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La mamma dell’amico

Non sapeva come ma seppur non la vedeva da oltre due anni, le era tornata in mente. Durante le scuole superiori amava andare a casa di Mauro a fare i compiti perchè, a detta di tutti i ragazzi della sua età aveva una mamma fantastica, di quelle che hanno fatto i figli a 20 anno e che quando questi ne hanno 15, sono trentacinquenni e molto piacenti.
Lei era così. La classica mamma di 35 anni che qualsiasi persona avrebbe voluto portarsi a letto, dal 15enne al 75enne. Amava le minigonne, in 5 anni l’aveva sempre vista in minigonna e mai una volta con i pantaloni. Portava i tacchi a spillo, gli stivali e le calze nere.
Le ritornava in mente. Quell’estate, quando lei era venuta in stazione a prenderlo con Mauro e indossava un completo bianco senza calze, quella volta in cui le calze erano nere e trasparenti, quella volta a casa sua quando le aveva visto per sbaglio gli slip tra le gambe e quella volta in cui ando in bagno e le rubò varie paia di mutandine e dei collant neri.
Da quella volta non andò più a casa di Mauro, forse perchè Angela si era accorta della mancanza dell’intimo, ma non glielo aveva mai detto. Non ci andò piùe basta. Ogni tanto la chiama, lei risponde, lui ansima con il cazzo in mano pensando a lei, che subito riattacca stizzita, senza capire chi sia.
Certo che era uno spettacolo andare a casa di Angela, una festa.
Voleva dire non staccare gli occhi da quelle splendide gambe per tutto il pomeriggio, voleva dire sperare lei si sedesse sul divano a guardare la TV, voleva dire pregare per un gesto inconsueto che facesse vedere qualcosa.
Non reisteva più. Ora Mauro lavorava in aeroporto, suo marito sempre via per lavoro e la figlia piccola Manuela (15 anni ma sulla strada della madre) a scuola fino alle 16. Domani mattina avrebbe saltato il lavoro per tornare ancora una volta a fare un giro dalla vecchia conoscenza.
Erano le 8. 30, telefono: rispose lei.
-“Signora c’è suo marito? ”
-“No, mi spiace”
-“Qualche uomo in casa? ”
-“No, sono sola, perchè? ”
-“Niente, siamo del comune e dobbiamo venire a casa sua per un controllo e avremmo bisogno di una mano. Ci vediamo un altro giorno”.

Non aveva riconosciuto la voce dell’amico del figlio, ma la cosa piùimportante era che lui sapeva che Angela era sola. Corse a casa sua. La vide sul balcone a stendere: era in minigonna rossa e calze nere.
Suonò alla porta, Angela apri e sorrise alla vista del ragazzo. Lo fece entrare.
-“Cercavi Mauro? Mi spiace ora lavora”
-“Peccato, ripassero”
-“No, aspetta, ti faccio un caffè, Mauro potrebbe tornare tra 20 minuti”.
Angela sapeva bene che Mauro non sarebbe tornato fino alle 19, ma l’idea di stare con quel giovane da sola, le piaceva, voleva giocarci, voleva vedere fino a che punto poteva arrivare.
Fece il caffè. Lui le guardava ancora una volta le gambe, e i piedi che si sfilavano da quelle zoccole che Angela indossava.
-“Sei venuto a riportarmi le mutandine? Cosa credi che sono andato in giro senza per questi anni? ”
-“Signora, non capisco di cosa parla… ”
-“Dai ti conosco bel porco, mi hai ribato mutande e calze: chissa quante seghe ti sei fatto, vestito con il mio intimo. Non lo rivorrei nemmeno indietro, chissa quanta sborra secca… ”
Rimase immobile. Non si aspettava un inizio cosi e non riuscì a dire una parola.
Lei alzò una gamba sulla sedia della cucina ed inizio a sfilarsi gli slip neri, porgendoli al ragazzo.
-“Questi sono nuovi, aggiungili alla collezione se vuoi. Non consumarli troppo”
-“Signora non è arrabbiata? ”
-“Perchè dovrei? Tu sei stato il più bravo. Gli altri tuoi compagni di classe bigiavano la scuola per venire da me e invitarmi a fare sesso con loro… ”
-“.. e lei.. ? ”
-“Io ho sempre amato i ragazzi più piccoli. Mio marito è un incapace, loro sono nel vigore degli anni, hanno cazzi enormi e durano anche delle ore”
-“Quindi… ”
-“Me li sono scopati tutti! Ora ti propongo un patto: io ti regalo le mutande per la tua collezione e tu mi presti il tuo cazzo per la collezione”
Al suo cenno di consenso, si levo la gonna e rimase in autoreggenti: tiro fuorì il cazzo dai boxer e lo scopò sul tavolo della cucina.
Lo fecero per ore, lei era proprio una troia e si vedeva che di cazzi ne aveva presi molti.
Lo facero in bagno, in camera da letto, persino affacciata alla finestra e sul letto di suo figlio e confidò che si era pure chiavata il figlio Mauro mentre la figlia le leccava la figa. Anche lui gliela leccava, le leccava anche il buco del culo, che invitante com’era, non poteva rimanere inviolato. Se la inculò e la riempi di sborra. Angela era piena di sborra, nel culo, sulla figa, sul seno e in faccia. Era proprio una mamma vacca. Proprio quella che i ragazzi di 15 anni sognano di scoparsi. E lei era vera, lei se li scopava. Sembrava una di quelle fate che scendeva sulla terra solo per fare felice qualcuno
e cornuto quell’incapace di suo marito. Era assetata di sesso al punto che si era scopata il figlio, e lo faceva quasi tutti i pomeriggi. Angela si fece una doccia, un’altro cazzo lo aveva assaggiato. Lui se ne andò senza salutare, aveva ottenuto ciò che voleva. A saperlo prima, lo avrebbe ottenuto decine di volte. FINE

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