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Vi racconto di Erika

Quando arrivò nello studio presso il quale allora lavoravo l’impressione mia – ma comune a quasi tutti i miei colleghi – fu che avremmo avuto a che fare con una persona piena di sé, arrogante, con un carattere scontroso e di difficile comprensione. Tutto questo, però, nascondeva dei complessi importanti riguardo la sua persona, la sua solitudine.
Erika – così si chiamava – era appena stata abilitata allo svolgimento della professione ed era al suo primo lavoro dopo il tirocinio; era alta circa 1,60, peso circa 50 Kg, una paio di tette non molto grosse – una seconda abbondante – e un bel culetto sodo. Tutto, però, perfettamente proporzionato; non era bellissima ma certamente era un bel tipo che senza quel caratteraccio che si ritrovava poteva benissimo conquistare un bel po’ di uomini. Ma era sola. Né, a parole, le interessava qualcuno.
Nelle prime settimane stava abbastanza sulle sue, non dava troppa confidenza e le volte che qualcuno di noi le si rivolgeva lei rispondeva in maniera abbastanza fredda, sempre sulla difensiva sospettando chissà quali scopi avevamo su di lei. Così si condannò a rimanere isolata dal resto del gruppo che, fortunatamente, era abbastanza affiatato e riusciva a divertirsi assieme.
Lei ed io non lavoravamo a stretto contatto occupandoci di due settori dello studio piuttosto differenti; tuttavia capitava che rimanessimo a lavorare fino a tardi soltanto io e lei; in fin dei conti nessuno dei due aveva una famiglia, quindi non ci pesava molto fermarci sul lavoro, pensando anche alla carriera che potevamo e volevamo fare.
Una sera nella quale pensavo di essere rimasto solo – non mi avevano avvisato che lei era rimasta in ufficio – prima di riprendere a lavorare dopo un veloce spuntino serale stavo navigando in internet su siti un po’ spinti; ovviamente il mio uccello non poteva rimanere insensibili a quelle immagini che stavano passando sul video e si indurì abbastanza, tanto che decisi di tirarlo fuori dai pantaloni per masturbarlo. Così feci, ed iniziai una lenta ma coinvolgente sega mentre scorrevano davanti ai miei occhi delle immagini amatoriali di ragazze esibizioniste. Purtroppo non mi accorsi che lei era passata avanti alla porta del mio ufficio – che io avevo lasciata aperta – e che si era soffermata un po’ a guardarmi. Quando ebbi la sensazione di essere osservato e mi girai verso la porta, vidi una figura che si allontanava dalla porta con passi veloci; mi tirai su i pantaloni e uscii per vedere chi fosse; vidi la sua sagoma che entrava nel suo ufficio velocemente. Ero indeciso sul da farsi; ero praticamente certo che mi avesse visto in quella situazione e, conoscendola, avevo paura che avrebbe spifferato tutto ai titolari; è vero che io avevo un ottimo rapporto con loro e che difficilmente avrei rischiato qualcosa, ma non volevo rischiare. Così decisi di farmi coraggio e, un po’ timoroso e vergognandomi di essere stato scoperto in quella situazione, mi diressi verso il suo ufficio. Bussai ed entrai da lei; anche lei era visibilmente imbarazzata, con le gote rosse e la voce un po’ rotta.
“Ciao Erika, non sapevo che tu fossi ancora qui”
“Si, voglio chiudere alcune pratiche; ma tra poco andrò via, quindi rimarrai solo”, il suo sarcasmo era veramente insopportabile
“Volevo scusarmi; immagino tu abbia visto qualcosa nel mio ufficio. Mi stavo rilassando un po’ e mi sono lasciato andare”
“Guarda, non mi devi nessuna spiegazione. Io non ho visto nulla; e anche se avessi visto non mi interessa!!!!” disse molto secca. Quelle parole mi irritarono un po’; insomma, le stavo chiedendo scusa di un comportamento non proprio oxfordiano e lei faceva l’arrogante come al solito. Inistetti.
“Beh a chi non interessa? In fin dei conti è la natura”
“Sarà la tua natura, non di certo la mia”. Mi sfidava?
“Ma dai, non dirmi che a te non capita mai”, volevo vedere fin dove arrivava.
“Non sono un animale; so controllare i miei istinti. E poi anche se mi capitasse, non verrei di certo a dirlo a te”
“Non è questione di essere animali, ma di essere normali. O si scopa o ci si masturba. E a giudicare dalla tua acidità, certamente per te non vale la prima ipotesi!” ero un po’ arrabbiato
“Tu sei proprio scemo; e poi cosa ne sai della mia vita privata” avevo punto sul vivo
“Nulla, ma a giudicare da quanto sei acida, scontrosa ed irritabile direi che qualcosa di certo ti manca”
“Ah si… e cosa?”
“Beh, non vorrei essere volgare”
“Ora ti vergogni?”
“Ti manca qualche scopata; almeno ti rilasseresti un po’ e saresti molto meno scontrosa”
Avvampo’. Si alzò e mi venne davanti; tentò di schiaffeggiarmi, ma io le bloccai la mano e la tirai verso di me. E cercai di baciarla, abbracciandola. Lei si dimenava, dicevo che ero un pazzo e che mi avrebbe denunciato; ma le sue difese si facevano sempre più deboli, non perché le mancavano le forze, ma perché lo voleva anche lei.
“Lo vedi che lo vuoi anche tu; lasciati andare, non resistere e sarà molto più piacevole”.
“No, lasciamo andare, cosa vuoi da me”
“Solo quello che vuoi anche tu”
“No, ti prego lasciami andare. Non dirò nulla ma non farmi del male”
“E chi vuole farti del male; voglio farti godere, come non hai mai goduto in vita tua” e mentre le dicevo queste cose le sollevavo la gonna mettendo a nudo le sue chiappe sode separate dal filo del perizoma. Aveva un culo molto più sodo di quanto mi aspettassi. Il mio cazzo era durissimo; presi la sua mano e con fatica la appoggiai sul mio pacco. Iniziò a stringerlo; ora anche lei ci stava. Cercai di spingerla in basso ma faceva resistenza.
“Dai prendilo in bocca, succhiamelo”
“No, non voglio, mi fa schifo”
“Dai, lo fanno tutte, è bellissimo anche per voi. Non dirmi che…non l’hai mai fatto”. Mi fece cenno di no con la testa. Non insistetti, non mi interessava per ora. La feci girare e le abbassai il perizoma. Mi inginocchiai dietro di lei e iniziai a leccarle la figa: era bella, bagnata, pelosa come piace a me, profumata. Scopava poco, ma se la curava bene. Iniziò a gemere, anche quando passavo la lingua sul suo buchino posteriore. Ma ero troppo eccitato; mi alzai, tirai fuori la mia asta e la penetrai con un solo colpo, così a pecorina. Era stretta e molto calda; lanciò un urlo ma ben presto riprese a gemere come una vacca.
“Si dai prendimi così, oddio che bello, non fermarti”
“Si ti scopo così. Ti piace essere scopata così in ufficio, selvaggiamente. Tirati fuori le tette troia”. Ubbidì aprendosi la camicia ed alzandosi il reggiseno; erano belle sode, le presi con due mani e le massaggiai per bene. Lei continuava a gemere; a me non bastava, volevo vederla in faccia mentre godeva; lo tirai fuori e la feci spogliare completamente. Era una gran bella figa nuda; si sdraiò sulla scrivania ed io la presi ancora così, dal davanti in modo da poter vedere la sua espressione da porca.
“Da quanto non sentivi un bel cazzo dentro la tua fighetta? Dimmelo che ti piace, dimmelo!!”
“Da troppo tempo; non mi ricordavo quanto era bello scopare; si mi piace, dammelo, sfondami”
Non volevo venire subito; volevo farla godere come mai aveva goduto; farle ricordare questo momento, renderla dipendente dal mio cazzo. Così lo tirai fuori e lo strofinai per un po’ sulle sue labbra, le accarezzai con la cappella anche il buchino dietro. Appena sentì il contatto si irrigidì e sulla sua faccia comparve una espressione un po’ preoccupata. Mi resi conto che era vergine lì; la cosa mi fece impazzire di desiderio, ma decisi che non l’avrei inculata. Sarebbe stato il menu di un’altra scopata. Così, per farla tornare a godere glielo infilai inaspettatamente dentro; riprese la sua espressione da porca ed i suoni che le uscivano dalla bocca erano tipici di una femmina in calore. Dopo qualche minuto di quel trattamento, mi resi conto che la morsa della sua figa attorno al mio cazzo si faceva più forte; stava godendo. Lo capivo anche dall’espressione della faccia e dal respiro sempre più corto, finchè non urlò tutto il suo piacere. Le contrazioni della sua vagina e il calore che emanava fecero sì che neanche io resistetti di più e sborrai. Lo tirai fuori per evitare complicazioni e le spruzzai il mio seme addosso. Ero talmente arrapato che alcuni schizzi arrivarono fin sulle sue tette. Rimasi così, davanti a lei per qualche minuto; avevo un viso molto rilassato, segno che aveva goduto molto. Mi allontanai un attimo per prendere dei fazzoletti e quando rientrai nell’ufficio la scena che mi si presentò davanti me lo fece rizzare subito di nuovo: lei era ancora stesa, con le gambe oscenamente aperte che si stava massaggiando la figa. Mi avvicinai a lei con l’uccello durissimo e mi misi al suo fianco.
“Sei eccitantissima Erika; sei fantastica quando scopi, una vera femmina”
“Anche tu hai un cazzo niente male; ho goduto molto”.

 

FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L’immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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