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La porca addormentata nel bosco

C’erano una volta un re e una regina, che desideravano tanto avere un bambino. A dire il vero la più ansiosa era la regina, il re dal canto suo assecondava la consorte perché così facendo ogni sera faceva certe scopate senza doverla stare a pregare e senza scuse varie (vedi i famosi mal di testa che erano in voga già all’epoca, avvantaggiati anche dall’assenza di aspirina).
Un giorno, mentre la regina faceva il bagno, dall’acqua saltò fuori una rana, che le disse: “Entro un anno, nascerà la tua bimba, però mi devi baciare così io ritornerò un principe”.
La regina accettò, baciò la rana che si trasformò in un bellissimo principe con una mazza di 30 cm. La regina, che sempre un po’ puttana è stata, si avventò con le fauci aperte sul randello del principe, il quale non si tirò certo indietro visto che era da tempo che non scopava (la vita sessuale delle rane è scarsa). Dopo essersi slinguazzata per il lungo il cazzone del principe la regina provò a prenderlo in bocca, ma neanche un’abile pompinara come lei riuscì a contenerlo tutto in bocca. A malapena imboccò il glande ma grazie alla sua abile lingua, ad un sapiente massaggio ai coglioni ed all’arretrato del principe, in breve riuscì ad abbeverarsi da quella fonte miracolosa.
Malgrado l’eiaculazione il principe era ancora in tiro ed ora voleva scopare la regina. Essa accettò con gusto, fece sdraiare il giovane sul fondo della vasca, si inginocchiò sopra di esso ed in un sol colpo si infilzò sul palo della cuccagna del giovane. Si sentì piena come non mai ed iniziò a cavalcare a tutta forza il suo amante. Questa volta malgrado il ritmo sostenuto che manteneva il giovane durava senza avvicinarsi all’orgasmo mentre lei ne aveva avuti molti, ne aveva persino perso il conto. Dopo una decina, ed oltre, di minuti la regina, ormai esausta, si sfilò dal cazzone e decise di sfoderare la sua arma vincente: la spagnola.
Già, perché avevo dimenticato di dirvi che la regina portava una quinta di seno (ma lei non lo sapeva, all’epoca il reggiseno non esisteva) e lo sapeva usare anche molto bene (grazie ad un servo che si era scopato mentre il re era in guerra). La regina si inginocchiò, prese il membro del giovane e se lo adagiò nel solco delle sue burrose tette ed iniziò un delicato e sapiente massaggio. Il giovane non conosceva ancora quella tecnica e si arrapò molto, anche perché in quella posizione la regina mostrava il suo culo e la sua rosellina ben aperta allo specchio posto di fronte al giovane che contemplava con gusto. Infatti dopo breve tempo decise di prendere l’iniziativa e si portò alle spalle della regina con l’intenzione di sodomizzarla. Malgrado la regina fosse ben allenata anche lì, il membro del principe era troppo grande e dopo qualche tentativo non andato a buon fine dovette desistere e procedere con una più normale scopata alla pecorina.
Ormai era quasi al limite per cui bastarono pochi affondi per venire nell’utero della regina che, così come aveva promesso la rana-principe, dopo nove mesi diede alla luce una bella bambina.
La bimba era tanto bella e il re era tanto felice (cornuto, ma lo era già, e contento) che volle fare una gran festa. Invitò i parenti e gli amici e anche le fate. Nel suo regno ce n’erano tredici, ma egli aveva soltanto dodici piatti d’oro per il pranzo e perciò una dovette rimanere a casa.
La festa stava per finire quando le fate diedero alla bimba i loro doni meravigliosi: la prima le donò la virtù, la seconda la bellezza, la terza la ricchezza, e così via, tutto quel che si può desiderare al mondo. Undici fate avevano già fatto il loro augurio, quando improvvisamente giunse la tredicesima, la fata Lecchina. Per vendicarsi di non esser stata invitata, disse ad alta voce: “Al raggiungimento dei venti anni la principessa farà un pompino ad un superdotato, proverà a fare un ingoio (si vede che era un vizio di famiglia), ne rimarrà soffocata e cadrà a terra morta”. Dopodiché Lecchina (indovinate voi perché si chiamava così) sparì.
Allora la dodicesima fata disse: “La principessa non morirà, ma cadrà in un profondo sonno, che durerà cent’anni”.
Il re spaventato da quella profezia funesta ordinò di far castrare tutti i superdotati del regno (con sommo dispiacere della regina che si vide così castrati tutti, e dico tutti, i suoi servitori personali).
Passarono gli anni e la bimba cresceva bella, garbata, gentile, intelligente e molto virtuosa, tutto ciò che era il sesso le era stato rigorosamente nascosto. Per un po’ la cosa funzionò ma questa situazione costringeva anche quella gran troia della regina alla quasi assoluta castità, quindi fu presa la decisione di allontanare la bambina dal castello fino alla maggiore età.
La principessa fu quindi mandata a studiare in un convento lì vicino, almeno così sarebbe stata protetta delle tentazioni della carne.
Le cose funzionarono bene … ma come spesso capita in un collegio solo femminile le voci sono tante al punto che le curiosità e le voglie si fanno sempre più pressanti ed il reprimerle in continuazione crea degli strani effetti.
Infatti la principessa arrivò alla maggiore età perfettamente illibata nel fisico …. Ma anche un po’ puttanella (aveva preso dalla madre) nella mente.
A 18 anni esatti uscì dal convento senza avere provato il sesso, ma già dopo un giorno, mentre era in viaggio verso casa, si lasciò andare ad un rapporto saffico con la sua compagna di stanza che era uscita dal collegio con lei. Dopo una settimana era diventata un’artista del ditalino, dopo un mese anni imparò l’arte della masturbazione maschile grazie ad un giovane garzone di cucina, dopo un altro mese si fece sverginare dal cuoco di corte che solo una settimana dopo riuscì a convincerla di farsi anche impalare. Così pronta ed aperta in entrambi i buchi fu pronta alla sua prima orgia a soli tre mesi dal suo primo rapporto sessuale. L’unica cosa che non le era permesso di mostrare era il pompino, attività bandita dal regno per un regio decreto.
Ormai erano passati quasi due anni dal ritorno al castello della principessa e lei in questo periodo aveva visto e goduto più cazzi di quanti una donna moderna ne vede nell’arco dell’intera vita (molto spesso uno solo, quello del marito, ed hanno il coraggio di dirsi soddisfatte !!! N. d. A. ).
Quasi certi dell’insuccesso della nefasta profezia il re e la regina iniziarono ad organizzare i festeggiamenti per il ventesimo compleanno della figlia ed invitarono attori, musici e ballerini per la grande festa.
Proprio il giorno in cui compì venti anni, il re e la regina erano fuori ed ella rimase sola nel castello. Lo girò in lungo ed in largo, e giunse infine a una vecchia torre. Salì la stretta scala a chiocciola, finché giunse a una porticina. La ragazza la aprì e nella stanzetta c’era una coppia di ballerini. Lui, un giovane ben dotato, era in piedi appoggiato al muro col le braghe calate, mentre lei era inginocchiata e pompava con gran gusto. “Buon giorno – disse la principessa che non aveva mai visto ne sentito parlare di pompini- cosa fai? “.
“Ehm, principessa”, farfugliò la ragazza che non era al corrente della maledizione che incombeva sulla ragazza e neanche del fatto che essa, malgrado la sua giovane età e la lunga permanenza in convento, era molto avvezza al sesso “Sinceramente il mio amico si era fatto male e stavo cercando di alleviargli il dolore”.
“Sì, capisco” rispose la principessa, “ma se lo avessi messo al caldo tra le tue tette non sarebbe stato meglio ? ? Figuriamoci poi se lo avessi scaldato con gli umori della tua fica !! ”
Sentendo certe parole i due popolani persero il loro imbarazzo, sorrisero alla principessa e ripresero la loro attività. La principessa continuò ad osservarli mentre con una mano si sollevava le gonne e con l’altra iniziava ad accarezzarsi il pube. Ben presto però entrambe le mani erano impegnate ad allargare le labbra ed ad entrare e uscire da quel nido caldo. Ma l’eccitazione si confondeva con la curiosità di una pratica erotica nuova per lei.
Incuriosita interruppe i due amanti e chiese se alla ragazza se la cosa era piacevole. La ragazza allora prese la mano della principessa e la poso sul membro del giovane.
La principessa iniziò a masturbarlo, il giovane poi appoggiò la mano sul suo capo e la spinse lentamente verso la sua cappella turgida e violacea. La principessa non oppose affatto resistenza, anzi, era particolarmente curiosa di assaggiare il sapore del cazzo.
Iniziò timidamente a leccare il glande, poi passo all’asta, arrivò alle palle, le introdusse in bocca e le ciucciò con gusto. Poi riprese a salire e quando ritornò sul glande assaporò una gocciolina di sperma che era fuoriuscita. Il gusto le piacque così tanto che senza indugi si infilo voracemente tutto il cazzo in gola. Le bastarono ben pochi istanti che il ragazzo arrivò al culmine.
Lei lo capì ma era tanta la voglia di assaggiare la sborra che non si staccò dal suo turgido lecca lecca.
Purtroppo però avvenne ciò che aveva predetto la fata Lecchina. Uno schizzo di sperma arrivò diritto in gola e la principessa ne rimase soffocata. Fortunatamente anche l’incantesimo della dodicesima fata funzionò, ed invece di morire la principessa subito si addormentò.
Il sonno si propagò in tutto il castello: il re e la regina, appena rincasati, s’addormentarono con tutta la corte. E così i cavalli nella scuderia, lo stallone che stava montando una bella puledra, ed anche la figlia dello stalliere che assisteva alla monta facendosi un ditalino.
S’addormentarono i cani nel cortile (ed anche una duchessa che rimasta vedova si consolava col suo Labrador), i colombi sul tetto, le mosche sulla parete; il fuoco nel camino, la cuoca nella cucina (ed anche il cameriere che la stava sodomizzando con un cetriolo tra i fornelli), il vento e gli alberi.
Intorno al castello crebbe una siepe di spini, che ogni anno diventava più alta e finì per ricoprirlo tutto. Nel paese si sparse la leggenda di Pomparina, la bella addormentata.
Dopo tanti ma tanti anni, giunse nel paese un principe che ascoltò il racconto del castello dove dormiva una bellissima, ed anche un po’ porca, principessa e decise di andare a liberarla.
Erano passati appunto cento anni, e Pomparina doveva svegliarsi altrimenti avrebbe dormito per sempre!
Ma la realtà era un’altra, il principe era un tantino brutto per cui non trovava mai nessuna che gliela dava (anche le pecore del gregge reale lo avevano rifiutato), quindi aveva pensato che scoparsi una bella addormentata era pur meglio della sua sega quotidiana.
Quando il principe s’avvicinò allo spineto, trovò una siepe di bellissimi fiori, che si separarono per lasciarlo passare (o meglio per la sua scarsa pulizia l’odorino che emanava era riuscito a far appassire i fiori).
Nel cortile del castello vide cavalli e cani da caccia addormentati, sul tetto i colombi con la testina sotto l’ala.
E nel castello, le mosche dormivano sulla parete, la cuoca in cucina con ancora infilato in culo il cetriolo che stranamente non era appassito, la serva seduta sul membro del maggiordomo mentre in mano aveva ancora il pollo che doveva spennare.
Nella sala del trono dormivano il re e la regina e tutta la corte. Il principe notò anche la mano della regina che era infilata nella patta dei calzoni di un paggio.
Quando giunse alla torre, il principe aprì la porta e appena entrato vide Pomparina addormentata in terra con ancora le mani ben salde sul cazzo del ballerino.
Eccitato come non mai non perse tempo e subito volle approfittare della situazione. Si chinò su di lei e le sollevò la gonna. Poi col suo coltello le lacero le sottane scoprendo la fica della principessa e le diede un bacio. Subito Pomparina aprì gli occhi, si svegliò e lo guardò sorridendo e godendo. In quel momento si svegliarono anche i ballerini che vedendo i due principi non persero tempo e si unirono a loro in una orgia che durò a lungo.
La principessa dopo cent’anni di sonno recuperò bene il tempo perduto. Era insaziabile e godeva all’impazzata, specialmente quando cavalcava un cazzo mentre l’altro la stantuffava in culo.
Per non dire di quando godettero i due uomini che ebbero una serie spaventosa di eiaculazioni eppure non sporcare per terra perché ogni volta le due donne facevano a gara per bersi il nettare vitale.
Il clou però lo si ebbe quando la ballerina iniziò sapientemente a slinguare Pomparina tra le cosce. Dapprima la toccava lievemente sulle labbra, poi dopo averle allargate con le dita le infilò la lingua sempre più in profondità non trascurando di massaggiarle il clitoride. Dopo poco il ballerino si avvicinò ed infilò il suo membro nella gola della donna e se lo fece insalivare ben bene e poi con un affondo secco e deciso le allargò lo sfintere e penetrò nel suo intestino.
La principessa iniziò ad urlare, un po’ per il dolore dell’inculata, ma specialmente per la goduria che provava ad essere presa rudemente da dietro e dolcemente leccata d’avanti.
Il principe che per alcuni istanti era rimasto ad assistere estasiato alla scena vedendo la bocca spalancata per le urla della principessa decise di intervenire e le occupò la bocca. La principessa ora era veramente piena, aveva solo le mani libere e con quelle si martoriava i capezzoli fino a che non raggiunse l’ultimo e più intenso orgasmo che la fece crollare esausta per terra lasciando i due uomini col cazzo duro ed insoddisfatto. Per fortuna la capiente bocca della ballerina basto ad accoglierli entrambi fino a quando essi non sborrarono anche le loro ultime gocce di sperma.
Solo dopo un paio d’ore di sesso estremo scesero insieme dalla torre e tutto il castello e i suoi abitanti si risvegliarono.
Il fuoco in cucina continuò a cuocere il pranzo, l’arrosto ricominciò a sfrigolare, la cuoca si ritrovo con il culo ormai devastato (provate voi a tenere un cetriolo in culo per cent’anni) e si fece una gran festa per le nozze del principe e di Pomparina che vissero a lungo felici e contenti … e naturalmente cornuti visto che nonostante ciò che era accaduto Pomparina rimase una gran troiona …. FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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