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Piero, un uomo un mito

Piero e Marina si sono conosciuti qualche anno fa, sciando in montagna, scontrandosi come due principianti su una pista. La sera stessa i due andarono in un pub a bere un paio di birre, parlarono a lungo e si accorsero di avere molte cose in comune, tanto che diventarono subito grandi amici.
21 anni lui, 19 lei, non hanno mai pensato alla loro amicizia come qualcosa di più, si divertivano, stavano bene insieme e questo bastava.
Fino ad oggi.
Come è accaduto altre volte Piero ha deciso di passare questa serata a casa sua, con Marina, per vedere un vecchio film in bianco e nero che tanto piace a tutti e due. Marina arriva puntualissima, e come sempre saluta la mamma di Piero (il padre è scappato 5 anni fa con una spogliarellista Basca di passaggio, poi disilluso dall’esperienza si è buttato nel commercio, ha aperto un chiosco di panzerotti in Libia) dopodichè sale in camera di Piero e lo saluta.
Lui è immerso nella lettura di un saggio sulla comicità, L’arte di far ridere la gente dicendo un mucchio si stronzate, la saluta distrattamente e preso com’è non si accorge che per l’occasione Marina sfoggia un bellissimo vestito lungo, non vistoso, che la modella perfettamente dalle spalle all’ombelico, alzandosi birichino sul pube e scendendo dolcemente sulle gambe, lasciando intravedere le caviglie.
Piero si alza, chiude il libro e si avvicina a Marina, che lo bacia affettuosamente sulla guancia, e per un momento si accorge che la ragazza ha appoggiato le labbra un po troppo vicino alle sue, è la prima volta che succede, ma un secondo dopo il pensiero svanisce.
Escono dalla camera e vanno in sala, dove si siedono su un enorme divano; Marina sdraiata e Piero seduto vicino ai sui piedi.
Piero ha già preparato il videoregistratore (non è un tipo sveglio, per farlo funzionare la prima volta c’è voluta una lezione intensiva al grande magazzino dove lo ha acquistato, poi lo ha riportato pensando fosse rotto ma aveva dimenticato di mettere dentro la videocassetta), preme play sul telecomando e il film inizia.
Dopo 10 minuti di noia mortale Marina chiede a Piero se può scaldarle i piedi; ha freddo, e Piero acconsente amorevolmente, massaggiandole a dovere le dita e le piante.
L’azione si prolunga, e Piero si accorge che il vestito si è alzato fin troppo, ora è sopra le ginocchia, si chiede come ha fatto ad alzarlo senza neanche accorgersi, forse mentre la scaldava, forse quando si è spostata, ed un pensiero nasce spontaneo nella sua mente, qualcosa di romantico, dolce e al tempo stesso proibito, una domanda amorevole e gentile come “PERCHè ADESSO NON ME LA FACCIO ? ”
Facile, pensa, le salto addosso, alzo la tv, e la faccio mia. Oppure no, con la scusa che ha freddo le massaggio la schiena e guarda caso, arrivo alle tette. Meglio, le faccio appoggiare la testa su di me, e poi per sbaglio lo tiro fuori e chi si è visto si è visto.
Dopo aver formulato altre brillanti ipotesi lascia perdere, non sa neanche da che parte cominciare, ma si accorge trasalendo che ora la gonna è arrivata all’altezza dell’ombelico, e il dramma maggiore è un altro, non vede gli slip, oddio, gli slip non ci sono!
Tre secondi ed è tutto chiaro : “MARINA, TI SEI DIMENTICATA LE MUTANDINE! “. La ragazza lo guarda, lo riguarda, lo guarda un’altra volta e risponde con un blando “CAPITA”.
Piero è in una situazione orribile, non sa che fare, darebbe 10 anni di vita per trovarsi da un’altra parte, e invece gli sta capitando questa enorme sfiga, sa che la deve affrontare, e la deve affrontare da uomo.
Ci pensa su e poi pensa che forse è lei che vuole qualcosa di più, ma non ne è certo, è la sua migliore amica, lui la rispetta, e poi all’oratorio dicono sempre di non fare le cose brutte, che si va all’inferno… ma la rosellina fin troppo candida che ha davanti è un richiamo troppo forte.
Piano piano la mano sale, prima le caviglie, poi le ginocchia e lo cosce, e finisce ad un centimetro dalla meta. Piero allunga l’indice, e come un artificiere inizia a maneggiare la bomba ad orologeria di Marina, che è chiusa come
Le porte del treno quando sei in ritardo. Si aiuta col medio, e con una mossa azzardata ma, incredibile, perfetta, allarga le labbra di Marina, che rimane impassibile. La prima cosa che Piero vede è una specie di grilletto, non sa a che serve, ma ne è attratto, allarga con entrambe le mani quello stupendo fiore rosa, Marina si tira su una coscia con le mani e gli dice di aspettare, di guardarla li in mezzo e di non fare niente. Piero rimane immobile a lungo, si gode lo spettacolo di Marina che si gode lo spettacolo della faccia del suo amico, che ormai ha passato tutti i colori dell’arcobaleno.
Dopo 5 lunghi, caldi minuti, Marina chiede a Piero cosa vuole fare, e lui risponde con dei suoni non articolati, che stanno a significare “E CHE CAZZO NE SO IO? “.
Allora lei gli prende il medio, mira al suo culetto e appoggia il dito proprio li, all’ingresso.
Poi si sposta sulla mano, e piano piano il dito penetra, ma per Piero è troppo, ritrae il dito, e Marina con la stessa forza lo rimette dentro, fino in fondo. Piero non sa che fare, prossimo all’infarto è come un bambino che impara a scrivere, solo che lui non scrive neppure bene.
Marina ancora sulla mano di Piero inizia a farla andare avanti e indietro, all’inizio con difficoltà, poi aiutata anche dagli svariati liquidi che escono un po più in alto, il giochetto diventa più semplice.
Piero non capisce più niente e dice a Marina “TI AMO, CHE BELLO SCOPARE! “, ma lei gli dice che non stanno scopando, e lui le risponde, che si, giusto, prima dobbiamo sposarci. Marina alza gli occhi al cielo e gli dice di non pensare troppo a quello che lei sta facendo, collabora e basta.
Ora Marina, che per tutto questo tempo non si è scomposta più di tanto prende con l’altra mano i capelli di Piero e porta la sua testa in mezzo alle gambe, sperando di non dovergli tirare fuori la lingua a forza. Piero, miracolo, inizia a leccare quel coso eretto e bianco, pensando che è l’unica cosa da leccare, non c’è nient’altro da leccare li, e le chiede se il suo coso serve o no, stasera. Marina gli dice di no, creando sconforto nel ragazzo, che smette per un attimo, facendo incazzare non poco l’amica, la quale gli dice di piantarla di rompere le palle, e di prendere la bottiglia di Gatorade con
Dispender che c’è vicino. Lui esegue, la tipa toglie il dito di Piero dal sederino e gli dice di infilarci il tappo.
“MA SEI SCEMA? ” le dice in preda ad un panico primordiale, e lei per tutta risposta prende la borraccia e se la infila, tutta, fino al collo, poi dice a Piero di premere per far uscire tutto il dissetante. Piero lo fa ed un getto entra nel culo di Marina, che per la prima volta emette un leggero gemito di piacere. La bibita finisce presto, il divano è un disastro e la lingua di Piero ha già portato la spavalda ad un paio di orgasmi niente male. Marina si siede e gli tira giù i pantaloni, ma con orrore vede che Piero ha proprio un misero uccellino, neanche in canna. Lo guarda ferocissima e le dice “MI SONO FATTO UNA SEGA PRIMA CHE VENIVI, CHE CAZZO NE SAPEVO IO? ” Lei allora glielo prende in bocca, e più per dinamica che per eccitazione quel cosino si gonfia abbastanza da sfiorale le tonsille. Piero la guarda e le dice “CAZZO FAI? CAZZO FAI? ” ma lei non si ferma, ora è una sfida, e tra lingua e labbra porta Piero sull’orlo del baratro. Un attimo prima di sborrarle in gola, Piero ha un’illuminazione, capisce tutto e con un movimento felino si stacca da Marina e viene, inondandole il vestito.
Marina non ci vede più dalla rabbia, “MA CHE CAZZO TI SALTA IN MENTE, PIRLA! è UN ORA CHE TI ECCITTO, VOLEVO BERE TUTTO, HO UNA SETE CHE NON CI VEDO PIù, SONO TRE ANNI CHE LO VOGLIO IN BOCCA, SEI SCEMO O COSA? ”
Piero risponde “POTEVI DIRLO PRIMA, ORA AIUTAMI A PULIRE CHE SE VIENE MIA MAMMA… ”
Neanche a dirlo, entra la mamma che per un attimo rimane immobile fissando la simpatica scenetta, Marina con lo sciroppo che le cola dal vestito e Piero con l’uccello a penzoloni che cerca di ripulire il divano.
“COGLIONE COME SUO PADRE, CHE CI VUOI FARE MARINA, E TU IMBECILLE, STASERA A LETTO SENZA CENA! ”
Vieni Marina, che rimedio io…
Grazie signora, lei si che è gentile, ha mica un paio di Gatorade? FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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