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Sognando la passione

Piera abbracciava con forza la schiena del suo ragazzo sottolineando con le sue ritmiche strette il piacere che simulava per lui. Distesa sul letto lo accoglieva dentro di sé ansimando e mugolando ad ogni sua spinta. Lui la baciava sul collo, mordicchiandole le orecchie ogni tanto; muoveva solo il bacino limitandosi a spingersi sempre più in fondo al ventre, seguendo le sue contrazioni.
Lei amava Luca e lo aveva desiderato per lungo tempo, sin dai tempi delle scuole superiori quando lo vedeva adulto e irraggiungibile a causa della loro differenza d’età. Si ritrovò a sperare di vederlo mancare la promozione per poterselo ritrovare in classe, ma lui sembrava non vederla. Lo aveva inseguito per anni sino al giorno in cui lo incontrò, inaspettatamente, nei corridoi dell’università.
Scoccò subito l’amore tra loro, Piera era felicemente incredula di questo e viveva la loro relazione come il coronamento del sogno di tutta la sua vita. Lui era fantastico, tenero, appassionato, sempre presente e dimostrava di amarla con ogni sua azione. Solo la frase detta da lui in un momento di passione la lasciò con un gusto amaro in bocca: “Ma dove sei stata sino al giorno che ti ho incontrato? “. Piera voleva strozzarlo, gli disse di tutti gli anni passati a sognarlo mentre lui la guardava stupito.

Ora stava facendo l’amore con lui. Si godeva quel corpo che le stava sopra, aderente ma leggero, e i suoi lenti movimenti. Le piaceva sentire il membro spingersi sempre più in fondo, percepire nel ventre il suo turgore, cogliersi aperta e violata ripetutamente. Ascoltava nei dettagli il lento strofinio e contraeva forte il bacino per sentirlo meglio. Le parole dolci, sussurrate al suo orecchio, le facevano capire la dolcezza con cui la prendeva.
Lui era sempre dolce, troppo dolce!
Piera sperava in qualche variazione sul tema, nella realizzazione di qualche piccante fantasia. Le uniche variabili erano che lei stava sotto o sopra di lui, il sesso orale era considerato da Luca un ottimo preludio ma mai la conclusione. Dopo un anno dall’inizio della loro relazione non sapeva ancora che sapore avesse il suo seme. Lei si era dichiarata subito disposta a portarlo verso il vertice del piacere con le sue labbra, lo considerava come un dono, una dimostrazione d’amore. Regalare il piacere senza riceverne, al contempo, in cambio attirava la fantasia di Piera che si sentiva così più femmina e amante che dolce fidanzata. Luca, invece, vedeva in questo un simbolo di sfruttamento sessuale ai danni della donna che amava, invano Piera si prodigò per dimostrargli il contrario.

Chiuse gli occhi, concentrandosi ancora di più sulle sensazioni che partivano dal basso per salire verso l’alto, ed iniziò a sognare. Immaginava di essere presa in quel modo mentre aveva le mani legate alla spalliera del letto, impossibilitata a muoversi e, istintivamente, sollevò le braccia sino ad afferrare le sbarre che stavano dietro di lei. Le strinse con forza sempre crescente, con il risultato di sollevare le spalle dal materasso, trasformava con la mente le parole dolci di Luca in sporche illazioni sulla sua fedeltà. Lentamente si stava eccitando come raramente le era capitato e si accorse di “sentire” meglio Luca. Stimolata da questa sensazioni si spinse oltre, ruppe ogni indugio e permise alla mente di vagare libera da ogni complesso.

Piera temeva la sua fantasia, spesso le era capitato di bloccarla spaventata dalle sue potenzialità. I sogni erotici che faceva in quelle occasioni generavano un desiderio talmente intenso da intaccare seriamente la sua volontà di rimanere sempre fedele a Luca. Quella sera, però, sentiva il bisogno fisico, la necessità psicologica, di trasgredire; se Luca non si attivava in quel senso lo avrebbe fatto lei con la fantasia. Più volte, nel passato, aveva tentato di spingere il suo ragazzo in qualche gioco ribelle, del tutto innocente nella sua irregolarità. Le sue risposte, però, l’avevano raffreddata all’istante. Quello che più la infastidiva era il suo sguardo. In quelle occasioni la scrutava come se si trovasse di fronte ad una perfetta sconosciuta, una donna che lui non solo non capiva ma quasi disprezzava in quanto schiava dei sensi. Piera, allora, si tirava indietro scusandosi per aver pensato o immaginato di uscire dai canoni classici dell’accoppiamento.

Non le importava cosa pensava Luca delle sue fantasie, lei n’aveva bisogno!
L’immaginarsi legata non era più sufficiente, non la faceva sentire in completa balia di lui. Lei, in quel momento desiderava essere la sua schiava, l’oggetto del desiderio, un semplice corpo da godere e da far godere. Voleva estraniarsi dal sentimento che li legava per trasformare quell’incontro in puro e semplice sesso, la sola ricerca del piacere doveva essere l’obbiettivo non l’amore. Così per gioco, per rendere più interessante l’incontro, per farla sognare.
Luca si muoveva sempre regolare sopra di lei, prestava tutte le attenzioni del caso per non pesare sul suo petto e consentirle di respirare regolarmente, spingeva con calma forse temendo di farle male con un affondo troppo intenso.
Piera voleva sentirsi aprire!
Immaginò d’essere in quella posizione, con Luca davanti a lei in ginocchio tra le sue gambe spalancate. Trasformò il pene in un oggetto inanimato, un fallo sintetico enorme e freddo, e se lo sentì dentro. Vide lui che, brandendolo, la penetrava spingendolo sempre più in fondo. Nel suo sogno spostava lo sguardo nella zona pubica e si eccitava nel vedere cosa stava entrando in lei, nello studiare il membro eretto del suo ragazzo inutilizzato per lasciare il posto al simulacro fallico. I suoi umori scorrevano sulla liscia superficie per raggiungere la mano che lo guidava, conscio del significato lui la insultava ricordandole che era una ragazza disposta a godere di tutto aggiungendo che per lei non erano importanti la consistenza o il calore, la realtà o l’immagine, di ciò che prendeva ma solo le dimensioni.
Piera godeva di questo e tornò a muoversi sotto di lui sempre più provocante. Sollevava il bacino ruotando verso l’alto il pube quando lo sentiva scendere, in modo da invitarlo a spingere di più non trovando alcuna resistenza. Quando usciva spingeva verso il basso il pube come per trattenerlo dentro. Luca riteneva questo movimento generato dall’eccitazione che lui le sapeva dare, si sentiva tanto abile da credere di generarle un orgasmo con la semplice penetrazione in quella normalissima posizione. Piera mascherava benissimo ciò che passava nella sua mente, inseguiva le fantasie e si eccitava di esse in sincronia con le dolci parole del suo ragazzo.
L’eccitazione dilatò e lubrificò la sua vagina sino al punto di ridurne la sensibilità, le ritmiche contrazioni dei muscoli interni le davano piacere di per se stesse senza aumentare la percezione del membro di Luca. Desiderò di più, voleva sentire, assaporare quel pene. Propose a lui di cambiare posizione.
Luca accettò di buon grado e uscì da lei, si mise seduto sui talloni e restò ad osservare Piera che ruotava sul busto per poi sollevare il sedere sino a rimanere in ginocchio con le spalle a lui. Lei prese il cuscino e lo sistemò in modo da potervi appoggiare comodamente il viso, quindi aprì le gambe. Luca si ritrovò davanti la vulva della sua donna semi aperta e resa lucida dagli umori che secerneva in continuazione, capì cosa voleva ora da lui e si predispose per prenderla in quel modo. Dopo essersi avvicinato guidò il membro strofinandolo sulle grandi labbra con l’intento di stuzzicarla, ma Piera non resisteva al desiderio. Appena percepì la sua presenza si mosse in modo da risucchiarlo dentro di se. Luca, però continuava a giocare con lei, forse era un modo per tentare di riprendere il controllo dopo essere giunto quasi all’orgasmo nella posizione di prima. Lui sapeva che ora, prendendola così, avrebbe sentito decisamente meglio la forma interna del corpo di Piera, era quindi conscio del fatto che non avrebbe resistito a lungo in quella posizione.
Mentre lei tentava in ogni modo di offrirsi lui le sfuggiva, durante queste manovre capitò che il pene sfiorasse l’ano. A quel delicato ma inconfondibile tocco Piera si bloccò sospirando nell’attesa, si era illusa per un momento che lui volesse finalmente sodomizzarla. Lei era pronta, si sentiva tanto eccitata da essere sicura di non provare alcun dolore. Da tempo gli aveva proposto anche quel tipo di accoppiamento ma lui l’aveva sempre rifiutato ritenendolo una forma di sfruttamento al pari del sesso orale. Luca, evidentemente, non riusciva a credere che lei avrebbe goduto, e tanto, anche con la penetrazione anale.
Piera si sentì raffreddare quando lui, intuito cosa sperava, si negò. Immediatamente calò il livello dell’eccitazione e smise di rincorrerlo, sentì la vagina che si richiudeva e rimase ferma lasciandolo giocare. Ormai era convinta di noi raggiungere più l’orgasmo, si era decisa ad attendere i suoi ultimi e brevi colpi sino alla classica conclusione della maggior parte dei loro rapporti: lo avrebbe sentito ansimare sempre di più sino al punto di ritenerlo in preda ad un attacco d’asma, quindi sarebbe uscito precipitosamente e con la mano si sarebbe tenuto il pene, forse menandolo una due volte per esplodere in un urlo che ricordava il verso di un orango.
All’improvviso lo sentì entrare, la vagina ormai priva di lubrificazione le diede una forte sensazione. Convinto di trovarla bagnata come prima, Luca aveva spinto con una violenza inusuale. Piera si sentì finalmente aprire e questo le risvegliò la fantasia.
Aprì ancora di più le gambe con il risultato di scendere con il bacino dal livello ottimale di prima, in questo modo l’angolo d’ingresso era molto più stimolante per lei ma micidiale per Luca il quale si fermò dentro. Fu lei, allora, a muoversi avanti e indietro mentre lui tentava inutilmente di rallentarla trattenendola per le anche.

La fantasia tornò a lavorare in suo favore, le mani che la trattenevano divennero mani che la guidavano. L’eccitazione riprese a lubrificarla e a dilatarla. Piera appoggiò la fronte al cuscino abbracciandolo stretto. Spostò la mano destra per scostare i capelli che le erano finiti sugli occhi, nel tragitto però sfiorò la bocca e, istintivamente, aprì le labbra intorno al pollice. Il delicato contatto, le labbra chiuse attorno a qualcosa di tondo generarono una nuova fantasia: iniziò a succhiarsi il dito, prima lentamente poi con foga sempre maggiore. Aggiunse l’indice poi il medio, le pareva che un membro le stesse crescendo tra le labbra eccitato dal suo abile gioco di lingua. IL cuscino che abbracciava divenne il bacino di un uomo. Ora poteva immaginare di non essere sola con Luca ma di avere un altro uomo a sua disposizione. Produsse l’immagine mentale di quell’accoppiamento visto dall’esterno: lei era inginocchiata e abbracciata al corpo di un uomo il quale si godeva la sua bocca mentre Luca la prendeva da dietro. Anzi, meglio ancora era Luca a godersi le sue labbra e lo sconosciuto a prenderla. Quest’ultimo pensiero la fece quasi venire.
Piera mugolava ad ogni colpo che riceveva poiché veniva spinta contro il fallo immaginario che teneva in bocca e questi suoni spinsero Luca a ritenere ormai vicinissimo l’orgasmo, allora anche lui rilasciò il controllo che sino a quel momento lo aveva aiutato a resistere.
Si mosse più veloce e intenso, anticipando le contro mosse della ragazza. A lei piacque questo nuovo ritmo e rispose con dei gemiti sempre più forti. Pensava che oramai era sulla buona strada, la via che l’avrebbe condotta ad un orgasmo splendido quando sentì lui uscire precipitosamente e quindi rantolare dietro le sue spalle.
Piera rimase in attesa nella posizione in cui si trovava, non poteva credere che lui fosse già venuto! Solitamente reggeva sino alla fine. Eppure questa volta non lo sentiva rientrare, i suoi gemiti l’avevano confuso ed ora lei rimaneva con una fortissima voglia di godere addosso.
Intuita finalmente la situazione Piera si lasciò cadere sul letto e, ruotando sulla schiena, presentò a Luca il suo corpo ancora insoddisfatto. Lui le chiese se le era piaciuto, per nulla conscio dello stato in cui si trovava lei. Quella domanda riuscì a smontare tutto il desiderio residuo di Piera aiutandola a fingere una gratitudine che sinceramente non provava; in fondo non voleva colpire l’amor proprio del ragazzo che amava. Un mancato orgasmo non era certamente un dramma e, ormai, non provava più il desiderio di prima.

Terminarono la serata come al solito verso le ventitre, quando lui s’accomiatò con un bacio sulla fronte. Da quando stavano insieme Luca, esclusi i fine settimana, tornava a casa sempre alla stessa ora. Sosteneva che aveva bisogno di dormire per rendere negli studi. In effetti, la facoltà di medicina prevede degli esami gravosi. Luca faceva della regolarità di vita un punto d’orgoglio: si alzava sempre molto presto per avere il tempo di svolgere una qualche attività fisica, quindi seguiva la doccia, la colazione, le ore dedicate allo studio in casa o in facoltà, il pranzo .. eccetera. Sino all’ora in cui andava a coricarsi il tempo era perfettamente pianificato. Razionalizzava anche gli incontri sessuali! Il Sabato, il Martedì e il Giovedì erano dedicati al piacere. Piera non poteva certo lamentarsi della frequenza dei loro incontri, ma sulla qualità aveva qualcosa da ridire; ad un’amica di vecchia data che le chiese com’era Luca a letto rispose: “Scopa con il goniometro! “.
La sua rovina era l’amore, quel sentimento che la legava a lui nonostante tutto. Ammirava la sua forza d’animo, la decisione con cui affrontava gli ostacoli quotidiani, la sicurezza che ostentava in ogni occasione. Luca era sempre tenero con lei, la ricopriva d’attenzioni ed era sempre presente ogni volta che un piccolo problema turbava le turbava la quiete. Per lungo tempo Piera ritenne il fattore sessuale di secondaria importanza; in fondo da Luca aveva tutto quello che i suoi precedenti amori le avevano fatto mancare. Fu quando si accorse di avere dei desideri insoddisfatti che iniziò a pensare al sesso come un fattore primario della coppia. Tentò di spingere lui a diventare un ottimo amante senza alcun risultato. La sicurezza e la decisione che tanto le piacevano in lui ora assumevano una nuova sfumatura divenendo insopportabili.
Luca non accettava di mettere in discussione il suo modo di fare l’amore ritenendolo più che perfetto. Secondo il suo metodo di stima, che valutava la durata del rapporto più della qualità, si riteneva un ottimo amante e le proposte di Piera erano frutto di una naturale perversione insita nell’essere femminile. Quei folli desideri, sosteneva, sarebbero passati con il raggiungimento della maturità sessuale, ora il corpo di Piera era preda di tempeste ormonali dovute a cause del tutto naturali e transitorie.
Appena salutato Luca tornò nella sua camera e si buttò sul letto con gli occhi fissi al soffitto. Nella sua mente i pensieri si formavano con una velocità impressionante, generando una reazione a catena molto pericolosa per la futura stabilità del loro rapporto. Solitamente Piera prima di giungere a tanto li fermava impedendosi di pensare ma questa volta la delusione era stata troppo forte: lui non si era nemmeno accorto che lei non era venuta, aveva scambiato dei semplici ansimi per un orgasmo! Era decisamente troppo e la delusione iniziale andava trasformandosi in rabbia. Fu quest’ultimo sentimento a salvare ancora una volta Luca, a Piera non piaceva la rabbia e come iniziava a provarla d’istinto cercava un sistema per calmarsi.
Tentò di svuotare la mente regolarizzando il respiro, focalizzò la sua attenzione sulle varie parti del corpo ascoltando come si muovevano e reagivano al ritmo delle inspirazioni ed espirazioni. Percepì il tessuto della vestaglia scivolare regolarmente sui capezzoli ogni volta che il seno si sollevava; era una sensazione piacevole e chiuse gli occhi per gustarsela meglio. Lentamente sentì la calma ritornare e la mente svuotarsi. Il respiro divenne sempre più lento e rilassato. Piera spostò allora la sua attenzione al ventre poiché lo sentiva ancora teso e contratto dalla rabbia di prima, tentò di rilassarlo costringendo i muscoli a rilasciarsi. Tento più volte questa manovra di tensione e rilascio senza risultato. Si sentiva sempre inquieta, allora amplificò le mosse del bacino.
Quando si accorse di muoversi in una simulazione di amplesso capì che la tensione era dovuta al tanto desiderato quanto mancato orgasmo, aveva ancora molta voglia di godere e sapeva che sin quando non avrebbe sentito il suo corpo sconvolto dalle ripetute ondate di piacere non si sarebbe calmata. Trasformo le sue mosse in lente e decise contrazioni interne, spingeva forte come quando cercava il piacere. Subito sentì un vago calore nascere dal pube per estendersi al ventre, allora lasciò scivolare una mano attraverso la vestaglia sino a raggiungere la delicata peluria del pube. Girava intorno alle labbra senza aprirle nella ricerca del clitoride, si limitava a scorrere sulla superficie esterna mentre iniziava ad aprire sempre di più le gambe rannicchiandole.
Il respiro aumentava d’intensità, il calore lo seguiva; Piera separò le grandi labbra e face scorrere il medio lungo tutta la lunghezza della vagina, partendo dall’ingresso per finire sul clitoride. L’umido che recepì e l’improvviso impulso di piacere attivarono nuovamente la sua fantasia.
Mentre si toccava si vide nuovamente legata alla spalliera del letto e sostituì la sua mano con quella di un meraviglioso amante. Il collegamento di questa fantasie con la stessa di prima in compagnia di Luca rischiò di smontare tutta l’eccitazione che aveva ritrovato, prontamente cambiò immagine e si vide sempre legata ma ad una sedia. Ora andava meglio, decisamente meglio!
Seduta, con le gambe aperte in modo osceno, le mani legate tra loro dietro lo schienale e un uomo tra le sue gambe. Solo questo pensiero la fece quasi venire all’istante. Nella sua mente l’uomo, senza volto a significare l’assoluta mancanza di idoli o infatuazioni in quel momento, stava giocando con la sua femminilità. Strofinava e pizzicava dolcemente il clitoride generandole degli spasmi di piacere. Lo stesso faceva lei, movendo la sua mano come quella dell’uomo nel sogno.
La fantasia la penetrò con un dito e lei la imitò. Il sentirsi qualcosa dentro non rovinò la sequenza mentale. Voleva godere ma lui era molto accorto a tenerla sempre sull’orlo, la stimolava con decisione sin quando s’accorgeva che lei godeva troppo, allora rallentava. Nella sua realtà Piera si ritrovò a prolungare la sua auto stimolazione ricacciando indietro più volte l’orgasmo, ormai era completamente fusa con la sua fantasia. Le forti sensazioni che provava erano in grado di sconnetterla dalla realtà e il maggior apporto d’ossigeno al cervello dovuto alla forte respirazione la ubriacava facilitando la confusione.
Sognò che lui si alzava all’improvviso sulle ginocchia per presentare il pene davanti al suo pube, istintivamente la mano libera di Piera corse al cassetto del comodino dove teneva, pronto ad ogni visita di Luca ma mai utilizzato, un oggetto di forma e dimensioni falliche. Lo prese e se lo presento nello stesso momento in cui l’uomo nella sua mente iniziava a spingersi dentro di lei.
L’oggetto cambio di mano e divenne l’estensione di quella che prima la stuzzicava, entrò nel suo ventre senza alcuna difficoltà nonostante le generose dimensioni quasi risucchiato dal suo ventre voglioso. Piera ansimò mentre si rendeva conto d’avere qualcosa di veramente consistente dentro, poi iniziò a muoverlo seguendo il ritmo imposto dalla sua mente all’uomo immaginario. Con l’altra mano slacciò del tutto la vestaglia ormai semiaperta e si afferrò una mammella con forza. Iniziava a godere sul serio, finalmente.
Come riuscisse a conciliare la realtà del letto con la fantasia dove si vedeva seduta non è chiaro, ma Piera in questo momento focalizzava la sua attenzione nel bacino dell’uomo. Lo vedeva allontanarsi e poi avvicinarsi deciso al suo pube e allora si sentiva riempita del suo membro. Come in una scena di un film vide il punto d’unione dei loro sessi in primo piano e quel pene che entrava ed usciva da lei instancabile. Gli addominali di lui erano tesi nello sforzo, aveva dei muscoli fantastici.
Piera ansimava e gemeva spingendosi sempre più in profondità l’oggetto che rimpiazzava la carne che desiderava, nella sua fantasia ora si vedeva dal di fuori. Lei era lì seduta con indosso solo le calze autoreggenti e le scarpe alte, aveva la schiena inarcata e gemeva dal piacere. L’uomo, sempre non ben definito nei tratti somatici, si muoveva dandole dei colpi molto violenti che la facevano sobbalzare. Notò come il suo seno reggesse benissimo quelle spinte rimanendo gonfio e prosperoso. Si era decisamente in forma e si piaceva vista dal di fuori, era anche molto eccitante con i lunghi capelli biondi che le ricadevano sul viso.
Vide la sua immagine contrarsi ed urlare nell’attimo che venne.
Lei urlò, sdraiata sul letto, quando l’orgasmo esplose in lei.
Faticò a tornare alla realtà, più che il piacere furono le sue stesse urla a risvegliarla. Non le era mai capitato di gridare il suo piacere con Luca e si stupì di averlo fatto ora da sola. Estrasse da se il simulacro fallico e si lasciò invadere dal languore. Aveva goduto con un intensità tale da distruggerla fisicamente, si sentiva spossata e felice come se avesse avuto la compagnia di un uomo vero. Man mano che tornava alla lucidità pensò che quest’esperienza era esplicativa della sua insoddisfazione sessuale.
Luca ormai non le bastava più o forse non le era mai bastato. Probabilmente aveva ragione lui a definire le sue voglie come il semplice frutto di una tempesta ormonica, sta di fatto che queste voglie c’erano e non era più possibile rinunciare alla loro soddisfazione.
Sorrise tra se, un ghigno di soddisfazione, quando capì che Luca era finito, poiché aveva trovato in un fallo di gomma un amante migliore di lui. Si rese conto di averlo tradito per la prima volta, guardò allora il suo amante che teneva ancora in mano, se lo avvicinò al viso e lo baciò. Sentì il suo sapore, il gusto dei suoi umori e ripensò a quante volte avrebbe desiderato assaporarli miscelati a quelli di Luca, ma lui lo aveva sempre negato!
Piera sentì il bisogno di seguire l’istinto che la spingeva alla ricerca della passione, e così fece. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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