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Sensazioni

Rosso! Rosso.. . Dannatamente rosso.
Il tepore assoluto, totale ed infinito m’avvolgeva come un enorme ala vellutata, calda e pregna di profumi; lui trasudava dalla mia pelle mentre respiravo, ed io mi nutrivo di lui mentre rispondeva alla mie voglie che lo coinvolgevano in fiumi tangibili di sperma. Viveva in me, pensava per me, entrava e sentiva attraverso me: esistevo grazie a lui.
Una pressione uniforme sul bacino mi sosteneva dal basso, ed avevo la sensazione d’essere immersa; ma forse non era solo un’impressione, forse era proprio così. Le certezze erano un concetto relativo e le insicurezze che avevo in quel momento erano prive di qualunque fondamento. Ero consapevole della verga infilata nella mia vagina, ed ero in attesa di qualcosa, di un evento importante. Mi sentivo pronta, o meglio, sapevo di esserlo, ma non sapevo per cosa lo fossi. Poi un segno, un segnale dall’alto, una piccola fessura al centro di due splendide gambe femminili mi mostrò la via da seguire: l’unica.
Del liquido seminale ch’era in me, si proiettò fuori, come se non aspettasse altro da secoli; lo sfintere anale che prima non mi aveva mai dato alcun segnale lo sentii all’improvviso esplodere gradualmente. La verga mi sfiorò invadendo i contorni e mi conobbe con tepore; fu un susseguirsi di luci stroboscopiche, che durarono come il passaggio di un fantasma, e subito un’ombra mi inseguì. Fui afferrata, presa per i fianchi e stretta quanto bastava a farmi godere. Accusai il passaggio da un ambiente all’altro, da una temperatura mite ad una tropicale; fu come passare da un vino a bassa gradazione ad un più denso e corposo. Le orecchie mi si sturarono, come quando si esce da una galleria lunghissima, e cominciai a percepire delle ansimi di piacere, in principio lontane, ma destinati a ingenerare altre voglie quanto prima.
La vulva grondante di umori che mi copriva la vista, poggiandomi sul viso, si spostò mostrando un salotto pieno di amici e di amiche che impazzavano vicino a me, intorno a me dedicando e dedicandosi le medesime attenzioni, le stesse a cui io ero sottoposta. Solo allora ricordai della festa, solo dopo tutto quel tempo mi resi conto che cosa accadeva; ero consapevole dell’assurdità della faccenda ma, dopo attenta osservazione, non mi restavano dubbi.
Contro tutte le leggi naturali avevo dimenticato per un attimo la festa, ma ero sempre una splendida donna che stava festeggiando il suo compleanno.. . e me ne rendevo conto solo allora. Uno degli amici, con fare deciso, mi penetrò più volte. Sentii formicolare le gambe, avrei voluto urlare il mio piacere, ma anche sforzandomi non ci riuscivo perché un pene arrossato mi riempiva la bocca.
Un amica commentò “non è svenuta dalla goduria.. . anzi è un tipo decisamente ingordo”
Intanto gli altri uomini agitavano i loro membri commentando la penetrazione anale che mi riempiva di fremiti convulsi inumidendomi sempre di più la vagina. Tentai di vedere il mio benefattore, ma la posizione non me lo consentiva; ero comunque convinta che lui stesse godendo e il fatto di non potermene assicurare mi caricò di dispiacere. Non riuscivo a muovere un muscolo, l’ano fremente, la vulva leccata da una amica, la bocca riempita da un pene, e tutte le fibre erano come intorpidite, in attesa della grande esplosione. Sapevo di muovermi, perché sentivo il pene sfregare riempiendo il mio sfintere, e inoltre nella vulva, il clitoride pulsava, il sangue scorreva.. . Ero un ammasso indefinito di sensazioni e sentimenti.
Un amico mi si accostò, appoggiandomi una mano ancora umida di sperma sulla fronte, poi con pochi colpi rapidi mi eiaculò sul viso; sentii i suoi ansimi farmi eco all’infinito sino nelle ossa: l’uomo godeva ed io ero lì immobile, cosciente e vogliosa. Poi l’uomo si chinò nuovamente su di me e mi spalmò il suo nettare sul viso e tra i capelli. Fu di nuovo tutto rovente, ogni profumo una picco di libidine, ogni risucchio un ondata fragorosa di pura foia.
Quegli istanti di pura esaltazione furono lunghissimi; mi concentrai sul pene che avevo tra le labbra ma non riuscii a pensare a nulla. Di seguito un boato, una vibrazione che da lontano cavalcava nella mia direzione, imponente e decisa a consacrarmi sull’altare delle passioni. Sotto di me si agitava il mare, una distesa bruna di pelo maschio che toccava l’inguine sulle mie natiche completamente affondato in me e nelle mie profondità brillavano le stelle come in un oceano cosmico.
Avevo la sensazione d’essere al limite e da ogni angolo le daghe fiammanti s’intrecciarono dentro di me; mi riempirono la gola e il ventre senza lasciarmi il tempo di respirare.. . Un godimento profondo.. . Di ore.. . FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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