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Come è buono un uomo!

La guerra era trascorsa da pochi mesi, le macerie non erano state del tutto rimosse e la miseria la faceva da padrona in quello sperduto paesino fra le montagne degli Abruzzi.
Viola e Cesira, due giovani vedove di guerra avevano lasciato la loro diroccata abitazione per recarsi nella vecchia masseria abbandonata nella vicina campagna, già proprietà dei mariti, fratelli fra loro, che avevano entrambi lasciato la vita in guerra, nell’Africa orientale.
Le giovani vedove, già amiche fin dall’infanzia, si erano aiutate e fatto coraggio a vicenda, rimboccandosi le maniche e dandosi da fare per sopravvivere al cataclisma abbattutosi sulle loro teste, dopo la vita piuttosto agiata nella quale i loro defunti mariti le avevano in qualche modo fatta condurre .
Il lavoro in quella fattoria produceva appena il necessario per lasciare sopravvivere loro due con i rispettivi figli, Angelo e Dora, entrambi di otto anni.
Quella vita difficile era angosciante per Viola, che resisteva ed andava avanti solo per la tenacia e la grande vitalità di cui era dotata, ma si dava anche da fare per dare una svolta a quella vita di stenti. Difatti era intenzionata a trasferirsi nella capitale per andare a servizio presso una famiglia che le avrebbe consentito di tenere con se il bambino, al quale era attaccato in modo morboso, avvolgendolo di una incredibile tenerezza e di tutte le infinite apprensioni che si erano accentuate dall’inizio della vedovanza. Aveva preso l’abitudine, tutte le sere, di tenersi stretta a se nel letto matrimoniale il figlioletto mentre questi affondava la testolina fra quei seni abbondanti e morbidi come in cerca di calore, aspirandone già a quell’età con voluttà sconosciuta il profumo inconfondibile.
Per quel bambino esile, di carattere chiuso, estremamente timido quei momenti erano indispensabili per sentirsi sereno, sicuro. L’unica ancora di salvezza, il solo punto di riferimento in assoluto per quella giovane vita..
Cesira, invece, ben radicata e benvoluta in quella realtà paesana si adattava a svolgere svariate attività soprattutto di carattere assistenziale, girando con una vecchia bicicletta fra i villaggi e le masserie dei dintorni accontentandosi quando capitava di miseri compensi aiutando così le finanze familiari. Dora la figlioletta era del tutto simile alla mamma, espansiva e gioiosa era lasciata libera di vivere in modo spartano e senza complessi di sorta ed all’età di otto anni era quasi del tutto autosufficiente, non era abituata alle tenerezze di cui il cugino, invece, aveva bisogno.
Una sera d’estate del 1946, dopo la solita e dura giornata di lavoro, le due cognate erano sedute, avanti all’uscio di casa a chiacchierare, mentre i bambini giocavano nel cortile.
Viola stava dicendo:
“La Sig. ra Venditti di Roma mi ha scritto che potrei trasferirmi da lei all’inizio del prossimo anno. Ci sarebbe qualche possibilità anche per te, ma so che tu non desideri distaccarti da queste pietre diroccate! ”
“Non mi ci vedo nella grande città, preferisco questa vita libera, senza padroni, poi lo sai che desidero fare l’infermiera qui, fra queste pietre diroccate, come dici tu. Mi iscriverò al corso, presso l’ospedale di Sulmona, appena Dora andrà in collegio a Roma, quello del Comitato Orfani di Guerra. ”
“Sarà l’occasione per vederci più spesso, quando andrai a fare visita a Doretta, altrimenti mi mancheresti troppo! ”
“Anche tu mi mancherai, lo sai, ma non possiamo continuare questa vita stentata! Bando alle tristezze, piuttosto pensa come convincere Zio Tommaso, quel vecchio porco, a farti prestare un po’ di soldi per comprare qualche vestito decente per te ed Angelo per il trasferimento nella capitale. ”
Lo zio Tommaso, fratello del suocero delle due cognate era l’unico loro parente. Era benestante ed aveva saputo fare gli affari con il mercato nero, durante la guerra. Era un vecchio scapolo, libertino, di 70 anni e quando aveva a tiro qualcuna delle due vedove non trascurava di allungare le mani su quelle giovani membra fresche ed eccitanti.
Viola e Cesira, infatti, erano due belle donne, nel pieno della loro maturità. Avevano 30 anni ciascuna, non avevano, dopo la loro prematura vedovanza, pensato di legarsi a qualcuno dei tanti pretendenti che le ronzavano attorno. La vita difficile, le preoccupazione di sbarcare la giornata per sopravvivere e soprattutto l’interesse principale per i propri bambini, attutiva gli stimoli e le esigenze sessuali che si affacciavano spesso prepotentemente.
Viola era una bella bruna, occhi neri corvini, bocca larga e carnosa, piuttosto esile ma dotata di due seni enormi, appariscenti che esaltavano tutta la figura.
Cesira aveva un aspetto del tutto campagnolo, in carne, con forme piene, viso chiaro leggermente lentigginoso con due grandi occhi azzurri, capelli castani ondulati. Voce suadente, gentile.
“Ti raccomando” prosegui Cesira sorridendo alla cognata ” Agghindati a dovere, tanto ti basta poco, quando ti recherai da Zio Tommaso, così gli farai brillare gli occhi e senz’altro otterrai un buon prestito”
“Lo sai Cesira a quel maiale non brillano soltanto gli occhi. Gli prudono anche le mani, devo sempre faticare a staccarle dai miei seni che li agguanta come due ventose”
“Per forza ! Quelle tue tettone attirano come una calamita! Sono una tentazione per tutti, figurati per zio Tommaso! Pensa qualche volta persino a me viene la tentazione di appoggiarmi su quei bei cuscini” rispose ridendo Cesira.
“Ridi, ridi! Vorrei vedere te con quelle mani viscide ed appiccicose addosso! ”
“Ci sono passata anch’io, cosa credi? Solo la settimana scorsa, quando sono andata a fargli l’ultima iniezione, ha approfittato di un mio momento di distrazione mentre ero chinata di spalla per riporre la siringa nell’astuccio. Invece di tirarsi su le braghe, quel maiale, le ha calate del tutto e mi ha puntato dietro fra le cosce quel suo coso, ed era anche duro? Se non fossi stata protetta dalle strette mutandine mi avrebbe infilata senza che me ne accorgessi. ”
“Oh Mamma! Tu cosa hai fatto? ”
“Mi sono girata di scatto e gli ho mollato un sonoro ceffone sul viso. Ma il porco, come niente fosse accaduto, continuava a tenere in mano quell’uccello nodoso ed arcuato ed ha avuto ancora il coraggio di invitarmi, con quel sorriso beffardo, a baciarglielo. ”
“Che schifo! “replicò Viola” è proprio un vecchio depravato”
“A chi lo dici! Qualche tempo fa l’ho sorpreso mentre costringeva la Checchina, quella vedova di mezz’età, che ogni tanto gli accudisce la casa, a succhiarglielo. Le spingeva la testa sopra, quasi a soffocarla, poverina! Checchina mi ha poi detto, tutta mortificata, che l’aveva costretta, se voleva guadagnarsi ancora quei quattro soldi per gli aiuti in casa che gli dava ogni tanto. ”
“Se sapessi come fare, rinuncerei ad andare da quel vecchio sporcaccione! ”
“Non ti preoccupare, sarai capace di tenere a bada quel vecchiaccio che tutto sommato è un buon diavolo tutto solo, ma sa essere anche generoso, a parte quel brutto vizio, che poi non è così raro”
Terminò sghignazzando Cesira.
“Sai Cesira, da quando sono rimasta vedova, non ho dovuto mai preoccuparmi di tenere a bada qualcuno, come zio Tommaso, anche se qualche volta, sono sincera, mi sarei volentieri lasciata andare. Pure se ogni tanto la voglia mi viene, è la testa che non c’è, quasi non ricordo più come sia veramente buono un uomo! ”
“Hai ragione Viola, ci vuole lo spirito necessario per lasciarsi andare! Avessimo un marito, ci consoleremmo a vicenda anche nella miseria più nera e proprio in quei frangenti si può constatare quanto sia veramente buono un uomo!
Chi avrebbe immaginato una vita simile, prima della guerra! Anche a me è pesata tanto l’astinenza proprio io che non trascuravo un giorno per farmi scaldare dal mio Giuseppe. ”
“Sai Cesira, l’altra mattina, quando Giacomo il postino mi ha portata la lettera della Sig. ra Venditti, stavo quasi per interrompere la lunga astinenza. ”
“Davvero! ” interruppe Cesira con meraviglia.
“Vuoi dire che ci ha provato, finalmente, dopo tutto il tempo durante il quale perdeva le bave dietro a te! Mi sono accorta che anche a te non è indifferente, oltretutto non è male! Dai racconta non mi tenere sulle spine! ”
“Va bene” acconsentì Viola, “Ma non è successo granchè, perché proprio sul più bello abbiamo sentito Angelino che stava entrando in cucina ed abbiamo fatto appena in tempo a ricomporci”
“Ma cosa è successo? “incalzò ansiosa Cesira.
“Sai Cesira, per arrivare fin qui dal paese, ci sono alcune salitelle piuttosto ripide e Giacomo che le ha percorso in bicicletta era tutto sudato, quando mi ha consegnato la lettera. C’era anche abbastanza caldo, allora l’ho invitato in casa a bere un bicchiere d’acqua.
Anch’io ero piuttosto accaldata ed avevo indosso solo la camicetta, mi ero appena tolto il reggiseno tutto sudato, per rinfrescarmi un poco.
Giacomo, come al solito, non mi toglieva gli occhi di dosso, la camicetta era anche tutta scollata!
Quando si è avvicinato per posare il bicchiere sul tavolo, dietro di me, all’improvviso mi ha afferrata per le braccia ed ha infilato il viso nel solco dei seni.
Sono stata presa alla sprovvista e stavo già per spingerlo indietro con rabbia, quando lui è riuscito, non so come, ad afferrare un capezzolo con la bocca succhiando subito come un bambino.
Io sono stata sempre sensibile li andando subito su di giri quindi subito mi sono bloccata, perché in un attimo ho avvertito come una scossa che si è propagata su tutto il corpo ed invece di respingerlo l’ho stretto di più al seno.
Lui deve essersi sentito incoraggiato perché si è accanito ancora di più cominciando a stringermi le anche, tirando su la veste, afferrando le cosce in una morsa d’acciaio, con quelle manoni che si ritrova.
Ho ceduto subito e mi sono accasciata per terra con lui che mi veniva addosso. Sembrava davvero una furia, perché mi ha sollevato la vesta ed infilato una mano fra le cosce afferrando a pugno, con quella grossa mano, la mia natura. Così mentre continuava a torturarmi succhiando il capezzolo, durissimo nella sua bocca, ha aumentato il supplizio stringendomi sotto come per strapparmi tutto. Era proprio assatanato ed il bello era che mi piaceva, Viola!
Non sono mai stata aggredita con tanta deliziosa violenza!
Mi stavo lasciando andare tutta, quel vampiro mi avrebbe potuto piacevolmente distruggere! .
Pur non lasciando la presa del capezzolo è riuscito a scostarmi la stoffa delle mutandine ed ha inserito dentro la fessura già lubrificata a dovere, due grosse dita che hanno cominciato a scavare fino in fondo, facendomi vedere le stelle!
Ormai mi aspettavo di tutto, perché lui sempre con la bocca piena e con una mano occupata a rovistare sotto, con l’altra stava armeggiando fra i pantaloni e stava tirando fuori l’uccello già pronto a farmi la festa. L’ho avevo già sentito sulle cosce, grosso e duro. Non avrebbe trovato alcuno ostacolo per entrarmi tutto dentro. Ormai non aspettavo altro!
Ma ecco che ho sentito Angelino chiamarmi e che sopraggiungeva verso di noi. Mi sono sentita perduta e subito ho cercato con fatica di scostare Giacomo di dosso, che ormai era infoiato ed aveva già puntato il bastone all’imbocco della fessura. Ne avevo appena saggiata cappella, ho solo potuto constatare quanto fosse gonfia e grossa..
Che delusione! Già me lo sentivo tutto dentro!
Ci siamo alzati tutte e due proprio nell’istante che entrava il bambino. Eravamo rossi ed affannati , meno male che in cucina c’era poca luce, ma Angelino non ha potuto non vedere il seno che cercavo di nascondere sotto la camicetta. Non so cosa abbia potuto capire, è rimasto li a guardare un poco e poi è uscito.
L’incanto, ormai era rotto! Il rischio era passato! ”
Viola si riferiva al figlio che avrebbe potuta sorprenderla e Cesira aggiunse sorridente!
“Si, hai proprio corso un bel rischio. Te l’ho detto quelle tette sono proprio un pericolo pubblico! ”
“Oh Cesira, se sapessi! Mi è rimasto un languore addosso, per tutta la giornata e la nottata è stata lunga, sai! Ho dovuto sfogarmi, toccandomi sotto, come facevo da ragazza, solo così ho preso un po’ di sonno. ”
“Immagina il povero Giacomo! ” concluse Cesira , “Chissà come si è dovuto arrangiare lui! ”
“Ci pensi, sono già trascorsi quasi quattro anni senza un uomo! ” infine sospirò Viola.
“Sono tanti, si… però io! ……. “concluse Cesira.
“Come!!! …. Vuoi dire che tu sei stata con un uomo e non mi hai raccontato niente? Hai il coraggio di tenermi nascosto una cosa così? Noi ci siamo sempre detto tutto”
“Sai un po’ mi vergognavo, è successo all’inizio della primavera, ma te ne avrei parlato anche perché ho bisogno dei tuoi consigli. ”
“Parlamene ora, non vorrai farmi morire per la curiosità! Ah ecco perché la primavera scorsa eri così radiosa a volte, con quella luce insolita negli occhi ed eri più allegra del solito, cantavi in continuazione e mi lasciavi spesso sola nei campi”
Cesira cominciò a raccontare:
“Era la fine di Marzo e faceva più caldo del solito. Ritornavo da Serra, quel paesino al di la del torrente, dopo aver fatto l’iniezione al vecchio messo comunale. Ritornavo verso casa, nel tardo pomeriggio assolato, avevo appena attraversato il ponte di legno.
Il ponte, come sai, è situato nel punto più alto fra le due sponde del torrente, poi la strada scende per circa un chilometro prima di raggiungere la pianura.
Subito dopo il ponte il torrente si allarga in un’ansa formando quasi un laghetto e spesso vi rimane abbastanza acqua, dove da bambine, ricordi, andavamo a fare il bagno. Ero abbastanza accaldata e mi venne voglia di rinfrescarmi in quel enorme pozza perciò, posai la bicicletta e mi accinsi a scendere per la ripida erta, lunga una decina di metri dal ciglio della strada al fiume.
Avevo preso quella scorciatoia, per non scendere giù per la strada molto più lunga.
Avevo fatto quasi metà discesa, con molta attenzione guardando dove mettevo i piedi, mi soffermai un momento guardando sotto di me, perché fino a quel punto una pianta nascondeva la visuale dello stagno sottostante.
Mi bloccai, perché davanti a me un uomo si stava lavando e del tutto ignaro della presenza di estranei. Era tutto nudo, l’acqua gli arrivava alle ginocchia, era il corpo di un uomo giovane, dal dorso magro e bianco, si chinava, agguantava l’acqua con le palme delle mani unite e la versava sulla testa, folta di capelli neri che poi scuoteva spruzzando l’acqua all’intorno. Nello scuotersi muoveva anche tutto il corpo facendo dondolare a destra ed a manca, come un batacchio, l’uccello penzolante.
Ero distante pochi metri e vidi subito quanto fosse bello ed indifeso quell’uccello lungo e sottile.
Era tanto tempo che non ne vedevo uno così e subito tutto quel giovane corpo mi portò la mente al mio Giuseppe, sembrava proprio lui!
Rimasi un po’ ad ammirare e sospirare poi mi accinsi a ritornare indietro risalendo, ma feci un passo falso, scivolai su un ciotolo e senza nemmeno accorgermene rotolai giù dalla restante ripida discesa.
Quando mi ripresi dallo stordimento, credo per aver battuto la testa, due occhi mi sorridevano, erano caldi, azzurri e buoni perché luccicavano come per piangere.
Mi guardava con stupore, chissà forse incredulo di avere davanti a se una donna così indifesa, tutta discinta, con la camicetta aperta, la gonna arrotolata sopra le cosce, con le ginocchia sbucciate nella caduta.
Quando mi resi conto di essere tutta scoperta avvampai nel viso, ma lui continuava a guardarmi negli occhi e non parlava, . lui non poteva! Lo avevo riconosciuto, era Tonio il sordo muto, il figlio della coppia anziana che vive in quella casupola nell’alto della collina, vivono soltanto con il ricavato dell’allevamento di un gregge di pecore.
A volta Tonio è venuto anche a fare qualche lavoretto da noi. Ti ricordi? Sempre gentile con i nostri bambini ai quali non mancava di regalargli quegli giogattolini di legno intarsiato che lui fabbrica con il coltello.
“Si ricordo! “disse Viola e prosegui: “Ricordo anche quanto sia schivo e timido quando ci osservava noi due, specialmente te, sembrava rimanesse incantato quando ti guardava. Avrà un età intorno ai 30anni: Non l’ho più visto da parecchio tempo”

Cesira proseguì nel racconto:
“Era chinato di fronte a me, tutto nudo, si era precipitato ad aiutarmi quando mi vide rotolare giù per la scarpata.
Aveva in mano la sua camicia, quasi uno straccio, che doveva aver sciacquata e strizzata ed ora la posava delicatamente sulle mie ferite, che non erano poi così gravi.
Lo lasciai fare, mentre un po’ mi lamentavo per il bruciore, fino a quando le piccole ferite si furono asciugate.
Mi guardava sempre fisso negli occhi con una tenerezza infinita che m’intimidiva.. Con naturalezza mi accarezzò con due dita il mento accennando ad un sorriso di rassicurazione, mentre l’altra mano la posò su un ginocchio sbucciato, premendo lievemente e quasi istintivamente cominciò a risalire lungo la pelle liscia fino a metà della mia coscia nuda.
Quel contatto, caldo, delicato cominciò a procurami dei brividi lungo la schiena e desideravo che continuasse. Deve aver intuito che ciò non mi dispiaceva, mentre mi fissava con quegli occhi limpidi, sinceri, perché proseguì con l’altra mano, sull’altra coscia.
Ero intensamente sensibile a quell’atto naturale e spontaneo, mi sentivo invadere da un inconsulto umido calore nelle parte intime e attendevo!
Lui continuava a sfiorarmi le cosce fino a raggiungere i bordi dell’inguine, coperti dalle mutandine.
Ero sorpresa di me stessa, per la mia insolita docilità. In altre occasione ho sempre reagito con sonori ceffoni, ma ora in me c’era solo l’ansia per l’attesa di qualcosa di più.
Quelle mani calde e morbide mi accarezzavano con la leggerezza simile a quella che si usa sulla pelle di un neonato, ma notai in quello sguardo muto e smarrito qualcosa di timoroso che lo bloccò. Ma il mio sguardo era eloquente, invitante, soprattutto la mia mano che meccanicamente si era posata su quel delizioso membro pendulo, che avevo intravisto.
Finalmente capì ed il membro, soppesato nella mia mano, istantaneamente si alzò assumendo una forma smisurata. Sgranai gli occhi dalla meraviglia, fissandolo, tanto era bello.
Oh, Viola, se sapessi che frenesia mi assalì! Che voglia inconsulta di sentirmi dentro quel bastone eccezionale, liscio dritto come un fuso. Lo bramavo con gli occhi!
Lui, allora, mi posò una mano sulla spalla e mi attirò a se e prendendomi dolcemente il braccio mi sollevò da terra e mi condusse in un angolo ombroso e nascosto, nell’ansa di quel torrente.
Mi aiutò con delicatezza a stendermi li, su un piccolo tappeto erboso, mentre anche lui si affiancava a me.
Sentii di nuovo, quelle mani dolci, calde, toccarmi per tutto il corpo, impacciate fra il vestito.
Le sue mani tremavano mentre mi sfilava le mutandine con lentezza. Mi arrotolò il vestito fin sopra l’ombelico e non so spiegare a parole la sensazione che provai quando lo sentii entrare in me, aprendomi tutta a quell’interminabile spada che mi trafiggeva anche l’anima.
Lo sentii fremere quando raggiunse il fondo.
Forse non era mai entrato in un corpo di donna così arrendevole.
Io rimasi immobile, come sorpresa da quella dolce invasione, in una specie di trance. Lo sentii muoversi in me come in un sogno, perché non credevo a me stessa. Mi svegliai da quella specie di torpore quando sentii fluire il suo seme, caldo, inesauribile. Mi resi conto che era tutto vero, che ero posseduta da un maschio possente, ma il suo godimento era stato così rapido da lasciarmi stordita per l’insoddisfazione del mio desiderio.
Mi sentii delusa ed un senso di repulsione mi stava facendo allontanare quello sconosciuto dal mio corpo.
Lui era li immobile, con le braccia intorno a me, con il corpo umido sul mio, ma potei vedere il suo viso rigato di lagrime, mi chiesi allora cosa provasse che non poteva esprimere con un suono. Ma piangeva! Erano lagrime di gioia forse?
Una tenerezza infinita mi colse, allora lo strinsi, lo avvinghiai con le gambe intorno alla vita per mantenerlo li, dentro di me. Lo sentivo ancora vigoroso nel mio grembo mentre cominciai ad essere attiva sotto di lui, selvaggiamente, raggiungendo a mia volta un orgasmo violento, da farmi scoppiare la testa.
Ci pensi Viola, erano tre lunghi anni che mi mancava un piacere simile, quasi non ricordavo più!
La sua passività fu di breve durata, perché quell’immenso bastone, riprese vigore nelle valve della mia natura risvegliata e lui lo agitò in me, ritraendolo ed affondandolo inesorabilmente.
Fu un orgasmo continuo, il mio, mentre lo imploravo, gli chiedevo tregua, ma lui non poteva sentirmi ed io continuavo a subire quegli assalti furiosi, senza difesa da parte mia, fino a quando un’ulteriore ondata del suo seme andò ad aggiungersi al precedente.
Giacemmo così, nel silenzio tutt’intorno, rotto soltanto dal fruscio della poca acqua che scorreva nel torrente.
Mi tenni aggrappata a quel corpo di uomo che mi aveva fatta rinascere donna. Lo stringevo ancora avvinta alle sue anche, mentre il suo pene si ritirava dopo la potenza della battaglia che aveva sostenuto in me.
Stava per abbandonarmi!
Quale sensazione di vuoto! Che stranezza la fragilità di quel membro che era stato così potente.
Mi sorpresi a dire: “Non ricordavo che fosse così buono un uomo! ”
Lui non poteva dire nulla, ma come se avesse udito le vibrazioni della mia voce mi baciò dolcemente le guancia con una sorte di venerazione ed io colsi su quel viso uno sguardo di beatitudine dove prima solcavano le lagrime.
Sentii una incontenibile tenerezza per quell’uomo e lo vidi bello e forte. Cominciai ad accarezzarlo lungo la schiena, fino alle natiche sode, calde.
Che strana sensazione mi procurava il peso di quel corpo su di me, una sensazione di possesso, di amore, come se lo avessi ritrovato dopo tanto tempo, e lui mi tenne stretta a lungo in quella beatitudine.
Poi in quella immobilità di nuovo sentii irrigidirsi quel membro prodigioso fra le mie cosce che io istintivamente allargai quel tanto perché lui potesse farsi di nuovo strada nella mia fessura.
Era di nuovo immerso in me, potente, ma si muoveva, questa volta, con estrema lentezza, affondando fino a toccare il fondo per ritirarsi di nuovo all’imbocco e così via.
La mia natura passionale si risvegliò. Durò più a lungo la dolce occupazione ed i miei lamenti divennero grida quando l’ultimo orgasmo mi lasciò completamente disfatta, quasi senza conoscenza.
Quando ripresi coscienza mi aggrappai di nuovo a quel corpo timorosa di perderlo. Avrei voluto sentire la sua voce Lui non poteva! Ma mi guardava sempre con venerazione, con una tenerezza che mi scioglieva l’anima, allora lo baciai dappertutto, lo vezzeggiai, gli chiesi se non fosse un sogno.
Ma giunse il momento di lasciarsi, era quasi al crepuscolo.
Lui si alzò, io in ginocchio rimasi a fissarlo mentre indossava i sui pantaloni sdrulciti, da spaventapasseri.
Avevo voglia di riaggrapparmi a lui, mentre mi guardava, ma gli chiesi soltanto, sperando che mi capisse:
“Ti piaccio? “Lui rimase li a contemplarmi con occhi dolci , erano belli, mi bastò! .
Mi porse la mano e mi aiutò ad alzarmi, mentre l’altra scorreva lungo le curve del mio corpo come per un ultima carezza.
Mi accompagnò risalendo l’erta fino al ciglio della strada, mi aiutò a salire in bicicletta e mi allontanai senza girarmi indietro.
Non so come feci a raggiungere casa, tutt’intorno a me sembrava un sogno. ”

Cesira terminò di raccontare e rimase assorta e silenziosa, quasi triste.
Viola era rimasta ad ascoltare incantata, condividendo insieme alla cognata le immagine erotiche e romantiche nell’insieme che Cesira illustrava così bene con tanta nostalgia.
“Ma è straordinario, Cesira? Quel ragazzo sordomuto, solitario, quasi insignificante, ti ha incantato così all’improvviso! è veramente commovente ciò che mi hai raccontato e sono felice per te. Da come me l’hai descritto sembra che ti sia capitata una fortuna e non ci hai pensato su, nemmeno al fatto che saresti potuta rimanere incinta. ”
“Oh Viola e chi ci ha pensato, ero completamente persa di fronte a simile dolcezza. Io non ho mai provato in vita mia un piacere del genere. Quando ci penso mi viene da piangere. ”
“Hai incontrato altre volte quel ragazzo? ”
“Si ancora diverse volte, fino a metà dell’Aprile scorso, sempre nello stesso posto, lui mi attendeva li. Ho trascorso due mesi d’incanto quasi in estasi quando ero nelle braccia di quell’uomo, anche spaventata perché non mi opponevo a niente di tutto ciò che lui, in quel silenzio, riusciva ad ottenere dal mio corpo. Senza ritegno, mi donavo tutta a lui e lui sapeva usare il mio corpo in un modo meraviglioso, con una passione raffinata.
Oh Viola! Mi ha regalato ogni volta un piacere folle, chissà come, sembrava che conoscesse ogni segreto delle mie sensazioni più intime, come uno stregone.
Sembra incredibile che un essere così solitario, insignificante come hai detto tu, che non può aver avuto esperienze con tante donne, abbia una carica così travolgente di erotismo.
Mi manca da morire, non solo per il sesso, ma anche per quella sua infinita dolcezza, raffinatezza nei modi, quegli sguardi colmi di venerazione, di amore.
Sai Viola io ho sempre creduto che l’amore per me potesse essere ormai solo un sogno, ora non ne sono più sicura.
Da Aprile scorso non l’ho più visto. Mi sembra trascorsa un’eternità da allora.
Non puoi immaginare, Viola, quanto mi manca!
Ho saputo che i suoi lo hanno mandato sugli alti pascoli dell’altopiano. Anche quella è povera gente così Tonio guadagnerà qualcosa. Dovrebbe ritornare all’inizio dell’autunno. ”
“Lo sai Cesira, quasi t’invidio per quello che ti è capitato e mentre mi raccontavi, non mi vergogno a confessartelo, mi sono sentita un languore di desiderio come l’altro ieri con Giacomo.. ”
“Si Viola è proprio buono un uomo e sono felice di averlo riprovato! Ma anche tu, se vuoi, puoi riprovare questa gioia con Giacomo, ormai il ghiaccio l’hai rotto. Oltre ad essere un buon partito è anche un bel ragazzo”
“Si è vero, è un bel ragazzo, mi ha risvegliato i sensi così all’improvviso in mezzo a tutte le preoccupazioni che non mi hanno mai fatto pensare al sesso. ”
“Pensaci, prima o poi ti ritroverai davanti Giacomo e lasciati andare; vedrai che anche le preoccupazioni saranno più leggere. Poi cosa c’è di più bello di un sano soddisfacente esaltante incontro sessuale in mezzo a tutta questa miseria! ”

Da quella sera, le due cognate ritornarono spesso e volentieri a discutere delle loro esperienze sessuali e sentimentali, antiche e recenti.
Cesira, ormai, attendeva con ansia la fine dell’estate per rivedere Tonio. Aveva saputo che questi era rimasto sordo muto all’età di 15 anni, in seguito ad un trauma subito per lo scoppio di una mina in una cava alla quale lui era nei pressi tanto da esserne travolto e tramortito. Sopravvisse ma rimase sordo muto. Erano periodi di miseria ed ignoranza, ed i genitori trascurarono di farlo vedere da qualche specialista.
Cesira sentiva la mancanza di quell’uomo che ormai gli era entrato nel sangue. Vagava spesso per i luoghi dove l’aveva incontrato e dove avevano sfogato la loro passione.
Un giorno capitò d’incontrare la madre di Tonio e lei non potè fare a meno di chiederle del figlio, senza destare sospetti.
La donna nella sua semplicità ed ingenuità, compiaciuta per l’interesse di quella bella e gentile ragazza per il suo figliolo parlò volentieri.
Tonio sarebbe tornato alla fine dell’estate dagli alti pascoli; l’ultima volta non gli era sembrato di andarci volentieri come gli anni precedenti, ma si era caricato lo stesso di tanti libri, perché questi erano l’unica compagnia che aveva in quella solitudine e silenzio assoluto nel quale viveva..
La madre riferì anche che Tonio si recava spesso a Sulmona a vendere i formaggi e quasi sempre tornava a casa con pochi soldi e qualche libro in più.
Lei non poteva arrabbiarsi per questo, anche se quei pochi soldi avrebbero fatto comodo in quella miseria, perché era felice di vedere quello sfortunato figliolo sereno e soddisfatto con i suoi libri.
Altre volte, Cesira aveva incontrato la madre di Tonio, anche volutamente perché si sentiva così, più vicina all’uomo che l’aveva fatta rivivere e che lei ormai si sentiva legata.
Un pomeriggio, di fine estate ormai, Cesira tornava a casa dai suoi soliti giri. Mentre appoggiava la bicicletta alla parete, affianco all’uscio di casa, senti provenire dall’interno distintamente la voce di Viola e di Giacomo il postino. Cesira captò le ultime parole di una frase che questi stava pronunciando:
“…… mi respingi sempre!! ”
“Ma lo sai che mi piaci pure tu! Non vedi che non si è mai soli qui, i bambini che girano per casa, mia cognata che può arrivare da un momento all’altro. Insomma non mi sento tranquilla! ”
“Oh Viola, tu non sai quanto ti desideri e da quell’unica volta che ti ho stretta a me io non vivo più! Tu sei troppo bella! ”
“Si è vero da quella volta ci penso anch’io spesso. Sei stato proprio un malandrino quella volta! ”
“Senti Viola, troviamo il modo di vederci da soli! Mi sento impazzire dalla voglia di stringerti e……… e lo so che anche tu lo vuoi. ”
“Ma come possiamo fare? ” stava rispondendo Viola.
Cesira che si era fermata ad ascoltare, a questo punto in un lampo le venne l’idea per correre in aiuto alla cognata. Fece un po’ di rumore per farsi sentire dai due ed entrò in casa:
“Oh, buongiorno Giacomo! Vedo che porti la posta volentieri da queste parti! Poi rivolgendosi alla cognata prosegui:
“Senti, devo andare subito in paese da Zio Tommaso, porto i bambini con me. Sai com’è, da quello è meglio andarci in compagnia. Ritorno fra un paio d’ora. ”
Senza attendere risposta, salutò ed usci chiamando i bambini che erano nei dintorni.
Angelo era restio ad andare con la zia, lui sempre attaccato alle gonnelle della mamma non la lasciava mai volentieri. Poi adesso c’era quel grosso postino in casa! Lo vedeva abbastanza spesso vicino alla sua mamma, come quella volta tutto affannato, quando la mamma aveva le tette fuori.
Cesira, riuscì con un po’ di sforzo a trascinarselo verso il paese.
Viola e Giacomo, avevano assistito silenziosi alle manovre di Cesira e la fretta che aveva di recarsi in paese.
Il cuore di Giacomo cominciò ad aumentare il ritmo dei battiti.
Cesira cominciò a capire, sorridendo fra se, le manovre della cognata, per cui disse semplicemente:
“Vieni! ”
Lui la seguì docile per le scale.
Viola entrò nella sua stanza da letto, fece passare avanti Giacomo ansioso e tirò il chiavistello della porta. Era sempre utile in questi casi, anche se sapeva di avere due ore disponibili. Ma così si sentiva più tranquilla.
Appena si girò si sentì attirare sul poderoso petto già nudo del postino. Ciò provocò in lei, immediatamente una reazione appassionata e le bocche si unirono in un bacio scomposto, bramoso, intenso, profondo.
Le bocche all’inizio, quasi inesperte ed impacciate trovarono in breve l’affiatamento giusto.
Sospiri accompagnarono il bacio e di tanto in tanto l’uno ingoiava e risucchiava la lingua dell’altra. Si mordevano le labbra mentre le mani dell’uno e le unghie dell’altro salivano e scendevano lungo le schiene frementi.
Viola mise le sue mani dietro la nuca dell’uomo per meglio aderire al suo corpo. Il suo pube rigonfio di desiderio si strusciava contro il pene possente del postino stretto nei pantaloni.
Questi infilò le mani, al di sotto del grembiule, sulle natiche di lei facendo scivolare a terra le mutandine.
Viola lo aiutò togliendosi il resto offrendogli infine il suo stupendo corpo completamente nudo, superbamente bello.
Agli occhi di Giacomo apparve il favoloso petto, fiero, superbo, provocante con i capezzoli turgidi e frementi, il ventre piatto, le gambe slanciate, la vita sottile e le cosce così affusolate. Fu turbato da tanta bellezza ed i corpi si riunirono nell’abbraccio, i grossi seni si strusciavano contro il petto di lui che a sua volta riprese il movimento delle mani scendendo fino alle natiche di lei, che sotto quelle carezze si increspavano per subito distendersi ed iniziare istintivamente un ondulamento assai lascivo sulla protuberanza nascosta dai pantaloni che si adattava al pube, fra le cosce della femmina ormai in calore.
Le dite nervose, frenetiche della donna aprirono i pantaloni di Giacomo facendoli scivolare a terra e si fermarono subito sulla vibrante erezione dell’uomo, incominciando ad accarezzarla sapientemente con estrema lentezza risalendo con le due mani per tutta la lunghezza di quell’asta, che solo ora Viola ne tastava la potenza.
Si lasciò cadere in ginocchio da un impulso irresistibile e famelica prese quella grossa cappella che a stento le entro in bocca.
Senti subito vibrare quel pene poderoso come se il piacere stesse già per risalire allora lei lo abbandonò e supplico con voce roca, piena di desiderio:
“Ti prego, Giacomo, non voglio aspettare più! ”
Lui l’afferrò per la vita e la buttò sul letto.
Le cosce di Viola si aprirono spontaneamente offrendo senza pudore l’apertura bagnata del suo sesso. Lei stessa afferrò la verga e la guidò verso il pube introducendola con un gemito di piacere.
Il membro diventò una lancia infuocata che la trapassò deliziosamente. Il suo ventre battè furiosamente contro quello di lui e le sue unghie gli graffiarono la pelle quando si abbassò per occuparla tutta fra le cosce spalancate.
Viola cominciò a sussurrare frasi incomprensibili, farfugliando, era un piacere dimenticato che affiorava prepotente e quando il corpi furono in perfetta sintonia, frementi, aggressivi, Viola annunciò al partner le voglie più audaci dettate dalla libidine. Cominciò ad ansimare lanciando piccole grida, mentre il suo ventre iniziò un movimento di offerta e ritiro via via sempre più velocemente ed il grosso membro entrava ed usciva con sincronia perfetta da quel sesso bramoso guidato da quei movimenti.
La vagina di Viola bruciava come se fosse perforata da un tizzone ardente.
Giacomo, alle cui spalle lei si aggrappava quasi graffiandole, la baciava ora con furore, le passò le grosse mani sotto le natiche ed impresse al movimento maggiore forza.
La sensazione che Viola ricevette fu esaltante quasi insopportabile dondolando la testa.
La stanza risuonava dei gemiti, delle grida di Viola e dei ruggiti di Giacomo che poco alla volta si avvicinò all’orgasmo.
Viola se ne rese conto ed il suo movimento accelerò inconsapevolmente. Non potendo più trattenersi, Viola ormai, folle di libidine urlò e godette arcuando le natiche ed il ventre così in alto e così forte da riuscire a sollevare il corpo dell’uomo, il quale, ormai, vinto non trattenne più il suo orgasmo.
Lo sperma inondò il ventre e le natiche di lei con getti violenti.
Quando Giacomo sfinito, si separò dalla donna, questa chiuse le cosce mentre il corpo ancora sussultava i residui dell’orgasmo. Lentamente si rilassò abbandonandosi al torpore.
Ritornò il silenzio, per fortuna che Cesira aveva allontanato i bambini da quell’inferno che poi si era scatenato!
Il tempo dopo l’amore è sempre piacevole e rilassante e Giacomo dalla posizione distesa con gli occhi pieni di beatitudine pronunciò:
“Sei stata veramente stupenda Viola! Chi avrebbe immaginato? .. è stato un ottimo buon inizio pensando da quanto tempo ci manca un piacere simile! ”
“Oh Giacomo, non ricordavo che fosse così bello! Cosa mi sono persa, se penso a tutto il tempo che mi hai tentata! “rispose sorridente Viola, guardando languidamente l’uomo, già immaginando il proseguo con quella specie di gigante.
Viola era ora completamente distesa in una posizione fortemente erotica che doveva essere molto apprezzata da Giacomo che la guardava sfrontatamente. Viola si accorse che quel membro riprendeva vigore e distolse lo sguardo, turbata da quello che aveva appena vissuto, dopo tanta astinenza e dal pensiero di ciò che poteva ancora accadere.
Quel membro le apparse di nuovo gonfio come un totem si ergeva maestoso, prepotente, sicuro provocando le sue mani, che calde e tremanti si abbandonarono su quell’asta..
La nuova tenzone iniziò con meno affanno per i due, ma si rilevò dopo non molto più esaltante ed intensa della prima tanto da lasciare completamente senza forza la povera Viola che fu completamente e piacevolmente strapazzata da quell’uomo che aveva acquistato la padronanza assoluta della situazione insieme ad una resistenza inesauribile sfogando sul quel magnifico corpo arrendevole ogni sorta di attività erotica dettata dalla libidine più sfrenata, che Viola subi..
Le due ore di tempo erano volate, ma Cesira, donna pratica ed intelligente le allungò il più possibile consapevole della situazione, certa che la cognata ne avrebbe tratto tutto il beneficio.
Quando rientrò in casa, con i bambini per mano, osservò Viola, come imbambolata seduta al tavolo della cucina che guardava nel vuoto.
Disse soltanto: “E allora? ”
Viola quasi distratta rispose sospirando:
“Chi si ricordava che fosse tanto così buono un uomo? E pensare cosa mi sono persa per tanto tempo! ” FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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