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Caro diario

Sono qui sdraiato sul letto, a frugare in questa vecchia scatola di scarpe affidatomi dalla mia cara amica Matilde, benché tra di noi non vi è mai stato nessun rapporto fisico, non abbiamo segreti o tabù, lei ha letto tutti i miei racconti, così mi ha chiesto se volevo ricavare da quegli appunti una novella, il modesto involucro era destinata a finire tra le fiamme, e con esso il suo contenuto, come se bruciando, si potrebbero cancellare anche i ricordi, dentro la scatola vi erano degli scritti legati con un logoro nastro rosso, di quelli che si usavano una volta per legare i capelli, ora sostituiti da più pratici, ed anonimi elastici.
Cerco di spulciare tra gli appunti, di leggere, nei mille fogli scritti ed appallottolati, e poi nuovamente stirati con la mano e riappallottolati, in un crudele giocoche fa affiorare e seppellire i ricordi, ma i ricordi sono tali, e alle volte riesumerli, tirandoli fuori dal lato più remoto e profondo della nostra mente, per cercare di fare chiarezza può essere utile, può servire a far vedere le cose sotto un’altra luce, per questo cercherò di ricostruire le vicissitudini adolescenziali di questa sensuale persona, logicamente omettendo, nomi, date o altro, chiunque crede di riconoscersi negli attori che popolano questo racconto…. si sta sbagliando di grosso.

Caro diario, ricordo ancora la mia prima volta, la volta in cui osai di più con l’uomo che poi, in seguito sarebbe divenuto mio marito, l’uomo in cui avrei trovato l’amico, l’amante, il confessore ed il padre dei miei figli, quando lo baciai capii che era lui l’uomo giusto, avvertii un fremito dentro, mi assalì un vibrare lungo la spina dorsale, una grande euforia prendere possesso di mè, non che io benchè giovane, fossi inesperta, il parlare con le mie coetanee di cose proibite aveva fatto accrescere in mè la voglia di sapere, di toccare con mano il ….. frutto del peccato, così quando lo conobbi di già avevo il mio piccolo bagaglio erotico sessuale.
Avevo compiuto da poco diciotto anni, ed ero veramente ciò che si può considerare una gran bella ragazza: castana naturale, occhi grandi di colore grigio/verdi, un fisico da fotomodella, il seno tirato sù, (sembravano due sculture marmoree, di quelle raffigurate sui libri di testo, con dei capezzoli grandi e turgidi… bastava sfiorarli… che diventavano come spilli, per quanto erano duri ed appuntiti… ) un culetto a mandolino, delle gambe lunghe ed affusolate e una pancia piatta e ben modellata! .
Insomma un corpicino da sballo, oltre tutto inconsapevolmente provocante, strano, ora che ci ripenso a distanza di anni, ma, quella era la prima volta che i miei genitori insistevano opprimendomi, angosciandomi, oserei dire quasi obbligandomi ad uscire di sera con il signor Tommaso, un uomo molto più grande di me, anche perché mia sorella Anita stava poco bene, e quindi sarei stata da sola con lui per il tratto che ci separava da Clara una nostra, (mia e di mia sorella amica), forse lo facevano perché all’epoca ero molto timida ed introversa, amavo rinchiudermi in un mondo tutto mio.
Questi, all’epoca avrà avuto se non ricordo male, fra i trent’otto ed i quarant’anni, ed era un bravo veterinario oltre ad essere una persona molto stimata dalla mia famiglia.
I miei avevano una specie di negozio all’ingrosso, nel Viterbese, una specie d’emporio dove si vedevano sementi, attrezzi e tutto quanto può servire in una fattoria, inoltre annesso alla villa possedevano un grande allevamento di cavalli e siccome alcune bestie si erano ammalate, per colpa di un’epidemia che si era diffusa causando la morte di alcuni puledri e di un’anziana cavalla, insomma i soggetti più deboli, papà aveva chiesto a lui di occuparsene, così me lo ritrovavo tutto il giorno sotto il naso, a girar per casa o lì vicino, non che fosse brutto, anzi aveva un fascino particolare, quell’attempata persona mi aveva attratto subito, ma poi dopo quanto era successo nelle scuderie m’ incuriosiva ancor di più.
Una mattina dopo che i che i miei genitori erano usciti per andare al negozio, volevo recarmi in paese e non trovando in casa la mia sorellona Anita, allora era venuta a stare un po’ con noi, dopo che si era separata dal marito, perché lui la picchiava accusandola di essere troppo libertina, lei lo aveva denunciato e così aveva ottenuto il divorzio.
Andai a cercarla nella stalla, per vedere se per caso fosse andata lì a vedere come stava Brigitta, la sua cavalla preferita, ma oltrepassata la porta, stavo ormai per chiamare Anita ad alta voce, che le parole mi si seccarono in gola, il breve tempo che i miei occhi si potessero adattare dall’abbagliante luce esterna alla penombra interna, e materializzai cosa stava accadendo, in fondo dove stava ammonticchiato il fieno vidi il signor Tommaso di spalle con le braghe calate che si agitava muovendo le pelose chiappe avanti ed indietro, avevo visto fare quel movimento allo stallone durante la monta, ma non credevo che gli esseri umani li imitassero, non volevo spiarli, volevo scappare, ma ero incuriosita su chi potesse essere la……… giumenta, così uscii piano senza far rumore, feci il giro della stalla, fortuna volle che la porta laterale fosse socchiusa, così riuscii ad intrufolarmi e raggiungere un punto in cui potevo vedere e sentire ciò che succedeva, la vista di quel bianco corpo confermò i miei sospetti, la giumenta in questione era la mia dolce sorellina, il soprannome di Lady Chatterly che le era stato appioppiato dalla comitiva con la quale uscivo quindi era fondato, ma ora la scena era cambiata, il veterinario stava sdraiato per terra e Anita con solo la camicia indosso era seduta su di lui, gridava, gemeva e si muoveva come se stesse andando a cavallo, vedevo i suoi grassi e rosati glutei alzarsi per poi andarsi a posare di colpo sulle gambe dello…. stallone, dondolando come se fossero fatti di gelatina, le palle scure e pelose agitarsi seguendo il ritmo, e la lunga protuberanza nerboruta sparire per intero dentro le intimità di Anita, ero terrorizzata, credevo la spaccasse in due, stavo per gridare quando gli sentii dire:
“Che bello! , Sì spingi! , Tutto dentro! , Ancora! Ancora! ”
Un turbinio di pensieri attraversò la mia mente di giovane ragazza, non sapevo cosa fare, sentivo rimescolarsi tutto dentro me, in silenzio fuggii verso casa, non riuscivo a togliermi dalla mente la visione di quel grosso tronco nodoso che si agitava come mosso da forza propria, giunta in camera
mia mi spogliai, sudavo, ero accaldata, mi toccai tra le gambe e mi trovai bagnata, all’epoca pensai fosse pipì (infantile ingenuità), mi sentivo sporca dentro, mi infilai nella vasca ed aprii l’acqua fredda per lavarmi, dopodiché mi asciugai e mi addormentai, al mio risveglio, dissi tra me e me che era stato tutto un sogno, un lungo brutto sogno! .
Però l’indomani, mentre stavo accudendo Silvester, lo stallone che cavalcavo solitamente mi voltai a guardare verso il fondo della stalla, e rividi la scena del giorno precedente, mentre pensavo inconsciamente mi ritrovai ad accarezzare il cavallo nel ventre, e poi scendendo anche sotto, strano non avevo mai osservato il cavallo sotto questo aspetto, intanto il membro gli si era allungato lasciando scoperta la punta di colore leggermente differente, cercai di afferrarlo, ma appena lo sfioravo, l’equino fallo si muoveva dondolando, come il batacchio di una campana, quasi a colpire la pancia, dopo i primi timidi e maldestri tentativi riuscii ad afferrarlo, per prenderlo dovetti usare entrambe le mani per quanto era grosso, era caldo e ruvido, lo accarezzavo, muovendolo avanti ed indietro, imitando la micetta della cavalla, dove lo avevo visto sparire durante l’accoppiamento, l’animale nitriva scalpitando di gioia, quindi gli stava piacendo il trattamento, io mi sentivo tutta umida, sicuramente mi era uscita nuovamente un po’ di quella specie di pipì del giorno precedente, ero seduta sull’estrmitò dello sgabello, e lo strofinio delle mutandine bagnate sulla micetta era piacevole, dopo dieci minuti di carezze anche Silvester fece qualcosa di molto simile mandando uno spruzzo di pipì biancastra.
Dietro la pressione dei miei uscii con Tommaso per recarmi ad una sagra paesana, dovevamo prima però, passare a prendere la mia amica Clara residente in un paese vicino, lui guidava calmo lungo la strada montana, odiavo il silenzio nell’auto, il ronzio lento e stanco del motore, avrei voluto parlasse oltre che guardarmi di nascosto la gonna salire lasciandomi il ginocchio scoperto, non sapevo come comportarmi con lui, ero impacciata e mi vergognavo di questo, ma quell’uomo brizzolato mi piaceva da morire, e mi ripassavano davanti agli occhi le immagini del fienile, non facemmo che pochi chilometri con la sua vettura, che si fermò con la scusa di controllare una gomma, risalendo in macchina mi baciò, mettendomi la lingua in bocca, roba da rimanere senza fiato, ci addentrammo con l’auto in un boschetto poco distante, dove appena inserito il freno a mano, mi sentii toccare dappertutto, sentivo le sue mani tastarmi i seni, tra le cosce, tra le bianche e candide mutande, per poi frugare dentro il reggiseno, cercando i capezzoli per constatarne la turgidità.
Insomma, toccandomi dappertutto.
Ero giovanissima e terrorizzata, inesperta, ma desiderosa d’imparare, non sapevo come rispondere a tutte queste sue attenzioni e premure, ma memore dei racconti dettagliati delle mie amiche e di ciò che avevo visto lo lasciai fare sino a che, lui ad un certo punto, mentre mi baciava sul collo, mi prese la mano e la portò alla patta dei suoi pantaloni, potevo per la prima volta constatare con mano la durezza di un sesso maschile, anche se la sentivo attraverso la leggera stoffa dei pantaloni.
Lui insisteva affinché infilassi la mano dentro per sentire il turgore di quel lungo coso.
Allora ritrassi la mano impaurita ed indispettita, lui me la riportò con fare deciso e prepotente, sulla cerniera e me lo fece tirare fuori, poi mi spiegò come si faceva per far andare su e giù la pelle che ricopriva il prepuzio, muovendolo lentamente, mi accingevo a fare per la prima volta in vita mia, una primitiva e sgraziata sega, intanto lo sentivo turgido e duro, caldo e robusto, grosso e possente, nella mia affusolata e delicata mano di ragazza.
Mentre mi baciava insalivandomi il collo e le labbra, io cercavo di rispondere ai suoi baci, con la mano intanto, (avevo imparato in fretta) lo muovevo in una sega senza fine, era duro a venire ed io ero inesperta nel tenerlo in mano.
Comunque, poco dopo, infoiato più perla gioia di aver messo il cazzo in mano ad un’adolescente, che dal mio andare e venire con la mano, spruzzò copiosamente uno schizzo lunghissimo, che andò a depositarsi sulla mia gonna, colando successivamente sulla tappezzeria della sua vettura.
Era la prima volta che vedevo un maschio godere, né avevo sentito parlare dalle mie amiche più grandi, ma non sapevo come fossero strane e dolci le espressioni del suo volto.
Il suo liquido biancastro ed appiccicoso, mi aveva impiastricciato la mano destra e la gonna, non sapevo come toglierlo, ed avevo paura a tornare a casa coni vestiti in quel modo, avrebbe potuto accorgersene mia madre, mio padre, ed allora…. ?
Ero proprio un’ingenua bambina! ,
Lui senza scomporsi, rimessosi in ordine, mi diede un fazzolettino di carta, (che come allora faceva la maggior parte dei maschietti, tenevano sempre in macchina, a portata di mano, come col tempo ho avuto modo d’appurare).
Poi andammo a prendere Clara e ci recammo alla festa, cercavo gli occhi di Tommaso, ma appena si girava verso di me, io guardavo altrove, temevo che la mia amica si accorgesse di noi, odorandomi le mani di tanto in tanto sentivo l’odore acre e pungente dello sperma, non potevo nemmeno espormi ed arrabbiarmi quando a fine serata quella puttanella di Clara civettando con lui insistette, con la scusa di evitargli di fare dei giri che con la macchina riaccompagnassero prima me e poi lei così con la scusa avrebbero potuto rimanere soli e magari lei ci poteva provare…. (ero gelosa? )
Dopo quella volta seguirono altri incontri, e così il nostro rapporto durò circa un anno, anche se maggiorenne, ero poco più che un’adolescente, e lui un uomo maturo ed esperto che avrebbe potuto benissimo essere mio padre, gioiendo quando riuscivo ad incontrarlo di sera, alle volte grazie alla fiducia che i miei genitori riponevano un me.
Intanto ad ogni incontro le sue avances si facevano più intraprendenti ed io mi sentivo ridicola ed impreparata non sapevo cosa fare, come comportarmi,
cosa dire.
Ma Tommaso con i suoi modi dolci mi toglieva dall’impaccio, si avvicinava a me, mi baciava con quel suo fare da macho, mi metteva la lingua in bocca e poi sbottonandosi i pantaloni, mi ritrovavo il randello in mano, senza neanche accorgermene.
Tutto sommato fu onesto con me, non volle mai approfittarsi della mia verginità, diceva che ero troppo giovane per fare certe cose, soprattutto con un uomo più grande di me. Diceva che ero una ragazzina e che non meritavo di essere rovinata a quell’età, e che avrei incontrato con il tempo, l’uomo che mi avrebbe fatto diventare donna.
Un bel giorno, dopo un’innumerevole sequenza di seghe, e di sborrate sulle mie mani e sui miei vestiti, (ero comunque diventata bravissima nel farle, sotto la sua direzione, fatto stà, che lo facevo godere a iosa, in meno di cinque minuti) sparì dalla circolazione, ogni tanto telefonava ai miei genitori da quel paese lontano dove si era trasferito.
Non passò molto tempo, che nell’estate successiva, conobbi un signore che era venuta in quei posti, per contrattare un terreno con annessa una grande villa.
Avevo poco più di diciannove anni, con tanta energia in corpo, ed una gran voglia di vivere ero…… più bella, anche se avevo avuto la classica delusione della prima cottarella
Maurizio era affascinante, bello, un po’ brizzolato, ed aveva anche lui il fascino dell’uomo vissuto.
Infatti non era poi così giovane, aveva quarantadue anni, sposato e separato, era il classico tipo da far girare la testa alle donne, ma alle donne, non ad una ragazza! .
Comunque, in men che non si dica ci conoscemmo, non ricordo più quale fu il frangente, che ci fece conoscere, e iniziammo a frequentarci.
Anche lui veniva a prendermi sotto casa, alcune volte entrava, invitato dai miei che volevano sapere e conoscere con chi uscivo la sera.
Andavamo spesso insieme nei boschi, e nelle contrade vicine, per mangiare la pizza, prendere un gelato e fare festa, ballando in piazza con le orchestrine di paese in compagnia della mia comitiva.
Una bella sera, mentre tornavamo verso casa mia, Maurizio svolta su di un sentiero buio e solitario, ferma la macchina, spegne i fari, avvicina le sue labbra alla mia bocca e senza proferir parola, mi schiocca un bacio a ventosa, che mi lascia senza fiato, poi senza dirmi ancora nulla e non curante di come sia rimasta esterrefatta, mi fruga tra le gambe, arriva alle mutandine, le scosta, scorge la mia micetta bagnata ed in fermento, farfuglia delle parole che non capisco, a quel punto mi intrufola due dita nella micetta, emisi un leggero e flebile gridolino, ma non di piacere, bensì di dolore, dato che io ero ancora vergine, ma lui non se ne rese conto, dando per scontato che a quell’età non fosse possibile, quando lo fermo per spiegarglielo si mise a ridere, e baciandomi sulla fronte e mi riaccompagnò a casa, trattandomi da bambina, al sol pensiero divento ancora verde dalla rabbia! .
Qualche sera dopo ci rivediamo in piazza, lui scusandosi mi dice che l’altra volta era stato un cafone e vuole rimediare al torto che mi ha imposto, m’invita a prendere qualcosa in un bar vicino, salgo in macchina, ci dirigiamo verso il locale, ricordo ancora consumammo: io un gelato alla vaniglia con tanta panna sopra, lui un Martini bianco e poi uscimmo.
Tornati in macchina, lui si dirige verso un sentiero, il solito….. , penso; “questo vuole rogna, adesso ci riprova, ed io lo mando affanculo”! ,
Invece è dolcissimo, mi abbraccia, mi bacia, mi tocca il seno, infila una mano sotto la maglia, prende nella sua possente mano una mia fichetta, l’accarezza, mi alza la maglia, lo lascio fare…. , toglie con una sola mano il mio reggiseno, rimango con il seno di fuori, dritto e sodo come una statua di marmo, lui rimane senza fiato, lo bacia, lo slingua soffermandosi sui miei acerbi, ma grossi e turgidi capezzoli, che succhia e morde con avidità, poi scende sotto la mia gonna, intrufola le sue mani tra le mie cosce, io lo lascio fare, non ho la forza e non lo voglio fermare, sono partita.
Non c’è bisogno che mi dica cosa devo fare, ho vivo il ricordo dell’esperienza precedente, con l’uomo che mi aveva iniziata ai piaceri della carne, so che debbo tirargli giù la lampo, ed intrufolare le mie mani nei suoi slip, sino a trovare quel bitorzoluto nerbo umano, fonte di tanto piacere, per noi donne.
Così inizio a slacciargli i pantaloni, mentre lui continua a baciarmi ed a frugare nella mia bocca con la lingua, gli tiro fuori l’arnese, che è già in tiro e paonazzo sul glande, è grosso, turgido e duro, come l’altro che avevo visto qualche mese prima, anzi noto questo se ricordo bene… , è più grosso dell’altro, veramente un bel cazzo….. !
E due…. , così fino ad ora, a soli diciannove anni, ne ho e presi in mano ben due di cazzi.
So quel che devo fare, ho in mente l’esperienza precedente, del primo uomo.
Quello che mi aveva insegnato cosa fare per far godere un uomo e farlo venire nelle mie mani…. ! Comincio a manovrare con la mano il pene, su e giù, aumentando piano il ritmo, quando sento che sta ansimando.
Vado ad istinto, ma non ci metto molto impegno, (allora pensavo e credevo fermamente, che bisognava far venire un uomo, il più presto possibile, poiché non solo lui avrebbe raggiunto l’orgasmo più rapidamente ed avrebbe così goduto, ma anch’io mi sarei tolta da quell’impaccio).
Ma Maurizio è molto più vissuto, è un uomo di oltre quarant’anni, non gradisce evidentemente dei gesti meccanici, è un uomo maturo che sa il fatto suo e sa far l’amore.
Ferma la mia mano, la prende, la lecca, l’annusa, la riporta sul suo pistone, (che nel frattempo è divenuto ancora più grosso e turgido, la cappella sembra scoppiargli per quanto è gonfia) io riprovo con una mezza sega, lui mi guida la mano aumentandone il ritmo e la velocità, sino a quando non viene con uno caldo schizzo, prepotente e lunghissimo, inondandomi la mano, le vesti e finendo sulla mia guancia, dato che io ero un po’ china su di lui, nello sparargli quell’immenso segone.
Rimango di sasso, non credevo…. , non avevo mai provato sul viso lo sperma, anche se era stato solo uno schizzetto sfuggito al maldestro controllo della mia mano, mi sentivo accaldata, l’acre l’odore mi riempiva le narici nauseandomi ed eccitandomi nel contempo, avevo le mani impiastricciate del suo sperma, anche la camicetta di raso era stata centrata da quel bianco fiotto impazzito.
Mi sentivo persa, vergognandomi di quello che avevo fatto, era stato peggio che essersi fatte sbattere.
Avevo sempre sentito dalle amiche e da mia madre, che queste cose le fanno le puttane, (evidentemente ero proprio portata, la mia era una dote naturale esserlo), con fare veloce cerco qualcosa per asciugarmi, mi porge il suo fazzoletto ed io mi ripulisco in fretta, e con fare concitato lo prego supplicandolo di riaccompagnarmi a casa.
Ma quella non fu né la prima né l’ultima volta, lo rifacemmo molte altre volte in seguito! .
Ero diventata abilissima ormai con le mani, ero meglio di Silvan, il prestigiatore.
Io ero un’allieva perfetta, lui un professore paziente e chiarissimo sia nella pratica che nella teoria.
Più apprendevo l’arte di far impazzire un uomo, più mi allontanavo dalla mia ingenuità adolescenziale, più imparavo a fare porcate, più crescevo in fretta, abbandonando ed allontanando definitivamente la semplicità agreste che avvolge una brava ragazza di campagna.
Con le mie cosce poi ci faceva di tutto, era una sua mania infilarmelo tra le gambe, e strusciarmelo sino a sborrarmi addosso, stando bene attento a non venire sulla mia passera, Una sera, mentre ero eccitatissima e lo stavo masturbando mi tirò vicino a sè e mi domandò:
“Hai mai provato a dargli dei bacetti sulla punta e a passarci sopra la lingua? ”
Mi fece un po’ senso, ma d’altronde, lui con me lo faceva, me la leccava, mi faceva impazzire con la sua lingua a punta, veloce e saettante mi succhiava e mordeva trapanandomi il clitoride sino a portarmi alla soglia dell’orgasmo più sfrenato.
Per fortuna che eravamo in macchina e distanti dal paese, se nò i miei urli avrebbero fatto accorrere i carabinieri, tanto mi faceva godere quando si dedicava alla mia micetta.
Usava una tecnica tutta sua: mi toglieva le mutandine, si chinava in ginocchio davanti a me scavalcando il sedile del guidatore, si posizionava le mie gambe sopra le spalle, una per parte, e poi….. si aprivano le danze e per mècominciava il paradiso.
Di solito venivo dopo cinque o dieci minuti di quelle insalivate frenetiche, ove mi leccava anche l’interno delle cosce, risalendo su fino alla passera, mi mordicchiava il clitoride e lo succhiava avidamente, poi quando io gli prendevo le orecchie con le mie mani e gli tiravo i capelli fino a strapparglieli, allora era il momento che gli riversavo sulla sua lingua tutto il mio sapore di femmina.
Così quel giorno, anzi quella sera, mi chiese….. , di farlo a lui!
Io non ero pronta, non me la sentivo, un po’ perchè avevo paura, un po’ mi faceva schifo, e poi ritenevo che era una cosa da puttane, poiché mi era stato sempre detto che solo le puttane, fanno certe cose… !
Avevo oltretutto timore che lui mi prendesse per una facile e che mi abbandonasse, come aveva fatto Tommaso, l’uomo che lo aveva preceduto.
Sinceramente non ero innamorata neanche di lui anche sè, era un bell’uomo, e mi piaceva sapere che in paese molte gli facevano il filo, anche donne della sua età sposate e non, ma io ero semplicemente attratta da quell’uomo, sia fisicamente, che mentalmente, mi aveva insegnato tante cose…. , tante porcate, che mi facevano sentire ormai una donna quasi matura, anche se mancava il grosso, il passo più importante: la mia verginità.
Sapevo, che Maurizio non avrebbe potuto essere mai l’uomo della mia vita, di sicuro non lo avrei mai sposato,
Primo: perché lui lo era già, ed allora non c’era il divorzio, Secondo: perché i miei non me lo avrebbero mai permesso, (infatti sapevano che lo frequentavo solo come amico, uscendo con lui insieme alla comitiva e da sola e tanto meno che ci facevo tutto quel che ci facevo), ma per me lui era una compagnia, un amante completo, anche se non mi aveva deflorata, mi aveva insegnato tante belle cosine, per godere e far godere, che mi ero attaccata a
lui, anche prendendomi una cotta, ma nulla di più!
Comunque, quella sera, mi fece provare cosa si sente e quel che si prova a tenere un bell’uccello in bocca, e che uccello….. , con il glande lucido e pulito, fresco e profumato, in breve, quella sera dopo avere iniziato la solita pomiciata, con le mie mani occupate sul suo nerbo, mi portò delicatamente la testa sempre più vicina al suo pene, sino a farmelo annusare, poi mi disse;
“Che te ne pare… lo vedi che non morde, lo prendi in mano, fra le cosce, tra le natiche, sulla pancia, perché non dovresti provare a prenderlo anche in bocca? ”
“E perché non nella fica, come tutte le persone normali? ”
“Perché io non me la sento di rovinarti, tu ti dovrai sposare un giorno, e quell’uomo, non prendiamoci in giro, tu già lo sai, che non sarò io, ecco perché non voglio avere questa responsabilità, faremo tante altre cose, come quelle che abbiamo fatto e ti ho insegnato, sono stato in fondo un buon maestro, non trovi? , tu mia cara, sei pronta a vent’anni, per fare impazzire un uomo, sai fare di tutto, sai bene che lo sai fare, hai provato cosa si sente ad avere un maschio che ti strofina le chiappe, anche se non mi sono permesso di sfondarti quel meraviglioso orifizio, lascio per correttezza, ed a malincuore quel piacere e quella soddisfazione ad un altro uomo, quello che ti porterà sull’altare! , sai usare le mani meravigliosamente bene, e le tue cosce sono un paradiso per uccelli solitari, ma non puoi pretendere di compromettermi con la tua famiglia in questo modo, scopandoti, io conosco tuo padre, tua madre, e ormai quasi tutto il parentado, non posso fare una cosa del genere, alla mia età poi. ”
Quello che aveva detto era tutto vero, io mi accompagnavo nelle peggiori porcate, ad un uomo che aveva quasi l’età di mio padre.
Ma potenza dell’ipocrisia, la sua, strusciarmi l’uccello tra le chiappe e schizzarci sopra, sì! , venire tra le mie gambe e sul pelo della micetta pure, mettermelo in mano e farsi tirare delle grandi seghe, sì, andava bene, leccarmi la passera, lui a quarantadue anni, io diciannove finiti, andava bene,
però scoparmi e prendersi le sue responsabilità.
No! , Quello non andava bene!
Comunque, per farla breve, quella sera feci il primo pompino della mia vita.
Non ero molto capace ed esperta, come lo sono oggi dopo molti anni, ma me la cavai lo stesso, fatto sta che dietro suoi alcuni suggerimenti, mentre già lo avevo in bocca, cominciai ad imparare, mettendoci veramente pochissimo tempo, già quella sera stessa dopo aver completato il mio primo pompino della vita, potevo dire che di quell’arte mi erano nascosti ancora veramente pochissimi segreti, e non avevo ancora vent’anni, immaginate adesso?
Devo dire che comunque, che la mia fu solo un’illusione, il poveretto durò pochissimo, venne quasi subito, appena cominciai a roteare la lingua sul glande, ed a succhiare.
Mi veniva spontaneo, che ci dovevo fare, (evidentemente ero nata per fare pompini) lui mi aveva spiegato solo alcune cose, che io applicavo alla lettera, mettendoci in più del mio ed in modo spontaneo.
Mi schizzò in bocca affogandomi quasi, non ero abituata, non lo avevo mai fatto, un po’ lo lasciai cadere fuori dalle labbra, ma il grosso dello schizzo lo ingoiai tutto spontaneamente, senza che lui mi dicesse di farlo, anzi aveva suggerito e quasi imposto poi, di scansarmi sentendo che stava per esplodere, ricordo che gli tenevo i testicoli con una mano e con l’altra lo accompagnavo in una lenta e ritmica sega, mentre lo succhiavo e leccavo, non lo avevo mai fatto, ma mi veniva naturale, come lo avessi fatto da sempre, tanto da farmi dire da lui che ero una zoccola nata, e che se non avesse avuto l’occasione di conoscermi e di conoscere la mia famiglia, avrebbe sicuramente pensato che non era la prima volta che tenevo un cazzo in bocca, tanto lo sapevo far bene, che non sembrava fosse la prima volta, il suo sperma era buono, mi piaceva, inghiottendo sentivo anche dopo essere tornata a casa, quel sapore aspro ed acre, che comunque anche se ti sciacqui la bocca e ti lavi i denti parecchie volte, rimane nel palato.
Avevo provato a fare il primo pompino della mia vita e non mi dispiaceva affatto, ero contenta, soddisfatta di me stessa, mi era passato quel timore che avevo sempre avuto, e quella cattiva idea che mi ero fatta delle donne che li facevano, trattandole anch’io da troie.
Ora mi sentivo anch’io una troia! , e ne ero molto orgogliosa!
L’estate andò via ed anche lui con essa, comunque, ho un buon ricordo di lui e dei suoi osceni insegnamenti.
Comunque non lo feci andar via prima di avermi sbattuta per bene, ed oltre tutto dentro un fienile, dietro la sua villa! .
Lo avevo voluto io, lo avevo messo in croce, non potevo lasciarlo andare senza aver assaggiato il suo stupendo uccello, dentro la mia passera.
Era stato lui a farmi scoprire tante cose del sesso, ed ora mi sembrava giusto che ne cogliesse i frutti, oltretutto trovavo tremendamente stupido ed ipocrita, il suo comportamento di farmi tutte quelle cose tranne i ….. lavoretti al mio culo ed alla fica, perché erano riservati, come tradizione vuole, al mio futuro sposo.
Io avevo preso il cazzo da tutte le parti, tranne che in fica ed in culo.
A quell’età già conoscevo delle posizioni per prendere il pisello in mezzo alle mie tette, (stando seduta in macchina) che avrebbero fatto arrossire una battona di casino.
Immaginiamo se avendo fatto tutte queste cose potevo lasciarlo andare via così, senza farmi fare almeno la fica se non addirittura il culo!
A distanza di anni noto che: il mio amante d’allora, non era poi gran che, non era affato dolce come mi era parso le prime volte e soprattutto, (ora che ci ripenso) era molto vecchio per me.
Ma allora che cosa me ne importava, ero giovanissima e con il cervello di un’oca, non riuscivo a capire l’importanza di quello che avevo fatto, e di ciò che stavo per fare… !
Quanto me ne sono pentita dopo…… , nessuno lo può immaginare!
Con il tempo, crescendo ed andando avanti con gli anni, ho sempre ripensato a quei momenti, con il mio occasionale ed attempato amante e con quelli che sono venuti dopo e nessuno può capire i pentimenti, le frustrazioni che ho provato e che qualche volta provo ancora, alcune volte, rimorsi di ogni genere mi assalgono, poiché avrei voluto fare le esperienze e provare tutto quel che ho fatto con altri uomini…. , solo con mio marito! Dare solo a Lui, solo all’uomo della mia vita, che adoro, la mia verginità, provare solo con Lui le prime esperienze di quel genere, assaporare solo con mio marito, il piacere della deflorazione e di vederlo godere sopra di me!
Quanto mi sono pentita, di averlo fatto con altre persone, che sono state di passaggio e non hanno contato nulla nella mia vita, non hanno lasciato alcuna traccia dietro di loro, ma solo schifo per me stessa e tanti brutti ricordi! .
Era un giorno di fine estate; settembre e le sue pioggie, avevano portato un’aria frizzantina nelle campagne, l’afa d’agosto con le sue serate di fresca brezza, avevano lasciato il posto a presagi d’autunno, Maurizio sarebbe ripartito di lì a poco, due o tre giorni ancora e poi come quello di prima e gli altri che son venuti dopo di lui, sarebbe definitivamente uscito dalla mia vita.
Sarebbe tornato nella sua città natale, ed io non lo avrei mai più rivisto.
Quel pomeriggio, andai a salutarlo nella sua casa, appena fuori il paese.
Ero abbronzatissima, portavo un vestitino bianco e leggerissimo, che metteva ancor di più in evidenza, la mia pelle scurita dal sole, sembravo una mulatta, oltre tutto mi ero agghindata e messo tanto di quel profumo da sembrare una zoccola.
Entrai in casa, lui stava preparando le valigie, mi vide e notai subito un’eccitazione; sia nei suoi occhi, che nella patta dei suoi pantaloni, ormai lo conoscevo benissimo e sapevo come mi guardava, quando si eccitava e cosa faceva, gli tremavano le mani e la voce, m’ abbracciò, mi baciò, con la lingua che mi rovistava il palato, poi mi condusse fuori nell’atrio e poi dentro il fienile, mi fece salire una scaletta che portava su di un fienile, poi senza dire una parola, mi tolse le mutandine, e sempre tenendomi la lingua in bocca, mi fece sdraiare sul fieno! Fu una cosa alquanto veloce…… mi montò sopra, aveva il cazzo ancor più grosso e possente, di come ero abituata a vederlo, contrariamente a quel che avevo immaginato… non me lo mise in bocca (lasciandomi un po’ delusa, tanto ero abituata ad averlo subito a portata di labbra, quando lo facevamo in macchina). S’intrufolò dentro le grandi labbra della vagina, sentivo che lentamente con la sua cappella turgida e rosea si faceva strada, piano, piano per non farmi sentire male.
Ero tesa come una corda di violino….. , poi qualche colpo ben assestato…. un gran dolore, un po’ di sangue e Maurizio era definitivamente entrato in me.
Così avevo perduto per sempre il mio bene più prezioso, per ingenuità, stupidità adolescenziale….. cosa avevo fatto…. ? .
Che idiota sono stata, quale pentimento in avvenire…. con tutti i suoi carichi di rimorso…. !
Era dentro di me…. lo sentivo fino allo stomaco, si muoveva ritmicamente, mentre io pensavo felice…. sono finalmente una donna, questo bel maschio,
con un cazzo da far invidia ad un giovane, mi ha reso donna.
Io appena ventenne, che donavo la mia verginità ad un uomo che poteva venirmi padre!
Ricordo che venne copiosamente quasi subito, dopo neanche cinque minuti, (forse, ora che sono una donna matura ci ripenso… , schizzò quasi subito, perchè si stava facendo una fanciulla poco più che adolescente, con un corpicino fresco ed acerbo, non certo per le mie performance amatorie, ero bravissima in altro, ma non in quello) stando attento a non riempirmi l’utero del suo seme, ma sfilandosi prontamente non appena sentì che stava per esplodere, scaricandomi sulla pancia, la sua calda sborra!
Spero insieme a questi miei ricordi di trasmettervi le mie sensazioni interiori e farvi capire cosa si prova in seguito sbagliando da giovani.
Non avevo mai messo prima d’ora per iscritto quello che provavo e che poi ho provato per quasi tutta la mia vita, sino ad ora.
è solo da poco tempo che ho dimenticato, che ho superato psicologicamente questi traumi, e che li ho presi solo come brutti ricordi, riuscendo a cancellarli dalla mia mente, ma qualche volta ritornano e ne soffro immensamente, perchè penso di aver offeso nel suo intimo mio marito, che Adoro ed Amo più di me stessa.
Anche se all’epoca………. non conoscevo mio marito!
Ma questo non toglie, che avrei voluto diventare una donna, con Lui e non con altri.
Che avrei desiderato, e lo desidero ancora… provare solo con mio marito quelle sensazioni e quelle iniziazioni, che purtroppo ho provato con altri.
Insomma mi sembra e ne sono stata fortemente convinta, soffrendone un mondo, che tutto quello che ho fatto e provato con altri uomini, lo avrei dovuto provare solo con il mio uomo, con l’Uomo della mia vita!!!!!
Purtroppo, questo non è stato possibile ed adesso me ne pento da morire, avrei voluto che Lui e solo Lui, cogliesse la mia verginità e non altri.
Quanti sbagli si fanno da giovani…. se si potesse tornare indietro, cancellerei il mio passato e ricomincerei daccapo, solo con il mio uomo! .
Che grandi errori si fanno nella vita, poi non viene più il tempo, per pentirsene, quel che stato è stato, ed il passato purtroppo non si cancella con
la gomma per matite, magari lo si potesse fare!
Mio marito, non mi ha mai fatto pesare il mio passato, se non qualche volta all’inizio della nostra conoscenza e del nostro periodo di fidanzamento, ma io non ho mai avuto il coraggio di dettagliargli tutto, non sono mai scesa in particolari, e non credo lo farò mai.
p. s.
Quanto siamo strane noi donne.
Ci disperiamo tanto di non avere dato al nostro uomo, il dono più prezioso: la nostra purezza spirituale e fisica, e poi chiediamo di far divenire novelle boccaccesche; i nostri peccati di gioventù, le nostre più luride porcate, i nostri sbagli….. !
Come siamo complicate, mio Caro e Dolcissimo Hantuan, complice dei miei desideri e delle mie eterne follie…. !
Sì…. ebbene Sì!!! .
Io se non lo hai ancora capito, ma ne dubito… sono Porca dentro, dentro di me, nel mio Essere…. dentro le mie viscere mi sento Porca…. e non posso farci nulla! .
Sai quante volte mi sono pentita di avere avuto quegli amanti che ti ho descritto, in gioventù? .
Sai quante volte ho pianto per il rimorso di non aver avuto un solo uomo; mio marito, a cui aver donato la mia verginità? .
Sai quante volte mi sono disperata di non aver provato solo con mio marito, tutte quelle porcate, che ho fatto con altri? .
Eppure, poi, pensandoci bene…. ed in momenti di tranquillità emotiva e di riflessione interiore, mi dico:
“Ma se tornassi indietro, rimarrei casta e pura, pur presentandosi l’occasione di bei uomini che mi corteggiano e m’insidiano, o rifarei tutto quel che ho fatto, sapendo che comunque poi, pagherei un alto prezzo morale ai miei sbagli ed ai miei pruriti? ” FINE

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