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Uno sconosciuto nel mio letto

Al ritorno dal mio ultimo viaggio di lavoro, mi successe una cosa stranissima.
Arrivato all’aeroporto, ritirai i miei bagagli, presi un taxi e mi diressi di gran fretta verso il mio appartamento; che per tre mesi era rimasto disabitato – ne avevo dato però le chiavi a mia madre affinché mi annaffiasse le piante e mi ritirasse la posta.
Ero talmente stanco che non avevo voglia di passare a casa dei miei per salutarli e riportare a casa i miei due gattoni: Mizar e Alcor.
Finalmente eccomi: infilai la chiave nella toppa, la girai ed entrai.
Buttai le valigie nell’ingresso con noncuranza; la prima cosa che feci fu far pipì, e quando vidi Mizar tranquillamente appisolato nel bidè rimasi molto sorpreso.
Lo presi in braccio, lo strapazzai un po’ e mi diressi ad aprire tutte le finestre, affinché si cambiasse l’aria; anche se a differenza delle altre volte non sentivo assolutamente odore di chiuso.
Andai nella mia camera, e senza accendere le luci mi diressi verso la finestra per alzare la tapparella; avvertivo però una sensazione stranissima che la casa fosse vissuta: c’erano delle cose fuori posto; mentre stavo alzando la tapparella mi venne incontro anche Alcor, facendomi le fusa.
“Aspetta che faccio un po’ di luce e dopo ci mettiamo sul lettone con tuo fratello e giochiamo tutti e tre. ”
Gli dissi con aria amorevole.
Fatta luce mi girai verso il mio letto e mi accorsi con grande sgomento che non era vuoto.
Tra le mie lenzuola candide giaceva un ragazzo completamente immerso nel mondo dei sogni.
Era un’immagine bellissima: dormiva girato di spalle, con un braccio sotto il cuscino, gli si potevano vedere la sensualissima schiena, le braccia tornite e i piedi.
Aveva i capelli corti, castani e un collo invitante.
Lì per lì ero perplesso e anche un po’ arrabbiato, non riuscivo a capire la dinamica dei fatti.
D’altro canto però, mi sembrava una di quelle scene che avevo sempre sognato; e poi lui era così bello…

O meglio quello che riuscivo ad intravedere di lui era bello.
A ridestarmi da mille pensieri ci pensò il telefono, mi affrettai e andai a rispondere: era mia madre che chiamava per svelarmi l’arcano.
“Scusa tesoro, avrei voluto avvertirti prima, ma quel cellulare proprio non ti funziona, ad ogni modo più tardi dovresti incontrare Federico, è il figlio di una mia cara amica, deve stare qui solo fino a domani, o al massimo fino a dopodomani, e ho pensato che poiché aveva bisogno di tranquillità per preparare il concorso, casa tua mi è sembrata la soluzione migliore, sei arrabbiato? ”
“Insomma avrei solo voluto saperlo prima, perché lui è già qui, sta dormendo nel mio letto, tra le mie lenzuola … ”
“Dai non fare così, è un ragazzo sensibile e dolcissimo; ed è questione solo di un giorno oramai. Mi perdoni? ”
“Certo, come sempre, hai fatto benissimo. Ciao, a domani. ”

In realtà pensavo a tutt’altro, ma a questo punto.
Tornai in camera con l’intento di abbassare la tapparella, permettendo così allo sconosciuto di continuare a dormire.
Ma era troppo tardi, era già sveglio: così quando entrai lo vidi nella stanza accovacciato nel centro del letto, col lenzuolo che lo copriva dalla vita in giù e che mostrava il suo torace ampio e liscio.
E finalmente potevo vedere anche il suo viso – anche se al momento mi interessava veramente poco – occhi castani, nasino all’insù, zigomi un po’ sporgenti e una bocca che sembrava disegnata per quanto era bella.
“Tu devi essere Simone, io sono Federico, ma tutti mi chiamano Fede. ”

“Ciao Fede”

“Non ti capiterà spesso di trovare gente nel tuo letto, quando torni a casa… ”
Mi disse con aria bricconcella e divertita.
“Più spesso di quanto si possa credere… ” replicai piuttosto acidamente.
“Scusa, era una battuta cretina, spero non ti dispiaccia per la mia permanenza qui, non volevo accettare, ma tua madre è stata così gentile nella sua insistenza che non ho potuto dirle di no. ”

“No, è solo che mi ci devo abituare”

“Non credo ne avrai il tempo, venerdì torno a Bologna. Sicuramente sarai stanchissimo, ti rifaccio il letto e ti lascio riposare. ”
Così dicendo si alzò, si annodò il lenzuolo in vita e prese le lenzuola pulite, per un momento pensai di essere io l’ospite.
Guardandolo mi uscì spontaneamente una domanda:
“Ma dormi sempre nudo? ”

“Si, è un vizio che non riesco a togliermi, ma se ti dà fastidio proverò a dormire con i boxer. ”
“No, non ti preoccupare, nessun fastidio visto che dormiremo in camere separate. ”

“Sì se stasera riportano il divano; forse non te ne sei accorto, ma tua madre lo ha portato a foderare, e sono in ritardo con la consegna. ”

“In ritardo? Ma se glielo avevo chiesto a marzo di farlo, adesso siamo giugno. ”

“Non ho idea di cosa sia successo, sta di fatto che il divano non c’è ancora… ”

“Grande, lascio la casa un po’ di tempo a mia madre e questo è il risultato? A questo punto credo sia meglio che tu dorma col pigiama. ”
Dissi con enfasi io.
“Come credi, ora andrei a fare la doccia, o la vuoi fare prima tu? ”

“No, mi butterei sul divano, se solo ne avessi uno… No, dai mi rilasso dieci minuti sul letto e poi la faccio.
“OK, allora vado. ”
Mentre ero seduto sul letto pensavo a quanto fosse pazzesca tutta la situazione, sentivo lo scroscio dell’acqua della doccia e pensavo che in quel preciso istante nella mia doccia c’era un semi-sconosciuto che probabilmente si insaponava il corpo con la mia spugna, e che corpo! Improvvisamente mi lasciai cadere sul letto e sprofondai con la testa nel cuscino.
Immediatamente venni rapito da un profumo, il suo profumo.
Qualcosa di indescrivibile, che mi aveva messo strane idee in testa: volevo andare in bagno con qualche stupido pretesto e spiarlo in tutto il suo splendore.
Quasi immediatamente rinsavii, non ero solito fare queste cose.
Per di più un altro dubbio mi assaliva: sapevo che era gay?
La casa ne era una perfetta dimostrazione, ma in giro ci sono persone veramente ingenue.
Ma mi ero risposto di no, perché altrimenti sarebbe stato più imbarazzato prima, quando era mezzo nudo alla mia vista.
Ad ogni modo, dopo feci la doccia anch’io, il caldo e i vapori non mi aiutavano di certo a restare con i piedi per terra: ero quasi ossessionato da lui, mi immaginavo che da un momento all’altro mi avrebbe raggiunto e insieme saremmo entrati nell’Eden dei piaceri terreni.
Un inaspettato getto di acqua fredda mi svegliò da quelle “allucinazioni”.
Quando andai in cucina lo vidi trafficare con tegami, farina e mattarello.
Alzò la testa verso di me e mi disse:

“Sto preparando qualcosa da mangiare, almeno mi rendo un po’ utile”

“Ma non devi ”

“Mi piace farlo”

“Sì ma per favore non mettere né prosciutto, né würstel, sono vegetariano! ”

“Non mangi neanche il pesce? ”
Mi chiese con aria ambigua.
Stavo già per rispondergli male, quando il mio sguardo cadde sul suo abbigliamento, praticamente solo coi boxer ed un grembiulino tutto trine e merletti, e fu proprio in quel preciso istante che scoppiai a ridergli in faccia.
“Cosa c’è, non ti piace il mio look da casalingo? ”

“No sei bellissimo, ” continuando a ridere a crepapelle.

“Smettila o mi offendo, io così mi piaccio” ribatté lui con aria impettita
” Si potresti fare la pubblicità ad un detersivo per piatti” e anche lui scoppiò a ridere.
E mentre lui continuava ad impastare la farina, io continuavo a contemplarlo imbambolato fin quando mi chiamò.
“Eri soprappensiero? ”

“Si, cosa c’è? ”
“Guarda ho le mani sporche e mi deve essere caduto un capello sulla spalla, non vorrei che finisse sulla pizza, potresti toglierlo? ”
E fu così che mi avvicinai a lui in cerca del capello: mamma mia quanto era bello.
La pelle liscia come una pesca, con quel colorito dorato che ne esaltava la compattezza.
Guardavo la sua spalla, ma riuscivo solo a pensare che morivo dalla voglia di mordicchiarla.
“Riesci a vederlo? ” tuonò lui.
“Cosa? ” risposi io goffamente.
“Il capello! ”

“Si, si, eccolo” e quello fu il primo contatto fisico.
Appoggiai le mie dita sulla sua spalla nel tentativo di afferrare il capello, non ci riuscii subito, forse anche un po’ di proposito, ma stare a quella distanza ravvicinata mi turbava, e allo stesso tempo mi procurava piacere.
“Ecco fatto, pericolo scongiurato. ”
Dopodiché feci una cosa pazza: affondai la mia mano nel tavolo ricoperto di farina e gliela “stampai” sulla schiena.
Per tutta risposta lui cercò di fare lo stesso sul mio ventre, ma prese male le misure e fini poco più giù. Immediatamente arrossì, e si scusò; ma gli dissi che non era successo nulla, e che comunque non era il primo uomo che attentava ai miei gioielli di famiglia.
La cosa fini lì, nell’imbarazzo più totale, e tutti e due tornammo alle nostre occupazioni.

Apparecchiai la tavola con la mia tovaglia preferita, aggiunsi le posate, i bicchieri, i piatti, etc… dopodiché con la sua voce squillante e allegra disse:
La pizza è pronta! ” la porto in tavola, la servì e si tolse il grembiulino, restando così soltanto con i boxer di maglina che mostravano verosimilmente le sue forme, lasciando ben poco spazio all’immaginazione.
Iniziammo a mangiare e a parlare delle nostre esperienze di vita, come due vecchi amici che si incontrano dopo tanto tempo; fino a quando un’altra tempesta ormonale si scatenò nel mio corpo a seguito di un suo gesto maliardo.
Un po’ del sugo della sua pizza gli era caduto addosso, appena sotto il capezzolo; avvicino la sua mano al ventre e con l’indice lo raccolse e subito dopo se lo portò alla bocca e lo succhiò in maniera disincantata.

A quella visione sublime mi accorsi che il mio membro era cresciuto a dismisura sotto i pantaloni, e questo mi dava imbarazzo; avevo paura che se ne accorgesse.
Erano già le dieci di sera, e del mio divano non era ancora arrivato, questo significava che per quella notte avremmo dovuto dormire nello stesso letto.
E mentre io ero in camera a cercare il mio pigiama arrivò lui e mi chiese se avevo bisogno del bagno, perché doveva lavarsi i denti.
Gli dissi che poteva andarci, si avviò, accese la luce e non chiuse la porta.
Si chinò e iniziò a lavarsi i denti, io dalla camera riuscivo a vedere perfettamente il suo sedere e le sue gambe.
Aveva un culetto così rotondo e invitante che avrei voluto palparglielo e anche le sue gambe muscolose, con pochi peli mi eccitavano.
Arrivò il momento di andare a letto, nello stesso letto: mentre lui era ancora in bagno mi sfilai i pantaloni e mentre mi sbottonavo la camicia mi resi conto di essere nuovamente eccitato, non feci in tempo però a rinfilarmi i pantaloni, lui era li, davanti a me.

“Pensavi a qualcuno in particolare? ” mi disse indicando il bozzo tra le mie gambe.
Cercai di dire qualcosa, ma mi uscirono solo poche sillabe confuse;
“Non ti preoccupare, a volte succede anche a me, soprattutto se è da molto tempo che… ”

“Appunto”

“Però, fammi un favore, dormi girato dall’altra parte” mi disse ridendo.
Mi infilai sotto le lenzuola, dopo qualche minuto anche lui venne a coricarsi; spegnemmo la luce e ci augurammo la buona notte.
Poco dopo mi disse:
” senti io non ce la faccio più a dormire vestito, ti dispiace se li tolgo? ”

“Fai come vuoi, tanto quando dormo non mi accorgo di nulla”
In realtà non vedevo l’ora che si addormentasse per spiare il suo corpo atletico; e mentre ero assopito nei miei pensieri, in uno stato di dormiveglia, immerso nelle mie fantasie con il mio temporaneo coinquilino, a sorpresa sentii una mano accarezzarmi il torace con tocco leggiadro, soffermandosi sui capezzoli.

Mi convinsi di stare ancora sognando, non capivo, ma quando con l’altra mano mi scostò i capelli dal collo e iniziò a darmi tanti piccoli baci sussurrandomi all’orecchio:
“Ho voglia di te, ti farò impazzire di piacere! ”
Non ebbi più dubbi, non era uno dei miei soliti sogni. Iniziò a mordicchiarmi il lobo dell’orecchio, per poi infilarci la lingua, e contemporaneamente fece aderire il suo ventre al mio fondoschiena; potevo sentire i centimetri della sua virilità tra le mie natiche.
Quel contatto caldo e duro mi eccitava tantissimo, mi girai di scatto e fui sopra di lui, baciandolo con foga animalesca.
Le nostre lingue duellavano alla ricerca del piacere.

Lentamente scesi verso il suo petto scolpito, mordicchiandogli e succhiandogli i capezzoli.
Ad ogni contatto della mia bocca con la sua pelle, lo sentivo gemere di

piacere; scesi sempre di più, dapprima i suoi addominali, tesi come corde di violino, fino ad arrivare al suo uccello, di dimensioni piuttosto modeste per la verità; ma non c’era niente di troppo piccolo o di troppo grande, era un insieme armonico di misure e proporzioni; in una manciata di peli biondi si erigeva un’asta dura come granito, perfettamente dritta, alla cui sommità c’era una cappella rosa e calda, solo in attesa che qualcosa di caldo e umido la accogliesse.
Avvicinai le mie labbra titubanti ai suoi testicoli, inizialmente solo annusando la sua regione pubica, rimanendo così inebriato da quell’odore così penetrante e maschile.
Dopo, reggendo i suoi “gioiellini” in una mano, cominciai a baciarglieli, sempre più appassionatamente, finché non me ne misi uno completamente in bocca e continuai a massaggiarglielo con la lingua.
Iniziai a risalire quell’asta infuocata con voracità, finché non incontrai la sua cappella, gliela baciai, infilai la mia lingua nell’incavo, proprio sotto il filetto, continuando a muoverla con movimenti sinuosi.
Ad ogni mia passata lo sentivo divincolarsi in preda ad un piacere cieco; così forte che l’essenza della sua virilità, calda e opalescente, mi ricoprì il viso: era così piacevolmente calda.

Inaspettatamente, si avvicinò al mio viso, e mi baciò con passione; dopo iniziò a leccarmi avidamente la faccia, privandomi così della prova tangibile del suo godimento.
Poi con l’essenza dell’amore ancora custodita tra le sue labbra, mi baciò nuovamente, facendomi assaggiare per la prima volta nella mia vita quel nettare.
Per brindare alla nostra intesa, ne deglutii una piccola parte: non era affatto come me lo immaginavo, quel sapore e quell’odore così caratteristici erano tutt’altro che sgradevoli.
Prese ad accarezzarmi le caviglie, i polpacci, il suo tocco era così delicato che mi sembrava un musicista che suona uno strumento; ed io, nelle sue mani mi sentivo vibrare come le corde di un arpa.
Le sue dita lunghe e affusolate risalirono fino al mio membro possente e iniziarono a menarlo, sempre più velocemente, fino a quando furono raggiunte dalla sua bocca vorace che senza esitazione fagocitò quel siluro, rendendolo ancora più duro.

“Me lo hai fatto diventare una roccia! ” Irruppi io
“E allora che cosa stai aspettando… ”
Con una manovra decisa lo afferrai per i fianchi e lo feci mettere a quattro zampe, mi avvicinai a quel culetto liscio e compatto; iniziai ad accarezzarglielo delicatamente, feci scorrere il palmo della mia mano lungo il solco ben definito che divideva in due identiche metà il suo fondoschiena, cercando di regalargli sensazioni piacevoli con il solo tocco della mano.
Avvicinai la mia faccia, scostai leggermente le sue natiche che rivelarono una deliziosa rosellina in trepida attesa di essere violata.
Cominciai a lambirgliela con la lingua, tutt’intorno, per poi entrare, muovendola dissennatamente.
Lo vedevo contorcersi dal piacere.
Nonostante i miei tentativi di lubrificare la parte, dovetti ricorrere alla crema alla glicerina per le mani che tenevo nel mio comodino, per iniziare una stimolazione più diretta e invasiva.
Con la crema il buchetto quasi non offriva resistenza, e tra un rantolo e l’altro Fede mi disse:
“Dai non ce la faccio più, voglio sentirti dentro di me! ”
Presi il mio arnese e cominciai a stantuffarlo con forza, afferrandolo per i fianchi, l’orifizio inizialmente si mostrò stretto, ma colpo dopo colpo cedeva il passo al mio dardo, donandomi attimi di piacere celestiale.
E se da una parte affondavo i miei colpi in quel panetto di burro, al tempo stesso le mie mani lasciando i suoi fianchi liberi di contorcersi, stavano frugando lungo tutto il suo corpo; stuzzicando ora i capezzoli, ora la sua bocca.
Gli accarezzai le labbra con il medio, ma in un baleno lui lo fece scomparire: mordicchiandolo e succhiandolo a dovere.
Morivo dalla voglia di riassaporare le sue labbra sulle mie; cosicché non riuscii più a trattenere il mio piacere e gli inondai la schiena con la quintessenza della mia virilità; per poi appoggiarmici sopra e abbracciarlo forte forte.
Lui si girò e mi baciò sussurrandomi :
“Sei stato fantastico! ”

“Tutto merito tuo ” ribadii io.
Restammo abbracciati tutta la notte, stremati dall’intensità delle nostre prodezze.
La mattina, la prima cosa che vidi fu il suo dolcissimo viso che mi svegliò con un bacio e mi chiese:
” Mi hai sognato questa notte? ”

“Certo che si” risposi io e gli diedi un bacetto sul naso.
Mi alzai per andare a preparare la colazione, presi il lenzuolo e me lo avvolsi in vita, incamminandomi verso la cucina.
Sentii un borbottio:
” E io con cosa mi copro? ”

“Non ricordi? A te non piace stare coperto o no? ”

“Ah, già! ” rispose lui coi modi di chi ha fatto una gaffe. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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