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Una donna vera

Oggi sono un giovane medico di 28 anni, mi sono laureato a 25 e sono subito entrato in specialità.

Proprio qualche mese fa ho terminato il corso di gastroenterologia e sono in attesa di partire per Londra dove mi fermerò un anno a fare alcuni studi.

All’età di diciotto anni giunsi , da un piccolo paese sulle colline emiliane, a Modena dove presi in affitto un piccolo ma elegante appartamento nel centro della città. Era un palazzo vecchio ma mantenuto bene e i residenti erano in genere oltre i cinquant’anni. Il mio appartamento era all’ultimo piano e a fianco abitava una coppia, senza figli , di insegnati in pensione. Il marito più anziano della moglie avrà avuto sui settant’anni mentre lei era una donna intorno ai 55.

Erano molto riservati e ma anche premurosi e spesso si informavano sui miei studi, su cosa cucinavo, insomma a modo loro mi avevano quasi adottato. Al lunedì , quando ritornavo dal week-end trascorso a casa , la signora che si chiama Enrica, mi portava sempre una bella torta salata. Da parte mia cercavo di rendermi utile portandole qualche specialità della mia terra od offrendomi per piccoli incarichi. Si era creato un bel clima e io mi sentivo a mio agio anche se non passava inosservata la sua figura. Era una donna un po’ formosa, fianchi larghi, un seno molto generoso , seppi poi che portava una VI^, un gran bel culo e una bocca con due labbra sottili ma ben disegnate. Non nego che ogni tanto un pensierino si insinuava nella mente e qualche volta, di sera mi sono lasciato andare a dolci fantasie.

Una notte purtroppo il marito ebbe un infarto e mori. Fu terribile, Enrica mi chiamò, cercai di rianimarlo con la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco ma fu tutto inutile, quando giunsero gli infermieri e il medico del pronto soccorso lui era già morto.

Nei giorni e nelle settimane che seguirono cercai di fare coraggio ad Enrica, le facevo la spesa, cercavo di accompagnarla a teatro ma lei era sempre più depressa. Il loro era stato un matrimonio vero , fatto d’amore e di tenerezza e ovviamente la sua mancanza le pesava. Una sera andai da lei e notai che era stata tutto il pomeriggio seduta sulla poltrona davanti alla televisione, senza mai alzarsi e decisi che dovevo fare qualcosa per smuoverla. La invitai nel mio appartamento e le proposi una cena a lume di candela. Lei sulle prime si mise a ridere, a dire che non le sembrava il momento ma forse vinta dalle mie insistenze accettò. La portai nel mio appartamento, la feci sedere sul divano e cominciai a preparare la tavola. Ogni tanto mi dava dei suggerimenti su come mettere le posate o come disporre la tavola. Da parte mia facevo volontariamente alcuni errori per indurla a parlare e scherzavo amabilmente con lei. Telefonai ad un ristorante vicino e mi feci preparare la cena seguendo i suoi gusti. Quando giunsero le vivande ci mettemmo a tavola e io spensi la luce e lasciai accese solo due candele.

In quel momento un po’ mi innamorai di lei, vedevo i suoi occhi un po’ lucidi sia dall’emozione sia dal ricordo del marito e il suo sguardo era così languido che mai fino ad allora avevo visto tanta dolcezza negli occhi di una donna, ma man mano che trascorreva il tempo vedevo altro in quegli occhi. Si a volte il riverbero della luce delle candele mi faceva scorgere uno sguardo che diceva: ” se vuoi … se vuoi … sono tua” .

Avevo ancora in mente quelle parole quando mi disse se volevo ancora un po’ di arrosto. Ero distratto dai miei pensieri e senza volere le risposi ” ti voglio tutta per me”.

Lei rimase senza parole, pensavo di aver fatto una gaffe poiché si era alzata e aveva posato con un po’ di rabbia il tovagliolo sul tavolo, feci per scusarmi ma lei mi disse che non aveva più fame e che si sentiva stanca e che tornava a casa sua.

La accompagnai alla porta con un senso di profondo imbarazzo, avevo fantasticato troppo , avevo tradito la sua fiducia e ora giustamente venivo punito. Le dissi che mi dispiaceva e che non si sarebbe più verificato un episodio simile ma lei andò dritta verso la porta e uscì. Mi sentii un verme e stavo per prendere a calci tutto quello che avevo vicino quando suonarono alla porta. Con trepidazione andai ad aprire, era lei. Entro aveva gli occhi bassi e con un filo di voce mi disse ” grazie comunque di tutto, non ti devi scusare per la tua frase, è normale tu sei un uomo e io una donna, mi hai fatto risvegliare da un torpore che mi stava uccidendo”. Finì la frase e mi guardò dritto negli occhi e ebbi la stessa sensazione di prima , quegli occhi dicevano… provaci. Come in un sogno l’abbracciai e sentii le sue braccia che mi stringevano forte. Allora presi coraggio e la baciai sulla bocca, sentii le sue labbra umidicce e piano piano la mia lingua entrò nella sua bocca. Era una sensazione nuova, avevo baciato tante ragazze ma non avevo mai sentito una lingua così. Mi scavava nella bocca e arrivava fino in fondo alla gola , sentivo una morbidezza infinita che avvolgeva la mia lingua non distinguevo più le sensazioni. Quasi come un automa avvicinai la mia mano al suo seno e sentii che lei aveva un brivido, e mentre cercavo di palparlo mi accorsi che con una mano si avvicinava alla patta dei pantaloni e potevo sentire la sua mano che premeva sui miei pantaloni e cercava il cazzo. Preso dalla foga le strappai quasi la camicetta e presi a succhiare con avidità quei capezzoli duri e grossi. Avevano il sapore di arancio, il suo sapore mi entrava nel naso e diffondeva nel mio corpo, mi sentivo maschio, mi sentivo di poter fare e chiedere tutto.

La spogliai togliendole la gonna scura, la feci sedere sul divano e le tolsi anche le calze. Appariva una pelle candida delle cosce e quando mi avvicinai alle mutandine di pizzo nero lei ebbe un sussulto ma poi mi lasciò fare e apparve la sua figa nel massimo splendore. Era molto pelosa, proprio come piace a me, e poi era abbastanza larga da accogliere quasi tutta la mia mano. In pochi attimi sentii un liquido denso e caldo uscire dalla sua figa, era bagnata come mai avevo visto in una donna, le colava tra le gambe e tutto ciò mi faceva impazzire. Mentre ero con le mani dentro di lei la sentivo gemere e sentivo che stava salendo il suo piacere, ad un certo punto mi disse, mettiti dietro. Un po’ sorpreso mi misi come mi aveva chiesto mentre lei si metteva alla pecorina offrendomi contemporaneamente sia la figa che il culo. La penetrai in figa e sentivo un dolce calore che avvolgeva tutto il mio cazzo già duro da prima e così cominciai a stantuffarle dentro. Doveva aver goduto parecchio perché non si scompose e sembrava naturale prenderlo a quel modo. Ad un certo momento non capii più nulla e cominciai a dare dei colpi sempre più forti e profondi e data la mia poca esperienza e l’abbondante liquido che usciva da lei che lubrificava tutta la zona con un colpo più forte degli altri la penetrai anche nel culo e immediatamente la sentii urlare : Fermati mi fai male .

Mi calmai un attimo e stavo per uscire dal suo culo quando la senti appoggiarsi a me, segno che voleva continuare. Allora iniziai una serie di colpi e in brevi finalmente le sborrai dentro tutto il mio sperma.

Appena uscito dal buco si avvicinò al cazzo con la bocca e lo ripulì per bene fino a succhiare avidamente tutto il seme che era rimasto premendo delicatamente con i denti su tutta la verga quasi a spremerlo.

Mai avevo avuto sensazioni simili.

Lei tutta sudata si alzò e andò in cucina e la sentii aprire il frigorifero. Pensai che volesse da bere e invece si presento con una mano dietro la schiena, incuriosito le chiesi cosa volesse fare. Lei mi disse di chiudere gli occhi e poi si distese sul divano divarico le gambe e si piantò un grosso zucchino nella figa e mi chiese di farla godere così. Mi sembrava di sognare era una vera porca e mentre la infilzavo con lo zucchino e glielo piantavo tutto dentro la sentivo gemere di piacere contemporaneamente sentivo il rumore della figa fradicia di liquido. Quei gemiti, quei suoni mi eccitarono e mi torno duro il cazzo . Lei non ci pensò su due volte e vistolo che si ingrossava se lo prese in bocca così che mentre la facevo venire venni anche io per la seconda volta. Mai in vita mia avevo vissuto sensazioni simili . FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un’altra domensione. Arriva all’improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E’ così che nasce un racconto erotico.

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