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Per amore di Berenice

A Mari

Questo racconto l’ho tratto da un manoscritto trovato in un vecchio baule rinvenuto in una polverosa soffita.

Il conte Leopoldo Santassi ed il marchese Gherardo Mornasi erano entrambi innamorati della nobildonna Berenice. Mentre il conte Leopoldo era felicemente ricambiato, il povero marchese Mornasi viveva una vera e propria tragedia: il suo amore sincero lo costringeva all’ignobile ruolo di amico confessore di Berenice.
Lei, con maliziosa ingenuità, gli raccontava tutto. Queste confidenze, sempre puntuali e piccanti, non facevano che esasperare l’immaginazione di Gherardo, procurandogli una sofferenza quasi fisica, che lui curava blandamente, una volta rimasto solo, sfogandosi in pianti dirotti. Né d’altronde poteva esimersi dall’ascoltare in tutti i dettagli le pruriginose storie di Berenice: una mancanza in tal senso avrebbe significato eliminare l’unica possibilità di frequentare ancora la sua amata. Gherardo perciò ascoltava tutto.
Generalmente, durante questi racconti, tentava cenni di partecipe complicità all’indirizzo di Berenice, ma gli uscivano soltanto pietosi sorrisi di circostanza; poi, appena lei volgeva lo sguardo, Gherardo deglutiva.
– Sapete, caro Gherardo – confessava Berenice, – ieri sera, il mio amato Leopoldo ha dato il meglio di sé. Quell’uomo ha un ardore ed una fantasia senza freni. Ooohhh, caro Gherardo, come ho goduto, come ho goduto, come ho goduto.
Gherardo deglutiva, deglutiva, e deglutiva.
– Ieri sera il mio amato Leopoldo – confessava la volta seguente, Berenice, – ne ha pensata una nuova. Dopo avermi denudata, mi ha bendata e legata al letto. Poi ha fatto di me quello che ha voluto, proprio tutto, anche cose che non avrei mai immaginato di lasciarmi fare. Capite a cosa alludo, caro Gherardo? è stata una notte di sesso meraviglioso e selvaggio. Io urlavo come un’ossessa, e mi sentivo la nuova Justine. Ooohhh, caro Gherardo, come ho goduto, come ho goduto, come ho goduto.
Gherardo deglutiva, deglutiva, e deglutiva.
– Vedete, caro Gherardo – raccontava ancora la volta successiva Berenice, – ieri sera il mio amato Leopoldo ne ha pensata una nuova. Dopo esserci denudati, ci siamo vicendevolmente dipinti sul corpo dei disegni tribali multicolori. Poi abbiamo acceso delle candele viola, che Leopoldo aveva appositamente acquistato a Parigi, e, sotto questa strana luce, abbiamo dato libero sfogo ai nostri desideri più lascivi. è stata una notte di sesso meraviglioso e selvaggio. Leopoldo ha dimostrato un ardore incredibile, e mi ha presa con foga e dappertutto. Io urlavo come un’ossessa e mi sentivo invasata come una donna africana iniziata al sesso con un rituale magico.
Ooohhh, caro Gherardo, come ho goduto, come ho goduto, come ho goduto.
Gherardo deglutiva, deglutiva, e deglutiva.
La vita di Gherardo, capirete, si era trasformata in un vero e proprio inferno. Non solo non riusciva a possedere Berenice, ma era costretto a sorbirsi l’intero repertorio dei suoi sollazzi con quel maledetto conte Santassi. Si sentiva un uomo distrutto, aveva perso, insieme all’appetito, anche ogni interesse per la vita e, di conseguenza, anche suoi affari cominciavano a risentire della situazione. Decise perciò che questo amore, che fermentava in lui avvelenandolo giorno dopo giorno, doveva trovare uno sbocco o finire per sempre. Si rivolse perciò ad una delle più celebri maghe dell’epoca, Madame
Vitreaux, che, ascoltata con calma tutta la storia, si offrì di fornirgli una via d’uscita.
– è una soluzione forse peggiore del male, lo avvertì Madame Vitreaux, ma a Gherardo la cosa piacque subito ed accetto senz’altro.
Si trattava, in sostanza, di un potente filtro d’amore che avrebbe scatenato in
Berenice una tempesta di voglie sessuali ma, chiarì la maga, solo per una volta e senza possibilità di repliche. Avuto il filtro, Gherardo non riuscì nemmeno più a dormire. Se da una parte pregustava il momento in cui Berenice si sarebbe finalmente abbandonata tra le sue braccia, dall’altra, memore di tutti i racconti, si preoccupava di come non sfigurare con una donna tanto esigente ed avvezza a giochi assai spinti.
Venne dunque il gran giorno. Gherardo era in condizioni pietose quando accolse Berenice: il corpo smagrito ed il volto devastato dalle notti insonni. Eppure, Berenice lo notò subito, nei suoi occhi brillava una luce speciale, una insolita sicurezza di sé.
Con un banale artificio riuscì a far bere a Berenice il filtro. L’effetto fu dirompente. Mentre parlavano, Berenice si avvicinò a lui, poi gli sedette in braccio, quindi tirò fuori dall’ampio décolleté i suoi enormi seni ed iniziò a strusciarglieli sul viso. Gherardo non riusciva a crederci. Dopo neanche un minuto si strapparono letteralmente i vestiti e si gettarono nudi fra le lenzuola baciandosi e morsicandosi.
Gherardo era in preda all’erezione più colossale dell’epoca (n. d. C. : è un dato storico: più avanti capirete).
Sempre preoccupato di non sfigurare, Gherardo buttò lì una fantasia.
– Giochiamo – disse.
– Ooohhh sì, giochiamo – sussurrò lei con voluttà avventandosi sul gigantesco sesso.
– Ecco – disse lui febbricitante di gioia, – giochiamo al soldatino vergine che va dalla baldracca più scafata del reggimento.
– Ooohhh sì, sìììììì – cinguettò deliziosamente Berenice. – Ma perché io devo fare il soldatino vergine?
– Ma no – chiarì Gherardo. – Pensavo di farlo io il soldatino vergine.
In un attimo il volto di Berenice si oscurò.
– Razza di cafone – gli si scagliò contro. – Mi state forse dando della baldracca?
– Ma no… – replicò lui, confuso. – Vedete, mia adorata…
– Ma come vi permettete, dannato villano? – rincarò la dose.
– Lasciate che vi spieghi…
– Non c’è nulla da spiegare. Vergognatevi. Non voglio ascoltare una parola. E non voglio vedervi mai più.
Detto questo gli diede un sonoro ceffone, raccolse frettolosamente i brandelli dei suoi abiti e sparì. Gherardo rimase di sasso (in tutti i sensi). Aveva voglia di scoppiare in un pianto dirotto, ma vinse la tentazione e fece chiamare all’istante le sue quattro cameriere personali.
L’indomani fu il turno delle due cuoche, cui seguirono, in rapida successione, chi per dovere chi per piacere, tutte le donne alle sue dipendenze: guardarobiere, stiratrici, lavandaie, contadine, mugnaie, dovettero fare visita al capezzale del malato (e si mormorò che nella confusione ebbe il fatto suo anche il fido maggiordomo).
La domenica successiva, Gherardo, ormai allo stremo, cedette alla perizia mercenaria di Andreine, più nota con il nome di battaglia di “Potta di Ferro”.
Nove mesi dopo, centocinquantasette donne battezzarono i loro neonati Gherardo o Gherarda. Circa nello stesso periodo, il conte Leopoldo Santassi abbandonò tutto per diventare membro di una setta religiosa il cui dio era una rana di legno. Sempre nello stesso periodo, il marchese Mornasi lasciò le sue terre ed andò oltremare. Di lui non si ebbero più notizie.
Berenice cambiò nome e divenne una famosa attrice, ma ll nome non posso svelarlo. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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