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Lo sfogo di Cinzia

L’uomo con cui lavoro è un idiota. Come ha potuto scrivere di me a degli sconosciuti, raccontando della mia vita?
Quando ho trovato l’e-mail che parlava di fatti avvenuti sino a pochi giorni prima non credevo ai miei occhi e non capivo come era potuto succedere.
C’era il mio nome, quello di altre persone che conosco ed erano descritti luoghi e incontri che nessuno avrebbe potuto sapere ad eccezione degli interessati. Elencava dei titoli ed in alcuni era scritto il mio nome. Era possibile che questo pazzo avesse scritto di me, di noi? ? Più leggevo l’e-mail e più mi rendevo conto che era andata proprio così. Quando è arrivato in ufficio, la sua è stata solo una conferma ai miei timori.
Ero esagitata, inferocita. Volevo leggere le cazzate che aveva scritto, pretendevo di sapere cosa era stato portato a conoscenza di chissà chi e quanto mi sarei dovuta vergognare di camminare per le strade per la paura che quel sito potesse essere aperto dai miei parenti, dai miei amici, e che qualcuno mi riconoscesse. Mentre gli occhi scorrevano da un rigo all’altro, da una storia all’altra, ho pianto di rabbia, di vergogna, mi sentito tradita dall’uomo che più di tutti stimavo, a cui volevo bene come a nessun altro, compreso mio marito. Confuso tra mille fantasie c’era tutto quello che era accaduto da due mesi a questa parte: come ero finita tra le braccia di un amico; gli episodi che mai più si ripeteranno nella mia vita ma che mi hanno cambiato per sempre nel rapporto con gli uomini; le giornate passate in ufficio, raccontando di me giovane; il rapporto col mio capo che mi stava rendendo felice. C’era proprio tutto. Ma qual’era la sua intenzione, continuare a raccontare di noi per sempre? Sono tornata a casa sbattuta, sconfortata, non sono riuscita a concentrarmi su nulla, poi ho deciso: quello scemo aveva scritto di me a chissà chi, raccontando tutto di me, lo avrei fatto anch’io, spiegando le cose dal mio punto di vista Forse, tra chi legge c’è qualcuno che, come me, c’è già passata o disposto a consigliarmi. In ogni caso, varrà come sfogo.

Sono felicemente sposata e, sino a poco tempo fa, ero una donna molto sicura di sé, serena e soddisfatta di essere fedele al proprio marito. Di spasimanti ne ho sempre avuti (ad iniziare dal mio capo), ma – un po’ civettando e un po’ tenendomi sulle mie – li ho sempre mantenuti a debita distanza. Poi, sono rimasta incantata dalla sfrontatezza con cui mi ha aggredito un uomo che conosco da anni, marito di una mia amica. Mi sono ritrovata tra le sue braccia senza rendermene conto, mi ha ubriacato con le sue parole ed io non ho avuto il tempo di riflettere, di reagire.
Pranzo sempre fuori, per motivi di lavoro, ed il fatto che mi avesse invitato a prendere un boccone insieme non mi aveva stupito più di tanto. Sarà stato l’avermi portata in un luogo deserto, l’essere convinta che mi avrebbe parlato della lite con sua moglie, che gli ha reso tutto facile ma, una volta che le sue carezze stavano facendo il loro effetto non pensavo più a chi ero, che ero sposata, che stavo tradendo non solo mio marito, ma anche un’amica; ero solo rilassata, distesa in quella macchina senza pensare a nulla, ad accogliere le sue carezze. Era il primo uomo a toccarmi, oltre mio marito, da quando mi sono sposata, ed è vero quello che è stato scritto: quando lui si è denudato io ero restia. Ero seduta cercando di stare il più lontano possibile da quell’affare, con lui che tentava di convincermi. Poi è squillato il mio telefonino e sul display è comparso il nome di mio marito.
Ha pensato veramente lui a parlargli – ma non gli ha detto quelle cretinate – e, mentre lo faceva, ha preso la mia mano e l’ha poggiata lì, tenendola stretta tra la sua e aiutandomi nei movimenti. Sono tornata che ero frastornata da mille pensieri, ma mi giustificavo e mi giustifico ancora.
E sarebbe andata bene, forse, se questo cretino non mi avesse controllato il pc; sarebbe stata un’avventura e basta!

Con Mario ci siamo risentiti diverse volte prima di rivederci. Un giorno sono scesa dall’ufficio per incontrarlo dieci minuti, giusto il tempo per una cosetta. Era la prima volta che andavo ad un appuntamento, conscia di fare qualcosa di vietato. Stavo per tradire mio marito e, questa volta, ne ero consapevole, ma mi ero sentita sfidata dalle sue richieste, provocata; una porcellina con la voglia di sorprendermi: andavo da Mario per succhiarlo.
Fare qualcosa di vietato con il pericolo che passasse qualcuno vedendoti mi aveva messo il fuoco dentro. Erano stati dieci minuti, ma goduti dal primo all’ultimo, poi stavo tornando in ufficio felice di me stessa quando ero stata fermata dal mio capo. Non potevo immaginare che a vederci fosse stato proprio lui. Per me è stata una bastonata, l’inizio di qualcosa di folle. Lo conosco da secoli e siamo amici come pochi, ci adoriamo, in altri momenti ci detestiamo, ma eravamo riusciti a non toccarci e, almeno io, a tenergli nascosta una parte del mio passato. Dopo ha iniziato a torturarmi perché voleva sapere: com’era successo? Quando era iniziato? Lo volevo rivedere? Sembrava più geloso di un marito. Ho creduto che l’unica cosa da fare fosse quella di raccontargli come avevamo iniziato. Speravo di quietarlo, ma non sapevo che controllava ogni mia mossa e, quando Mario è venuto una sera in ufficio lui era lì nascosto da qualche parte.
Desideravo quell’incontro con Mario. Ormai ero cotta a puntino perché stessimo insieme. Lo volevo dentro di me, abbrancarlo, stringerlo, stupirlo con le mie iniziative, ma mi sbagliavo su di lui. Alla resa dei conti devo supporre che per lui fossi una delle tante, forse più difficile da conquistare o più intrigante dato che sono amica di sua moglie e che, spesso, usciamo insieme la sera con i nostri rispettivi coniugi, ma quell’incontro non lo dimenticherò mai perché mi ha cambiato dentro e, devo ammetterlo, mi ha sconvolto lasciandomi seccata con me stessa ma con tanta voglia di riprovare quelle sensazioni.
è vero che quella sera sono stata con due uomini; non avrei creduto possibile che mi capitasse una cosa del genere, ma quei due ci sono riusciti.
Quello che è stato scritto non risponde al vero, almeno non per come sono andate le cose. Non sono stata bendata, ma sono rimasta per un po’ sola con
Mario. Si è fatto succhiare, poi, finalmente, abbiamo iniziato a scopare. Mi sentivo appagata, lo volevo e lo stavo avendo fino a quando non abbiamo raggiunto il culmine. Poi Mario si è allontanato lasciandomi sola, nuda, distesa sul tappeto nel buio più assoluto. Ho creduto che fosse andato a sciacquarsi e, quando ho sentito la sua lingua scorrere sulle mie gambe, l’ho accettata ben volentieri. Poco dopo, c’erano quattro mani che mi accarezzavano mentre la voce di Mario mi spiegava che Giovanni era con noi e, di fronte al mio irrigidimento, mi calmava e mi faceva apprezzare i loro baci e la delicatezza con cui mi toccavano.
Ancora oggi, moralmente mi condanno, ma sarei una bugiarda se non ammettessi che sentirmi riempita dai loro membri, giocare prima con l’uno e poi con l’altro, averli alla mia mercé, mi ha fatto sentire donna come mai prima di allora. Non è vero che quella sera sono andata via piangendo, ero turbata, stregata, ma sentivo solo stanchezza e appagamento, avevo bisogno solo di una buona dormita. Forse, anzi sicuramente, ero stata la loro vittima ma tornavo a casa con la sensazione che, alla fine, ero stata io a guidare il gioco.
Poi, la sorpresa fattami da quel guardone del mio capo mi ha lasciato di stucco. Appena giunta in ufficio, l’indomani, mi ha riempito di allusioni e mezze verità sino a quando mi ha raccontato ogni momento della serata precedente, ammettendo di essere rimasto nascosto in balcone per tutto il tempo.
Ero furiosa, mi sentivo nuda davanti a lui, padrone di un mio segreto profondo, ed impaurita che potesse intuire come stavano veramente le cose. A quel punto, ho preferito passare per una che si era fatta ingannare da Mario con tanto di telefonata da offesa e di appuntamento per chiarire ogni cosa. Ed è vero che, giorni dopo, gli ho detto di seguirmi, non immaginavo che sarebbe finita col farlo assistere a scene intime tra me e Mario e che si sarebbe unito ancora una volta Giovanni.

Devo riconoscere che Mario ha delle capacità insolite per uomo. Riesce a farti sentire a proprio agio anche nelle situazioni più assurde, e quella lo era senza dubbio. Eravamo per la strada, sapevo che c’era un amico ad osservarci e, nonostante tutto, gli ho permesso di spogliarmi, di fare di me una battona da strada, ma ero felice, ubriaca. Mi pento solo che alla fine, dopo che loro due mi hanno lasciata sola, mi son fatta prendere la mano col mio capo. Ero in estasi e l’ho coinvolto decidendo di regalargli le carezze della mia mano. La verità è che ero in pieno sballo e troppo curiosa di vederglielo; in quel momento non mi rendevo conto che non poteva finire lì con lui.

Quello che non potevo immaginare sono state le mie reazioni. Dopo quel pomeriggio ho avuto un rigetto per tutto. Quello che era legato al sesso. La prima sera non riuscivo a guardare negli occhi mio marito e ho camuffato tutto dicendo di non sentirmi bene, ma ho avuto paura di tradirmi. Poi mi facevo schifo al solo pensare le cose che avevo fatto con quei due, i luoghi in cui mi ero appartata, così ho deciso di parlare chiaramente con Mario per informarlo che non ci saremmo rivisti più. Non è stato un problema. Si era tolto un cruccio dalla testa, scopandomi insieme al suo amico, e l’idea di non proseguire non lo turbava affatto. Ero tornata la donna di sempre. La solita routine fatta di casa e lavoro, le uscite con mio marito e gli amici e le notti tra le braccia del mio unico amore. Anche in ufficio non c’erano state grosse difficoltà a tornare alla normalità.

Normalità! Passavano i giorni e mi sentivo vuota dentro, cercavo di non volere rispondere ad una domanda che mi tormentava: andava tutto bene, il pericolo della crisi era passato ma, allora, cosa mi mancava? Le risposte che mi davo mi portavano tutte a giudicarmi una poco di buono, una matta, un’assetata. Non poteva essere che sentivo l’esigenza di ripetere quell’esperienza. Così, quasi senza rendermene conto, mi sono ritrovata con l’avere fissato un appuntamento con un professionista con cui ho rapporti di lavoro, e la cosa che più mi fa impazzire è che ero nuovamente gasatissima. Solo per quella volta è poi basta, mi dicevo mentre andavo verso casa sua, un pomeriggio di fuoco e poi sarei tornata dal mio amore. Due ore dopo sono uscita da quell’appartamento che ero fiera di me. Lo avevo stregato, ammaliato, gli avevo consentito di fare del mio corpo tutto quello che volevo e nulla più e, quando ne avevo sentito la necessità, gli avevo chiesto di chiamare un altro e lui, anche se sbalordito e scettico, lo aveva fatto. La sera avevo appuntamento con la solita comitiva ed ero stata la più allegra, stringevo mio marito sapendo che lo amavo come nessun altro ma che, al bisogno, potevo permettermi di lasciarmi andare con qualcuno di diverso, senza incrinare il nostro rapporto. Quella stessa notte sono rimasta tra le sue braccia, sentendomelo dentro, come se avessi ancora i membri di quei due che si strofinavano su di me, dai capelli alle unghie dei piedi, dalla bocca a qualunque luogo dove potessero soffermarsi.

L’idea che avevo era quella di centellinare questi incontri clandestini, ma non avevo fatto i conti con l’ufficio. Non sapevo che il mio capo, con cui divido la stanza, era a conoscenza di ogni mia mossa e, probabilmente, avrebbe saputo anche di quelle future. Il fatto che ogni conversazione fosse concentrata sull’argomento sesso, poi, non era una novità e, senza rendermene conto, lui mi aveva portato a preferirlo per il nuovo tradimento. Sentivo dentro di me l’esigenza di fare qualcosa e, in pieno lavoro, lo avevo stupito scivolando sotto la sua scrivania. Sarebbe stato come le altre volte, un po’ di sesso e poi stop. Ed invece, è iniziata una relazione extraconiugale come ce ne sono mille, fatta di attenzioni, baci, liti, carezze, intimità, scopate, e gelosie.
è vero che sono stata la fidanzatina di un certo Luca quando avevo diciotto anni ed è pure vero che ho regalato qualche sega ad alcuni dei miei compagni, anche in luoghi strani, perché c’era un patto tra di noi. Sta di fatto, che lui si è fatto raccontare tutto, dal primo contatto con l’altro sesso all’ultima scopata con mio marito ed io non ho mai provato alcunché di strano nelle sue richieste e nel rispondergli.

Poi ho letto quell’e-mail e mi è caduto il mondo addosso. Vorrei non vederlo più, ma so che mi mancherebbe.
Che devo fare? FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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