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Lui più troia di lei (III parte)

Dopo poco Mauro passa a prendere Elena e vanno a cena fuori. Gep aspetta con ansia il loro ritorno. Fanno abbastanza tardi. Quando si sono chiusi in stanza Gep va a spiarli. Li vede scopare. Dopo poco Elena fa saltare la luce. Un rito che si ripete quattro volte. La mattina appena Mauro esce Gep va da Elena che gli chiede curiosa cosa è successo con Mauro.
-Come al solito. Ogni volta più insistente e sempre più apertamente. L’ultima volta poi non sapevo più cosa fare. Mi strusciava l’uccello su e giù tra le natica con una tale furia che ad un certo punto l’uccello mi è scivolato tra le gambe. Lui ha infilato la mano, la preso e senza scostarsi la ritirato su. Tenendolo con la mano si è fermato con la punta tra le mie natiche. Io non sapevo più cosa fare. Era troppo evidente. Come potevo far finta di niente. Ad un tratto lo sentito irrigidirsi, ha premuto per un attimo ancora di più, poi ho sentito che diventava meno rigido. Si stava ammosciando quando la luce si è riattaccata.-
-Ecco perché non mi ha scopato come le altre volte, l’ultima volta che è tornato. Non ce la fatta a resistere. Ha goduto sul tuo culetto il porco.-
-Vuoi dire che se ne è venuto?-
-Certo tesoro, l’hai fatto sborrare.-
-Ma non l’ho sentito schizzare.-
-Tesoro, dopo quattro orgasmi cosa volevi che schizzasse?-
-M non mi dire. Si un po’ bagnato mi sono sentito. Ma credevo che fosse sudore.-
-Dai. Non fare la scena. L’hai capito benissimo che se ne è venuto.-
-Però non ne ero certo.-
-Io sono sicura che hai capito anche cosa voleva fare quando ti ha premuto la punta tra le chiappe.-
-Perché cosa pensi che volesse fare?!-
-Te lo voleva infilare nel culetto. Tesoro mio.-
-Oh no. Dici sul serio?-
-Sono sicura che muore dalla voglia di farlo.-
-Cosa?-
-Lo sai benissimo. Vieni qua.- E cosi dicendo lo tira a se e gli abbassa i calzoncini.
-Cosa vuoi fare?-
-Ti spoglio.-
-Perchè?-
-Ho voglia di giocare un po’-
-Giocare come?-
-Ti voglio strusciare un pò.- Fa le sdraiandosi sul letto.
-Come ieri?-
-Si. Vienimi sopra. Si cosi. A cavalcioni. Mi fa impazzire. Ti piace?-
-Lui non le risponde.- Lei preme e struscia con forza la fica tra le chiappe che data la posizione sono tutte aperte. E gode dopo poco.
-E’ piaciuto anche a te. Vero?- le fa quando si è ripresa un po’.
-Si è vero. Mi è piaciuto- Le risponde Gep che è rimasto seduto su di lei che gli carezza le natiche e con un dito scorre lungo il solco tra le sue chiappe.
-Più di quando ti ci strusciano l’uccello?-
Lui non le risponde. Cerca di cambiare discorso e passandole una mano su una sisa le fa:
-Hai un seno stupendo.-
-Ti piace veramente. Che bello sentire la tua mano carezzarmelo.-
-E’ grosso, sodo, La pelle è cosi liscia.-
-Si! continua a carezzarmelo. Mi fai arrapare di nuovo.-
-Lo sento che ti stai arrapando.-
-Da cosa?- Gli fa ricomincido a premere e a strusciare.
-Ti si gonfia la fica.-
Elena arriva di nuovo all’orgasmo.
-Mi hai carezzato le tette per farmi arrapare di nuovo. Vero?-
-Ti è dispiaciuto?-
-Oh no. Avevi voglia di sentirti strusciare il culo un’altra volta. Vero? Ti piace.-
-Si. Mi piace sentire la tua fica carezzarmi le natiche.-
-Ti piace sentirtele carezzare anche dall’uccello. Vero?- Lui non risponde. Ma lei incalza:
-Dai è inutile che fingi con me. Ti piace.-
-Un pò.-
-Un pò?. Non fare il falso. Ci provi tanto gusto.-
-E va bene. Si. Mi piace. Ci provo gusto. Non so perché ma ci provo gusto.-
-Te lo dico io perché. Ognuno di noi ha dei punti del corpo più sensibili degli altri. Non per tutti sono uguali. Certe donne impazziscono se gli carezzi il seno e altre no. Certe godono solo se sono penetrate. Io per esempio godo di più a sentirmi stimolato l’esterno della fica. Certi uomini impazziscono se gli tocchi l’interno delle cosce. Tu provi gusto a sentirti strusciare qui.- Intanto gli passa la punta di un dito sul buchetto del culo.-
-No. Ti prego. Smettila.-
-Ti piace. Vero?-
-Smettila ti prego. Ora basta ho un sacco di cose da fare.-
-Ti piace sentirti carezzare il culo. Vero.-
-Si. Però basta lasciami andare. Ho da fare.-
-E va bene la smetto ma solo perché si sta facendo tardi e devo andare ad un appuntamento.-
-Con chi ha l’appuntamento.- Le chiede mentre si riveste.-
-Un amico si chiama Gianni. E’ il marito di una mia amica. Per lavoro oggi capita d queste parti e ne approfittiamo.-
-Per fare cosa?-
-Per scopare. Curiosone. Gli devo andare incontro giù al bivio. Non sa la strada per venire qui. Mi seguirà con la macchina.-
-Lo porti qui?-
-Si tesoro veniamo a scopare qui. Sei contento? L’idea che ti avevo accennato per quella prova di te vestito da donna riguarda proprio Gianni.-
-In che senso?-
-Lui non ti conosce. Tu ti vesti da donna come ieri. Vediamo se lui capirà che non sei una donna vera.-
-E se lo scopre?-
-Non lo scoprirà lo sai bene. E anche se lo facesse che te ne importa lui resterà qui solo poco tempo. Ora ascoltami. Lui verrà qui e ti chiederà una stanza. Per non dare sospetti. Poi di nascosto verrà in camera mia. Dopo ti dirà che ha ricevuto una telefonate che lo costringe a ripartire subito.
Mentre Elena va all’incontro, Gep elettrizzato si prepara. Arriva prima Elena.
-Sei uno schianto. Sta per arrivare.
Gianni è un uomo robusto molto maschio. Non mostra nessuna meraviglia vedendo Gep. Che anzi nota che l’uomo lo guarda con molto interesse. Si sente correre un brivido per la schiena. E’ un sogno che si avere sentirsi guardato da un uomo come una donna. Li spia mentre fanno l’amore. Lei comincia facendogli un bocchino accucciata d’avanti a lui. Lui la incita in modo volgare chiamandola puttana, bocchinara, troia ecc. ecc. poi ad un tratto lui le fa:
-Ora smettila di succhiarmelo, bocchinara. Dammi la sorca zoccola che te la sfondo.-
La scopa con furia e dopo poco gode. Subito dopo che Gianni ha lasciato la locanda Gep corre da Elena.
-Hai visto che non se ne è accorto?-
-Si non ha mostrato alcuna meraviglia. Anzi mi è sembrato che mi guardasse anche con molto interesse.-
-Ci hai visto fare l’amore?-
-Si. Ma se vuoi una mia opinione, Mauro e Gino sono molto meglio di quello. Che ci trovi in lui.-
-Hai ragione. Non è un grande scopatore. Vado a letto con lui per due motivi. Mi tratta come una puttana.-
-Ho sentito le porcherie che ti diceva.-
-Appunto. A me piace essere trattata cosi. Poi scopando con lui faccio un dispetto alla moglie. Anche se un amica mi è antipatica, è snob perfettina con la puzza sotto al naso.-
-Ora capisco. Hai detto che non è un grande scopatore?-
-Si. Se ne viene subito. Non mi soddisfa a pieno.-
-Non ti ha soddisfatto?-
-No. Per fortuna che ci sei tu.- E cosi dicendo lo trascina sul letto. Gli sfila gli slip e lo fa mettere a cavalcioni su di lei.
-Davvero ti arrapa sentirti dire le cose oscene che ti diceva Gianni.-
-Si. Dimmele anche tu dai.-
-Cosa vuoi che ti dica?-
-Le cose più volgari che ti vengono in mente.-
-Hai una ficona stupenda, troiona.-
-Ti piace la mia sorca?-
-Si. Mi piace la tua sorca. Godi puttana.-
Oh si sto impazzendo. Hai un culo fantastico.-
-Tu hai una fregna favolosa. Enorme, dura. Sei una vacca.-
-Ti piace. Vero? Puttanello.-
-Oh si. Mi piace sentire la tua sorcona da baldracca premere tra le mie chiappe. Oh si! Più forte. Spingi più forte. Porcona mi stai facendo godere.-
-Si. Si. Godi! Sto godendo anch’io. Ti spacco le chiappe mignottello. Hai un culo fantastico.-
-Si.Si. Mi fai impazzire. Zoccolona. Spingi. Spingi. Di più. Di più. Godo. Godo. Ahhhhhhh.-
Con immenso dispiacere di Gep all’improvviso, Mauro ed Elena devono partire. Interrompono i lavori di restauro perché Mauro per motivi di lavoro si deve trasferire in Sud Africa. Si deve trattenere li per alcuni mesi.
Ne passano cinque di mesi prima che tornino in paese. Solo Elena rimane però. Mauro l’accompagna ma riparte subito. Deve tornare in Sud Africa. Elena non lo segue perché per altri pochi mesi lui farà avanti e indietro. Elena e Gep passano la notte insieme. Dopo aver fatto l’amore a lungo si raccontano le cose che Hanno fatto in quei cinque mesi. Poi Elena fa:
-Ho pensato molto spesso a te durante questi mesi laggiù. Mi è venuta un’idea. Tu desidereresti tanto fare il parrucchiere. Non è vero?-
-Oh si. Mi piacerebbe tanto.-
-Io sono sicura che diventeresti anche molto bravo. Per questo, ti voglio aiutare. I tuoi zii ti hanno fatto smettere perché volevano che tu guadagnassi subito qualcosa, per non essere di peso a loro. Non è vero?-
– Si è cosi.-
-A loro non importa di come tu ti mantieni. A loro basta che tu ti mantieni da solo.-
-Be. Si. E’ vero.-
-A loro andrebbe bene anche che tu facessi un altro lavoro. Basta che tu non sia a carico loro.-
-Si.-
-Se tu venissi in città a lavorare per noi, a loro andrebbe bene.-
-A lavorare per voi!?-
-Aspetta. Fammi finire. A loro diremo che vieni a fare il cameriere da noi. In realtà non avresti molto da fare. Noi abbiamo già una donna, per quasi tutta la giornata. Dalle dieci alle diciotto. Tu potresti frequentare una scuola per parrucchieri. Penserei a pagartela io. Non ti piacerebbe tesoro. Saresti la mia dama di compagnia.-
-Sarebbe stupendo. Ma Mauro è d’accordo?-
-Mauro sarebbe certamente contento. Lo sai bene che effetto gli fai. Noi abitiamo in un attico molto grande e sopra abbiamo un superattico piccolino. Un appartamentino autonomo che volendo può comunicare col grande tramite una scaletta a chiocciola. Tu potresti abitare li. Che ne dici?-
-Sarebbe magnifico. Non mi sembra vero. Speriamo che gli zii accettino.-
-Vedrai che accetteranno.-
Gli zii di Gep accettano subito e volentieri. Una settimana Una volta sistemati a Roma, Elena trova a Gep una scuola per parrucchieri dopo Elena e Gep partono per Roma.
Sceglie un parrucchiere estetista da qui ogni tanto va.
E un Americano si chiama Jim. E un Gay. Questo accetta che Gep si ripaghi la scuola andando nel pomeriggio a fare lo sciampista.
E una soluzione ottima. Fa un po di pratica e alla chiusura del negozio, due sere alla settimana rimane con gli altri che fanno il corso.
Si trova subito bene. Il maestro lo trova molto bravo e lo prende a ben volere. Diventa il suo pupillo. Gep è affascinato da lui.
Una sera alla fine della lezione tutti gli altri allievi sono usciti, e Gep sta aiutatando a riassettare il negozio quando a Jim scivola di mano una vaschetta con del liquido dentro che va addosso a Gep imbrattandogli la maglietta e pantaloni.
Jim è dispiaciutissimo cerca di smacchiarglieli ma poi visto che non ci si riesce gli dice:
-Sono desolato. Te li farò smacchiare io, ma ora non puoi andare in giro cosi.-
-Non si preoccupi. Non fa nulla.- Cerca di consolarlo Gep. Ma lui insiste:
-Su in casa forse ho qualcosa per cambiarti. Vieni.-
Salgono nel suo appartamento. Abita in un attico proprio sopra il negozio al quale si accede con un ascensore privato. Le uniche cose che trovano che vanno bene a Gep seno un paio di calzoncini corti e un maglioncino di cotone a vu.
-Meglio di niente è.- Fa Jim quando Gep li indossa. I calzoncini sono aderentissimi e mettono in risalto sfacciatamente il corpo femmineo di Gep. Stai molto bene. Sei molto carino ma è meglio che tu non vada in auto cosi. Ti accompagno io a casa.-
In macchina dopo un po Jim fa-
-Ti dispiace se prima passo in un locale. Devo dire una cosa ad un amico che è li,-
-No. Si figuri.-
-Smettila di darmi del lei. Mi fai sentire vecchio. Dammi del tu. E un locale molto carino. Molto particolare cè gente un po’ originale ma molto simpatica. Beviamo qualcosa.-
-Ma vestito cosi?-
-Figurati! Te l’ho detto che c’è tutta gente originale. Vedrai come sono vestiti.-
Quando Gep torna a casa Elena lo sta aspettando. Quando lo vede vestito in quel modo, curiosa gli chiede che è successo e Gep le racconta tutto mentre Elena comincia a carezzarlo sul letto.
-Quando siamo entrati nel locale sono rimasto a bocca aperta. Non cera nessuno vestito normalmente.
Cerano degli uomini vestiti di pelle con calzoni attillatissimi con tutte borchie e quasi tutti con gilè a torso nudo.
Le donne o erano vestite da battone o con abiti molto maschili e poi cerano degli uomini vestiti da donna.-
-Ho capito. Era un Bar per omosessuali.-
-Dici?-
-Certamente. E con chi si è incontrato Jim?-
-Un tizio di quelli tutti vestiti di pelle. Si chiama Marco. Aveva appuntamento con lui, per questo doveva avvisarlo che ritardava perché doveva accompagnare me.
Ci ha offerto una bibita. Era ad un tavolo insieme ad un amico che si chiama Furio. Non cerano sedie e Jim per bere si è seduto sulla gamba di Marco. Furio allora a offerto a me la sua gamba.
Io esitavo ma Jim mi ha detto di accettare.
“Guarda che non gli pesi è robusto.”
Io un po’ imbarazzato mi sono seduto. Jim ha spiegato cosa era successo e Marco mi ha fatto:
” Comunque stai benissimo vestito cosi.”
“E vero? Non è un amore?” Fa Jim
Quando ci siamo salutati Furio mi ha fatto:
“Spero che ci rivediamo presto.”
E prima che io potessi dire qualche cosa Jim ha fatto:
” Ma certo! Alla festa.”
In macchina ho chiesto a Jim di quale festa parlasse con Furio e lui mi ha detto che Sabato prossimo dara una festa. E una festa Americana si chiama Allowey.-
Il giorno dopo Jim spiega di che festa si tratta a Gep. E una festa molto sentita in America un po’ come una festa di carnevale dove ogni scherzo vale e ci si maschera. Jim gli dice che ha pensato di vestirsi da donna, da gran signora in lungo e che per Gep ha pensato la stessa cosa: Starai un incanto hai un fisico che si presta passerai come la mia dama di compagnia. E ho pensato anche di non rivelare che sei un uomo. Vedrai penserò io al tuo abbigliamento e al trucco. Sembrerai una vera ragazza e bellissima. Gep dopo qualche obbiezione accetta. Come convenuto Gep arriva a casa di im molto prima di tutti gli altri, Jim è gia pronto. E vestito veramente bene con un abito di velluto nero, lungo truccatissimo. Con una parrucca bionda vaporosa. Gep gli fa i complimenti. Poi Jim comincia ad aiutare Gep a prepararsi. Il risultato è favoloso. Tacchi a spillo , minigonna di crep svasata che gli incornicia le cosce stupende. Camicetta di seta con vola. Truccato divinamente e con i capelli pettinati in maniera fantastica è irriconoscibile e stupendo.
Dopo la festa, molto tardi, quando arriva a casa trova Elena ad aspettarlo. Appena lo vede gli fa:
– Ma sei stupendo. Uno schianto! Com’è andata?-
– Oh! Benissimo. E stato tutto stupendo.-
– Dai. Raccontami tutto.- Gli fa lei guidandolo verso il letto.
– Quando sono arrivato ho trovato Jim già pronto. Era uno spettacolo. Indossava un vestito da sera lungo scampanato. Truccato a meraviglia. Una parrucca bionda. Sembrava Wanda Osiris. Si è messo subito al lavoro su di me. Mi ha fatto indossare la roba che aveva gia preparato. Ti piace come mi ha fatto vestire?-
– Si, Te l’ho detto, sei una favola.- Intanto lo stringe e lo carezza ovunque.
– Quando sono cominciati ad arrivare gli altri ospiti. Non puoi capire che maschere cerano. Jim a tutti mi presentava come la sua dama di compagnia e mi voleva sempre vicino. Tutti mi facevano un sacco di complimenti e nessuno si accorgeva che ero un uomo mascherato. Jim mi aveva detto di non dirlo. Quando sono cominciati i balli gli uomini hanno cominciato ad invitarmi a ballare. All’inizio ero un po’ imbarazzato poi è passato.-
– Scommetto che ti piaceva ballare con gli uomini. Vero?- Lo interrompe lei mentre armeggia per togliergli le mutandine.
– Be si. Devo dire che era piacevole sentirsi stretti e cullati al suono della musica.-
– Cerano begli uomini?-
– Si. Due o tre poi erano dei bei tipi proprio.-
– Ci hai ballato?-
-Si.-
– Ti stringevano molto? Pomiciavano?-
– Oh si. Tanto è vero che ho dovuto dire ad Jim che dovevamo dirlo che ero mascherato.-
– E lo avete detto?-
– Si. Ma quelli hanno continuato a chiedermi di ballare. Hanno continuato a pomiciarmi. Soprattutto Furio.-
– Quello che avevi già conosciuto al Bar. Che tipo è ?-
– Un tipo come Gino. Pero più alto e più muscoloso. Fa Body buldig. Era vestito da Gladiatore. Era seminudo.-
– Non dirmi che ti dispiaceva sentirti stretto a lui!- Gli fa lei mentre comincia a strusciargli la fica sul culo.
– Che fai!?-
– Tesoro. Mi sei mancato. Ho voglia. Tu no? Dai continua a raccontare. Ti piaceva ballare con Furio?-
– Si. Lo sentivo cosi arrapato. Lo sai che mi eccita sentire che faccio arrapare.-
– Era molto arrapato. Te lo faceva sentire?-
– Altro che! Aveva un cosone grosso e duro. Me lo premeva forte sulla pancia.-
– E tu che facevi?-
– I all’inizio ho provato a schermirmi gli dicevo: Ma che fai!. Lo sai che non sono una donna! Ma a lui non importava nulla. Mi sussurrava all’orecchio: Che ci posso fare se mi arrapi? Sei più eccitante di una donna, Hai un corpo arrapantissimo. Dopo un po ho smesso di resistere e l’ho lasciato fare.-
– Anche perché ti piaceva stare stretto a lui e sentirti carezzare.-
– Si. Per fortuna avevano abbassato le luci ed eravamo quasi al buio, perché ad un certo punto sentendomi stretto a quel corpo muscoloso mi ha fatto perdere il controllo e mi sono lasciato un po andare. Anch’io lo carezzavo. Ohhh! Ma che mi fai con quella ficona. Sei una gran troia!-
– Hai un culetto fantastico, mi fa impazzire! Poi che è successo. Dai racconta.-

– Ad un certo punto all’improvviso lui mi ha detto: Porca miseria. Devo fare una telefonata ad un amico. Avevo un impegno con lui e gli ho messo la scusa che dovevo andare all’estero ma che gli avrei telefonato. Vieni accompagnami a telefonare. Andiamo nello studio di Jim.-
Senza che io potessi ribattere mi a trascinato nello studio,. Mentre andavamo mi ha chiesto se io parlavo inglese. Io gli ho detto che lo parlavo un po’. Entrati nello studio lui si è seduto nella poltrona accanto a l telefono e dicendomi: “Vieni tu stai vicino alla cornetta e di qualcosa in inglese in sottofondo. Mi a attirato a sedermi sulle sue ginocchia. Ha fatto il numero ma ha trovato occupato.-
– Eri seduto solo sulle sue ginocchia e stavi seduto sul suo ventre?-
– Be si. Lui mi teneva per la vita e mi ha tirato a sedere sul suo cazzo.-
– E a te non dispiaceva affatto. Vero?-
– Te l’ho detto che avevo perso il controllo. Però quando lui l’ha tirato fuori dallo slip ho cercato di reagire. Ma lui mi tratteneva e mi diceva che lo facevo impazzire e con la mano cercava di guidarlo tra le mie chiappe. Voleva fare l’amore era eccitatissimo.-
– Te lo voleva infilare in culo?-
– Si. Ho dovuto prenderglielo con la mano per fermarlo. Lui mi diceva che non ce la faceva più ma io non volevo. Gli dicevo di no. Ma lui insisteva. Ho avuto una paura folle-
– Paura di cosa?-
– Di non riuscire a trattenerlo. E che mi potesse penetrare con quel coso enorme. Per fortuna lui alla fina si è rassegnato e mi ha chiesto: “Aiutami a godere allora, Carezzamelo!”-
– E gli hai fatto una pippa. Scommetto con molto piacere.-
– Ha un cazzo stupendo, grosso, lungo, nodoso. Era bello vederlo eccitarsi.-
– L’hai fatto godere con una pippa?-
-Veramente dopo un attimo ha cominciato a pregarmi di baciaglielo poi di leccarglielo un po’. Ti ho già detto che anche io ero su di giri. Alla fine gli ho fatto un bocchino finche non mi è esploso in bocca.-
-Scommetto che non ti ha dovuto pregare molto per fartelo succhiare.-
-No. A dire la verità lui mi ha solo chiesto di dargli un bacetto. Ma poi io non sono più riuscito a staccarmi da quel tronco. Mi faceva impazzire.-
-Hai detto che sei stato preso dalla paura quando te la strusciato tra le chiappe. Perché? Non era la prima volta che sentivi un pisello tra le chiappe. E non ti aveva mai fatto paura.-
-Ma me lo voleva infilare dentro!-
-Ma anche gli altri alcune volte ci hanno provato.-
-Ma quello di Furio è enorme!-
-Allora avevi paura che ti facesse male.-
-Si. Non puoi capire quanto lo ha grosso.-
-Però il desiderio di sentirti penetrare il culetto l’avevi!-
-Oh!!! Mamma mia. Mi fai morire.-
-Dai confessalo!-
-Cosa? Cosa vuoi che confessi? Ah! Ah! Che bello!-
-Che avevi il desiderio di sentirtelo nel culo.-
-E va bene. Si! Si! Lo desideravo. E vero!-
-Allora perché lo hai respinto?-
-Ma te l’ho detto, aveva un cazzo enorme. Un cazzone che non ti dico. Spaventoso!-
-Addirittura! Cosi brutto?-
-Oh no! Spaventoso, nel senso che era enorme. Di quelli che piacciono a te. Fatti apposta per la tua sorcona. Con la punta gonfia e il tronco tosto come il legno.-
-Te lo stai sognando.-
-Sto per godere. Ah! Ah! Che bello! Si! Spingi forte, troiona!-
-Si! Godi! Me ne sto per venire anch’io. Ti sfondo!-
-Mi fai impazzire! Si! Sto godendo. Ah! Ah! Ah!-
-Tu muori dalla voglia di essere inculato. Vero? Non ti sei fatto fottere da Furio solo per paura che ti facesse male.- Gli fa Elena dopo essersi ripresa un po’ dall’orgasmo.
-Si, perché ce l’ha troppo grosso.-
-Uno come quello di Mauro, l’avresti preso. Vero?-
-In quel momento si. Ne avevo tanta voglia.-
-Una voglia che ti viene appena senti un cazzo.-
-Si. E vero.-
-Mauro non aspetta altro. Domani arriva.-
-Davvero? Ma pensi che a lui piacerebbe….-
-Non fare il finto. Lo sai benissimo. Ci ha gia provato.-
-Ma qui non si può mica fare la sceneggiata della luce che si stacca!-
-Non ce ne sarà bisogno. La prima volta che ti trova da solo ti salterà addosso.-
-Come fai ad esserne cosi sicura?-
-Perché me la detto lui.-
-Cosa ti ha detto?-
-Che muore dalla voglia di fotterti. L’ultima volta che l’ho sentito al telefono mi ha detto che è impaziente di tornare proprio per questo. Mi ha detto proprio cosi: “Appena torno mi voglio inculare Gep.”-
-Bugiarda! Come fa ad essere cosi sicuro di riuscirci? Lui che ne sa che a me piace…. insomma… che ho il desiderio di sentirlo nel culo?-
-Ma tesoro. Guarda che sia io che lui ti abbiamo capito subito.-
-Cosa avete capito?-
-Che ti piace l’uccello. Che hai i desideri di una donna.-
-Ma se neanche io lo sapevo fino a poco tempo fa?-
-Bugiardo. Tu l’hai sempre saputo. Sei sempre stato attratto dagli uomini. Ti sei sempre sentito una femmina.-
-Pero cercavo di nasconderlo!-
-Devo dire che non ci riuscivi molto bene.-
-In paese ci sono riuscito. Nessuno si è mai accorto di nulla.-
-Si vede che in paese sono un po’ ottusi. Si capiva benissimo.-
-La verità è che nella locanda con gli estranei. Essendo loro di passaggio mi lasciavo un po’ andare. Era uno sfogo. Si, è vero. Fin da piccolo mi sono reso conto di non essere come gli altri maschietti. E stata una continua lotta per non farlo capire.-
-Ti capisco. In un paesino..-
-Appunto. Dovevo fingere continuamente. Inoltre dovevo cercare di camuffarmi perché mi sono presto accorto che facevo effetto agli uomini. Il mio istinto sarebbe stato quello di mostrarmi, perché mi piaceva vederli attratti da me. Invece mi reprimevo e mi nascondevo. Indossavo sempre pantaloni lunghi, perché vedevo che se mi vedevano le gambe gli uomini si turbavano. Dovevo sforzarmi a nascondere le sensazioni che provavo quando qualche uomo mi turbava. Mentre ai miei compagni schizzavano gli occhi dalle orbite quando vedevano qualche centimetro di cosci di una donna, io mi eccitavo a vedere qualche contadino a dorso nudo, sudato, lavorare sotto il solo, e dovevo far finta di niente per non darlo a vedere.-

Poco tempo dopo la partenza del carpentiere sono andato a fare una gita a Milano in gruppo. I miei zii mi diedero un pacchetto da portare a dei lontani parenti. Cosi li avrei conosciuti e salutati.
Io approfittai di quell’occasione, per poter passare una giornata solo per la città. Gli zii avevano dato il permesso al nostro accompagnatore di lasciarmi andare da questi parenti. Io avevo studiato a lungo un piano. Al professore avevo detto che gli zii mi avevano invitato a stare da loro per tutta la giornata. Cosi la mattina ho lasciato il gruppo sono andato a di questi parenti.
Avevo una borsa dove oltre al pacchetto degli zii avevo messo un paio di pantaloni un pullover e …un’altra cosa che ti dico se mi prometti di non ridere.
-Non riderò. Che cos’era?-
-Un paio di slip di pizzo, bellissimi.-
-Davvero?!-
-Quella di indossare biancheria intima femminile è sempre stata una mia passione.-
-Dove li avevi rimediati.-
-Erano di una cugina della zia. Una ragazza che era stata qualche giorno a casa nostra in vacanza. Le ho prese dalla roba sporca. Sicuramente non le avrebbe cercate finche non fosse tornata a casa. Io comunque finche lei e rimasta da noi le ho tenute infilate tra il muro e il comodino della camera dove dormiva. Se le avesse cercate le avrei fatte saltare fuori. Ma lei non le ha mai cercate.-
-Sei un demonio. Ma perché ti volevi cambiare?-
-Perché volevo passare una mezza giornata libero di sentirmi me stesso. Vestirmi come mi piace vestirmi. In paese non potevo farlo ma li in una grande città dove non mi conosceva nessuno si.
I pantaloni erano di cotone bianchi che col passare del tempo mi erano diventati strettissimi, mi fasciavano le gambe a guanto. e con quegli slip sottilissimi mi entravano tra le chiappe.-
-Dove ti sei cambiato?-
-Prima sono andato dai parenti ai quali ho detto che dovevo tornare subito dopo pranzo. Poi sono andato alla stazione. Mi sono cambiato in bagno e ho lasciato la borsa in una cassetta del deposito. Poi sono andato a spasso per la città. La gente mi guardava, ma era quello che volevo. Mi eccitava. Passeggiando sono passato davanti ad un cinema. Un pidocchietto dove davano “Tacchi a spillo.”-
-Quello dei travestiti. L’ho visto.-
-Si quello. Sono entrato. Nella sala c’erano pochissime persone. Dopo poco tempo che mi ero seduto, accanto a me si è seduto un uomo. Con la coda dell’occhio vedevo che lui guardava più me che il film. Dopo un po’ o cominciato a sentire la sua gamba poggiare sulla mia. Il cuore ha cominciato a battermi. era chiaro che quello ci stava provando. Io ho fatto finta di niente. La pressione sulla gamba continuava ad aumentare. Poi lui a scostato un attimo la gamba e vi a poggiato la mano, poi a ripremuto la gamba contro la mia. Le sue dita erano tra la sua e la mia gamba. Ha cominciato a far scorrere la mano lungo la sua coscia e naturalmente strusciava la mia. Quando a visto che io non reagivo a portato la mano sulla mia coscia vicino al ginocchio, poi ha cominciato a salire lungo la coscia.
Io tenevo le mani incrociate d’avanti poggiate sulle gambe all’attaccatura delle coscie. Lui arriva a sfiorarle, poi ridiscende aumentando la pressione della carezza. Con la coda dell’occhio io sbircio per vedere se qualcuno ci può vedere. Non ci può vedere nessuno.
La mano riprende a salire e arriva di nuovo a sfiorare una mia mano. Me la stringe. La rilascia e torna a carezzarmi la coscia.
Sulle ginocchia ha un maglione. Con la coda dell’occhio vedo che se lo apre come una parannanza. Mentre con la mano risale lungo la mia coscia infila l’altra sotto il maglione e armeggia per un po’.
Intanto mi stringe di nuovo la mano, poi la tira verso di se e la infila sotto al maglione. Ha la patta aperta, sento il suo cazzo eccitato. Lo prendo e lui con la sua mano guida la mia a fargli una sega.
Mi lascia la mano e mentre io eccitatissimo continuo a menarglielo lui torna a carezzarmi la coscia. Io ero arrapatissimo ma lui più di me. Sta per godere. Mentre con una mano mi stringe la coscia, infila l’altra in tasca e la ritira fuori con un fazzoletto. Fa appena in tempo a mettere il fazzoletto sulla cappella che se ne viene.
Sento un po’ di sborra bagnarmi la mano. Lui si asciuga in fretta, si chiude i pantaloni e si alza. Io ci rimango un pò male. Avevo provato una sensazione stupenda ma era finita troppo presto.
Dopo un po’ mi alzai per andare in bagno a lavarmi la mani rimasta appiccicaticcia di sperma.
-Non dirmi che ti faceva schifo.-
-No. Per la verità volevo andare in bagno per leccarmi le dita. Volevo sentire il sapore della sborra. In bagno entrai nel box. Mi leccai le dita. Vi rimasi un po’ e quando uscii, davanti agli orinatoi c’era un uomo sui sessanta.
Non stava orinando ma teneva l’uccello in mano. Lo aveva dritto. Io non potei fare a meno di guardare per qualche attimo quell’uccello. Rialzando lo sguardo incontrai i suoi occhi. Tornai in sala turbato.
Dopo un po’ l’uomo che avevo visto in bagno venne a sedersi nella poltrona accanto alla mia. Il cuore comincio a battermi di nuovo, anche perché, l’uomo comincio subito a carezzarmi una coscia.
Io facevo finta di niente. Mi aspettavo che da un momento all’altro quello, come il precedente, mi prendesse la mano e la portasse sul suo uccello. Aspettavo quel momento con ansia. Invece con mia grande delusione, quello smise di carezzarmi la coscia e si allontanò.
Con la coda dell’occhio lo vidi avviarsi verso il bagno. Passavano i minuti ma lui non usciva. Mi alzai anch’io e andai al bagno. Lui era li. Davanti all’orinatoio con l’uccello in mano che si carezzava lentamente.
Non sapevo cosa fare. Mi avvia verso il box con lo sguardo fisso sul suo uccello. Prima di entrare lo alzai ad incontrare il suo. Avrei voluto dirgli:
“Perché non mi chiedi di toccartelo. Cosa devo fare per farti capire che ne ho voglia.”
Entrai nel box richiudendomi dietro la porta senza mettere il chiavistello. Era quello il segnale che aspettava. La porta si apri e lui entrò e si richiuse la porta dietro, mettendo il chiavistello. Aveva l’uccello in mano. Ci fissammo per un attimo poi io allungai la mano e presi il suo pisello in mano.
Per massaggiarlo nmglio mi misi al suo fianco. Mentre gli facevo la pippa lui mi carezzava ovunque. Poi mi mise una mano sulla nuca e comincio a spingerla in basso. Voleva che gli facessi un pompino.
Io non aspettavo altro. Più mi avvicinavo col viso al suo cazzo, più diventava intenso l’odore che emanava dal suo ventre. Un’odore pungente. Di uno che non si lava spesso. Quell’odore mi eccitava. Ancora di più mi eccitava il sapore che sentii quando socchiusi le labbra sulla sua cappella. Un misto di urina, di sudore e di sborra.
Comincia a succhiarlo con vigore. Lo sentivo gemere. Io avevo perso il controllo. Lo succhiavo sempre con più passione poi lo sfilai per un attimo dalla bocca per andargli a leccare l’attaccatura dell’uccello e le palle. Poi tornai a sbocchinarlo con foga. E non smisi di succhiare neanche quando lui con un rantolo sborro nella mia bocca.
Continuai anche mentre gli si ammosciava. Poi lui me lo sfilo dalla bocca e dicendomi:
“Sei un bocchinaro favoloso.” Mi frustava le guance col cazzo ancora grosso ma moscio. Poi si gira verso la tazza e comincia a pisciare.
Io gli carezzo le palle, lui leva la sua mano e glielo tengo io. Con la punta delle dita gioco con il getto di orina mentre affondo il viso tra i sui peli poi con la lingua risalgo lungo l’uccello fino alla cappella.
Con la punta della lingua arrivo al getto di urina e faccio come i cani quando bevono. Ci accosto la punta del naso. E poi di nuovo con la lingua. Lui allora con la mano mi spinge la cappella in bocca che mi si riempie di orina.
-Ti sei fatto pisciare in bocca e l’hai bevuta?-
-No. Lo fatta colare fuori. Succhiavo e la mandavo fuori.-
-Ma il sapore lo sentivi. Ti piaceva?-
-Si ora mi sembra impossibile. Ma in quel momento mi esaltava quel sapore.-
-E lui che diceva.-
-Lui cominciava a rieccitarsi sentivo che tornava a gonfiarsi. A questo punto si è seduto sulla tazza e mi ha detto:
“Si. Bravo. Continua a succhiarmelo frocetto!” Era la prima volta che me lo sono sentito dire. Mi ha eccitato ancora di più. Questa volta ci è voluto di più per farlo godere. Me lo sono gustato completamente. Lo succhiavo un po’ poi lo sfilavo andavo a leccargli le palle. Andavo a cercare i punti che non avevo ancora leccato. Dove sentivo di più quel sapore inteso che mi inebriava. All’attaccatura delle cosce. Sei scandalizzata. Vero? E’ che quando sono eccitato perdo ogni controllo.-
-Si. Ti capisco. Anch’io perdo ogni controllo quando sono molto eccitata. Non ho limiti.-

invece avresti voluto andargli vicino per vederlo meglio e magari carezzare la sua pelle grondante di sudore. Vero?-
-Oh si! Era proprio quello che avrei voluto fare. Una volta costruivano una casa vicino a quella degli zii. Per un breve periodo di tempo ci l’avrò un carpentiere. Era un uomo sui quaranta. Lavorava a dorso nudo con un paio di calzoncini da calcio, che si arrotolava sulla vita, cosi che erano molto sgambati e gli mettevano in risalto il bozzo che aveva tra le gambe. Mi eccitava da morire. Passavo le ore a guardarlo di nascosto dalla finestra. I muratori avevano chiesto alla zia se potevano tenere in fresco nel nostro frigorifero , la roba da bere e quando avevano sete venivano a bere. Io quando vedevo che veniva a bere il carpentiere scendevo di corsa in cucina prima che lui entrasse e mi facevo trovare a fare qualche cosa. Potevo vederlo da vicino, mi piaceva da morire sentire il suo odore acre quando mi passava vicino e speravo sempre di strusciarmi con lui.-
-E ci riuscivi?-
-Ogni tanto. In quei casi il sangue mi andava alla testa. Quell’uomo mi faceva impazzire. Non ci dormivo la notte per studiare stratagemmi per essere toccato da lui e per poterlo toccare. Mia zia in cucina su una mensola alte teneva una cassetta con roba che usava poco. Un giorno mentre lui beveva io feci per rimettere a posto quella cassetta che avevo precedentemente tirato giù. Di proposito rimasi con la cassetta poggiata a meta sulla mensola e cercavo senza riuscirci di spingerla su. Come speravo lui mi venne in aiuto. Mi venne dietro e me la mise a posto. Senti per pochi attimi il suo corpo contro il mio. Momenti svenivo, anche perché ebbi l’impressione che la pressione del suo corpo fosse voluta. Forse era solo una mia impressione, non volevo crederlo. Volevo credere che si fosse strusciato a me perché gli piacevo. Messa da parte ogni precauzione anche perché lui non era del paese decisi di cominciare a stuzzicarlo. Mi eccitava l’idea di eccitarlo. Il giorno dopo la prima volta che lui venne a bere, scesi in calzoncini e mi feci trovare a spolverare dei bicchieri davanti la credenza. Mi girai un attimo per salutarlo poi continuai il mio lavoro. Il fondo della credenza era di specchio e io potevo vederlo che mi guardava. Mi guardava con interesse le cosce. Il cuore mi batteva forte. Le mie cosce gli facevano effetto. Eccitatissimo tentai una mossa. Tentai di prendere una bottiglia che era sull’ultima mensola ma per me era troppo alta cercavo di stendermi per prenderla senza successo. Come speravo lui si avvicino per aiutarmi io non mi spostai e lui per cercare di prendere la bottiglia si accosto contro di me, ma non ci riuscì e allora mi fece:
Prendila tu. Ti sollevo io.
Io che sentendo il suo corpo contro il mio ero andato in estasi, momenti svengo. Lui mi prende per la vita e mi solleva in alto a braccia tese. Mi sentivo la vita stretta dalle sue manone. Il sedere poggiato contro i sui pettorali muscolosi e le cosce che strusciavano pelle a pelle sulla sua pancia. Quando mi rimette giù, Struscio col corpo lungo il suo ed ho la sensazione di sentire il suo cazzo indurito. Quando sono a terra mi fa:
“Dopo la devi rimettere su?”
“Si. Perché?”
“Se vuoi aspetto. Ti aiuto a rimetterla su.”
Quella frase mi fa correre un brivido per la schiena. L’idea di ritrovarmi tra le sue braccia mi eccita. La potrei rimettere su da solo con una sedia. Era chiaro che anche lui voleva toccarmi di nuovo.
“Non vorrei farti perdere tempo. La devo lucidare mi ci vuole un po’. Magari mi aiuti quando ricapiti a bere.”
“Ok. Ci vediamo più tardi” E torna al cantiere.
Aspettai con ansia che tornasse e lo fece abbastanza presto. mi feci trovare in cuna. Lui bevve ed io presi la scatola e lo guardai come per dire: “Mi aiuti.”
Lui venne subito verso di me che giratomi verso la credenza attesi che mi sollevasse. Lui mi prese per la vita e mi sollevò. Io feci per poggiare il vassoio, ma non lo feci.
“Mamma mia quanta polvere. Dovrei spolverare la credenza. Mettimi giù. Prendo uno straccio. Farò in un attimo.”
Lentamente mi rimette giù facendomi scivolare contro il suo corpo. Per un attimo sentii il cazzo duro contro le mie natiche.
“Ti faccio perdere tempo?”
“Non ti preoccupare. Mi serve per riposarmi un po’.”
Prendo uno straccio e torno d’avanti la credenza in attesa di essere sollevato.
“Ce la fai a tenermi su per un po’? Il tempo di spolverare?”
“stai tranquillo aspetta ti prendo meglio. Cosi puoi fare con comodo.”
Si piega un po’, mi strige le braccia intorno alle cosce e mi solleva. Non puoi capire. Sentivo la sua guancia contro una mia natica e le cosce strette contro il suo torace. Per farmi scendere mi fa scivolare allentando un po’ la presa delle braccia. Questa volta sento benissimo il suo cazzo gonfio. Ero in trance. Passai lo straccio e preso il vassoio attesi che mi sollevasse di nuovo. Lui per sollevarmi mi prese nello stesso modo. Mentre ero su con i polpacci struscia sul suo cazzo. Mi fa scendere facendomi scivolare più lentamente di prima. Sentii il suo cazzo con le cosce e poi quando a terra con le natiche. Non avevo più dubbi, anche a lui piaceva. Prima che lui mi lasciasse completamente con le braccia mi rotai su me stesso strusciando col dorso della mano il suo cazzo.
“Grazie. Sei stato molto gentile.”
In quel momento dovetti fare un grosso sforzo per controllare il mio istinto, che era quello di infilare la mano dentro i calzoncini per stringere il suo uccello. Incrociai i suoi occhi che mi guardavano intensamente. Per un attimo ebbi la speranza che fosse lui a fare qualcosa ma invece dicendomi:
“Ma figurati.- E si avvio verso la porta.
Prima che uscisse io ridendo come se fosse una battuta gli dissi:
“Dovrei pulire il lampadario.- Lui la prese sul serio e mi fece:
“Subito?”. Io invece di dirgli che era una battuta gli feci.
“Quando vuoi.”
“Va bene. La prossima volta che torno a bere.-
Torno dopo una mezzora. Mentre beveva io presi uno straccio e mi preparai sotto il lampadario e sorridendo gli faccio:
“Sono pronto.”
Lui posa il bicchiere, si avvicina, mi viene dietro e mi solleva. Mentre spolveravo muovendo leggermente le gambe strusciavo di tanto in tanto il suo uccello. Era duro.
“Ti sei stancato?”
“No. No. Fai pure. Sei leggerissimo.”
“Non è vero che sono leggero, è che sei tu molto muscoloso.” E cosi dicendo con la mano libera dallo straccio gli tocco un braccio, come per tastare i muscoli mentre con una caviglia struscio sul suo cazzo.
“Mamma mia com’è duro!- Sinceramente speravo che lui cogliesse l’allusione. Quando gli dissi che avevo finito lui mi fa scivolare lentissimamente lungo il suo corpo. Io mentre ancora teneva le braccia intorno alla mia vita ruotai su me stesso strusciando la mano sul suo coso. Lui guardando il lampadario mi fece:
“Però li non hai pulito bene.” Io mi girai di nuovo per guardare dove indicava lui approfittando ancora una volta per strusciare la mano sul suo bastone tosto. poi accostato a lui gli feci:
“Ma dove?”
“Li. Non vedi. C’è ancora polvere.” Insiste lui poggiandomi una mano sull’anca.” Non era vero che c’era ancora polvere ma i stetti al gioco e feci:
“E’ vero.”
Lui mi prende di nuovo e mi solleva. Io con le gambe cerco di toccargli l’uccello. Lo trovo e il cuore mi salta in gola. Sento l’uccello nudo. Evidentemente senza che me ne accorgessi prima di sollevarmi, lui si è abbassato i calzoncini. E’ grosso, duro, bollente. Quando mi cala giù quel palo mi struscia lungo l’interno nelle cosce. E’ stupendo. Sono eccitatissimo. Quando sono a terra ci sono seduto sopra. Li non mi lascia io sto per allungare una mano per accarezzare quel palo infuocato ma in quel momento sentiamo dei passi che si avvicinano alla porta. Sconvolto corsi verso le scale mentre lui si ritirava su i pantaloncini. Dalla finestra della camera lo guardai tornare verso il cantiere insieme al suo collega che ci aveva interrotto. Ero dispiaciutissimo per quella interruzione. Mi consolava però il pensiero che ora avevo la certezza che gli piacevo. Che mi voleva . Dovevo solo aspettare un po’ ma presto mi sarei potuto godere quell’uccellone. Ma sfortunatamente, per tre giorni mia zia rimase a casa dal lavoro. Il quarto giorno felice che la zia era tornata a lavorare aspettavo di incontrarlo. Non puoi capire come mi batteva il cuore quando sentii il pulmino del cantiere che arrivava. Mi affaccia alla finestra. Stranamente non scesero tutti. Scese però lui ed insieme ad altri quattro. Tutti si avviarono verso la casa che stavano costruendo mentre il mio uomo venne verso la nostra casa. Corsi giù. Arrivai in fondo alle scale mentre lui entrava in cucina. Ci fissammo intensamente, poi lui con voce triste mi fa:
“Sono venuto a salutarti. Sto partendo. Ho finito il lavoro. Mi dispiace di non averti visto i giorni scorsi.”
“Davvero parti?” Faccio io sconsolato.
“Devo partire immediatamente. Mi stanno aspettando col pulmino. Mi accompagnano a Roma. Devo andare in un cantiere all’estero.” Mi spiega lui avvicinandosi.
“Mi dispiace.” Faccio io andandogli incontro.
“Anche a me. Non puoi capire quanto.” Siamo uno d’avanti all’altro ci fissiamo.
“Proprio subito!”
“Si. Lo senti.” Un clakson strombetta nervosamente. Lui mi poggia le mani sulle spalle e mi attira a se.
“Non potevo partire senza sentire ancora una volta il tuo corpo.” Mi sussurra lui con le sue labbra a pochi centimetri dalle mie un attimo prima di premerle sulla mia bocca. Ci baciamo con passione. Con una mano cerco il suo cazzo e appena finito il bacio gli faccio:
“Fammelo toccare.” Si apre i pantaloni e il suo cazzo zompa fuori. Lo prendo, lo carezzo.
Il clacson torna a suonare ma noi quasi non lo sentiamo. Gli carezzo l’uccello con tutte e due le mani. Lui emette un gemito e da quel tronco turgido sgorga copioso un getto di sborra che mi investe.
“Scusami. Non ce la facevo più. Mi fai impazzire” Fa lui con la voce strozzata. Io rimango con il cazzo in mano che si sta sgonfiando continuando a carezzarlo. Poi lui si retrae.
“Devo andare. Mi dispiace.” Io mi abbraccio a lui e cerco la sua bocca e ci baciamo di nuovo.
“Ti volevo da morire.” Gli faccio io mentre si abbottona i pantaloni.
“Anch’io ti volevo. Sei uno schianto. Mi arrapi da morire.”
Poco tempo dopo la partenza del carpentiere sono andato a fare una gita a Milano in gruppo. I miei zii mi diedero un pacchetto da portare a dei lontani parenti. Cosi li avrei conosciuti e salutati.
Io approfittai di quell’occasione, per poter passare una giornata solo per la città.
Cosi la mattina ho lasciato il gruppo sono andato a di questi parenti.
Avevo una borsa dove oltre al pacchetto degli zii avevo messo un paio di pantaloni un pullover e …un’altra cosa che ti dico se mi prometti di non ridere.
-Non riderò. Che cos’era?-
-Un paio di slip di pizzo, bellissimi.-
-Davvero?!-
-Quella di indossare biancheria intima femminile è sempre stata una mia passione.-
-Dove li avevi rimediati.-
-Erano di una cugina della zia. Una ragazza che era stata qualche giorno a casa nostra in vacanza. Le ho prese dalla roba sporca. Sicuramente non le avrebbe cercate finche non fosse tornata a casa. Io comunque finche lei e rimasta da noi le ho tenute infilate tra il muro e il comodino della camera dove dormiva. Se le avesse cercate le avrei fatte saltare fuori. Ma lei non le ha mai cercate.-
-Sei un demonio. Ma perché ti volevi cambiare?-
-Perché volevo passare una mezza giornata libero di sentirmi me stesso. Vestirmi come mi piace vestirmi. In paese non potevo farlo ma li in una grande città dove non mi conosceva nessuno si.
I pantaloni erano di cotone bianchi che col passare del tempo mi erano diventati strettissimi, mi fasciavano le gambe a guanto. e con quegli slip sottilissimi mi entravano tra le chiappe.-
-Dove ti sei cambiato?-
-Prima sono andato dai parenti ai quali ho detto che dovevo tornare subito dopo pranzo. Poi sono andato alla stazione. Mi sono cambiato in bagno e ho lasciato la borsa in una cassetta del deposito. Poi sono andato a spasso per la città. La gente mi guardava, ma era quello che volevo. Mi eccitava. Passeggiando sono passato davanti ad un cinema. Un pidocchietto dove davano “Tacchi a spillo.”-
-Quello dei travestiti. L’ho visto.-
-Si quello. Sono entrato. Nella sala c’erano pochissime persone. Dopo poco tempo che mi ero seduto, accanto a me si è seduto un uomo. Con la coda dell’occhio vedevo che lui guardava più me che il film. Dopo un po’ o cominciato a sentire la sua gamba poggiare sulla mia. Il cuore ha cominciato a battermi. era chiaro che quello ci stava provando. Io ho fatto finta di niente. La pressione sulla gamba continuava ad aumentare. Poi lui a scostato un attimo la gamba e vi a poggiato la mano, poi a ripremuto la gamba contro la mia. Le sue dita erano tra la sua e la mia gamba. Ha cominciato a far scorrere la mano lungo la sua coscia e naturalmente strusciava la mia. Quando a visto che io non reagivo a portato la mano sulla mia coscia vicino al ginocchio, poi ha cominciato a salire lungo la coscia.
Io tenevo le mani incrociate d’avanti poggiate sulle gambe all’attaccatura delle coscie. Lui arriva a sfiorarle, poi ridiscende aumentando la pressione della carezza. Con la coda dell’occhio io sbircio per vedere se qualcuno ci può vedere. Non ci può vedere nessuno.
La mano riprende a salire e arriva di nuovo a sfiorare una mia mano. Me la stringe. La rilascia e torna a carezzarmi la coscia.
Sulle ginocchia ha un maglione. Con la coda dell’occhio vedo che se lo apre come una parannanza. Mentre con la mano risale lungo la mia coscia infila l’altra sotto il maglione e armeggia per un po’.
Intanto mi stringe di nuovo la mano, poi la tira verso di se e la infila sotto al maglione. Ha la patta aperta, sento il suo cazzo eccitato. Lo prendo e lui con la sua mano guida la mia a fargli una sega.
Mi lascia la mano e mentre io eccitatissimo continuo a menarglielo lui torna a carezzarmi la coscia. Io ero arrapatissimo ma lui più di me. Sta per godere. Mentre con una mano mi stringe la coscia, infila l’altra in tasca e la ritira fuori con un fazzoletto. Fa appena in tempo a mettere il fazzoletto sulla cappella che se ne viene.
Sento un po’ di sborra bagnarmi la mano. Lui si asciuga in fretta, si chiude i pantaloni e si alza. Io ci rimango un po’ male. Avevo provato una sensazione stupenda ma era finita troppo presto.
Dopo un po’ mi alzai per andare in bagno a lavarmi la mani rimasta appiccicaticcia di sprema.
-Non dirmi che ti faceva schifo.-
-No. Per la verità volevo andare in bagno per leccarmi le dita. Volevo sentire il sapore della sborra. In bagno entrai nel box. Mi leccai le dita. Vi rimasi un po’ e quando uscii, davanti agli orinatoi c’era un uomo sui sessanta.
Non stava orinando ma teneva l’uccello in mano. Lo aveva dritto. Io non potei fare a meno di guardare per qualche attimo quell’uccello. Rialzando lo sguardo incontrai i suoi occhi. Tornai in sala turbato.
Dopo un po’ l’uomo che avevo visto in bagno venne a sedersi nella poltrona accanto alla mia. Il cuore comincio a battermi di nuovo, anche perché, l’uomo comincio subito a carezzarmi una coscia.
Io facevo finta di niente. Mi aspettavo che da un momento all’altro quello, come il precedente, mi prendesse la mano e la portasse sul suo uccello. Aspettavo quel momento con ansia. Invece con mia grande delusione, quello smise di carezzarmi la coscia e si allontanò.
Con la coda dell’occhio lo vidi avviarsi verso il bagno. Passavano i minuti ma lui non usciva. Mi alzai anch’io e andai al bagno. Lui era li. Davanti all’orinatoio con l’uccello in mano che si carezzava lentamente.
Non sapevo cosa fare. Mi avvia verso il box con lo sguardo fisso sul suo uccello. Prima di entrare lo alzai ad incontrare il suo. Avrei voluto dirgli: “Perché non mi chiedi di toccartelo. Cosa devo fare per farti capire che ne ho voglia.”
Entrai nel box richiudendomi dietro la porta senza mettere il chiavistello. Era quello il segnale che aspettava. La porta si apri e lui entrò e si richiuse la porta dietro, mettendo il chiavistello. Aveva l’uccello in mano. Ci fissammo per un attimo poi io allungai la mano e presi il suo pisello in mano.
Per massaggiarlo meglio mi misi al suo fianco. Mentre gli facevo la pippa lui mi carezzava ovunque. Poi mi mise una mano sulla nuca e comincio a spingerla in basso. Voleva che gli facessi un pompino.
Io non aspettavo altro. Più mi avvicinavo col viso al suo cazzo, più diventava intenso l’odore che emanava dal suo ventre. Un’odore pungente. Di uno che non si lava spesso. Quell’odore mi eccitava. Ancora di più mi eccitava il sapore che sentii quando socchiusi le labbra sulla sua cappella. Un misto di urina, di sudore e di sborra.
Comincia a succhiarlo con vigore. Lo sentivo gemere. Io avevo perso il controllo. Lo succhiavo sempre con più passione poi lo sfilai per un attimo dalla bocca per andargli a leccare l’attaccatura dell’uccello e le palle. Poi tornai a sbocchinarlo con foga. E non smisi di succhiare neanche quando lui con un rantolo sborro nella mia bocca.
Continuai anche mentre gli si ammosciava. Poi lui me lo sfilo dalla bocca e dicendomi: “Sei un bocchinaro favoloso.” Mi frustava le guance col cazzo ancora grosso ma moscio. Poi si gira verso la tazza e comincia a pisciare.
Io gli carezzo le palle, lui leva la sua mano e glielo tengo io. Con la punta delle dita gioco con il getto di orina mentre affondo il viso tra i sui peli poi con la lingua risalgo lungo l’uccello fino alla cappella.
Con la punta della lingua arrivo al getto di urina e faccio come i cani quando bevono. Ci accosto la punta del naso. E poi di nuovo con la lingua. Lui allora con la mano mi spinge la cappella in bocca che mi si riempie di orina.
-Ti sei fatto pisciare in bocca e l’hai bevuta?-
-No. Lo fatta colare fuori. Succhiavo e la mandavo fuori.-
-Ma il sapore lo sentivi. Ti piaceva?-
-Si ora mi sembra impossibile. Ma in quel momento mi esaltava quel sapore.-
-E lui che diceva.-
-Lui cominciava a rieccitarsi sentivo che tornava a gonfiarsi. A questo punto si è seduto sulla tazza e mi ha detto: “Si. Bravo. Continua a succhiarmelo frocetto!” Era la prima volta che me lo sono sentito dire. Mi ha eccitato ancora di più. Questa volta ci è voluto di più per farlo godere. Me lo sono gustato completamente. Lo succhiavo un po’ poi lo sfilavo andavo a leccargli le palle. Andavo a cercare i punti che non avevo ancora leccato. Dove sentivo di più quel sapore inteso che mi inebriava. All’attaccatura delle cosce. Sei scandalizzata. Vero? E’ che quando sono eccitato perdo ogni controllo.-
-Si. Ti capisco. Anch’io perdo ogni controllo quando sono molto eccitata. Non ho limiti.-
-Pensa. Una volta mi ha rimorchiato un camionista. In autogril sull’autostrada. Era un bestione tremendo. Abbiamo scopato nel suo camion. Sai di quelli tutti chiusi. Trasportava cavalli. Abbiamo scopato li accanto ad un cavallo. Dopo due scopate quando io cercavo di farlo riavere leccandogli l’uccello. lui mi fa: “Sei insaziabile troiona. Non ti basta mai l’uccello.
Ne vuoi provare uno eccezionale?- E cosi dicendo mi alza in piedi e mi porta accanto al cavallo.” Mi guida una mano sotto la pancia del cavallo dicendomi: “Carezzalo qui.” Sentii subito qualcosa che cresceva. Il cavallo comincio a sfoderare il suo cazzo.-
-Ma dici sul serio. Ti voleva far scopare da un cavallo?-
-Ma scherzi. No! Pero me la fatto leccare.-
-E l’hai fatto godere?-
-Si. Mentre il camionista me lo metteva nel culo. Ho goduto come una pazza, mentre lui mi sborrava nel culo e il getto di sborra del cavallo mi inondava il viso e le tette colandomi giù per il corpo.-
-Che arrapante! Che porcone quel camionista.-
-Si è vero era un gran porco. Ma in fondo ero stata io a scatenare la sua libidine. E anche tu sei lo stesso. Fai scatenare la libidine degli uomini.- FINE

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