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Aspetti ludici della clonazione

Sophie schiacciò freneticamente i tasti della sua unità di comunicazione, altrimenti nota come “telefono cellulare” in memoria dei primi esemplari del XX° Sec, richiamando la mappa della città: inutile, non riusciva a far coincidere la topografia con ciò che i suoi occhi vedevano. La città cresceva in continuazione, senza soste e senza alcuna logica apparente, le vie non seguivano più il contorno dei palazzi ora che questi erano sospesi tra i cinquanta ed i settanta metri da terra, su delle palafitte per lasciare spazio agli immensi giardini a livello del suolo. Se non fosse per il gioco d’ombre tra la luce naturale che filtrava tra le costruzioni e quella artificiale emessa dal fondo dei palazzi, l’illusione di trovarsi in aperta campagna sarebbe stata perfettamente reale.
La donna puntò lo schermo del telefono nella direzione di una statua in marmopolimero che riproduceva un’opera della Roma imperiale e scattò una foto, quindi la inviò al provider che immediatamente le indicò la sua posizione sulla carta ed il percorso per raggiungere il luogo del suo appuntamento. Preferiva quel sistema, anche se più dispendioso, rispetto alla localizzazione radio del suo apparecchio. Gli anni passati nell’esercito le avevano insegnato la paranoia ed il sospetto verso qualsiasi sistema in grado di individuarla.
Sophie s’incamminò decisa nella direzione indicatale. Raggiunto il palazzo cercò, tra le fronde dei cespugli, la colonna dotata d’ascensore. Si chiedeva per quale motivo gli architetti si accanivano in quel modo contro ogni testimonianza della tecnologia a livello del suolo, mentre la magnificavano all’estremo all’interno delle costruzioni. Le piaceva quella città, forse era una delle più belle, dal punto di vista estetico, e più vivibili… se solo avesse trovato gli ascensori al primo tentativo!
* Buona sera signora Sophie! – l’accolse il commesso del negozio – In cosa possiamo servirla oggi!
* Buona sera Giorgio!
Molto bello il vostro nuovo punto vendita, ho faticato un po’ a trovarlo ma vi siete spostati nella zona migliore… prevedo un grande successo per voi!
* Lei è sempre troppo gentile!
Mi dica, sono a sua disposizione per la prossima mezz’ora.
* Vorrei vedere qualcosa di nuovo per me… e mio marito, s’intende!
Ho sentito parlare molto bene dei nuovi articoli biologici!
Cosa ne dice lei?
* Ah! Signora, lei è sempre informatissima!
Mi segua, li teniamo in un’ala dedicata espressamente a loro.
Sophie seguì l’uomo, lo conosceva ormai da anni e pensava a lui come ad un “confessore”, ad un “padre spirituale”. In caso contrario non sarebbe riuscita a trovare la forza e la sfacciataggine di esprimere certi desideri.
* Eccoci! – annunciò il commesso con enfasi – Dia pure un occhiata preliminare poi mi domandi tutte le informazioni che desidera!
Lì a destra abbiamo gli articoli dedicati alle signore, verso il centro quelli per la coppia e qui a sinistra gli oggetti per lui!
* Vedo! – esclamo Sophie attonita.
* Mi pare indecisa! Non si preoccupi, è del tutto normale la prima volta. Non le racconto come ci sono rimasto io… nonostante lavori nel settore da anni!
* Allora mi dia una mano lei.
Iniziamo da questi! – disse Sophie indicando alla sua destra.
* Bene!
Qui abbiamo gli articoli dedicati alle signore. A differenza di quelli artificiali, questi non vengono maneggiati con piacere dagli uomini… sono troppo reali come può notare.
* Sì! Vedo! – disse lei sgranando gli occhi – Ma … ma … sono, come dire, piccoli!
* Adesso!
Questi articoli biologici reagiscono in modo del tutto simile ad un fallo reale!
Per usarli deve prima “tirarli su”.
* Tirarli su? ! – esclamò Sophie
* Sì! Deve eccitarli in modo che si erigano in tutta la loro possanza.
Ne abbiamo di tutte le dimensioni, possiamo accontentare ogni richiesta!
Se ben ricordo lei ama una misura dal diametro nella norma ma dalla lunghezza… come dire “abbondante”
* Sì, è quello che mi si adatta meglio stimolando i punti giusti.
* Certo! – confermò la voce professionale del commesso – Ecco, questo è ciò che immagino sia più vicino ai suoi desideri.

L’uomo prese dallo scaffale una scatola trasparente contenente un vero e proprio fallo umano completo di testicoli immerso in un liquido traslucido, e lo offrì alla cliente. Sophie rigirò per lungo tempo la scatola tra le mani osservandone con attenzione il contenuto poi domandò:
* Forse le sembrerà una domanda stupida, ma… come si usa?

Il commesso inarcò un occhio poi comprese.
* Si eccita con le solite procedure!
Anzi, poiché non è dotato di vista, dovrà usare le procedure manuali oppure orali.
Appena inizierà a stuzzicarlo lo vedrà reagire come un fallo umano in tutto e per tutto.
* Naaa! – Esclamò Sophie – E non mi dica che raggiunge l’orgasmo!
* Certo! Sta proprio in tale facoltà la grande attrattiva di questa nuova tecnologia finalizzata ai giochi erotici.
Il fallo può eiaculare a comando oppure, nei modelli più avanzati, quando la somma degli stimoli ricevuti supera un dato livello prestabilito. Lei può decidere se giocare con un fallo che soffre d’eiaculazione precoce oppure con uno “stallone” in grado di resistere quasi all’infinito. Le possibilità sono inesauribili e solo la fantasia pone dei limiti ad esse!
* Pare incredibile! – mormorò Sophie.
* Ha ragione. Pare incredibile specie se tentiamo d’immaginare dove mai potremo arrivare nello sviluppo dei coadiuvanti erotici biologici.
* Lo prendo! – affermò decisa incurante del doppio senso insito nella sua affermazione.
* Benissimo. Immaginavo le sarebbe piaciuto. Si ricordi solamente di riporlo nel suo liquido nutritivo dopo l’uso. In ogni caso le istruzioni sono chiare e, le assicuro, impegnano molto meno della cura di un gatto domestico.

Sophie uscì felice dal negozio, il suo acquisto era già in viaggio verso casa portato da un solerte e discreto fattorino. Mentre camminava per i viali della città-giardino lasciò la fantasia libera di inventare ogni possibile amplesso con il suo nuovo gioco. Si pregustava la sensazione di realtà che la carne di quel fallo avrebbe saputo darle.
Nel negozio non si era lasciata distrarre dagli altri articoli esposti, si sarebbe dovuta interessare anche agli oggetti da usare con il suo uomo e su di lui; ma la tentazione di sperimentare per prima e da sola quella novità aveva vinto.
Salì al suo appartamento con l’animo in subbuglio dall’eccitazione che si sentiva indosso, appena ne varcò la soglia l’intelligenza della casa l’avvisò che aveva ricevuto un pacco dalla “Coadiuvanti Originali Per Un Libero Amore” ovvero la COPULA.
* L’oggetto è stato esaminato dai miei sensori: non contiene materiale potenzialmente pericoloso. – disse la “voce” del suo appartamento.
* Questo lo pensi tu! – sussurrò tra se Sophie

Prese il pacchetto con un rispetto quasi mistico e lo depose sul tavolo della sala; lo aprì con cautela ed estrasse la vasca in vetro contenente il fallo biologico. Ammirò a lungo l’oggetto indecisa sul da farsi, quindi aprì il coperchio ed estrasse il blocco dei testicoli con il membro floscio dal liquido. Provò immediatamente una sensazione stranissima: il contatto delle mani sulla carne le dava una percezione di sconvolgente realtà, pareva di tenere il membro di un vero uomo… solo che mancava tutto il resto di questo uomo!
– Ok! Qui c’è tutto quello che può interessare di un uomo senza doversi sorbire il resto che, normalmente, è solo un rompimento infinito!
Non è così che molti uomini pensano a noi donne? – disse rivolta al membro.
Però, non riusciva a convincersi! Si sentiva come un macellaio che controlla la qualità della carne appena tagliata prima di porla in vendita. Quel fallo era vivo, lo sentiva vibrare tra le mani, e a lei pareva il frutto di una mutilazione. Solo la morbida pelle dietro ai testicoli, la dove normalmente sarebbe stato attaccato al corpo di un uomo, le dava la consapevolezza d’osservare un oggetto di piacere dell’ultima generazione.
Si preoccupò, allora, delle modalità d’uso. Sicuramente spingendo la mente su problemi d’ordine materiale avrebbe dimenticato quei pensieri sconvolgenti.
Tentò di farlo erigere masturbandolo leggermente, ma la soluzione nutritiva era scivolosa e le mani non facevano una buona presa.
* Chissà come lo posso lavare? – continuava ad esprimere ad alta voce i suoi dubbi.

Prese il manuale d’istruzioni. Le illustrazioni erano chiare, vi erano riprodotte le azioni di lavaggio dalla soluzione nutritiva, d’erezione secondo le varie tecniche, di regolazione della tenuta all’orgasmo, della richiesta d’orgasmo manuale e di lavaggio post coitale. In fondo, nella appendice, c’erano pure i suggerimenti per un uso migliore, con tanto di foto dettagliate. Sophie scorse quest’ultima serie d’immagini provando una crescente eccitazione, vedere quel membro che teneva floscio tra le mani in tutta la sua estensione sfondare vagine, ani o irrorare il viso della modella era uno spettacolo troppo forte.
“Ok! Tiriamolo su” pensò.
Stava pensando al modo migliore d’eccitarlo ed aveva quasi optato per il sistema orale, infondo le era sempre piaciuto in modo particolare sentire un membro crescerle tra le labbra, quando lesse una frase in grassetto rosso che l’avvisava:
“attenzione! la sospensione nutritiva da un notevole apporto calorico se ingerita. si consiglia di lavare accuratamente il contenuto prima dell’uso”
Sophie quasi lasciò cadere in terra il suo nuovo giocattolo, da sempre attenta alla linea sfuggiva ad ogni forma di nutrimento non indispensabile. Si domandò se il solo contatto con la sua pelle poteva trasmetterle parte di quel nutrimento in cui era immerso, lesse con più attenzione il manuale poi portò il fallo in bagno per lavarlo. Quest’operazione risultò più piacevole del previsto, il membro reagiva ai suoi massaggi con il sapone irrigidendosi poco alla volta. Lei ammirò la capacità di reazione di quell’oggetto e lo paragonò a quello degli uomini che aveva conosciuto. Spesso se li trovava davanti con il membro già pronto all’accoppiamento, ma quando capitava di doverli eccitare, magari in occasione di una seconda ripresa, doveva penare a lungo. Se avessero reagito tutti come quel brandello maschile che teneva tra le mani, molte donne sarebbero state più felici.
Dopo il lavaggio, scrupoloso come consigliava il manuale, venne il momento di provarlo. Sophie realizzo nella sua mente le più svariate modalità d’amplesso, si figurò lì nel bagno con le gambe aperte sul water mentre si guidava dentro il fallo, oppure sul confortevole letto, sdraiata o supina. Magari sul divano della sala, nel posto in cui preferiva farlo con il suo uomo reale.
Decise per la sala.
Si spogliò completamente lanciando i vestiti e la biancheria nel condotto della lavatrice, poi si recò nella sala. Comodamente adagiata sul divano pose il membro in grembo e sfogliò ancora una volta il manuale d’uso alla voce: “erezione”. Quella orale l’ispirava più di tutte. Non aveva bisogno di leggere le istruzioni, aveva concluso o iniziato così tanti rapporti normali in quel modo da ritenersi un’esperta, pur con tutta la modestia del caso.
Prese il fallo per i testicoli, così come consigliava la guida pratica, per rendere ancora più reale l’illusione di stimolare un uomo vero, lo pose innanzi a se nella posizione in cui si sarebbe trovato se fosse appartenuto ad un uomo in piedi innanzi a lei. Quindi avvicinò il viso e aspirò tra le labbra la carne morbida del pene. Adottò la solita tecnica riuscendo nel suo intento in poco meno di una trentina di secondi, anche qui si stupì della velocità di reazione di quel membro biologico, era velocissimo ed aveva un buon sapore, decisamente reale. Fece i suoi complimenti ai creatori di quel fallo: riuscire ad interpretare così bene i desideri del cliente non era facile!
Le piaceva tenerlo in bocca e succhiarlo. Stimolava il glande con la lingua e se lo faceva scorrere avanti ed indietro tra le labbra, godendo con la fantasia. Era molto eccitata dall’idea di potersi masturbare con un fallo di carne, del tutto reale, ed a sua completa disposizione; un fallo che avrebbe fatto tutto quello che lei le chiedeva senza mai protestare o proporre altre posizioni meno gradite.
Sophie si lasciò cadere distesa contro lo schienale e continuò a succhiare il suo nuovo amico in quella posizione. Era piacevole mungerlo così, il suo uomo non sarebbe mai riuscito a porglielo in quel modo! Nessun uomo poteva farlo, era anatomicamente impossibile. La donna si prefigurava già tutta una serie di penetrazioni in posizioni anomale ed irrealizzabili con un maschio, quando ricevette un lungo e possente fiotto di sperma in gola.
Contrariamente ad un rapporto orale reale, quando i gemiti, le contrazioni, il respiro dell’uomo segnalano l’imminenza dell’orgasmo, questo del fallo clonato la colse di sorpresa. Sophie non riuscì ad ingoiare il seme che le bloccò il respiro. Estrasse, allora, violentemente il fallo dalla bocca mentre ancora emetteva quantità industriali di sperma e s’imbrattò tutto il viso ed il busto. Tra un colpo di tosse e l’altro riuscì a maledire le nuove tecnologie della masturbazione casalinga e pensò che sarebbe stato imbarazzante farsi trovare stesa sul divano, nuda ed affogata dal seme di un fallo clonato.
Ma cosa non aveva funzionato?
Sophie, incurante di grondare sperma dai capelli e dal seno, prese il manuale mentre lanciava un’occhiata dura in direzione del fallo, notò che si stava rilassando nonostante continuasse ad emettere ancora qualche goccia di seme. Sul libro cercò il capitolo sulla regolazione dei tempi di tenuta e sull’orgasmo manuale, temeva d’averlo attivato a sua insaputa. Scoprì che la causa era una regolazione dei tempi minima, in pratica aveva succhiato e stuzzicato un eiaculatore precoce.
* Magnifico! – si disse – Ed ora come l’imposto il massimo livello di tenuta?

Scorse le pagine sin che trovò quello che cercava, solo che la regolazione andava fatta a fallo eretto ed una nota in piccolo diceva che l’articolo doveva riposare almeno mezzora nella sua soluzione dopo ogni orgasmo.
Sophie trattenne a stento un urlo e controllò l’impulso di lanciare il fallo contro il muro.
Sistemò, nervosamente il membro nel suo contenitore, poi andò a lavarsi. Si concesse tutto il tempo che desiderava in modo da riuscire a calmarsi, nel frattempo il fallo riposava e si ritemprava nella sua soluzione; quindi uscì dalla doccia, si asciugò e tornò in sala.
Controllò il fallo: pareva nuovamente pronto! Ora si trattava di lavarlo ancora una volta, erigerlo, regolare al massimo la tenuta all’orgasmo, infilarselo nel ventre e, finalmente, goderselo sino in fondo.
Sophie sentiva nascere nuovamente l’eccitazione a quell’idea. S’accinse a tirare fuori il fallo ma fu colta da un dubbio:

* Sarà sterile… spero! – mormorò ripensando alla quantità di seme che aveva emesso poco prima.

Veloce ed affannata riaprì il manuale d’uso e manutenzione, sfogliò in fretta le pagine ma non trovò nessuna indicazione sulla vitalità o meno del seme emesso dal fallo. Oramai il dubbio si era insinuato nella mente, controllò ancora una volta il manuale ma tutto ciò che trovò fu un contatto web con il servizio clienti del produttore. Aprì subito la comunicazione, incurante della propria nudità, ed espose il suo dubbio ad una gentilissima addetta alle relazioni con il pubblico non molto più vestita di lei.
* Ma allora lei non sa dirmi se “questo coso” è sterile o meno! – domandò sconvolta Sophie
* Mi spiace, ma come le ho detto il controllo genetico ha un margine di errore, quindi potrebbero nascere degli articoli perfettamente in grado di emettere un seme ingravidante!
* Mah… ?
• L’unica cosa che può fare, per eliminare ogni dubbio – continuò la gentile signorina al di là del video – è farlo esaminare da un centro per il controllo della fecondità!
* Ma non potete farlo voi prima di metterli in vendita?
* No, signora! Dovremmo letteralmente masturbare tutta la nostra produzione, e questo è contro le più elementari regole d’igiene. I nostri clienti sono i primi a toccare con mano i nostri prodotti!
* Immagino che non sappiate nemmeno chi sarebbe il padre, nel malaugurato caso di una gravidanza!
* No, i donatori di cellule staminali sono anonimi!

Sophie chiuse la comunicazione sconvolta dalla consapevolezza del rischio che stava per correre. Aveva acquistato quell’oggetto sedotta dall’idea di gustare sino in fondo la reale sensazione di un rapporto completo e dava per scontata la sterilità del prodotto. Ora si trovava di fronte ad una scelta: riportare l’oggetto al negozio e tirarlo, anzi farlo eiaculare sulla faccia del commesso, oppure cercare un centro di analisi per testare il seme del fallo.
Sophie era indecisa, tutti i giochi che aveva sognato di realizzare con quell’oggetto la spingevano a tenerlo, previa approfondita analisi, ma il pensiero di portarlo in un centro la imbarazzava non poco. Si chiedeva con che faccia si sarebbe presentata alle infermiere, cosa avrebbe detto e come poteva spiegare il senso della sua richiesta. Guardò, allora, il fallo nella sua scatola trasparente; appariva così innocente ripiegato su se stesso in posizione di riposo che provò un moto di tenerezza. In fondo era vivo, non si trattava di uno dei soliti oggetti sintetici o minerali che usava di norma, questo era paragonabile ad un piccolo, per modo di dire, animaletto domestico. Non poteva disfarsene!
Sophie impacchettò il contenitore nel suo discreto imballo originale ed uscì da casa. Conosceva un centro di analisi poco distante dal suo appartamento e vi si recò decisa.
* Buon pomeriggio signora. – la salutò l’infermiera
* Buon pomeriggio a lei. Sono qui per un test di fertilità.
* Bene, mi può fornire i suoi dati?
* Certo, ma il test non è per me! Mi serve un analisi del seme maschile.
* Capisco. Ma deve venire suo marito… il seme deve essere fresco!
* Non è per mio marito… ! – tentennò Sophie
* Bene. Comunque deve venire il suo uomo a depositare il seme.
* Ecco… non so come spiegarmi… ma devo analizzare il seme di questo coso qui! – terminò la frase tutto d’un fiato temendo di non riuscire a dirla tutta.
* Li? – l’infermiere guardò dubbiosa prima la scatola poi gli occhi di Sophie.
* Qui dentro c’è un fallo biologico. L’ultimo modello della COPULA… e vorrei essere sicura della sua sterilità!

Se Sophie pensava d’essere presa per pazza o peggio per una pervertita sessuale si sbagliava. L’infermiera sgranò gli occhi su quelli della donna che aveva innanzi, poi li abbassò sulla scatola e disse:
* Davvero?
L’ultimo modello di fallo clonato?
Ma… è una meraviglia! Posso vederlo?
* Certo! – affermò Sophie aprendo l’imballo.
* È stupendo! – mormorò l’infermiera – È incredibilmente reale, meglio di quanto immaginassi… non costasse così caro… !
Lo ha già provato? Com’è? Che sensazioni da? È davvero tanto reale lo stimolo che riesce a dare?
* Non lo so ancora. – disse Sophie imbronciata – Stavo per usarlo quando mi è venuto il dubbio sulla sua sterilità. Ho contattato il produttore e questi mi ha consigliato di farlo esaminare.
* Ottimo. Se non sono sicuri neppure loro… ha fatto bene a venire da noi. Mi segua!

La giovane infermiera guidò la donna nel reparto maschile, superò diverse porte quindi la fece entrare in un piccolo studiolo dov’erano riposte parecchie provette.
* Ecco – disse prendendo una provetta – deve farlo eiaculare qui dentro, poi notando lo sguardo dubbioso di Sophie aggiunse – Se vuole le do una mano.
* Grazie! Sa… non l’ho mai fatto prima.
* Le credo! – affermo lei sogghignando – Qui, di solito, entrano solo gli uomini!

Le due donne estrassero il pene dalla sua vasca, lo lavarono e lo portarono sul tavolo dove stava la provetta.
* Ecco, adesso lo deve erigere e quindi portarlo all’orgasmo.
* Manualmente? – domandò la proprietaria
* Sì, è meglio! Non vorrei che l’eventuale saliva inducesse dei dati errati nell’analisi.

Sophie brandì il membro tenendolo stretto per i testicoli, quindi con due dita iniziò a masturbarlo dolcemente. Pochi istanti dopo riuscì a farlo con tutta la mano. Sentì l’infermiera mormorare ammirata le sue considerazioni sulla velocità d’erezione e si trattenne a stento dal lanciare battute paragonandola a quella di un uomo. Notò pure gli occhi della ragazza seguire la corsa della sua mano e misurare con discrezione la lunghezza del fallo. Sophie si sentì gratificata da quegli sguardi, essere la proprietaria di un membro di tali dimensioni e così pronto a rispondere la rendeva fiera. Solo che il fallo non raggiungeva l’orgasmo nonostante muovesse la mano sempre più veloce. Un leggero imbarazzo s’impossessò di lei, temeva di fare la figura dell’incapace o peggio dell’inesperta. Proprio lei che era sempre la prima a sperimentare ogni novità nel settore dei coadiuvanti erotici, non poteva fallire nel tentativo di spremere sino in fondo le sacche spermatiche di quel fallo. Eppure quel malefico oggetto le resisteva al punto che, ormai, le doleva il polso.
* Non capisco! Prima è venuto quasi subito … che sia imbarazzato dalla sua presenza? – disse la donna rivolta all’infermiera
* Non credo… posso darle una mano!
* Prego, lo prenda lei!

L’infermiera prese con delicatezza il fallo che le sporgeva la donna, lo afferrò come aveva visto fare a lei ed iniziò a masturbarlo con perizia.
* È… è caldo! Incredibile quanto appaia reale!
* Vero? Non ci credevo sin che non l’ho provato. Le assicuro che anche il sapore appare del tutto reale! – affermò Sophie lanciando uno sguardo d’intesa alla giovane che, nel frattempo era arrossita.
* Però non viene! Il mio ragazzo sarebbe già sfinito a questo punto! – Osservò l’infermiera ammirata
* Anche mio marito se è solo per quello! Mi sa che abbiano dimenticato qualcosa… Certo! La regolazione della resistenza agli stimoli… l’avevo regolata al massimo!

Mentre l’infermiera teneva il fallo puntato verso di se e sollevato all’altezza degli occhi della donna, questa cercava a casaccio lo sblocco dell’orgasmo dell’oggetto. Sophie tastava tra la pelle posteriore dei testicoli le due ghiandole di taratura, ricordava bene qual’era quella di regolazione dei tempi e quella per l’orgasmo a comando. Premette quella dei tempi per ridurli al minimo, solo che questa volta lei guardava il membro dalla parte opposta e la destra di prima era divenuta la sinistra e viceversa. Un piccolo errore senza conseguenze gravi se non il lungo e possente fiotto di sperma che colpì in pieno il viso dell’infermiera. La giovane strillò per la sorpresa poi si lasciò sfuggire una colorita serie d’improperi mentre il fallo continua ad emettere seme a profusione su di lei. Solo il suo addestramento e l’esperienza le consentirono di dirigere quell’idrante di carne sulla provetta e riempirla in pochi istanti. Il fallo, però, non accennava a fermarsi sin che la giovane spinse la pelle sul glande. Come se quello fosse il segnale per il quale era stato programmato il fallo si fermò per iniziare ad afflosciarsi lentamente.
Sophie posò, allora, lo sguardo sull’infermiera e restò colpita dalla quantità di seme che aveva addosso: sul viso, tra i capelli, sul collo e sul camice.
* Mi spiace! – gemette Sophie
* Non si preoccupi! – la rassicurò la giovane con la voce che ancora testimoniava la sorpresa – Sono gli incerti del mestiere… si figuri che mi è capitato solo ieri con un… beh! Lasciamo stare!
Certo che ne ha dentro di seme questo “coso” qua!
* Ho dovuto farmi una doccia completa quanto l’ho provato oralmente! – ammise la donna – È per questo che mi son posta il dubbio sulla sua sterilità o meno pensando a quella quantità di seme nel mio ventre!
* Non mi ci faccia pensare o corro a comprarne subito uno! – disse seria la giovane –
Bene. Vado a ripulirmi nel frattempo porto questo seme al laboratorio, sarà questione di pochi minuti! Mi segua.
Sophie seguì l’infermiera in apprensione per il risultato dell’analisi. Se si fosse dimostrato fertile cosa ne avrebbe fatto di quell’oggetto?
Avrebbe potuto sostituirlo nel negozio, ma si sarebbe potuta fidare di quella serie di prodotti?
Se anche fosse risultato sterile, come poteva sapere che il risultato del test non fosse condizionato dal trasporto o dalla temperatura del liquido nutritivo?
Ogni dubbio sparì quando ricevette i risultati: quel seme era sterile poiché non conteneva nemmeno uno spermatozoo. Era composto unicamente da liquido lubrificante e muco.
* In pratica ci ha sputato in faccia a tutte e due! – disse all’infermiera
* Così pare! Solo muco e lubrificante… nessuna cellula riproduttiva. È decisamente sterile!
Anche se il sapore non è così male, pare del tutto reale!
Prima non ho resistito alla tentazione di leccarne un rivolo che mi colava sulla guancia! – Ammise con aria complice.
Tranquillizzata, Sophie, riprese la strada di casa. Teneva sottobraccio la scatola del fallo, nuovamente rinchiusa nel suo discreto imballo, e pensava alle molteplici tipologie di accoppiamento con quell’oggetto. Era esaltata dalla tenuta dimostrata prima, aveva resistito alla sua mano ed a quella, non meno esperta, dell’infermiera per un tempo così lungo che a lei sarebbe bastato per almeno due orgasmi. Guardando la scatola sussurrava paroline dolci al suo contenuto, come se potesse udirla ed eccitarsi comprendendole, lo rassicurava, lo incitava e lo adulava. Da questo monologo traeva essa stessa l’eccitazione per continuare il gioco e sentiva incrementarsi, ad ogni parola che gli rivolgeva, il desiderio di accoppiarsi con lui, come se, ad ascoltarla, ci fosse un uomo reale e non solamente l’organo riproduttivo.
Quando Sophie varcò la soglia di casa era pronta, eccitata, vogliosa, umida e dilatata al punto di non resistere al forte senso di vuoto che sentiva nel ventre. Era tentata di buttarsi sul divano, sollevare la gonna ed aprirsi subito a quel fallo tanto agognato, ma doveva prepararlo lavandolo ed il ricordo della quantità di sperma che era in grado di emettere la consigliò alla prudenza. Liberò, quindi, il membro dal suo imballo e corse in bagno; mentre lo lavava con l’altra mano iniziò a spogliarsi. Lasciò il fallo a mollo nell’acqua tiepida e termino la sua vestizione, quindi lo prese e lo portò con se nella vasca. Sophie appoggiò le gambe sul bordo mentre si sforzava di resistere alla tensione erotica che era esplosa in lei negli ultimi minuti. Si sistemò per bene, con le gambe più aperte che poteva prima di erigere ancora una volta il membro clonato. Raggiunta l’erezione ottimale se lo portò tra le gambe facendolo scorrere prima sui capezzoli e poi sul bacino.
Sophie fremeva a quel contatto, la sensazione di quella pelle a contatto della sua era così reale da lasciarle immaginare d’essere tra le mani dell’uomo dei suoi sogni, quell’essere ideale che mai avrebbe trovato nella vita reale. Ora il fallo le stava scivolando sulle labbra della vulva, stuzzicandola nel tentativo di trovare l’ingresso della sua femminilità. Sophie divaricò le labbra con una mano e con l’altra si guidò dentro il fallo.
“Ed ora riempimi con il tuo seme, spargine pure fin che vuoi… inondami, fammi godere! ” pensava mentre muoveva lentamente il membro guidandolo nella sua ritmica corsa dentro il ventre. Sophie trovava incredibile la sensazione di realtà ricevuta da quell’oggetto, ora più che mai era certa di accogliere un vero uomo dentro di se. Lei che aveva conosciuto tanti simulacri fallici e falli veri nella sua giovane vita era, ora, indecisa sulla classificazione di quell’oggetto che la stava spingendo verso il piacere.
L’eccitazione ulteriormente amplificata da questa sensazione di realtà la rendeva sempre più accogliente, era tanto dilatata da percepire solo ai lati della sua coscienza il fallo che muoveva dentro di sé. Istintivamente iniziò a contrarre i muscoli pubici, chiudendo l’interno della vagina contro il fallo. Tramite questa tecnica tornò a “sentirlo” in tutta la sua estensione ed il piacere che, lento iniziava a nascere, le consigliò di spingerselo dentro sino in fondo per tenercelo sino alla fine, sino all’esplosione dell’orgasmo. Sophie premette forte sui testicoli per trattenere il fallo mentre si contorceva nelle sue ritmiche contrazioni. La sua grande eccitazione la rendeva troppo umida e dilatata, ben presto perse nuovamente la percezione di ciò che avrebbe dovuto sentire enorme dentro di se.
Questa sensazione la disturbò al punto di rompere l’incantesimo dell’amplesso. Sophie, delusa, estrasse il fallo con l’idea di riposizionarlo una volta che la sua dilatazione fosse rientrata nei normali limiti, ma ebbe la brutta sorpresa di trovarlo in condizione di riposo. La delusione si trasformò in rabbia: come poteva quell’oggetto creato con il solo scopo di donare piacere ad una donna afflosciarsi proprio sul più bello?
Sophie emerse dalla vasca con le gambe doloranti, senza vestirsi tornò all’apparato di comunicazione e chiamò ancora una volta la ditta produttrice.
Rispose un’altra addetta, anche questa non molto vestita come la sua collega di prima, che si ritrovò davanti una donna nuda e furente in procinto d’infilare un fallo di loro produzione nella telecamera.
* Si è afflosciato! – quasi urlò Sophie
* Durante l’uso? – domandò la gentile impiegata
* Già, proprio sul più bello!
* Scusi la mia curiosità… ma in che tipo di amplesso era impegnato?
* Vaginale! – rispose Sophie per nulla imbarazzata.
* E non è venuto?
* No, si è afflosciato!
* Prima di questo rapporto lo ha testato, ha già avuto orgasmi?
* Certo, uno sulla mia faccia ed un altro su tutta l’infermiera del centro di analisi sulla fecondità!
* È molto strano!
Quell’articolo non è soggetto a cali della pressione durante l’uso… a meno che…
* A meno che?
* Lei in che periodo del ciclo si trova?
* Direi metà mese… sì metà quasi esatta!
* Quindi ora è fertile?
* Molto probabilmente si! – Sophie si stava veramente infuriando.
* Ecco… a volte lo scompenso ormonale provocato dal distacco dell’uovo nel corpo femminile può essere recepito come un segnale di termine rapporto dal nostro fallo…
* Sta cercando di dirmi che proprio quando voglio essere riempita senza rischiare una gravidanza non posso usare il vostro prodotto?
* No! Ma se gli fa indossare un profilattico il problema non si ripeterà!

Sophie chiuse la comunicazione bruscamente.
Questa notizia era la classica goccia nel vaso stracolmo.
Guardò il fallo con gli occhi che sprizzavano odio e lo strinse forte tra le mani come per strozzarlo sin che non vide il suo roseo colore virare al blu cianotico e si calmò. L’aspetto comico della situazione ebbe la meglio grazie al suo carattere tendenzialmente positivo e giocoso. Pensò che se doveva farsi penetrare da un fallo rivestito in lattice, quando era fertile, tanto valeva usare quello reale del suo uomo, almeno si sarebbe mosso da solo!
Sophie ripose il fallo nella sua vasca dopo averlo guardato con disprezzo, era tentata dal disporre in cerchio intorno al contenitore tutti i membri sintetici che aveva in casa, un messaggio diretto a quella carne non in grado di soddisfarla pienamente nella speranza che s’umiliasse nel confronto con i suoi fratelli, meno evoluti, ma più funzionali. Poi la razionalità tornò padrona di lei e lasciò cadere l’idea.
Dopo una lunga doccia si sentì meglio e si ritrovò, stupita, a pensare al marito, ai suoi difetti, alle sue manie, alle sue paranoie ed alla sua formidabile capacità d’amarla. Tornò in sala per ammirare un’ultima volta il contenitore con il fallo biologico, poi lo richiuse nel suo imballo con molta attenzione e preparò un biglietto per la cara amica Monica: quella gatta perennemente in calore che continuava a strusciarsi impunemente su suo marito.
Nel foglietto decantò le doti di quel fallo e pregò l’amica di studiarlo a fondo, in modo da poterle insegnare in seguito tutti i giochi possibili con un membro di tale potenza.
Naturalmente aveva provveduto a regolare al valore minimo il tempo di tenuta all’orgasmo.
Sophie già si pregustava l’immancabile chiamata di Monica furiosa ed imbrattata di seme. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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