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Anno 2000: fiche bianche sul pianeta Terra

Per cento giorni e cento notti, Ilaria aveva seguito scrupolosamente la prescrizione del suo medico per mantenere la pelle fresca, liscia e soprattutto candida. Era una nuova cura, quanto mai efficace: le era stato assicurato che la soluzione era definitiva. Mai più, proprio mai più avrebbe avuto problemi di pelle.

L’ingrediente base dell’intera cura era lo sperma. Sì, avete letto bene. Doveva riceverlo in tutti i modi, meno che in quello naturale: farci il bagno e la doccia, usarlo come collirio, infilarlo nelle orecchie e nel naso, spalmarlo sulla pelle da ogni parte, inalarlo e ingerirlo. Nonché, soprattutto, usarlo come condimento per tutti i cibi e tutte le bevande, sia a casa che fuori, senz’alcuna eccezione. Dormire, poi, con un pigiama lavato anch’esso col medesimo, così da impregnarsene ancor più durante il sonno.

Oltre alla dieta spermciale, era prescritta una serie di spermedicinali da prendere per varie vie. Dentifricio Scazzolinus, Pomata Sborrisan, Pillole Bokkingol, supposte Fottanal, oltre a certe iniezioni interchiappali e a un tipo speciale di pillole (le Fave da Fica), di cui perdonate la mia nota timidezza se preferisco non precisare l’uso. Il tutto, era per uso interno ed esterno, senza limitazione di orario né di dose.

La spermaterapia doveva toglierle ogni possibile difetto, come brufoli, punti neri, cellulite, perfino la forfora, nonché prevenire le rughe. Tutte le imperfezioni della pelle dovute all’azione di microrganismi sarebbero altresì state debellate, perché (come verificato spermimentalmente) neppure i ceppi più resistenti di nauseobacilli o di schifococchi potevano resistere a lungo all’ossessiva presenza del detestabile liquido.

La ricetta scritta dal suo medico era esplicita: esattamente cento giorni, non uno di più né uno di meno.

Quanto agli effetti collaterali, costui non gliene aveva nominato alcuno. I fogli illustrativi delle varie confezioni spermedicinali concordavano con la loro assenza, eccetto (per le Fave da Fica) alcuni rari casi di gravidanze indesiderate.

Quel mattino, il primo dalla fine della cura, un mondo nuovo doveva scoprirsi ai suoi occhi. Finalmente, non si sarebbe più sentita collosa e appiccicosa, piena di sperma dentro e fuori. Poteva ora, infine, uscire con l’impermeabile senza essere scambiata per un preservativo usato! E, quel che più conta, mai più cure per la pelle, dopo questa, intensiva, efficace e definitiva!

Si svegliò con questi pensieri, mentre una luce insolitamente chiara filtrava dalla sua finestra. Il sole doveva essere già alto, ma una coltre di nubi lo copriva alla vista. Eppure, il cielo era più luminoso di quanto non fosse in una giornata serena.

“Forse, ” pensò, “è la mia gioia a farlo apparire così! ”

E davvero le nuvole sembravano così bianche, come se il sole si fosse sforzato di penetrarle e passare oltre in tutto il suo splendore. Le loro forme erano quanto mai varie (alcune ricordavano una bottiglia, o un guanto, o un ananas), ma il colore ovunque uniforme.

Nulla di monotono doveva esserci, invece, nella sua prima colazione. Basta coi medicinali! Basta col condimento imposto dalla cura!

Rapida, quasi frenetica, riversò sulla tavola ogni genere di vivande e bevande, fresche e conservate, dolci e salate, di tutti i sapori colori odori, perfino quelli che prima detestava e ora, dopo la monotona dieta, sarebbero stati i benvenuti.

Fichi, funghi e salsicciotti, ananassi e bergamotti, con salame intero e a tette, pane fresco e sottilette, latte scremato, e intero, e a pezzi, o acido (yogurt). Uva, uova, ovuli freschi, clonati e congelati, adottabili o no. Banane dure e mature, curve e diritte. Fragranti fragole in fregola. Miele, burro e marmellate, che vivande prelibate… (ah, scordavo: le patate! ). E poi birra, vino, liquori, Ilycaffé, ponce… Insomma, proprio di tutto!

Sentiva con gioia la fragranza di tutti quegli odori che le erano stati per così lungo tempo estranei. I colori, poi, delle vivande e dei dolci che riempivano la tavola, coprendola da un lato all’altro, non potevano avere nulla di più ricco, vivace, insomma una festa anche per gli occhi. E ora, già pregustava la gioia per i sapori: dopo più di tre mesi di quella detestabile dieta, ne aveva di che rifarsi!

Eppure, eppure… appena premuto l’interruttore e spenta luce elettrica, certo inutile, ebbe una strana impressione.

Ma… dove sono finiti tutti quei colori? Il verde, il rosso, il giallo e tutti gli altri non sembravano più lì, dove pure li vedeva brillare appena un attimo prima. Era come se li avesse spenti tutti, insieme con la luce. Da fuori a dentro, lo stesso chiarore uniforme si spandeva ovunque.

Bianche erano le sedie, bianchi i ripiani, il tavolo e, cosa incredibile, tutto ciò che vedeva sulla tavola aveva perso la sua tinta
naturale, e sembrava come contagiato da quel medesimo bianco, che aveva ormai invaso ogni cosa. In più, cessò di avvertire l’odore che tanto aveva gradito, e tornò daccapo a sentire sempre e solo quello che, invece, l’ossessionava da tempo.

Pensava, dapprima, che fosse solo un’impressione. Era solita fare sogni strani, anche ad occhi aperti. Ma no, capì d’essere ben sveglia, e sentì crescere il suo disagio.

Si guardò. I suoi stessi vestiti sembravano bianchi. E finalmente, cominciò ad avvertire qualcosa di nuovo, stavolta anche sotto. Era il suo corpo.

“Che… che cosa mi sta succedendo? ” Si tolse, quasi strappò tutto quanto aveva indosso, e lasciò cadere i suoi indumenti in un mucchio, bianco come già anche il pavimento era diventato.

Nuda, di fronte allo specchio, la donna notò con orrore che tutto in lei aveva assunto il medesimo colore: tanto più candida del solito era la pelle, e bianchi perfino i suoi occhi. I bei capelli, che le scendevano fino alle spalle, erano ora di un platino irreale, e a fatica si distinguevano dal resto del corpo. Lo stesso era avvenuto al vello, tanto che il suo pube sembrava addirittura depilato.

Perfino i capezzoli erano diventati bianchi come il latte, e le labbra della sua passerina avevano assunto il candore dello sperma. Non fece in tempo a vedere nient’altro: ora, anche lo specchio non era che una lastra di bianco uniforme.

Sconvolta, uscì di casa così com’era, terrorizzando tutti, non tanto per la nudità, ma più per l’inverosimile tinta del suo corpo, che la faceva sembrare un fantasma uscito da un film dell’orrore oppure un mostro da fantascienza.

Solo un bambino ne fu invece incuriosito, e gridò:

“Mamma! Mamma! C’è una creatura aliena! La posso disintegrare? ”

E, senz’aspettare risposta, le sparò col suo fucile-laser giocattolo.

Questo lanciava, in realtà, innocui proiettili di gomma. Uno la colpì, e rimbalzò su di lei tornando indietro. Arrivò addosso al bambino, che, sotto gli occhi allibiti della madre e di tutti i passanti, si trasformò anche lui: nello spazio di un attimo, divenne spettralmente, totalmente, irrimediabilmente bianco.

Infine, Ilaria raggiunse lo studio del medico che le aveva prescritto l’infame cura. Non fu necessario aspettare il suo turno, perché gli altri pazienti, al solo vederla, fuggirono in fretta e furia, alcuni saltando direttamente dalla finestra. Erano tutti, se mi è consentito di dirlo, bianchi di paura.

La candida Ilaria entrò infine in ambulatorio, portò le mani sui bianchi e disse con voce bianca:

“Dottore! Mi guardi! ”

Il medico la riconobbe a malapena, e rispose (trattenendo il vomito):

“Puah! Che schifo! Ma che t’è successo? ”

“Che t’è successo, ah? Ho solo seguito la sua cura: e per cento giorni, ho mangiato tutto condito di sperma e preso un sacco di spermedicine! Per cento notti ho dormito piena di sperma! E mi guardi ora! ”

“Cento? Come, cento? ”

Fu infine chiarito che era tutto un malinteso: la ricetta diceva solo “dieci” (10).

Ma, purtroppo, era scritta a mano. FINE

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