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Gallina vecchia

Francesco era un bel ragazzo di 23 anni, alto, moro e muscoloso con un portamento fiero; apparentemente non gli mancava nulla per avere successo con le ragazze eppure era ancora vergine per quella che lui considerava una specie di maledizione personale. Aveva infatti avuto già alcune esperienze con delle compagne di scuola, ma per un motivo o per l’altro nessuna di loro era voluta arrivare al rapporto completo; così del sesso conosceva tutti i preliminari, aveva pomiciato un sacco di volte, succhiato e tastato tette, fatto ditalini e ricevuto in cambio un bel numero di seghe, e con l’ultima sua fiamma era andato anche più in là: aveva leccato e succhiato la sua prima figa e poi si era abbandonato al piacere del suo primo pompino, certo la ragazza non era proprio esperta ma pur con la foga dovuta alla mancanza di pratica, gli aveva regalato delle stupende sensazioni. Adesso però mancava solo l’esperienza suprema: quando sarebbe riuscito a scopare per la prima volta con una donna normale (le puttane non le prendeva in considerazione) che fosse sinceramente innamorata di lui e vogliosa di ricevere il suo bel cazzo dentro di lei? Francesco era figlio unico; i genitori vivevano insieme anche se il loro rapporto era praticamente esaurito: suo padre, stimato professionista, aveva una relazione con la sua segretaria mentre la madre non aveva mai manifestato grande passione per il sesso e quindi riempiva le sue giornate con il lavoro all’agenzia di pubbliche relazioni che gestiva con Alessandra, una sua amica di qualche anno più giovane.

Una mattina di passaggio in ufficio sulla strada per l’università, Francesco pensò di aver individuato la ragazza con cui avrebbe saltato il fosso; conobbe Valeria, una biondina tutto pepe che subito lo conquistò con i suoi modi informali e quasi irriverenti (in fondo lui lì era il figlio della padrona mentre lei era andata ad un colloquio di lavoro) visto che appena lo vide e seppe che anche lui studiava legge, gli chiese uno strappo per la facoltà senza neanche avergli chiesto come si chiamava. Mentre i due giovani lasciavano l’agenzia, la madre che aveva visto la scena si lasciò sfuggire una smorfia di disappunto per l’accaduto e manifestò la sua insofferenza alla sua socia; non le andava che Francesco frequentasse ragazze di basso profilo, o meglio di famiglia non altolocata.

Alessandra che non era sposata ed aveva una mentalità più giovanile e aperta disse all’amica di non preoccuparsi troppo, che in fondo era normale non avere pregiudizi fra coetanei che avevano gli stessi interessi, ma riflettè mentalmente sul fatto che invece non fosse una cosa normale avere un attaccamento quasi morboso nei confronti di un ragazzo che aveva il diritto di vivere in prima persona le sue esperienze affettive, e che forse la sua amica cominciava a sentire il passare degli anni riflettendosi nella vitalità di suo figlio. Ad ogni modo di lì a pochi giorni alcuni eventi avrebbero cambiato molte cose nella vita di madre e figlio e soprattutto nella sua. Alessandra era una tipica single, 38 anni ottima cultura, una donna in carriera ma assolutamente negata nei rapporti sentimentali; gli uomini la frequentavano, la scopavano e poi immancabilmente la lasciavano senza un perché, forse spaventati dalla sua forza, dalla sua capacità di non accettare ricatti o forzature in amore; e così dopo ogni relazione si ritrovava sola e infelice, salvo poi rituffarsi nel lavoro e stordirsi con feste, meeting e quant’altro la sua professione prevedeva.

Erano passati tre giorni da quando l’aveva conosciuta, si erano rivisti in mensa e nei giardini della facoltà, era chiaro che anche lei era interessata a lui, lo aveva capito dagli sguardi che gli rivolgeva e dal fatto che rideva ad ogni sua battuta, anche la più stupida; e lui, non c’era neanche da dirlo, ogni volta che la guardava, il suo volto dolcissimo, i suoi seni pieni e sodi, le forme del corpo aggraziate, era ormai cotto e arrapato: ogni volta che una fantasia erotica lo attraversava, si ritrovava ad avere una dolorosa erezione che gli riempiva i pantaloni. Basta! Doveva fare l’amore al più presto e aveva già un piano d’azione; l’avrebbe invitata in pizzeria e dopo sarebbero andati nell’ufficio di sua madre: il divano di pelle sarebbe stato il luogo della sua iniziazione; sua, perché era certo che Valeria avesse già una certa esperienza nel sesso, l’aveva capito da certi discorsi fatti insieme ma in fondo non gli importava, la loro attrazione reciproca avrebbe appianato ogni differenza di abilità amatoria, anzi sicuramente lei non avrebbe avuto problemi a lasciarsi andare, al contrario delle sue precedenti ragazze e la sua “maledizione” sarebbe finita tra le sue cosce. Fin lì era stata una bella serata e ora che stavano salendo le scale del palazzo sarebbe sicuramente stata ancora meglio, pensò un eccitatissimo Francesco, devo solo controllarmi, ed evitare di sborrarmi nei pantaloni prima del tempo. Che palle, sbottò Alessandra, possibile che sono stata così stupida da dimenticare in ufficio quelle note indispensabili per finire la relazione per la manifestazione di domani? Ora eccomi qui a quest’ora in questo stabile vuoto che mi fa anche un po’paura, vabbè vediamo di sbrigarci e andiamo a nanna. Infilò la chiave nella serratura e non si capacitò di come mai non fosse inserito il chiavistello di sicurezza, ma prima che potesse pensare al da farsi, senti le voci provenire dall’altra stanza.

“Sei peggio di un bisonte Frà, sei uno stupido incapace e non riesci a controllarti, ma impara un po’ di cose sulle donne se vuoi scopare”,

“Brutta troia! Io incapace, ma tu sei una frigida stuzzicacazzi che non sa neanche quel che vuole”. Alessandra fece appena in tempo a nascondersi dietro la tenda che vide passare di corsa Valeria, ancora mezza svestita e in lacrime e dopo alcuni secondi udì la porta d’ingresso sbattere violentemente. Cosa poteva fare adesso? Per prendere i documenti che gli occorrevano avrebbe comunque dovuto farsi vedere da Francesco, che nel frattempo se ne stava immobile sul divano con il volto fra le mani; era disperato e agli occhi di Alessandra apparve sicuramente come un ragazzo distrutto e senza difese contro le avversità della vita. Così gli si avvicinò lentamente e con tono gentile gli disse:

“Francesco, che fai qui, è così tardi”.. e poi mentendo spudoratamente,

“Ho visto una ragazza entrare in ascensore mentre salivo le scale, ti stavi divertendo con lei”. ? A quel punto il ragazzo scoppiò in un pianto dirotto e subito lei gli si sedette accanto:

“Che succede, ti ho visto crescere e non piangevi così nemmeno da bambino, ora che c’è che non va”? Singhiozzando, lui rispose:

“Ale, sono ancora vergine anche se frequento le ragazze già da alcuni anni, non riesco a fare l’amore per un motivo o per l’altro, c’è sempre qualcosa che manda a puttane ogni mio tentativo; anche stasera pensavo che fosse arrivato il momento. la ragazza giusta, e invece”.. Questa improvvisa confessione mandò in tilt ogni possibile discorso che Alessandra si era preparata; accidenti un bel giovanotto come Francesco con questo blocco mentale e fisico: aveva ragione a penare che la rigidità di sua madre gli stava rovinando la vita. Lo abbracciò teneramente e d’improvviso un pensiero la illuminò: per una volta, forse, un uomo non l’avrebbe più dimenticata.

“Francesco guardami, io sono qui, sono una donna, smettila di piangere”. Mentre gli parlava gli infilò le mani sotto al maglione sentendogli i muscoli del tronco. Il giovane si mosse con uno scatto improvviso e la baciò con violenza sulla bocca, era teso e irruento ma lei aveva la pazienza di capire le sue emozioni e lo lasciò fare. Gli artigliò i seni da sopra la camicetta e mentre vi affondava il viso nel mezzo cominciò a sbottonarla mettendo in luce il reggiseno di pizzo viola, contemporaneamente rispose al suo abbraccio girandola e schiacciandola sotto di se sul divano; sembrava avere dieci mani, pensò lei, mentre le si premeva addosso facendole sentire la durezza del suo pene attraverso i calzoni ancora abbottonati e le slacciava il push-up; poi cominciò a leccare le mammelle, piene e ancora sode: se le mise in bocca una alla volta e le succhiò delicatamente. Improvvisamente Alessandra che pensava di mantenere il controllo sentì un umidore in mezzo alle gambe.

“Oh mioddio”, gemette,

“Non è possibile”; invece la giovane esuberanza di lui la stava coinvolgendo e ancora non aveva ricevuto neanche una stimolazione diretta della vagina, come poteva lasciarsi andare così. Non c’era più tempo per le domande, la situazione stava per precipitare, con quell’erezione lui non avrebbe resistito per molto. Gli sbottonò i calzoni mentre ormai i suoi seni erano ricoperti di saliva; era una posizione scomoda ma con la sua esperienza riuscì a venirne a capo: tirò fuori il membro dagli slip e subito si accorse che il glande era al limite dell’esplosione, rosso e congestionato spiccava sulla cima di un bel pene di grosse dimensioni.

“Però mica male” si disse e lo strinse forte con una mano, mentre con l’altra saggiava la pesantezza dei testicoli che duri e gonfi completavano quella bella visione; fu un attimo perché sentì distintamente l’organo gonfiarsi e indurirsi ancora di più alla base, segnale che preannunciava l’eiaculazione ormai inevitabile e manovrò rapidamente per riuscire a prenderlo fra le labbra: non riuscì a cominciare neanche il pompino che Francesco si scaricò nella sua bocca con una serie di spruzzi violenti, gemendo e ansimando. Ora andava meglio; il primo orgasmo lo avrebbe sicuramente rilassato e preparato a ciò che in realtà era la meta di quella sera; la sua prima scopata. Ale si tirò su e lo osservò; sorrideva.

“Perché ridi”, gli chiese?

“Hai il mio seme che ti esce dai lati della bocca”, replicò lui dandole un bacio sulla fronte;

“Scusami se non ho saputo trattenermi, ma ero come impazzito, non credevo che tu. ”

“Zitto, va tutto bene, era necessario per calmarti un po’, ora possiamo riprendere con maggiore tranquillità, quella che ci vuole per fare bene certe cose”. Disse lei, ora spogliati tutto e poi spoglia anche me, lentamente, con dolcezza come piace a noi donne. Francesco obbedì, rimase completamente nudo davanti a lei; il suo pene non si era neanche afflosciato, aveva perso solo un po’ di durezza e i testicoli sembravano essere ancora belli carichi.

“Sei proprio un bel ragazzo e tra poco diventerai un uomo”,

“Ora toglimi il resto dei vestiti”. La gonna volò via e la camicetta già aperta la seguì; la donna rimase in mutandine e autoreggenti dello stesso colore del reggiseno: era bellissima e sembrava più giovane della sua età, d’altra parte lo sport serviva a qualcosa, riflettè lui che conosceva la passione di Alessandra per il tennis e la ginnastica.

“Toglimele, dai”, gli disse, e con movimento lento Francesco fece scivolare a terra l’indumento di pizzo scoprendo il folto e nero pelo pubico di lei. Sotto quello stava l’oggetto dei suoi desideri e di lì a poco l’avrebbe ottenuto. Perso in queste fantasie si lasciò prendere le mani dalla sua “maestra” e docilmente si inginocchiò ai suoi piedi cominciando a leccare la sua vulva;

“Allarga le labbra mettici dentro la punta della lingua”,

“Ora inserisci le dita”. Francesco non era esperto rispetto ai suoi amanti precedenti ma era certamente più voglioso di servirla sessualmente ed esaudire i suoi desideri: risucchiava con forza la sua vagina e beveva i suoi umori che ormai sgorgavano copiosi, muovendo le dita al suo interno. Senza sapere come toccò il clitoride e senza preavviso il corpo di Ale si impennò irrigidendosi; grandi ondate di piacere la attraversarono e scaricò i suoi liquidi sulla faccia di lui, poi le gambe le cedettero e sarebbe caduta senza il suo sostegno.

“Ohhh, sei stato incredibile”, gli disse con un filo di fiato dopo un paio di minuti necessari perché riprendesse le forze.

“Ora in fatto di orgasmi siamo pari”, rise lui e la baciò profondamente con la lingua; Ale che aveva in bocca il sapore del suo sperma senti adesso anche quello delle proprie secrezioni e intimamente ne fu felice. Lei aveva assaggiato lui e viceversa; ora non restava che concentrarsi sull’amplesso, il primo della vita di Francesco, quello che avrebbe ricordato per tutta la sua vita. Si ridistesero sul divano, lei sotto e lui sopra nella vecchia, cara posizione del missionario e la donna riafferrato il membro lo guidò lentamente all’interno del suo corpo, le sensazioni che il ragazzo provava erano intensissime; l’asta durissima era circondata dalla calda guaina femminile e un avvolta giunta fino in fondo lei lo invitò a cominciare a spingere: uno, due , tre colpi, il ritmo accelerò e Francesco ormai aveva capito quello che doveva fare e che lei si aspettava facesse; perfettamente controllato sembrava certo un amante inesperto, ma non certo un verginello con dei problemi.

“Meglio così” si disse lei, mentre sentiva il suo pompare nella sua vagina; il pene andava su e giù riempiendola completamente e strappandole mugolii di piacere.

“Si, così, aahh, si amore dammelo tutto, dai, oohh sei bravissimo, fammelo sentire fino in fondo, vieni dai, sborra”. Francesco godeva ansimando, ma sembrava resistere bene e mentre fotteva pensava che nel cambio tra Valeria e Alessandra per la sua prima lezione di sesso ci aveva sicuramente guadagnato; mentre era perso in questi pensieri, la donna pensò che fosse ora di portare al termine il rapporto e cominciò ad usare i suoi muscoli vaginali serrandogli il pene anche se non aveva raggiunto un nuovo orgasmo. La pressione sulla sua cappella affondata nelle profondità dell’organo femminile cominciò ad essere insostenibile e in un paio di minuti arrivò a venire con una scarica più copiosa della prima volta; tre, quattro spruzzi caldi le inondarono la vagina e posero fine alla scopata; il giovane mentre sborrava invocò il nome di lei e poi le crollò addosso esausto ma felice. Adesso il suo cazzo duro si stava rimpicciolendo e mentre lui si spostava per liberarla del suo peso le rivolse la domanda che sempre gli amanti inesperti rivolgono alle donne:

“Non sei venuta stavolta, vero? Ho sentito la differenza delle sensazioni che hai provato prima e non mi pare che adesso siano state le stesse, quindi. ”

“Non ci pensare”, rispose lei,

“è stato bello lo stesso e tu sei stato magnifico, non devi preoccuparti per me”.

“Si, ma vorrei lo stesso che tu godessi di nuovo, ti prego, possiamo rifarlo ancora e stavolta ti metterai tu su di me, guiderai tu il ritmo, ho letto da qualche parte che così la donna riesce sempre a venire”.

“Senti, senti. Pensi di sapere tutto eh? Ma guarda che gli orgasmi multipli sono roba per poche elette, non a tutte le donne riescono, mentre tu anche se sei un maschietto sano e voglioso hai già goduto due volte in pochi minuti; continuare ancora su questi ritmi potrebbe farti male”.

“Dai, ti prego, vieni qui su di me, andrà tutto bene”, la incalzò lui. Alessandra ci pensò un attimo, poi concluse che per una volta un uomo non voleva usarla per il proprio piacere ma addirittura si offriva come strumento di godimento a suo favore e decise di passare all’azione. Bisognava innanzitutto riportare il pene in erezione e a tal fine la donna circondò il membro con una mano mettendo pollice e indice ad anello intorno alla base, mentre con l’altra gli afferrò i testicoli ora più morbidi sotto la pelle raggrinzita dello scroto e ficcò violentemente il dito medio in mezzo ai due globi. Francesco cacciò un grido per il dolore ma il risultato fu che il suo sesso cominciò velocemente a inturgidirsi di nuovo; ora era quasi pronto, Ale si portò sopra di lui, aprì le labbra della vagina e si fece scivolare il suo organo caldo fino in fondo. Rimasero immobili per un attimo, poi la donna cominciò a dimenarsi sfrenatamente; movimenti circolari, ondulatori, dentro, fuori, ancora più a fondo, mentre il ragazzo le strizzava le tette che sembravano dominarlo dall’alto in basso. Francesco godeva anche lui in quella posizione ma nel contempo sentiva crescere in lui un dolore sordo; proveniva dai suoi coglioni, dove prima Ale aveva messo il dito, tuttavia felice per il piacere che stava dando alla sua partner non ritenne di dirle nulla, visto che di lì a poco l’amplesso si sarebbe concluso. Infatti non mancava molto all’orgasmo di Alessandra, già i suoi umori colavano densi sulle cosce di lui e i gemiti erano sempre più frequenti:

“Aaahhh, arrivo amore, godo, sii”, e cominciarono i suoi spasmi. A quel punto però anche il giovane si irrigidì e senza un cambiamento di ritmo venne, scaricando dentro la calda cavità femminile le poche gocce di sperma rimaste nelle sue palle; fu l’ultima sensazione che percepì, perchè sopraffatto dall’intenso dolore che aveva provato al momento di eiaculare, svenne, reclinando la testa sul bracciolo del divano. Anche Alessandra il cui corpo era tutto squassato per l’intensità dell’orgasmo provato, perse probabilmente coscienza per qualche attimo e scivolò distesa e boccheggiante sul corpo di lui; quando riprese fiato e tornò alla realtà gli sussurrò con un filo di voce:

“Grazie amore mio”. Poiché lo sentiva immobile sotto di se, si tirò su e lo osservò; il respiro era regolare ma non si destava: capì subito che era successo, ; tutte quelle emozioni e quelle energie condensate e consumate in così poco tempo lo avevano sfinito. Non trattenne un pensiero nel vederlo svenuto accanto a lei: gli uomini che si credono potenti e instancabili, alla fine nel sesso vengono sempre sconfitti dalle femmine che sono ritenute più deboli. Si alzò dal divano e rise pensando che dalla sua fica bagnata stava colando un misto di umori e sperma che avrebbe macchiato la moquette dell’ufficio. Ora doveva rianimare Francesco; prese dal frigobar il contenitore del ghiaccio e mise i cubetti in un sacchetto di plastica, poi tornò al divano dove il ragazzo era ancora privo di sensi e con infinita dolcezza gli accarezzò il volto, ponendo il ghiaccio sotto la sacca dei testicoli dolenti e ridotti insieme al pene a una grandezza veramente minimale: Il freddo contatto servì allo scopo, perché il ragazzo con un gemito, cominciò a tornare in se:

“Ohh, Dio, che è successo”, borbottò;

“Niente, sei solo andato KO”, rispose lei,

“Te l’avevo detto che anche se sei forte come un toro, non puoi sborrare tre volte in pochissimo tempo senza risentirne, ed è appunto quello che è successo: però mi hai regalato un orgasmo come non ne provavo da tantissimo tempo”, e così dicendo gli regalo un ultimo, appassionatissimo bacio sulla bocca. Quando le loro lingue si slacciarono, Francesco provò ad alzarsi e subito una fitta terribile gli attraversò le palle:

“Ahiaa, ho i coglioni a pezzi” disse, e Ale subito rispose:

“Domani ti passerà vedrai, ma ricordati che se vuoi fare l’amore più volte in una notte devi prenderti tutto il tempo che ti serve a ricaricarti tra una scopata e l’altra; tanto nel frattempo puoi far godere la tua donna in mille altri modi, con le mani e con la bocca. Ormai sai come si fa, no? ! . “, disse ridendo. Uscirono dall’ufficio entrambi soddisfatti anche se ognuno per motivi diversi. Alcune sere dopo Alessandra era rimasta in agenzia per terminare un dossier e per paura si era chiusa dentro come sempre; sentì aprirsi la porta d’ingresso e subito spense la luce sul suo tavolo e si avvicinò alla porta socchiusa del suo ufficio che dava sull’ampio salone d’entrata. Vide, illuminati dalla fioca luce di servizio, due corpi che erano ormai seminudi e si distendevano sul divano; riconobbe Francesco e la ragazza, ma si, certo, era sicuramente Valeria. Cominciò a sentire i gemiti di lui e a giudicare dai mugolii di lei e dai rumori che facevano, capì che stavano scopando;

“Dunque alla fine hanno fatto pace”, pensò,

“Meglio così”. Raccolse le carte e si tolse le scarpe coi tacchi per non far rumore, poi attraversò silenziosamente la stanza dove la giovane coppia stava facendo l’amore e sentì la voce della ragazza esclamare:

“Godo come una porca, Frà, oohh, sii, ancora, Aahhhh”. Alessandra richiuse dolcemente la porta d’entrata dietro di se e un sorriso le illuminò il bel viso: almeno Francesco tra i tanti uomini della sua vita le avrebbe riservato sempre un posto nel suo cuore, un posto d’onore e di certo non l’avrebbe mai più dimenticata. Ora poteva incamminarsi da solo sulla strada della sua vita sessuale e aveva le basi per fare un lungo e interessante viaggio. Mentre tornava a casa si sentiva felice come non gli accadeva da tempo. FINE

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