Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Sogni erotici / Berenice
Berenice

Berenice

Il lavoro, lungo e sfibrante, è finalmente pronto. Tutto il dossier, completo di disegni e progetti è pronto sulla scrivania. Da quella voluminosa raccolta d’incartamenti dipende infatti buona parte del suo futuro come architetto.
Il giorno in cui quel cliente l’ha convocato nel suo ufficio dicendogli tranquillamente d’aver deciso di affidare a lui la ristrutturazione interna ed esterna della sua enorme villa, un vero e proprio castello, quasi non crede alle sue orecchie. La ristrutturazione, oltre a rappresentare un indiscusso e notevole guadagno dal punto di vista finanziario, diverrà soprattutto il suo biglietto da visita: un fiore all’occhiello per la sua futura carriera appena agli inizi.
Riguarda ancora il suo lavoro. Domattina dovrà illustrarlo al cliente, e se quanto propone sarà approvato in via definitiva, potrà dare inizio ai lavori. L’appuntamento è per le otto nella villa distante un centinaio di chilometri, oltre un’ora di viaggio a buon’andatura, in parte su strade di campagna. è mezzanotte passata ma decide di recarsi subito alla villa e di dormire nell’unico letto che vi è rimasto: è vecchio e polveroso, ma per una notte…
Arriva nella villa disabitata all’una e trenta. Sei ore di sonno non gli le toglie nessuno ed inoltre è già sul posto, pronto per l’incontro più importante dei suoi primi trentadue anni di vita. Indossa una tuta e si sdraia sul letto che scricchiola sinistramente sotto il suo peso. Non teme di soffrire il freddo, è già Giugno inoltrato.
La porta della camera si apre lentamente e lei appare. Sulla soglia, la figura di una giovanissima donna con lunghe trecce bionde. Indossa un vestito stile settecento in broccato; si guarda un attimo attorno. Sorride. Entra e richiude la porta alle sue spalle. Rimane immobile per alcuni istanti poi s’avvicina al letto con passo lieve.
Andrea, che fino a quel momento è rimasto come abbagliato da quella visione, si rizza a sedere sul letto di scatto. Guarda lei e tutt’intorno: la camera illuminata dalla Luna non è più in disfacimento: tutto è in ordine. Il letto dove siede ha lenzuola di pizzo, vi sono quadri alle pareti e mobili, tutto in stile settecento. Solo lui è anacronistico in quel luogo.
* Chi sei? – riesce a domandare.
* Il mio nome è Berenice, contessa di Provenza. Per poche ore sono stata signora di questo castello. La mia è una storia tragica.
* Vorrei conoscerla, se non ti fa male narrarla.
* Ormai non soffro più perché sono passati tanti anni. Nel mese di Giugno del 1742 andai sposa, all’età di diciassette anni, al vecchio conte di Provenza, signore di questi luoghi e di questa casa. La sera, quando il mio sposo ed io ci ritirammo in questa camera per consumare il matrimonio, il conte, probabilmente con il cervello annebbiato dal vino bevuto in gran quantità durante il banchetto nuziale, mi accusò di incastità. A nulla valsero i miei dinieghi e le mie proteste e l’invito ad accertare personalmente che io ero pura. Inveendo si gettò su di me, portò le sue mani adunche al mio collo e mi soffocò.
* Millesettecento… Allora tu sei morta. Sei un fantasma?
* Sì. Da quel tragico giorno mi aggiro senza pace in questa casa.
* Ma… Ma i fantasmi sono incorporei, invece tu mi sembri di carne ed ossa.
* Questo è il mio corpo di diciassettenne.
* Com’è possibile?
* Devi sapere che, per ricambiarmi della vita perduta innocentemente e dei piaceri dell’amore mai provati, mi è concesso, una volta ogni trent’anni, in una notte di plenilunio come questa, di ritornare nel mio corpo per assaporare quei piaceri a me rimasti sconosciuti.
* Non… Non capisco.
* Se tu lo vuoi, questa notte avrai il mio corpo diciassettenne, mai sfiorato dalle mani di un uomo.
* Tu vorresti che io facessi l’amore con te?
* Guardami, e poi deciderai.
Porta le piccole mani dietro la schiena, armeggia un po’, poi sfila dalle maniche e dalle spalle il pesante abito e lo lascia cadere sullo spesso tappeto sotto ai suoi piedi. Il suo corpo è ancora totalmente nascosto ad esclusione delle candide braccia. Via via cadono ai suoi piedi gonne e camicie, rivelando sempre scampoli nuovi di carne morbida. Dopo il bustino è la volta dell’ultima camicia, che finalmente svela il seno pieno e seducente. Lunghe brache bianche strette alle caviglie ed in vita da fiocchi rosa nascondono ancora la parte inferiore del suo corpo.
* Stai per vedere ciò che il mio sposo, a causa del vino, non ha voluto vedere e toccare.
Allenta il fiocco che sostiene in vita l’indumento, e lo lascia scivolare attorno ai piedi.
è completamente nuda e niente la ricopre, ad eccezione di una catenina d’oro con una croce di Sant’Andrea attorno all’esile collo, ed un paio di lucide scarpette nere con fibbia. Andrea l’osserva affascinato mentre un raggio impertinente di Luna fa brillare la rada peluria colore del grano maturo che le ricopre l’inguine. Il corpo, che sembra di porcellana, è splendido.
* Sono tua… se mi tu vuoi.
Andrea si sposta e le fa posto sul letto.
* Quando ritorno nel mio corpo esso è vergine sia nel fisico sia nella mente. Non porto tracce né ricordi delle mie incarnazioni precedenti. Dovrai insegnarmi tutto.
* T’insegnerò, Berenice. Vorrei darti tutto il piacere che ti è stato negato nella tua breve vita.
L’accarezza a lungo e la bacia appassionatamente su tutto il corpo. Lei è inesperta ma smaniosa d’imparare. Nel momento in cui la possiede e ne coglie la verginità lei urla di dolore, ma subito dopo s’aggrappa al corpo che è sopra di lei cercando di farlo affondare maggiormente. Ha un orgasmo poi un altro e sembra godere per il solo fatto di sentirsi posseduta.
Un terzo orgasmo la travolge nel momento in cui anche l’uomo grida il suo piacere. Poi ancora abbracci e baci, ed ancora il piacere d’essere posseduta e di godere del calore che il sesso dell’uomo le procura. Andrea si abbatte esausto sul letto.
* Dormi, riposa – dice Berenice accarezzandolo. – Mi hai dato tanto piacere e vorrei poterti assicurare che non lo dimenticherò mai, ma sai già che non è vero.
Andrea si sveglia di soprassalto, guarda l’orologio: sono le sette e trenta. La camera è nello stato in cui l’ha trovata, polverosa e senza mobili. Anche il letto è poco più di un pagliericcio.
… Che sogno fantastico. Ho fatto l’amore con una bellissima ragazza di diciassette anni, contessa, e per giunta morta nel 1742… Un fantasma. Cose da non credere! Mi sarò lasciato suggestionare da questo vecchio rudere…
Si alza ed esce nel parco invaso dalle erbacce e porta in casa un secchio d’acqua attinta dalla pompa. Tira fuori il necessario per la toeletta e, nel guardarsi allo specchio per radersi rimane di stucco: al collo porta una catenina d’oro con una croce di Sant’Andrea. La prende in mano e l’osserva attentamente. Lui non ha mai portato catenine, e sicuramente la sera precedente non l’indossava. Pensando a come quel monile sia finito attorno al suo collo nella memoria vi è un lampo: quella è la catenina che nel sogno ha visto portare da Berenice.
… Ma com’è possibile? è stato un sogno, e che io sappia i sogni non regalano catenine… A volte fanno l’amore, ma non regalano oggetti che la mattina dopo ti trovi al collo… Boh? In ogni caso, sogno o realtà, è stato magnifico…
Più tardi, girando per le varie camere, mentre illustra il suo progetto al cliente, in un salotto vede un grosso quadro che non aveva mai notato coperto da un drappo bianco. Si avvicina e scosta la fodera: Berenice, con l’abito di broccato e la catenina al collo sembra sorridergli. FINE

About Storie erotiche

Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.