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Ricordando Franca

“Sei dolce ed acido” mi disse Franca. Avevo appena terminato di sborrarle in bocca, e recava ancora evidenti i segni della mia eiaculazione, sotto forma di schizzi di sperma all’angolo delle lebbra. Eravamo distesi sul tappeto, in sala. Franca, sopra di me, terminato il bocchino, si era allungata per prendere dalla sua borsa un fazzolettino per pulirsi la bocca dallo sperma. In quel movimento, il suo viso si era avvicinato al mio, ed io ne avevo approfittato per tentare di baciare quelle labbra imbrattate dal mio seme.
Erano i primi giorni del febbraio 1985. Io ero sposato da qualche mese, il mio menagè coniugale marciava benissimo. Elisa, mia moglie, era una bella donna, alta, con un corpo ben fatto, e capelli lunghi e neri che incorniciavano un volto dolce e bello. Inoltre, con il tempo, si stava dimostrando sempre più calda. Già durante il nostro fidanzamento, si era dimostrata vogliosa di imparare, dal punto di vista sessuale, ed era aperta a qualsiasi esperienza. Con gradualità, eravamo passati dalle reciproche masturbazioni, alle leccate di figa ed ai bocchini, prima senza ingoio, poi con ingoio completo dello sperma. Dopo avere imparato ad ingoiare, Elisa era diventata avida di bocchini. Mi recavo da lei la sera e, chiusi nel salottino al piano di sotto, iniziavamo le nostre sessioni di hard-petting, al termine delle quali Elisa trangugiava il mio sperma con regolarità. Ricordo che mi diceva che la quantità di sperma che producevo era così abbondante, che doveva inghiottire subito, durante l’eiaculazione, per non soffocare. La sua affinità per il mio liquido seminale, col tempo, si era così sviluppata da farle accettare le sborrate sul viso, veri e propri facials, degni delle migliori pornodive moderne. Per me, era diventata pratica comune, al termine delle nostre sessioni amorose, farla stendere sul divanetto e masturbarmi sopra il suo musetto fino a godere, scaricandole lo sperma in bocca, sulle labbra e su tutta il viso. Nessun orifizio sessualmente utilizzabile del suo corpo mi era negato, anzi, le inculate le erano oltremodo gradite, tanto da chiedermi lei stessa
“… rimettimelo nel sederino” o di “tenere a mente” qualche particolare posizione in cui l’avevo inculata e che le era particolarmente piaciuta. Dopo il matrimonio, la sua educazione sessuale era proseguita, aveva posato per foto pornografiche, ed aveva anche appreso l’uso del vibratore, con il quale, un giorno, si era masturbata davanti a me fino a godere. Quello stesso vibratore aveva imparato ad infilarselo nel culo (insieme a moltri altri oggetti, per la verità), mentre mi scopava a smorzacandela. Con i due buchi, figa e culo, pieni, Elisa sapeva che l’orgasmo era garantito. Tutto questo incipit per fare capire al lettore che non avevo alcuna ragione per tradirla.
Senonchè, da qualche tempo, Franca mi guardava in modo strano. Non perdeva occasione per allusioni a sfondo sessuale. Un giorno, era un martedì ricordo, lei era sul pianerotto della scalinata che portava al primo piano, le chiesi se aveva cinque minuti per me.
“Anche di più”, fu la sua pronta risposta. Le chiesi se potevamo incontrarci un momento fuori dall’edificio, al termine del suo orario di segretaria. Lei mi rispose che andava bene, e fissammo il posto. All’ora fissata, trovai Franca in automobile al punto prestabilito. Rapidamente scese dalla sua auto e salì sulla mia. Evidentemente nervosa, mi disse:
“Che cosa stiamo facendo? “. “Niente”,
risposi io, “stai tranquilla”.
Proseguimmo per un po’, poi accostai al lato della strada, spensi il motore, la guardai negli occhi e avvicinai le mie labbra alle sue fino a toccarle. Schiusi la bocca in un bacio, mandando la lingua in esplorazione della sua bocca. Franca rispose immediatamente, rimasi piacevolmente sorpreso dalla sua lingua grossa e carnosa, e da come prepotentemente prese possesso in profondità della mia bocca. Ci staccammo e ci guardammo in viso. Era evidente ad entrambi la voglia mostruosa di fare l’amore che ci aveva preso dopo quel bacio. Le dissi:
“Senti, se vuoi domani sono solo a casa”. Franca rispose che no, domani non poteva. Allora eventualmente sabato, proposi io. Restammo d’accordo che le avrei telefonato sabato mattina, approfittando del fatto che la mia mogliettina sarebbe stata impegnata a scuola.
Il sabato mattina, dopo che Elisa era partita, composi il numero di telefono di Franca, ma quasi stramazzai quando, dall’altro capo del filo, rispose una voce maschile. Preso alla sprovvista, chiesi scusa per avere sbagliato numero e riabbassai la cornetta. Giovane ingenuo, avevo perso la testa, rimasi scosso e non riprovai. Ma Franca, evidentemente, era più esperta di me, oppure soltanto più vogliosa, e dopo un po’ mi chiamò, dicendomi che aveva risposto il marito. Poi mi chiese:
“Allora, vengo? “. “Se vuoi”, risposi. Dopo un quarto d’ora, Franca era nel mio appartamento. Portava una tuta in tela di jeans, azzurro chiaro, un unico pezzo camicia e pantalone. Ci sedemmo sul divano in sala, io alla sua destra, ci guardammo e, finalmente, facemmo quello che volevamo entrambi, iniziammo a baciarci. Ci baciammo, ancora ed ancora, scambiandoci lingua e saliva in abbondanza. Poi mandai la mano destra in esplorazione, sotto la sua tuta, sul seno. Trovai una pelle freschissima ed una mammella, la sinistra, piena, tenera e morbida. Sbottonai i bottoncini della parte superiore della tuta e la abbassai, scoprendole le spalle. Franca indossava un reggiseno nero, di pizzo. Presi a baciarla sul collo e sulle spalle, che pelle vellutata e che profumo! Ero inebriato. Abbassai le spalline del reggiseno, scoprendole le mammelle. Mi sembrava un sogno. Di fronte a me, seduta sul divano, con le mammelle scoperte e nuda fino all’ombelico c’era Franca, più anziana di me di qualche anno, la donna più concupita, che si narrava avesse fatto carriera grazie ai bocchini che aveva fatto al Direttore. Scesi sulle mammelle, baciai e succhiai i capezzoli, fino a farli inturgidire. Franca farfugliò qualcosa sull’effetto della gravidanza sui suoi seni. Per rassicurarla sull’effetto erotizzante che quelle tette mi facevano, continuai a baciare, palpare, succhiare con passione e metodo. Quindi, portai le mani sui suoi fianchi, e sfilai completamente la tuta. Franca indossava calze collant nere, con piccoli disegni a losanga. Le sfilai, di modo da lasciarla con le sole mutandine addosso. Erano in pendant con il reggiseno, così come si addice ad una signora di classe. In quegli anni, andavano di moda molto ridotte, e così erano quelle di Franca. Con frenesia mi spogliai anch’io, restando con gli slip. Mi sedetti di fianco a lei e ripresi a baciarla. Ma questa volta, mandai la mano in esplorazione sotto le mutandine. Abituato com’ero alla figa secca di mia moglie, fu una scoperta esaltante trovare una figa bagnata, ricolma di umori. Ancora più piacevole fu constatare come, mentre esploravo la sua figa fin dentro la vagina con il medio della mia mano destra, Franca prese possesso del mio cazzo, masturbandolo con perizia. Poi, non potendone più, scesi sul tappeto, infilai le mani sotto le mutandine sui fianchi e le sfilai. Allargai le coscie di Franca, e cominciai a leccarle la figa.
Che figa, che serica peluria, che profumo e che sapori! Leccavo il clitoride con la punta della lingua, picchiettando con forza. Ero ben allenato nel cunnilingus, poichè Elisa aveva qualche problema a godere, e, alle volte, dovevo leccarla per mezzeore, prima di farla venire. La cosa non mi era mai dispiaciuta, e nella particolare contingenza mi tornò utile, poichè dopo un po’ che la leccavo, Franca mi disse:
“Sei bravo”.
Presi Franca per i fianchi e la tirai verso il tappeto. Assieme spostammo il tavolino, quindi si stese, aprendo le cosce. Lentamente mi avvicinai e la penetrai. La quantità di umori prodotti, assieme al fatto che Franca aveva avuto un figlio, rendeva qualle figa larga e semplice da penetrare. Niente rotture di frenulo, quindi, come una volta mi era successo con Elisa. La situazione che stavo vivendo mi pareva incredibile. Stavo scopando Franca, il mio cazzo era dentro la figa di Franca. Non riuscivo a togliermi dalla testa il pensiero di ciò che stavo facendo. Stavo facendo l’amore con la moglie di un altro uomo, assai più esperta di me, che, a detta della sua collega di segreteria, non si era mai persa l’occasione di farsi uno Scorpione (ed io ero, appunto, Scorpione). La scopavo lentamente, disteso su di lei, baciandola. In un soffio, Franca mi disse:
“è la prima volta”, volendo significarmi che era la prima che cornificava il marito, ma a me, in quel momento non importava granchè che fosse la prima o l’ultima volta. L’unica cosa che importava era che lei fosse lì per me. Muovevo il cazzo con metodo dentro la sua vagina umida e larga. Poi uscii, la feci girare sulla pancia e la penetrai da dietro. Forse quella posizione non le era particolarmente gradita, perchè mi chiese quasi subito se mi piaceva farlo con lei sopra. Risposi di si. Franca mi fece distendere e si mise a cavalcioni sopra di me. Prese in mano il cazzo, lo appoggiò al vestibolo della vagina, poi si sedette, penetrandosi.
In quella posizione, vedevo bene il suo viso. Appoggiata con le mani sul mio petto, si godeva quella penetrazione, muovendo lentamente il bacino. Io accompagnavo quei movimenti palpandole le tette, di tanto in tanto mi sporgevo per baciarle. Poi, mentre con una mano mi prendevo cura di un seno, con l’altra comincia ad accarezzarle il clitoride. Quella posizione mi era familiare, poichè era una delle preferite della Elisa per raggiungere l’orgasmo.
Ero eccitatissimo. Franca dovette percepire che non sarei durato a lungo, nella sua figa. Anticipando il rischio di una sborrata in vagina, si sfilò il cazzo e, sempre restando sopra di me, mi baciò prima un capezzolo, poi l’altro, poi, lentamente, scese verso il mio ventre. Poi, con determinazione, fece l’ultimo movimento e mi prese il cazzo in bocca. Non so dire quale fu l’emozione, tutta cerebrale, che provai in quel momento. Giovincello, abituato alle progressione che avevo seguito con Elisa, non avrei mai osato chiederle di sbocchinarmi al primo incontro. Ma Franca era molto più esperta di me, aveva molta più pratica e non si era fatta troppi problemi a prendermi il cazzo tra le labbra. Inginocchiata tra le mie gambe, succhiava con forza, fino a farmi un po’ male, mentre con la destra mi masturbava. Alternava succhiate robuste a leccate attorno al glande, avvolgendo tutta la cappella con la sua grossa lingua. Capii immediatamente che lo sperma stava viaggiando rapidamente dai testicoli alla punta del cazzo, e che premeva per uscire. Sapendo che non tutte le donne amano bere lo sperma, e volendo essere signore fino in fondo, pensai di avvertirla dell’imminente eiaculazione.
“Franca, così mi fai venire”. Era esattamente quello che voleva. Senza smettere per un attimo, continuò il suo lavoro con la bocca. Capendo che voleva farmi venire nella sua bocca, non mi trattenni più e mi lasciai andare. Cominciai a sborrare, ancora e ancora, mentre lei si passava il cazzo sulle labbra, di tanto in tanto affondandolo in bocca. Mentre sborravo, continuava a masturbarmi. Schizzai tutto lo sperma che avevo nei testicoli, ed era tanto. Quando, infine, cessai di eiaculare, Franca si avvicinò al mio viso, la guardai, sul viso, all’angolo delle labbra, a sinistra, erano evidenti i segni dello sperma.
“Sei dolce ed acido”, mi disse. Tentai di baciarla, lo facevo sempre con Elisa, per passarci lo sperma dalla sua alla mia bocca. In questo Franca era meno smaliziata, si scansò e si pulì lo sperma.
Dopo essersi rinfrescata in bagno, ci sedemmo sul divano, erano circa le undici e Elisa stava per tornare. Tuttavia sul pianerottolo, la vecchia del piano di fronte parlava con qualche persona. Poichè era amica della Elisa, giudicai più prudente attendere che andasse via. A quel punto, bastò una semplice pressione della mia mano sul capo di Franca, per farle scendere la bocca sul cazzo, tornato turgido. Iniziò nuovamente a sbocchinarmi. In quella posizione, seduti sul divano, fianco a fianco, il bocchino era esclusivamente fatto con la bocca. Imboccando una buona metà del membro, Franca muoveva la testa su e giù, questa volta senza succhiare. Dopo qualche minuto, nuovamente sborrai. Questa volta, Franca non mollò il cazzo, che le restò ben piantato in bocca, e e ve lo tenne fino all’ultimo sussulto, senza perdere neanche una goccia di sperma. Data la precedente sborrata, non ne produssi molto, e capii che Franca, anche se amava sbocchinare, non amava troppo ingoiare lo sperma. In seguito, mi avrebbe detto che
“si, ne producevo tanto, ma che lei non era tanto capace di bere”. Pienamente appagato dai due bocchini che mi aveva fatto, ci salutammo, la ringraziai di essere venuta. Mentre scendeva le scale, ed usciva, mi sorpresi a pensare allo sperma che si portava in corpo, a quando sarebbe ritornata a casa, e si sarebbe rivolta al marito, con in bocca ancora il sapore del mio sperma. Peccato che lui non potesse percepirlo. Magari si sarebbe eccitato e Franca, dopo il mio, avrebbe potuta ingollare anche il suo seme. Si allontanò fino a sparire dalla mia vista. Chissà se di quello sperma è rimasta qualche traccia nella sua memoria. FINE

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