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Regalo di Natale

Ogni anno la festa di Natale è preceduta da settimane di passione, durante le quali ci affanniamo a comprare ogni articolo possibile e immaginabile, con l’assillo di dover realizzare diverse dozzine di regali a parenti ed amici. Ogni anno giuriamo che è l’ultima volta, e che depenneremo senza pietà l’elenco degli aventi diritto al dono di rito… E l’anno dopo, puntuali, ci ricaschiamo.
Anche io, lo confesso, sono un forzato del regalo. Stavolta mi è andata abbastanza bene, infatti a una settimana dal fatidico giorno ho risolto quasi tutte le situazioni pendenti… Ma c’è quel “quasi”; Rosalba, vecchia collega d’università, a cui una consuetudine di diversi anni mi obbliga a “fare un pensierino”. Facile a dirsi! Sono in profonda crisi di ispirazione, ho esaurito le idee con i dodici “pensierini” precedenti, e la prospettiva di cercare una soluzione nelle vetrine dei negozi, vagando senza meta in strade ingolfate da migliaia di persone, mi causa un indescrivibile senso di angoscia.
Preso dalla disperazione le telefono, cercando di scoprire se ha qualche desiderio particolare, ma lei, gentile come al solito, mi dice che non è il caso di farsene un problema, che tanto basta il pensiero, e che “se proprio insisto” mi richiamerà e mi farà sapere… Con la coscienza pacificata, attacco il telefono e aspetto fiducioso. Ma dopo quattro giorni, niente. Penso che se ne sarà dimenticata, che magari è già partita per tornare dai suoi, e che quest’anno me la sono scampata. Ma ecco, la sera del 23, la fatidica telefonata!
“Ciao, sono Rosalba, come stai? Potresti passare da me più tardi, vorrei farti gli auguri e ho un pensierino per te… ”
Ci siamo! Siamo arrivati al momento della verità, e non ho nemmeno uno spillo da darle! In stato semiconfusionale, lungo il tragitto prendo una bottiglia di spumante, sperando di rimediare in parte alla ricca figura di merda che mi attende.
Arrivo finalmente a casa di Rosalba; originaria di un piccolo paese dalla Puglia, qui in città vive in un appartamento con altre ragazze, che saranno sicuramente tornate a casa per le feste: anzi sono meravigliato che lei si sia trattenuta fino ad oggi. Dal citofono mi apre il portone e mi dice di salire, e dopo quattro piani rigorosamente a piedi, giungo davanti alla sua porta socchiusa. Esito sulla soglia, non vedo nessuno, ma la sua voce dice:
“Vieni, entra, sono qui in soggiorno”
L’aria all’interno è calda, un po’ troppo per i miei gusti; tolgo il cappotto, passo per il breve corridoio… e la vedo!
è seduta per terra, sotto un enorme albero di Natale, indossa una giacca e un cappello da Babbo Natale… e nient’altro! La giacca è abbastanza lunga, le arriva a metà coscia, ma le gambe sono nude, e ai piedi porta delle scarpe basse. Dove è finita la ragazza timida e silenziosa che conosco?
“Ciao, finalmente sei arrivato. Ti piace questo costume? L’ho visto in un negozio e sai, ho sempre sognato di vestirmi così; ma gli stivali purtroppo non c’erano. ”
Un po’ confuso, ribatto:
“Ecco, io… non sapevo proprio cosa portare e così, ho preso questa bottiglia… ”
“Oh, che stupido! Non dovevi preoccuparti, davvero. Non dovevi sentirti in obbligo… Comunque, con questa brinderemo… dopo”
Si alza per prendere la bottiglia e, nel farlo, apre le gambe… è solo un attimo, ma ho la netta impressione che non porti biancheria… Sono sempre più confuso.
Lei si siede su una poltrona, e come se niente fosse comincia a chiedermi cosa sto facendo ora, e dove passerò il Natale… E mentre parla, accavalla le gambe, apre lo scollo della giacca… Per la prima volta, mi sorprendo a guardarla non come un’amica, ma come una donna, anzi una femmina.
Piccola e minuta, si potrebbe facilmente scambiarla per una quindicenne, nonostante i suoi 27 anni: ma ora mi accorgo che le gambe sono snelle e affusolate, la bocca è piena e sensuale, e gli occhi non si spostano da me… Cosa mi succede? Sto perdendo il controllo; Rosalba è solo una vecchia amica che vuole fare due chiacchiere con me, e io non devo fare cazzate, devo essere corretto, un vero e proprio gentiluomo. Ma lei sembra che faccia di tutto per provocarmi, e ad un tratto mi dice:
“Sai, poi non ti ho più detto cosa voglio per Natale. In effetti non ti ho nemmeno dato il tuo regalo, ma queste due cose sono in realtà una cosa unica. ”
Così dicendo si alza, e con un unico gesto si apre la giacca e la lascia cadere.
“Vedi, per Natale voglio una cosa che tu hai, e ti darò quello che ho io. Per Natale voglio essere tua. ”
Interdetto, rimiro quella bellissima statuina di carne, piccola ma dalle proporzioni perfette, e mi chiedo se sto sognando. Noto la sua fica depilata, e trovo che la faccia assomigliare ancora di più ad una bambina… I seni sono piccoli, ma puntano orgogliosi verso l’alto, con i grandi capezzoli già induriti per l’eccitazione…
“cosa c’è, non dici niente? Non ti facevo così timido, ma forse hai bisogno di qualcosa da bere per rompere il ghiaccio… ”
Prende la mia bottiglia di spumante, rapidamente la stappa, e sale con i piedi sulla poltrona dove sono seduto; vedo la sua splendida fichetta a un centimetro dal naso, e sento l’odore della sua eccitazione… La sento sussurrare:
“Sai bere lo spumante senza bicchiere? Guarda, si fa così… ”
Beve dalla bottiglia, ma non ingoia tutto il vino: lentamente lo fa colare dalle labbra, in modo che, scorrendo sul collo, fra i seni e sul ventre, finisca per gocciolare dalla fica… Il liquido mi bagna i vestiti, ma ormai non ci faccio più caso: travolto dall’eccitazione, sposto il mio viso sotto la sua vulva, così da ricevere il nettare paglierino in bocca.
Vedo la sua porta del piacere, vermiglia, lucida di umori e già socchiusa, e non resisto all’impulso di baciarla, assaporando insieme il vino e i suoi succhi. La mia lingua solletica il suo clitoride, mentre le mie mani hanno catturato il suo culetto, piccolo ma dalle chiappe sode e polpose. Sento che le sue gambe tremano, sia per la scomoda posizione che per il piacere che le procuro, ma lei non smette di far bere tutti e due finché non è finita la bottiglia. Allora dice che è giunto il momento per lei di vedere il mio regalo e, senza scendere dalla poltrona, si volta; inginocchiandosi, mi sbottona i pantaloni. Io smetto di baciarla solo il tempo necessario per togliere maglia e camicia (ai pantaloni ci sta già pensando lei).
Comincio a baciarle le spalle e la schiena, ma lei dice di voler provare cosa si prova a baciare e farsi baciare nello stesso tempo, e senza complimenti poggia le ginocchia sulle mie spalle, sbattendomi praticamente la fica in faccia, mentre la sua boccuccia avvolge il mio arnese, già completamente eretto.
E così, mentre la scopo con la lingua mi gusto il suo pompino; già altre volte mi hanno baciato il cazzo, ma Rosalba è qualcosa di completamente nuovo per me. Mi fa godere senza farmi venire, solleticandomi con la lingua le parti meno sensibili del glande, e dando ogni tanto qualche colpetto sul taglio urinario. Più che succhiarlo, il pisello lei lo lecca come un gelato, mentre le sue manine contribuiscono accarezzando l’asta e lo scroto. Le dita si soffermano sul frenulo, ma mai abbastanza da farmi venire, mentre le palle sono massaggiate con dolcezza dall’altra mano.
Di fronte a tanto talento cerco di non sfigurare, facendo sfoggio di tutta la mia tecnica in materia di cunnilingus. Percorro le piccole labbra con la bocca, faccio un pompino al suo clitoride infoiato, la scopo penetrando con la lingua nella sua fessura (che ormai è diventata una caverna). Il risultato non tarda a venire: la sento mugolare in preda al suo primo orgasmo, poiché la bocca piena del mio membro le impedisce di urlare. La sua “seconda bocca” intanto si allarga ancor di più, se possibile; sembra quasi che mi stia pisciando in faccia, bagnandomi il viso e il collo dei suoi umori.
Decido di tentare una posizione che mi ha sempre incuriosito, e (con un po’ di fatica) mi alzo in piedi, tenendola ben stretta per la vita. Ora stiamo praticando un 69 verticale, e la sua vulva spalancata sembra un calice colmo del vino inebriante della lussuria. Lei si adatta prontamente alla nuova situazione, cingendomi il sedere con le braccia, e, piccola e leggera com’è, non è difficile per me sorreggerla. Le dico:
“Prendilo in bocca e non muoverti. ”
Lei esegue docilmente, e io comincio a scoparla in bocca, movendo il bacino come se stessi chiavando una fica. Ma quando si accorge che sono prossimo a venire, si stacca e si fa mettere giù. Ci riprendiamo qualche attimo, poi dice:
“Meno male che ci siamo fermati in tempo. Mi piace quando mi scopi in bocca, ma vorrei farmi scopare anche nella pancia. ”
Mi fa di nuovo sedere sulla poltrona, e, poggiando le ginocchia sui braccioli, viene sopra di me. Il mio arnese punta deciso verso l’alto, e lei porta il suo clitoride proprio sopra la punta; appena le due parti si toccano, avverto un piacere incredibile, un’ondata di calore che si propaga dal vertice del glande verso ogni fibra del mio essere. Noto che anche lei freme, mentre un gemito le esce dalle labbra e i seni tremano; sta avendo un orgasmo sulla punta del mio cazzo, e i suoi succhi colano copiosi lungo l’asta. Anche io rischio di venire così, con la cappella che si affaccia all’ingresso della sua fessura.
Restiamo immobili per qualche minuto, guardandoci negli occhi, mentre io temo che anche un respiro possa scatenare l’orgasmo che tento di trattenere.
Poi, lei comincia ad abbassare lentamente il bacino, in modo che il mio membro venga quasi risucchiato nel suo sesso. La sua vagina, benché abbondantemente lubrificata, è strettissima, e si dilata allo spasimo per accogliermi. Nonostante le dimensioni del mio organo siano nella norma, lei, così piccola, deve sentirlo come un palo enorme che la riempie completamente. Malgrado tutto, con gli occhi socchiusi, la bocca spalancata che emette un breve rantolo, riesce a farselo entrare nel ventre un centimetro dopo l’altro, finché la punta non tocca il collo dell’utero.
Completata la penetrazione, comincia a muovere i fianchi avanti e indietro, come se stesse cavalcando. Mi gusto la vista del suo splendido corpicino sopra di me, mentre sento il mio pisello stretto come da un guanto bollente e scivoloso, che si adatta a perfezione alla sua forma. Il ritmo dei suoi movimenti aumenta, mentre dalle sue labbra escono frasi sconnesse, che mai avrei immaginato di sentire da lei:
“SI, SI, SI… è bellissimo, SI, SI… aprimi tutta… mi piace, come sei grande… sei duro, mi apri tutta… è come una lingua che mi lecca dentro… ”
Mi eccita sentirle dire queste frasi porche, e le sue parole mi spingono rapidamente verso il punto di non ritorno. La attiro a me, la immobilizzo serrandole la vita con un braccio, mentre con l’altro spingo il suo busto contro di me. Comincio a penetrarla con foga, entrando ed uscendo freneticamente dalla sua fica ormai completamente dilatata, urlandole nelle orecchie il mio godimento:
“Prendi, prendi, prendi! Ti piace così, ti piace? … Troia! Sei una troia! La tua fica è peggio di una caverna! Ti voglio distruggere la fica, mi senti? Ti apro in due, ti squarto come la vacca che sei, puttana! ”
“SI, prendimi aprimi squartami fottimi fammi male! Sono una troia, sono la tua puttana e voglio tutto il tuo palo nella pancia! ”
I miei insulti completano l’opera, e con un ultimo rantolo Rosalba viene con un orgasmo violento e lunghissimo, che a me sembra eterno. Con i selvaggi movimenti dei fianchi e le violente contrazioni della vagina pare quasi che mi voglia sradicare il membro per tenerselo nel ventre, e questo spettacolo mi dà il colpo di grazia. Con un affondo finale che la solleva dalla poltrona, raggiungo a mia volta l’acme del piacere; per un tempo che mi appare quasi infinito le scarico con potenti schizzate una quantità enorme di sperma direttamente nell’utero, tentando ogni volta di arrivare più in fondo, mentre lei, ormai incapace di articolare parole, grida come se la stessi davvero squartando.
Dopo un’ultima, violenta scarica, ci abbandoniamo esausti e quasi privi di sensi, incapaci di muovere un muscolo. Non so quanto tempo resto in uno stato quasi catatonico, ma quando riprendo conoscenza la vedo ancora su di me, che dorme con la testa dolcemente poggiata sul mio petto, il mio membro ancora rigido nel suo ventre, completamente riempita di vino, di cazzo e di sperma. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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