si impalò sul cazzo di Carlo godendo e gridando furiosamente. Quell’uomo era solo un oggetto del suo desiderio e non le importava se gli fasesse male lo sbattere delle sue natiche sulle cosce. Al termine si rivestirono guardandosi con molto compiacimento. “Domani ti rivoglio quì” disse Aurora. “Agli ordini, capitano” rispose lui scherzando. “Non sono il tuo capitano, ma la tua padroncina a cui dovrai mostrare tutto il tuo affetto e la tua devozione” ribadì lei. “Allora sarò felice di dire: agli ordini padroncina” e le diede un bacio sulla bocca. In effetti Carlo stava vivendo tutta la storia come un’avventura scherzosa e divertente, ma non poteva immaginare che, da lì a poco, sarebbe diventato succube di quella donna che lo avrebbe dominato totalmente fino a farlo diventare il suo umilissimo schiavo. Dopo tre mesi della loro storia Aurora e Carlo ormai vivevano insieme a casa di Aurora. Le giornate erano sempre varie: Aurora architettava sempre cose nuove per godere di Carlo e lui non si ribellava ai suoi voleri. Un giorno lei disse: “Carlo, oggi mi servirai tu il pranzo, sarai la mia domestica, spogliati nudo, indossa il grembiulino che uso io e servimi! “. Carlo, senza alcuna lamenteva eseguì ed iniziò a servirla. Con molto divertimento lei lo scherniva prendendolo in giro per il suo abbigliamento. “Mentre mangio tu poniti sotto il tavolo e, visto che ci sei, leccami le gambe”. Carlo si accovacciò sotto il tavolo e , devotamente, prese a leccarle prima i suoi deliziosi piedini e poi le gambe risalendo verso l’inguine. Lei chiuse di scatto le cosce: “No, ora non voglio godere, più tardi quando verrà Sergio”. “Chi è Sergio? ” disse lui uscendo da sotto al tavolo. “è un mio vecchio amico di classe che ho riincontrato stamani e che, quando eravamo ragazzi, stravedeva per me. Ho voglia di fare qualcosa a tre! ” disse lei sicura. “Ma io non voglio dividerti con un altro uomo” riprese Carlo “Tesoro, io amo te , ma ho bisogno di fare l’amore con più uomini per sentirmi realmente realizzata, tu devi assecondarmi… ” disse lei iniziando a toccargli il cazzo e baciandolo sulla bocca. Lui era totalmente alla sua mercè, il suo modo di fare lo eccitava molto e, anche se era seccato della situazione, gli piaceva pensare dell’esperienza.
Verso le 15 arrivò Sergio, dopo i convenevoli ed i ricordi di amici di classe Aurora, con il suo solito garbo, iniziò a sedurlo e, quando lo ebbe fatto spogliare nudo, si presentò Carlo, anche lui nudo, . Fù lei a condurre il gioco: Carlo disteso a terra con lei sopra e Sergio in piedi mentre lei lo spompinava. Ad Aurora sembrò toccare il cielo tanta era la felicità che provava. Anche i due uomini risentirono molto della sua voglia di godere e godettero moltissimo. Quando ebbero finito Carlo e Sergio, in segno di devozione, leccarono uno il sesso e l’altro il culo ad Aurora. Ora erano due gli schiavi che lei aveva dominato e sottomesso, ma altri ancora ne voleva e ne ebbe… fino a far l’amore contemporaneamente con 5 uomini. Il suo harem era formato e lei poteva recuperare tutti gli anni perduti! FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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