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Le trasgressioni di Marta

L’uomo

Compare all’orizzonte il soggetto che fa per lei e lo vuole nonostante a sua volta sia sposato, lo vuole a tutti i costi: escogita ogni sistema per poterlo frequentare, lo circuisce finchè lo fa suo per un lungo ed intenso periodo, con discrezione, apparentemente senza compromettere l’equilibrio familiare.

Hanno sperimentato assieme l’amore con l’A maiuscola, facendosi coinvolgere in una spirale sempre più intensa del sesso che assieme hanno formato un coctail difficilmente raggiungibile all’interno di una coppia regolarmente convivente.

La continua trasgressione ha alimentato sempre nuove stimolanti esperienze; loro due hanno percorso, a letto o all’aperto, ogni possibile strada che li potesse portare alla più sfrenata lussuria.

Alle volte, non potendolo materialmente, ricorrendo a fantasticare possibili o impossibili situazioni, a parlarne, eccitandosi e rinnovare i rituali amorosi, attanagliati da un insaziabile appetito sessuale.

Oppure quando, senza preavviso, si trovano in una situazione da sfruttare immediatamente, sono queste le circostanze che li portano al settimo cielo.

In genere incomincia lei prendendoglielo in mano, facendoglielo inturgidire, coordinando bene il movimento della mano con quello delle labbra, fino a sentire il pulsare irrefrenabile dell’asta.

Si inumidisce la punta delle dita con la saliva quasi per voler scollare le labbra della vulva, anche se già ben preparate e certa che appena il glande avrà forzato l’apertura, il meccanismo delle secrezioni si metterà in moto smisuratamente, irrorando il passaggio.

Lui appoggia la punta del pene semi rigido alle grandi labbra che si schiudono man mano che cresce l’erezione e la pressione. Lei si predispone spingendo il culo indietro per farlo penetrare più a fondo possibile.

La penetra da dietro, avanza lentamente ma inesorabilmente, lei schiuma voglia, contrae ritmicamente le pareti ora grondanti liquidi lubrificanti, quasi a volerlo risucchiare dentro e lui vi arriva con lentezza esasperante e vi si immobilizza, poi lentamente lo riestrae e reimmerge, ma all’improvviso impazzisce e la monta furiosamente, poi ancora rallenta e senza preavviso riparte facendola impazzire, prima d’impazienza e poi con un godimento estremo da mozzarle il fiato, al che lui non resiste e l’inonda, formando con i loro affluenti un laghetto tutto da prosciugare.

Dopo aver fatto l’amore, era un suo diletto prendergli languidamente il pene, mettendosi quasi in adorazione:

“Mi piace il tuo cazzo. È di colore chiaro e dentro roseo, ma di un rosa non troppo carico, di quel giusto rosa carne e poi ha il glande vellutato, con la feritoia che sembra una piccola bocca, inoltre è affusolato, a cuneo, fatto apposta per introdursi, il fusto si ingrossa verso la radice, riempiendomi l’imboccatura della fica, la parte più sensibile dopo il grilletto.

Sai, potremo fare un gioco: ho un’idea meravigliosa, chi resiste di più, ossia: masturbazione incrociata e attenzione a portare il partner alla soglia dell’orgasmo, fermarsi e ricominciare ripetendo il più a lungo possibile il giochetto facendoci impazzire a vicenda”.

Avrà, con e senza lui, delle esperienze che sembreranno non avere mai fine, alla ricerca di sempre nuovi stimoli; di queste ne racconteremo alcune tra le più piccanti e trasgressive:

L’abbigliamento

La loro stanza della torretta è ben illuminata dal sole di mezza stagione che arriva attraverso la finestra aperta. è come se fossero sopra il tappeto verde di un prato, ingentilito da un mare di margheritine.

  • “Ecco, io ho trovato la soluzione alla nostra lontananza! Pensami così e, … fai altrettanto! Guarda!!! “-

Così sdraiata si stiracchia come una gattina in calore, ad ogni movimento, ciò che la copre si ritrae lasciando ampio spazio allo sguardo sempre più bramoso di lui che ha il cuore in tumulto. La guarda per immortalare visivamente ciò che non può avere sempre presente: quel capolavoro di cui madre natura l’ha dotata e sogna quel corpo tante altre volte ammirato, mentre, con femminile cadenza lei glielo mostra, gli ritornano in mente tante scene che gli hanno riempito gli occhi, la mente, il cuore; come quella volta:

Sullo scoglio: è autunno, porta ancora i segni dell’abbronzatura estiva, è seduta su uno scoglio in riva al mare, in quel momento alle sue spalle c’è solo un pescatore lontano; si siede sullo scoglio a sedile piatto, sotto i glutei ha la gonna che la isola dalla pietra.

Lui le allarga le cosce inguainate da autoreggenti nere, le solleva la parte anteriore della gonna fino all’addome. Indossa un tanga azzurro mare traforato, semi-trasparente, l’esiguo cavallo le si è arrotolato camminando, glielo scosta ancora un po’, di modo che, il cordone sale partendo dal grande solco delle natiche, fino alla sommità delle grandi labbra; il pelo, più folto rispetto l’appena passata stagione estiva, cresciuto ai lati oltre il rigonfiamento, si rastrema fino alla zona all’ano.

Dalle grandi labbra emergono le piccole di un rosso vermiglio, con bordi più scuri, ricoprendo appena l’ingresso della vulva ed in su, fino al clitoride che a malapena fa capolino e lo racchiudono, a loro volta, semi sommerse dalle più carnose grandi, lasciando intravedere il biancore della pelle sottostante, in contrasto con la porzione ancora abbronzata.

Poi sul monte di venere, l’indumentino ritorna al suo compito, ricoprendo ciò che può essendo piccolo e con lo sfondo di raso in tessuto largo e trasparente attraverso il quale si può ancora ammirare il biancore della porzione di sottopelo, rimasto coperto dal sole estivo.

Oppure quella volta, che a letto, seduta a gambe divaricate, con indosso uno stupendo paio di mutandine bianche, con la stoffa raddoppiata soltanto per pochi centimetri sul cavallo, il resto è tutto un ricamo traforato: il bianco del tessuto contrasta anche qui con il pelo sottostante che riempie i larghi vuoti lasciati dal ricamo e come se non bastasse scostate di quel tanto da lasciare interamente scoperta la tumefazione ricoperta di pelo sottile del grande labbro di destra, con le varie sfumature dell’abbronzatura tutt’attorno e lungo le pieghe dell’attaccatura della coscia al bacino.

Gliele scosta ancor più, fino a farle spuntare le piccole labbra, come due mezze lune, i bordi scuri, il cappuccio attorno al clitoride e la carne viva dell’atrio della vulva.

Se le sfila completamente ed il paradiso è davanti a due occhi sempre più esterefatti. Non vi sono aggettivi adatti a descrivere la fusione della miriade di colori e forme che ha una vulva aperta Non si sa se incominciare dall’arrotondamento del monte di venere oppure dal basso: partendo dal profondo solco entro il quale è racchiusa l’increspatura dell’ano, si risale entro le grandi labbra attraverso il piccolo pianolo di pelle delicata e sottilissima, poi la parte più bassa delle piccole labbra formano l’imboccatura più ambita, protetta da membrane frastagliate, di un invogliante e morbido rosso vivo, forse i resti di quello che un tempo era l’imene.

Poi sempre più pronunciate e sporgenti le piccole labbra, come creste dai bordi bruniti che finiscono nell’invitante bottoncino, ove la lingua non può non soffermarsi e renderlo più turgido e lucente.

Si è presentata con una sottile minigonna semitrasparente, una camicetta trattenuta da due soli bottoncini che si sono aperti al primo movimento, lasciandola in reggiseno del tipo pushup, bianco-panna, ricamato, sufficientemente coprente ed efficace nei suoi compiti.

I suoi glutei sotto la gonna evidenziano quella rotondità naturale, senza segnature dei bordi delle mutandine, come fosse nuda, solo sul davanti si intravedeva l’incerto biancore di un triangolino al pube; le solleva e sfila la gonna e lei si siede a gambe incrociate, le può vedere il solo triangolino: ha lo stesso colore del reggiseno, con dei ricami, ma completamente traforati, due fettuccine lo sorreggono passando sopra le anche, il pelo, per quanto rasato, trasborda ai lati e davanti, non trovando alcuna barriera. Le piace da morire mostrarsi e meravigliare.

L’ha fatta rialzare e girare, lei continua a tenere le gambe pudicamente strette, quasi avvitate, le ammira il bellissimo posteriore; qui le fettuccine dalle anche, incrociandosi, diventano una sola che scompare come per incanto, inghiottita dalle due poderose chiappe.

Così in piedi la rifà girare guardandola sul davanti: i movimenti hanno fatto salire di diversi centimetri il triangolino finendo per coprire si e no il solo monte di venere, lasciando quindi al di sotto una larga porzione di pelo e della vulva.

Facendole divaricare leggermente le gambe, si vede chiaramente che il vertice inferiore del triangolo, in barba alle raccomandazioni dei ginecologi, finisce in una fettuccina che attraversa il cavallo inguinale tormentando il clitoride facendolo tirare e che separa in due parti, cioè taglia di netto l’intera vulva infilandosi in profondita, inghiottita dalla tumefazione delle grandi e piccole labbra.
La rifà sedere allargandole a spaccata le gambe.

Qui è tutto da vedere con grande ammirazione; in questa posizione, l’intero triangolo è al di sopra del clitoride e, le labbra tenute aperte dalla fettuccina, lascia la visuale di questo perizoma filiforme che adorna parzialmente soltanto il suo sott’ombelico, fermato dal cordoncino, perché ormai le fettuccine sono tali, inghiottito dietro l’ano, pure questo diviso in due, ma quello che più lascia sorpreso è il liquido madreperlaceo fuoriuscito dalla vagina, e che, non trattenuto delle solite provvidenziali mutandine, si espande in gran quantità a ricoprire l’interno ed anche l’esterno delle grandi labbra, stingendole, dal cromatico rosso cupo, verso il cianotico e per tutto il raggio di competenza dell’apertura vaginale.

Nonostante anni di intensa frequentazione, facendo l’amore in tutti i modi, non aveva mai notato quanto potesse bagnarsi, lubrificarsi e spargere il suo nettare, ancor prima di iniziare ogni preliminare. Non ha resistito, scosta del tutto il cordoncino ed intinge il dito per meglio sincerarsi della gustosa sostanza, dando così inizio ad una intensa, ennesima seduta d’amore.

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