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Sono la troia del carcere che dirigo

Sono la troia del carcere che dirigo

Il mio nome è Rosalia S. , ho 39 anni e di professione faccio la direttrice in un carcere.
Per ovvi motivi di privacy non vi dico la città dove è sita la casa di pena di cui sono responsabile.
Nel carcere che io dirigo vi sono 70 detenuti, tra cui molti extra comunitari, tutti di sesso maschile ed una ventina a di secondini.
Io sono una bella donna mora alta circa 1. 75 cm, molto formosa (quarta misura di reggiseno) due belle gambe lunghe e ben tornite e soprattutto un culo che non lascia gli uomini indifferenti.
Sono bene in carne ma non grassa, peso 62-63 kg, insomma sono una femmina con tutte le curve al posto giusto.
Infatti non lascio gli uomini indifferenti ed in particolare i detenuti e le stesse guardie carcerarie.
La casa circondariale da me diretta è sita su un’isola, quindi sia io che le guardie viviamo nel carcere insieme ai detenuti, io in un appartamento tutto per me, le guardie nella caserma all’interno del carcere, i detenuti naturalmente nelle celle.
Le guardie sono tutte di sesso maschile ed età molto giovane: vanno dai 20 ai 30 anni massimo, anche i detenuti sono mediamente di età molto giovane (il più giovane ha 20 anni il più vecchio ha 42 anni).
Quindi in definitiva vivo su un isola da sola con quasi 90 maschi, che data l’assenza di donne sono in perenne stato di eccitazione.
Io indosso sempre biancheria intima molto sexy: calze a rete o con la riga sempre di colore nero, sorrette da reggicalze o da giarrettiere. Anche reggiseno e mutandine sono molto provocanti, il primo è sempre molto scollato (in pratica copre appena i capezzoli) e le seconde sono estremamente sgambate (sono poco più che un tanga) e lasciano scoperte le chiappe nella loro interezza. Inoltre calzo sempre delle scarpe con tacchi molto alti 12-15 cm e questo oltre a slanciarmi ulteriormente, quando cammino, mi fanno ancheggiare mettendo ancora più in risalto il mio bel culo.
Sopra questa biancheria intima, indosso degli austeri tailleur la cui gonna mi arriva sotto il ginocchio, ma che in compenso mi aderiscono come una seconda pelle, dandomi un aria austera e provocante nello stesso tempo.
Come vi ho già detto sia i secondini che i detenuti fanno su di me fantasie molto sconvenienti per una signora perbene come me e questo naturalmente lusinga oltremodo la mia vanità femminile.
Infatti mi è capitato di ascoltare, non vista, i pesanti apprezzamenti con cui si rivolgevano nei mie confronti, sia i detenuti che le guardie, ad esempio :
– guarda che faccia da troia che ha la direttrice –
– che labbra fatte apposta per succhiare il cazzo che si ritrova –
– e il culo, come vorrei infilarci il mio cazzone fino a farla urlare –
– guarda come sculetta la vacca, sono sicuro che lo fa per provocarci la zoccolona –
Sentire questi commenti, oltre a lusingarmi, provoca in me un grosso stato di eccitazione, che sono costretta a placare con estenuanti sedute di masturbazione.
Infatti possiedo un vasto campionario di cazzi di plastica di ogni dimensione che mi infilo, durante dette sedute, sia nel culo che nella figa sia alternativamente che contemporaneamente.
Inoltre, mentre mi masturbo, amo anche riprendermi con una telecamera o farmi fotografie mediante autoscatto. Oramai possiedo circa un centinaio di foto dove sono ritratta senza abiti(solo calze e scarpe) in posizioni molto oscene e sullo stesso soggetto sono basate anche una decina di video cassette.
E proprio queste foto e queste videocassette hanno cambiato radicalmente la mia vita nel carcere che io dirigo.
Infatti io ho sempre tenuto ben nascoste nel mio appartamento le foto e le videocassette in oggetto.
Tra i servizi che i detenuti svolgono nel carcere vi è compresa la pulizia del mio appartamento.
Per queste visite io mi diverto a lasciare qualche capo di biancheria intima ben in vista e spesso li ritrovo macchiati inequivocabilmente con della sborra.
Durante l’ultimo servizio di pulizia presso la mia abitazione, i due detenuti di servizio( due bei ragazzi venticinquenni), hanno trovato l’album fotografico e le videocassette ed hanno sottratto alcune foto ed una videocassetta, lasciando al loro posto un messaggio per me:
– illustrissima dottoressa Rosalia S. , sono ormai in nostro possesso alcune fotografie ed una videocassetta, che la ritraggono in pose inequivocabili, che dimostrano senza ombra di dubbio che razza di TROIA sia lei.
Se non vuole che queste foto e questa videocassetta la sputtanino sarà meglio che lei, domani pomeriggio, si faccia trovare presso la sua abitazione quando verremo per le solite pulizie domestiche.
Gradiremmo oltremodo trovarla vestita come è ritratta nelle suddette fotografie.
Io mi sono accorta della lettera e dell’ammanco, delle foto e della videocassetta, la sera stessa che erano state sottratte.
Appena lessi la lettera mi sentii mancare, poi fattami coraggio mi informai su chi erano i due detenuti addetti alle pulizie del mio appartamento in quella settimana.
Scoprii che erano due ragazzi di venticinque anni Carmelo D. e Ignazio C.
I due erano stati condannati per stupro a 15 anni di detenzione.
Erano due omoni alti oltre 1. 85 m ed avevano un fisico veramente molto muscoloso, inoltre il loro corpo era ricoperto di una folta peluria che gli conferiva un’ aria molto virile e proprio questa caratteristica li rendeva ai miei occhi molto seducenti (sono sempre stata attratta dagli uomini pelosi).
Così, eccitata e spaventata nello stesso tempo, mi preparai al fatidico incontro.
La notte precedente feci molta fatica ad addormentarmi e la mattina dopo in ufficio ero molto distratta per l’ansia che mi attanagliava al pensiero di quanto mi sarebbe accaduto nel pomeriggio. Tornai a casa mezzora prima di mezzogiorno e mi preparai molto accuratamente : feci una doccia, mi pitturai le unghie dei piedi e delle mani con uno smalto rosso fuoco, raccolsi i capelli tirandoli all’indietro in uno chignon e mi truccai il viso rimarcando di nero le ciglia e marcando di un rosso molto acceso le mie labbra.
Come vestiario indossai solo un paio di calze nere con la riga, sorrette da giarrettiere anch’esse nere, un giro collo di perle e due orecchini, sempre di perla, fissi sui lobi.
Ovviamente calzavo un paio di scarpe, anche loro nere, con un tacco di circa 12 cm.
E così addobbata attesi trepidante l’arrivo delle due canaglie.
Alle quattordici in punto i due maschioni entrarono nel mio appartamento, naturalmente erano da soli come da mie istruzioni. Infatti avevo ordinato alle guardie di tradurli fino al mio appartamento e di tornare a riprenderli 3 ore più tardi .
Appena entrati si accomodarono sul divano nel soggiorno e mi rivolsero la parola :
– ma brava la signora direttrice, si è agghindata come una troia per riceverci –
– Grande bagascia ti sei divertita ad arraparci sculettandoci davanti agli occhi per tutti questi anni e adesso ti facciamo la festa –
– Dai sculetta per il locale lurida puttana, facci vedere come sai agitare quelle chiappe –
– Dai troia fammi vedere il buco del culo, ti piace ficcarci i cazzi di plastica ? fra un po’ ti facciamo provare quelli veri –
– Adesso avvicinati puttanona, che ti palpeggiamo il culo e ti mungiamo quelle tette da vacca che ti ritrovi –
Io ubbidii immediatamente e mi avvicinai ai due maschioni i quali iniziarono, appena fui a portata di mano, a palpeggiarmi tutta : mi strizzavano le tettone, mi davano manate sul culo e mi ficcavano le dita sia nel culo che nella figa.
– ragazzi farò tutto quello che vorrete, ma per carità ridatemi le foto e la videocassetta che mi avete sottratto – dissi io
– ma certo troia quando avremo finito di scontare la pena ti restituiremo tutto, perciò dovrai aspettare i prossimi nove anni, nel frattempo ci farai da troia soddisfando ogni nostro capriccio – mi rispose uno dei due che poi continuò
– ci dovrai fare adibire in pianta stabile alla pulizia del tuo appartamento, così tutti ipomeriggi potrai farci da puttana, tutto chiaro troiona ? –
– certo tutto chiaro – risposi io –
A questo punto estrassero i loro enormi cazzoni (almeno 25 cm) e dopo avermi fatta inginocchiare mi intimarono di sbocchinarli
– su troia, bando alle chiacchiere ed inizia a succhiarci i cazzi, che abbiamo i coglioni carichi di sborra e pronti a riempirti la bocca –
– dai facci vedere che brava succhiacazzi sei, in fondo tutti in questa prigione, sia i detenuti che le guardie siamo convinti che tu sia una grande bocchinara. –
– le tue labbra hanno sempre alimentato pensieri peccaminosi, qui dentro ci siamo tutti segati pensando a quella grandissima troia che sei –
Mentre i due maschioni mi apostrofavano pesantemente, iniziai a leccare le due superbe aste. Mi alternavo sui due cazzi e passavo la lingua su tutta l’asta, dalle palle al filetto, poi prendevo la cappella in bocca e mi affondavo il cazzo in gola, fino a sfiorare i peli pubici con le labbra.
Poi i due maschioni che fino ad allora erano rimasti passivi, mi afferrarono, prima uno e poi l’altro, per le orecchie ed iniziarono a chiavarmi in bocca e tra insulti irripetibili mi scaricarono una enorme quantità di sborra in bocca, che riuscii a fatica ad ingoiare tutta.
– bene troia adesso che ci siamo un pochettino placati, possiamo iniziare a divertirci con tutta calma –
– mettiti a quattro zampe ed inizia a sculettare per la stanza –
Io docile come una cagna obbedii prontamente ed iniziai a sculettare a quattro zampe per il locale.
Nel frattempo i due maschioni iniziarono a percuotermi sulle chiappe con le cinture fino ad arrossarmi, a furia di cinghiate, tutto il culo.
Poi mi fecero alzare e mi ordinarono perentoriamente di recarmi a prendere il mio armamentario di cazzi di plastica.
– dai troia nelle foto ti abbiamo vista ritratta con tutti quei cazzoni infilati in ogni buco e vogliamo vederti così agghindata, pure dal vivo. –
Sculettai così verso la camera da letto, qui presi la valigia contenente tutto l’armamentario di cazzi finti e feci ritorno dai miei aguzzini.
– dai puttana sdraiati per terra e solleva e allarga le cosce, che adesso facciamo qualche bel giochino – disse uno dei due maschioni
Quindi presero dalla valigia i due cazzi più grossi( 26 cm) e me li ficcarono senza alcuna delicatezza uno nel culo e l’altro nella figa, quasi per la loro interezza. Poi mediante le cinghie di cui i cazzi erano provvisti me li legarono addosso ( in modo che non potessero più uscire).
Mi fecero sollevare e con i due cazzoni infilati mi costrinsero a camminare mentre mi percuotevano le chiappe, sia con potenti cinghiate, che con sonore sculacciate.
– dai troiona cammina, sculettaci davanti agli occhi, facci vedere che puttana sei –
– ti piaceva provocarci, ti divertivi a sculettarci davanti agli occhi e a farci arrapare adesso cara la nostra troiona, te le faremo pagare tutte –
Continuarono a farmi camminare davanti a loro e a percuotermi sul culo per più di un’ora, poi, eccitati come mandrilli, mi sfilarono i cazzi finti da entrambi i buchi e mi penetrarono, dopo avermi sollevato, stavolta con i loro cazzi di carne.
Mi scoparono a sandwich per un’altra mezzora fino a che non mi farcirono tutte e due i buchi con il loro sperma.
– tieni troia prendi i nostri cazzi ora, sono meglio di quelli finti con cui sei solita trastullarti ? vero troia ?
– minchia come sei fradicia, sei solo una grandissima puttana, più ti torturiamo e più godi sei solo una grandissima vacca –
– tieni troia prendi la sborra, ti riempiamo di sperma –
Dopo aver goduto seguitarono a scoparmi (avevano parecchia fame arretrata), si alternarono in tutte e due i miei buchi per un’altra ora.
Mi lasciarono ansante e soddisfatta da più orgasmi, quasi priva di conoscenza, sdraiata sopra il pavimento.
Poi si avvicinarono tenendo i loro cazzi, ormai mosci, in mano e puntandomeli addosso iniziarono a pisciare, dirigendo l’immondo getto sulla mia faccia.
– Troia apri la bocca che te la riempiamo di piscio –
– Si puttana ti usiamo come cesso –
Finito di pisciare si rivestirono e attesero che le guardie venissero a prenderli per ricondurli nelle loro celle. durante tale attesa si raccomandarono per il giorno dopo, dicendo che questo non era altro che l’inizio e che avevano altre sorprese per me.
Quel giorno le sorprese non finirono con l’incontro con i due detenuti, infatti appena questi se ne furono andati, ricevetti la telefonata del capo delle guardie :
– dottoressa Speciale sono Anselmi il capo delle guardie –
– le telefono per dirle che noi guardie siamo al corrente dei suoi maneggi erotico – sessuale con i detenuti. Quindi se vuole comprare il nostro silenzio deve sottomettersi a noi tutti, accettando di obbedire ai nostri ordini, vedrà che, troia com’è, si divertirà parecchio con noi. – poi aggiunse
– la aspettiamo stasera alle otto e mezza presso le nostre camerate, agghindata nella stessa maniera in cui ha ricevuto, oggi pomeriggio, i due detenuti a casa sua.
– Le conviene non mancare, perché anche noi abbiamo del materiale fotografico che la compromette parecchio – e continuò
– Si lavi e si profumi per bene, che non vogliamo sentire alcuna traccia del piscio che i due detenuti le hanno lasciato addosso – e senza attendere nessuna risposta riattaccò.
Oramai ero caduta dalla padella nella brace, adesso oltre ad essere la troia privata di due detenuti, sarei diventato sollazzo da cazzo anche di tutte le guardie.
Quindi mi lavai e mi preparai accuratamente per l’appuntamento della sera e spaventata, ma nel medesimo tempo anche molto eccitata, indossando solo un paio di calze a rete nere, sorrette da due giarrettiere dello stesso colore e calzando un paio di scarpe blu con tacco di 14 cm, alle otto e trenta in punto, mi recai all’appuntamento con le guardie carcerarie.
Erano tutti riuniti in una sola camerata al mio arrivo fui accolta con un fragoroso applauso. Le guardie si disposero nel corridoio centrale della camerata, in due file una di fronte all’altra ed io fui fatta camminare in mezzo a queste due file.
Durante questa passeggiata fui palpeggiata da tutti i maschioni i quali completarono l’opera coprendomi di insulti.
– Dai zoccola sculetta in mezzo a noi che poi ti facciamo divertire –
– Stasera ci dovrai far sborrare tutti quanti –
Tra frasi ingiuriose e palpeggiamenti varie percorsi avanti ed in dietro i dieci metri dove le guardie erano schierate.
Poi il loro capo mi rivolse la parola :
– adesso cara la mia troia ti metti a quattro zampe, ti ficchi questa candela nel culo e percorri tutto il perimetro della camerata e poi sempre a quattro zampe, vieni sotto ognuno di noi e ci succhi il cazzo fino a farci sborrare, in quella tua bocca da succhiacazzi – e poi aggiunse
– per oggi ci accontentiamo di un pompino a testa ma da domani, ogni sera, 4 di noi verranno a casa tua e tu li accoglierai nuda come sei adesso e soddisferai ogni loro richiesta per tutta la serata –
Così con una candela ficcata nel culo mi apprestai a succhiare a tutti i presenti il cazzo.
Erano tutti ben dotati (il più piccolo superava i 20 cm, il più grande raggiungeva i 27 cm), inoltre erano notevolmente eccitati. Infatti mi bastarono poco leccate per ogni cazzo, per ricevere in cambio una copiosa sborrata. Alla fine dopo il ventesimo cazzo avevo la faccia, la testa e le tette coperte di sborra.
I maschioni a questo punto decisero di sciacquarmi il viso con il loro piscio. Infatti uno alla volta puntarono il loro cazzo verso il mio viso e dopo avermi intimato di aprire la bocca, vi diressero il getto di piscia.
Così dopo le venti sborrate fui sommersa anche da venti pisciate. Finito di pisciare, mi fecero rotolare nella pozza di piscio che si era formata e poi sempre a quattro zampe mi fecero tornare alla mia abitazione, tra insulti e calci in culo.
Arrivata alla mia abitazione mi feci immediatamente una doccia per ripulirmi da quanto ero rimasta insozzata dal piscio e dalla sborra dei miei nuovi aguzzini.
Durante la doccia rimuginai su quanto mi era accaduto e su quello che d’ora innanzi mi sarebbe toccato subire.
Infatti ero ormai diventata la troia di due detenuti, che per tre volte alla settimana avrebbero goduto delle mie grazie, mentre anche 4 guardie ogni sera, si sarebbero sollazzate con il mio corpo.
Facendo questi pensieri, pensierosa e preoccupata ma nello stesso tempo eccitata dalla nuova situazione, che mi recai a dormire.
L’indomani mattina mi preparai accuratamente alla mia nuova giornata, indossai le solite calze nere con la riga sorrette da due giarrettiere, le scarpe erano sempre con tacco molto accentuato (tredici centimetri). Mentre la gonna del tailleur per l’ occasione arrivava sopra il ginocchio.
Così agghindata mi recai nel mio ufficio, durante il percorso incrociai gli sguardi ammiccanti delle guardie e di qualche detenuto addetto a mansioni amministrative.
Quando giunsi nel mio ufficio trovai una sorpresa che mi lasciò esterrefatta, infatti sulla parete di fronte alla mia scrivania vi erano appese delle fotografie che mi ritraevano nuda in varie posizioni.
Appena ripresami dalla sorpresa sentii bussare alla porta, era il capo delle guardie che dopo essere entrato inizio ad informarmi della nuova situazione:
– signora le foto che vede qui appese sono state distribuite anche in tutte le celle, ormai tutti i detenuti sono a conoscenza della sua troiaggine, quindi se vuole che la cosa rimanga tra di noi qui nell’isola lei deve sottostare a quanto le vado ora ad esporre –
– Lei dovrà girare per il penitenziario indossando solo scarpe e calze, durante la giornata ognuno tra guardie e detenuti possono insultarla a loro piacimento, inoltre hanno facoltà anche di darle qualche manata sul culo.
– Tra i suoi compiti giornalieri lei dovrà praticare un bocchino a dieci persone tra guardie e carcerati, l’elenco di queste persone lo troverà ogni mattina sulla sua scrivania, questo dovrà avvenire nella mattinata. Nel pomeriggio riceverà nel suo ufficio 2 persone che si intratterranno con lei per tre ore e durante queste tre ore lei dovrà esaudire ogni loro desiderio.
– Poi la sera riceverà altre 2 persone nel suo appartamento ed anch’esse potranno abusare di lei a loro piacimento –
– Adesso si spogli e si rechi presso i 10 detenuti indicati su questo foglio e vada a sbocchinarli, naturalmente dopo avermi succhiato il cazzo.
Rassegnata alla nuova situazione mi spogliai come ordinatomi e mi inginocchiai a succhiare il cazzo al capo delle guardie. Gli praticai un bocchino a regola d’arte leccandogli tutto il cazzo, di notevoli dimensioni, dalle palle alla cappella. Poi quando mi accorsi che stava per godere presi tutta la cappella in bocca e mi feci schizzare in bocca tutto lo sperma, che bevvi avidamente. Dopo avergli ripulito a colpi di lingua il cazzo, mi rimisi il rossetto sulle labbra e tutta sculettante mi diressi verso le celle per adempiere ai miei nuovi doveri di succhiacazzi.
Uscita dal mio ufficio mi venne incontro un secondino che mi disse :
– dove vai troia ?
– vado a sbocchinare questi detenuti – risposi io porgendogli la lista
– bene ti accompagno io alle celle, sculettami pure davanti –
Così scortata dal secondino mi diressi verso le celle. Durante il tragitto il secondino si divertiva ad insultarmi e di tanto in tanto mi tirava qualche sonora pacca sul culo.
– dai cammina troia, che ci sono dieci cazzoni che aspettano le tue labbra da bocchinara –
– spero che ti piaccia l’idea di essere diventata la puttana di 90 maschi arrapati –
– se non ce la fai, potresti invitare tua sorella qui sull’isola, così potreste divedervi i compiti, due troie come voi sarebbero sicuramente in grado di soddisfarci tutti –
– eh troiona non la trovi una buona idea? mi chiese
– certo potrebbe essere una soluzione, in effetti mia sorella mi ha confessato che le piacerebbe venire a stare sull’isola con 90 maschioni arrapati –
Arrivata presso le celle i detenuti vedendomi nuda iniziarono pure loro ad insultarmi pesantemente
– è arrivata la direttrice succhiacazzi ragazzi –
– Puttanona hai finito di provocarci adesso sei solo il nostro sollazzo da cazzo –
Quindi fui tradotta presso una cella dove erano stati riuniti i dieci uomini che dovevo soddisfare con la bocca quella mattina.
– Ecco la vostra troia, è qui per succhiarvi i cazzi – disse il secondino spingendomi nella cella con una pacca sul culo.
– Bene era ora che arrivavi puttanona, abbiamo già i cazzi in tiro – disse uno dei detenuti rivolgendosi a me
Quindi mi inginocchiai ed iniziai a prendere in bocca quei magnifici cazzi ed anche questa volta, dato lo stato di arrapamento degli uomini, non dovetti faticare molto per ricevere le loro sborrate in gola, infatti nel giro di 40 minuti riuscii a farli godere tutti e dieci grazie alle mie arti di esperta bocchinara.
Durante questi 40 minuti i maschioni si succedettero in rapida successione nella mia bocca e mi insultarono per tutta la durata dei bocchini.
– dai direttrice succhiacazzi fammi godere nella tua bocca –
– puttana fammi sborrare –
– troia adesso succhiami il cazzo, poi quando sarà il mio turno per passare i pomeriggi con te vedrai che festa ti farò –
– puttana bocchinara di sborro in gola –
Finito di far godere i maschioni chiamai il secondino che mi fece uscire dalla cella e mi ricondusse nel mio ufficio. Passai il resto della mattinata a svolgere le mie normali mansioni lavorative. All’ora di pranzo mentre ero in mensa e stavo per prendere il vassoio con il mio cibo, fui bloccata dal capo delle guardie.
– ferma troia, per te oggi pranzo speciale, per cominciare mettiti a quattro zampe come una cagna-
A questo punto, tra l’ilarità dei presenti, prese una ciotola per cani e ci piscio dentro. Poi aprì una scatoletta di carne e la verso nella ciotola colma di piscio, con una forchetta amalgamo tutto facendo un immondo pappone.
– dai troia mangia – mi disse spingendomi il muso nella ciotola
tra il divertimento dei presenti dovetti mangiare come una cagna quell’immonda mistura di carne e piscio, poi fu il turno dell’insalata. Anche questa fu condita con le pisciate delle altre guardie presenti nel refettorio.
Quando ebbi finito di mangiare mi fecero bere un bicchiere colmo anch’esso di piscio e solo dopo aver bevuto mi permisero di tornare nel mio appartamento, naturalmente sculettando a quattro zampe.
Nel mio appartamento mi feci una doccia e mi preparai a ricevere, disposta a soddisfare ogni loro desiderio, i due uomini destinati ad essere soddisfatti da me quel pomeriggio.
In sintesi questa è così che sono diventata la troia del carcere che dirigo.
Adesso, ormai è un hanno, che soddisfo da sola i novanta uomini presenti sull’isola, ho spiegato questa storia a mia sorella gemella e l’ho invitata a raggiungermi nell’isola per aiutarmi ad assolvere questa incombenza.
Naturalmente ha accettato e la sto aspettando per la prossima settimana, così potremo meglio soddisfare i maschioni dell’isola. FINE

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