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Rivelazioni

Da tempo ormai ero a stretto contatto con mia cugina, vuoi perché mi sentivo molto a mio agio con lei, vuoi perché avevamo la passione comune dei computer, comunque da diversi mesi ogni volta che ci incontravamo a casa sua, per visita con i miei genitori, finivamo per ficcarci in camera sua per star li con il suo computer.
Lei mi aveva preso quasi come insegnante visto che i rudimenti che io faticosamente avevo imparato autonomamente in diversi anni, lei li stava imparando da me in poche settimane; spaziavamo su qualsiasi tipo di argomento dai giochi hai programmi di grafica ad altro.
Alla fine però io restavo sempre di un gradino più alto, vista la mia capacità e esperienza.
Un giorno ci soffermammo a parlare di internet, lei sapeva che ero già connesso, e io sapevo che lei vedeva questa cosa come un traguardo da raggiungere e così cercai di rispondere alle sue domande curiose; d’un tratto mi gelò quando mi chiese se fra gli altri siti avevo visitato anche qualcuno erotico, un po’ imbarazzato non seppi mentirgli e le dissi di si.
Il resto della giornata passo come se niente fosse e come se quella domanda fosse una fra le tante.
Il venerdì Elisabetta mi chiamò e mi disse se sarei potuta andarla a trovare e a darle una mano, visto che aveva acquistato un modem e un pacchetto per internet.
Borbottai un po’ visto il brutto tempo che cominciava a minacciare fuori, poi d’inverno attraversare tutta la città di sera sapendo già che al ritorno avrei fatto ore piccole e il freddo che avrei preso, ma alla fine cedetti presi il mio motorino e subito dopo cena corsi da lei.
Per la strada cominciò a fare qualche goccia di pioggia, ma ce la feci ad arrivare prima che divampasse un vero e proprio nubifragio.
Suonai al campanello e mia zia mi venne ad aprire.
Una donna molto giovane di 37 anni, divorziata, che aveva avuto la propria figlia all’età giovane di 19, Elisabetta appunto.
Venne ad aprirmi con il suo solito abbigliamento da ufficio, da questo immaginai che era rientrata da poco dal lavoro; una gonna poco sopra il ginocchio che le facevano risaltare i fianchi bel torniti e una camicetta bianca che lasciava trasparire il reggiseno merlettato sotto.
La salutai come al solito e le chiesi dove era Elisabetta, lei senza troppo darmi retta mi disse che era già in camera sua a giocherellare con il computer e togliendomi il giaccone andai da lei.
Entrai in stanza e vidi mia cugina che aveva già cominciato a sballare i pacchi e a leggere le istruzioni. Le chiesi a che punto era e mi dissi che ancora non riusciva a capirci nulla.
Mi sedetti di fianco feci l’installazione del modem e poi del collegamento internet con la prima sottoscrizione, poi le dissi:
– Ecco ora che ho fatto la prima sottoscrizione è tutto a posto, prima di collegarti però dovrai aspettare domani .. . se non ti danno l’agibilità non puoi entrare e solitamente la danno dopo un giorno. –
Lei rispose:
– Quindi anche volendo questa sera non posso entrare in rete. –
– No .. . devi per forza aspettare domani. – dissi io.
Era ancora presto e cosi Elisabetta mi disse di restare per farmi vedere un nuovo gioco che aveva acquistato e visto che fuori pioveva decisi che forse avrei dovuto aspettare almeno che spiovesse.
Cominciammo a giocare ma presto ci stufammo, il gioco non era un gran che, Elisabetta usci dal programma e tolse il CD, e proprio in quel momento si fece silenzio.
Dalla camera affianco sentii dei gemiti che non riuscivo a capire se fossero di dolore o di piacere.
Elisabetta vedendo la mia faccia interdetta mi rassicurò:
– Non preoccuparti e la mamma nella sua stanza che giochicchia. –
Io dissi: – in che senso giochicchia. – come se non avessi capito cosa stava succedendo di la.
– Be .. . sai .. . la mamma non ha avuto un altro uomo, da quando è andato via papà .. . e per il momento si diverte con degli attrezzi di gomma. –
– L’hai mai vista farlo. – le chiesi io.
– Si .. . quando va a fare la doccia se li porta sempre dietro e io la spio dal buco della serratura. – rispose.
D’un tratto il gemito regolare salì di tono e sfogò in un urlo soffocato. Io e Elisabetta ci guardammo.
– E venuta. – dissi e scoppiammo a ridere.
Fuori aveva smesso di piovere e si era fatto tardi, prima di andare Elisabetta mi pregò di tornare il pomeriggio successivo per farle vedere come si faceva e io accettai senza troppe discussioni.

Il pomeriggio alle tre ero di nuovo a casa di mia cugina puntuale come sempre, e lei mi apri.
Portava una lunga tuta larga di felpa grigia, che probabilmente era stata del padre viste le dimensioni, calzettoni bianchi e una magliettina bianca a maniche corte.
Entrai e le dissi. – Cavolo fuori si gela .. . –
– Entra. – disse – quando sono sola faccio quello che voglio e così metto il riscaldamento a paletta
.. . se lo sa la mamma si incazza, ma lei non rientra prima delle sei. –
Andammo in camera sua ci mettemmo davanti al computer e iniziai a vedere se l’operazione della sera prima aveva dato buon esito.
Mi collegai mentre le spiegavo come si faceva, una volta entrati cominciammo a cercare qualche sito interessante, poi d’un tratto mi chiese:
– Dai vai a qualche sito erotico che hai visitato .. . sono curiosa. –
In verità non ne avevo visitato solo uno ma tanti, tanti da non ricordare l’indirizzo neppure di uno.
Comunque cercai a casaccio e ne trovai uno, come al solito con l’accesso consentito solo agli iscritti.
Trova comunque il modo di fargli vedere alcune foto e ci mettemmo a scherzare su di esse.
Poi lei disse: – Sai la mamma si è fatta riprendere mentre lo faceva con altri .. . so dove sono le cassette .. . io però non ho mai avuto il coraggio di vederle. –
– Valle a prendere .. . dai, saranno sicuramente meglio di qualche foto. – dissi io.
– Si però poi dobbiamo rimetterle a posto com’erano altrimenti se ne accorge. – lei.
– Ok. – io.
Elisabetta prese la sedia si arrampicò sull’armadio della madre e ne tirò fuori una.
Andammo in camera sua, mi sedetti sul letto e lei inserì la cassetta nel video, si volto e si distese al mio fianco.
Cominciavo a capire che fra me e lei c’era complicità, non ci vergognavamo a parlare di quelle cose, o di vederle insieme.
Lo schermo si colorì dopo un attimo e apparve l’immagine della madre in slip e reggiseno e di un uomo con il viso coperto da una maschera.
Erano seduti sul letto e si presentavano, lei diede un falso nome e la sua età, e lui probabilmente altrettanto.
Potevo vedere mia zia fottere con un uomo, variante dei sogni chi fino a qualche anno prima stimolavano la mia fantasia.
Cominciarono i loro giochi prima lei si fece leccare il seno e i capezzoli, poi lui tiro fuori il suo pene già duro e se lo fece succhiare.
La voracità e la destrezza di mia zia non aveva limiti, lo succhiava con tutto l’ardore di una donna vogliosa e troia come lei.
Mi cugina cominciò ad arrossire e poi disse:
– Cavolo .. . certo che la mamma non la facevo proprio così porca. –
Le immagini continuarono ed ora c’era lui le leccala la figa.
Il mio pene era ormai allo spasimo e ogni tanto, cercando con gesti assurdi di confondere mia cugina, me lo rimestolavo cercando di dargli lo spazio fra gli slip attillati che indossavo.
All’ennesima volta mia cugina si accorse di questo e mi disse:
– Ti fa eccitare mia mamma vero .. . di quante pippe ti sei fatto pensando a lei? –
– Tante .. . davvero tante. – risposi un po’ imbarazzato.
– Vorresti fartene una adesso? – riprese lei.
Rimasi un po’ perplesso, questo non era più parlarne ma incitarmi a farlo.
– .. . non posso ci sei tu. – risposi parzialmente.
Lei si era voltata verso di me, fissando i miei jeans che si erano gonfiati proprio in quel punto.
– Non preoccuparti per me .. . anzi mi faresti un favore, e in più posso aiutarti. – disse poggiando la mano sella patta e cominciando a sbottonare i primi bottoni.
Rimasi fermo impietrito dalla sua risposta e dalla sua mano.
Le immagini continuavano a scorrere sul video, ora lei cavalcava un cazzo di dimensioni gigantesche che la foga di chi è in astinenza da un anno.
Intento mia cugina lo aveva tirato fuori e aveva cominciato a masturbarmi, con la delicatezza di chi a paura di romperlo.
Mi tolse i jeans e rimasi solo in camicia, lei si tolse la tuta e gli slip mettendo alla luce una fighetta tenera e ben curata.
Il suo pelo Rosso come i suoi capelli mi faceva venir voglia di fotterla, poi le dissi:
– Eli dai prendilo in bocca .. . non ce la faccio più. –
– Pazienza. – disse lei lasciando immaginare che quella non sarebbe stata l’unica cosa che avremmo fatto.
Mi sedetti sul bordo del letto e lei si inginocchio di fronte a me, dischiuse la bocca e comincio a succhiarmelo avidamente.
Era bellissimo, non riuscivo quasi a trattenermi, invece lei rallentò.
Aveva capito che stavo per venire e mi aveva lasciato respirare.
Mi sdraio di schiena sul letto e mi venne a cavalcioni seduta sul petto, piazzandomi la sua figa rossa davanti al muso.
– Adesso leccamela .. . affonda la faccia fra le mie gambe. – disse.
Cominciai a leccarle la figa fradicia dei suoi umori, la mia lingua le solcava le labbra le entrava dentro, le mordicchiavo il clitoride.
Il suo movimento si faceva più furioso, i suoi mugolii sempre più frequenti, di tono più alto finche non venne in un orgasmo strepitoso.
Aveva il sorriso della soddisfazione stampato sulla faccia, l’avevo fatta impazzire dal piacere.
Si alzo da quella posizione, avvicino il suo viso al mio e leccando i suoi umori disse:
– Sei stato fenomenale .. . hai la lingua di un serpente. Ora tocca a te godere. –
Andò giù verso il mio pene, dritto come una trave lo impugno e lo prese in bocca, e con l’abilità che sicuramente era di famiglia cominciò a succhiarmelo, facendo su è giù, avviluppando la sua lingua al mio glande e aiutandosi con entrambi le mani.
Stavo esplodendo, ero arrivato.
– Dai ancora .. . sto per venire. – lei non dava cenno di togliersi.
Voleva bere tutto fino all’ultima goccia.
– Vengo .. . siiiiiiii .. . vengo .. . –
Il mio sperma per tanto ne era le invischio la bocca, un rivolo le sci dal lato delle labbra e mi macchio la camicia.
Stavo dando armai le ultime mie gocce e le ultime mie contrazioni quando d’improvviso si apri la porta di scatto.
Io esplosi dall’imbarazzo mentre gli ultimi schizzi finirono per imbrattarmi.
Lei si volto e come in un gesto istintivo si copri il ventre con i pantaloni della tuta che aveva per terra al suo fianco.
Con una mano in volto scappo verso la cucina cominciando ad emettere i primi singhiozzi di pianto.
Ero pietrificato, mia zia sulla porta mi guardava mentre cercavo in tutti i modi di coprirmi.
Il suo volto era pieno di rabbia.
Poi disse: – Eli .. . con te dopo faccio i conti. Tu non ti coprire resta fermo, telefono subito a tua madre e le dico di venire ti deve vedere in che condizioni ti ho beccato. –
Si volto e andò verso la figlia che si era nascosta, per modo di dire in cucina.
La sentii gridare contro Elisabetta, anche se non riuscivo a capire cosa le diceva. Intanto sul video le immagini continuavano a scorrere, ora lei, quella donna che ci aveva presi inflagrante se lo faceva mettere nel culo.
Di ghiaccio, rimasi li fermo senza la forza di spegnere il video e limitare i danni visto che lei probabilmente non le avevo neppure notate e senza la forza di rivestirmi.
Stranamente però il mio pene rimase in tensione, duro con non mai, segno anche questo dell’assurda situazione in cui mi trovavo. In un attimo mi balenarono in mente mille idee, se mia zia già stava chiamando mia madre, cosa avrebbe pensato mia madre mi avesse visto in quelle condizioni, se rivestendomi avrei salvato la faccia, lo sperma che aveva inevitabilmente macchiato la mia camicia.
Restai li fermo com’ero, immobile.
Poco dopo tornò mia zia, ero ancora li fermo e lei comiciò ad inveire contro di me dicendomi:
– Maledetto porco, farlo con tua cugina .. . quella povera bambina .. . sei un maiale, queste cose non si fanno .. . lurido pervertito. –
Ero incapace di reagire.
D’un tratto, dopo una miriadi di insulti e di spergiuri contro quelli che lo fanno, si volto e vide la TV accesa, fisso meglio e vide lei sullo schermo che si faceva penetrare da due uomini contemporaneamente in entrambi i buchi.
Divenne rossa in viso, portò le mani alla bocca quasi volesse nascondere l’enorme imbarazzo.
In quel momento mi rilassai eravamo porci entrambi.
Si sedette hai piedi del letto, quasi a voler vedere meglio se quella nel video era proprio lei poi sibilo:
– Che vergogna .. . mia figlia lo ha visto? –
Io dissi sottovoce:
– E stata lei a dirmi che le avevi. –
Un attimo di silenzio.
Poi dissi: – Zia hai telefonato alla mamma? –
– No. –
– Le telefonerai? –
– E che le dico che sua foglio a scopato con mia figlia guardando la nostra videocassetta? –
Mi si gelo il sangue nelle vene, restai li a guardare le immagini che scorrevano sul video.
Poi lei aggiunse:
– Non lo riconosci quello bendato? –
Aguzzai la vista e riconobbi i lineamenti di mio padre.
Poi lei aggiunse:
– L’altro era tuo zio Antonio .. . e dietro la telecamera c’era tua mamma. –
Non potevo credere alle mie orecchie, i miei zii e mia mamma e mio padre in un quartetto.
Ero imbambolato, passavo dalla sensazione di imbarazzo assoluto a quella di scoraggiamento e di rabbia.
Si proprio di rabbia, ero accecato dalla rabbia ce l’avevo con tutti con Elisabetta che mi aveva fatto andare a casa sua e che mi aveva adescato in quella maniera, ce l’avevo con lei con mia zia che in quel momento mi sembrava il simbolo del peccato in terra e se fossero stati li mia mamma e mio padre li avrei umilianti.
Tutti questi pensieri d’un tratto esplosero, come in un fiume in piena.
– Sei una maledetta troia, come mia madre .. . un conto e farsi la cugina, vogliosa pure, un conto e fare orgie con marito sorella e cognato .. . –
– Non puoi giudicarmi .. . anche a te piace scopare come a me, e farlo con uno con dieci o con cento non cambia nulla .. . il fatto che io lo abbia fatto con mia sorella e con mio cognato e uguale ad averlo fatto con tua cugina .. . niente di più niente di meno. – ribatte lei.
Ero frastornato, le sue parole risuonavano in me come campane.
Lei se ne accorse poi addolcendo la voce disse:
– Guarda che non c’è nulla di male .. . e la natura che lo vuole .. . l’uomo e la donna sono fatti per amarsi e non solo sentimentalmente .. . come lo si fa e solo un modo per soddisfare se stessi e gli altri .. . –
Mentre diceva questo la sua mano si appoggio sulla mia coscia e piano piano arrivo al mio pene ancora duro come il marmo.
– Certo che anche tu sei di famiglia .. . con tutto quello che è successo e rimasto sempre su come un birillo .. . –
Si fermo un attimo, avvicino il viso al mio e sussurro nell’orecchio:
– Vuoi che finisca quello che aveva iniziato mia figlia? –
Io oramai sempre più isolato nei miei pensieri non risposi.
Lei lo prese per un si, prese il mio pene fra le mani abbasso la testa, apri la bocca e lo divorò.
Finalmente la dolce sensazione mi fece tornare in me mi sdraiai di schiena sul letto mentre lei continuava a spompinarmi.
– Dai così .. . sei una brava zia .. . fammi venire. –
Lei alzò la testa e farfuglio:
– Io .. . n.. on.. . mi .. . fer.. mo.. . al .. . pom.. . pino. –
Diede qualche altro colpo, si alzo si tirò su la gonna lasciandomi vedere il reggicalze e si sfilò gli slip.
Aveva già la figa bagnata, si mise a cavalcioni su di me e con un colpo secco fece entrare io mio pene nella sua grande e umida figa.
– Scopami .. . più che puoi .. . fammi vedere le stelle. –
Cominciò a fare su e giù come se fosse impazzita, come se volesse epurare dalla sua mente le immagini che aveva visto sul video.
Poi rallento capendo anticipatamente che non avrei retto ancora per molto, finche ne si fermo con il mio pene completamente dentro.
– Allora non star li sottomesso .. . caccia fuori quel tuo bel caratterino che mi hai fatto vedere prima. –
Le piacevano le maniere forti, essere presa con vigore. Dissi:
– Allora vuoi che ti scopi a sangue .. . –
La cinsi con le braccia dietro la schiena la sollevai tenendola dentro e la ribaltai facendo stare lei ora con la schiena sul letto.
– Si .. . così mi piaci .. . –
Cominciai ad affondare colpi il più potenti possibili, e ad ogni uno di essi lei cominciò ad emettere un gemito di piacere.
Le presi la camicetta con entrambi le mani e la strappai con violenza, lasciando così alla vista il reggiseno di pizzo bianco.
Forzai sui bordi del reggiseno e tirai fuori i seni, non grandi ma sodi e con due capezzoli che per l’eccitazione erano diventati come olive.
Le presi i seni fra le mani e cominciai a strizzarli mentre continuavo ad affondargli i colpi nella sua vagina.
Le sentii una scarpa cadere poi l’altra, le sue gambe si avvilupparono al mia corpo e con maestria cominciarono ad aumentare la frequenza dei miei colpi.
– Si dai .. . così .. . sfondami .. . di più .. . di più .. . hhhhhaaammmmm. –
Venne in un orgasmo convulso emettendo un urlo tanto forte quanto prolungato.
Mi prese i glutei fra le mai ed ora era lei visibilmente soddisfatta a dare il ritmo hai nostri movimenti.
– Sei davvero fenomenale .. . non scopavo così da mesi .. . tiralo fuori. –
Mi sollevai e lo tirai fuori, ero oramai quasi allo stremo delle forze ma lei non accennava a voler smettere.
Si alzò, si sfilò la gonna che oramai aveva attorcigliata alla vita, si misi in ginocchio sul letto lasciando davanti a me la vista dei suoi glutei e della sua passera, capii allora che voleva che la inculassi.
– Lo vuoi nel culo .. . vero troia .. . –
Lei allargo ancor di più le gambe come a rispondere affermativamente, mi avvicinai a lei presi il mio pene oramai fradicio degli umori vaginali, lo avvicinai all’orifizio e cominciai a premere.
– Fai piano .. . ti prego .. . mi a fatto sempre male, piano. –
Vidi il suo buchetto serrato aprirsi con fatica e inglobare il mio glande.
– Aaahhh .. .. è entrato lo sento .. . piano. –
Con le mani le allargai i glutei gustando la scena del mio pene che la penetrava.
– Non avevi detto che volevi essere presa con la forza .. . ora stai zitta, so io come incularti. –
Spinsi a più non posso, vidi il mio pene penetrarla per tutta la sua lunghezza, mentre lei urlò dal dolore.
– Aaaaahhhhhhh .. .. mi stai spaccando .. . –
– Sta zitta puttana .. . –
Cominciai a pompare con tutta la violenza che potevo, in poco tempo il suo buco si dilatò, ed io cominciai ad estrarlo e a ficcarglielo con tutta la veemenza possibile.
Le sue urla di dolore si addolcirono, e cominciò a genere ad ogni colpo.
– Dai .. . si .. . di più .. . dai .. . dai .. . –
Sentivo l’orgasmo arrivare.
– Sto per venire .. . –
Lei in preda al secondo orgasmo, aiutata dalla mia mano che nel frattempo le masturbava il clitoride, volto la testa e disse:
– Non fermarti ora .. . riempimi .. . sborrami dentro. –
Ancora qualche colpo e venni fra spasmi convulsi, mentre continuavo a darle dei potenti colpi.
– Vengo .. . si .. . aah .. . aah .. . ahh. –
Sentivo in mio liquido seminale avvolgermi il pene e sfinito cominciai a rallentare i colpi fino a quasi fermarmi.
Lo tirai fuori, dal suo ano usci un rivolo di sperma che le solco tutto l’incavo .. . ero esausto ma felice, avevo scopato come non mai fino a quel momento, la zia ci sapeva davvero fare.
Mi distesi sul letto per prendere fiato, lei si mise di fianco a me.
– Sei stato davvero bravo .. . non scopavo così da anni ormai. –
Mi diede un dolce bacio sulle labbra e andò al bagno a lavarsi.
Mi rivestii in tutta fretta per non formi trovare da lei al suo ritorno.
Uscii dalla stanza passai in sala per prendere il giaccone che infilai velocemente e mi diressi alla porta.
Li c’era Elisabetta sogghignante appoggiata al muro con le braccia conserte.
– La prossima volta .. . farai anche a me quello che hai fatto alla mamma? –
Disse lei sorridendo.
– Che ti ha detto .. . si è incazzata? – dissi io evitando la domanda.
– Scherzi .. . gli ho detto che se mi rompe la sputtano per tutto il paese con le cassette .. . non mi hai risposto. –
– Eri dietro la porta che guardavi vero? .. . prima o poi sarà il tuo turno. – risposi.
– Non vedo l’ora .. . –
Mi apri la porta e mi fisso mentre velocemente scendevo le scale.
Mentre sfrecciavo con il motorino ripensavo a quanto mamma e figlia fossero uguali, desiderose vogliose e senza inibizioni.
Una lunga frenata .. . la macchina che non si ferma allo stop .. . ed io che mi risveglio in una camera di ospedale. FINE

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