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Colombina e Casanova

Colombina se ne stava così, in uno stato di calma apparente, appoggiata al suo Casanova, godendosi lo scemare dell’orgasmo.
Lui sapeva che le sarebbe piaciuto essere amata, ora.
Si staccò piano da lei, facendola appoggiare alla balaustra del balconcino e la prese così.
Le spinte profonde e regolari di lui stavano protraendo il piacere.
Casanova aveva aumentato il ritmo, Colombina si era ancorata forte al parapetto per aprirsi completamente e godere fino in fondo di quella piacevole intima intrusione.
Il respiro era tornato a farsi corto per entrambi, non mancava molto, per questo, Colombina si ritrasse e si girò a catturare la bella bocca di Casanova tra le sue labbra.
Lui aveva provato un senso di freddo abbandono, lei lo sapeva bene ed aveva provveduto cercandolo con la mano ed accarezzandolo con sapienti movimenti rotondi.
Si era inginocchiata, come priva di forze.
L’aveva, invece, fatto appoggiare al muro e lo teneva con entrambe le mani ben strette sui glutei.
Delicatamente l’aveva preso fra le labbra, baciandolo piano piano tutt’intorno e lungo l’asta.
Ne aveva lambito ogni millimetro di pelle di nuovo tesa con la punta della lingua, prima di assaporarlo in tutta la sua lunghezza, godendo anche di ritrovare ancora su di lui il suo afrore femminile.
Casanova stava in apnea aspettando e pregustando i cambi di ritmo che sapeva lei gli avrebbe dispensato.
Non si sarebbe mai abituato a quella bocca sublime.
Si sentiva avvolgere tutto, quasi fagocitare, non sapeva più dove si trovava e con che cosa stava godendo: il cervello?
Era qualcosa che andava al di là del sesso, era un omaggio, una gratificazione al suo essere maschio, era quasi insopportabile.
Le labbra di Colombina spingevano la pelle appena sotto la corona, ritraendosi subito, per ritornare ad affondare fino a quel punto e ritrarsi di nuovo.
Ogni tanto roteava la lingua, strusciando il frenulo sopra e sotto, per inumidirlo.
Eccitazione, libidine, la certezza che qualcuno stava osservando la scena, gli affondi profondi, i piccoli morsi alla base, Casanova era quasi al limite.
Per questo motivo, Colombina si ritrasse e lo abbracciò forte guardando oltre il vano illuminato della porta finestra.
Un altro Casanova se ne stava in disparte, ma non troppo, per guardarli.
Lei sorrise, invitando la maschera ad avvicinarsi.
Il nuovo arrivato portava un piacevole profumo di agrumi, la accarezzò al limite del corsetto, una mano molto piccola, un tocco stranamente delicato, probabilmente femminile.
Colombina accarezzò, a sua volta, la maschera, dapprima sopra il mantello, poi ne sciolse il nodo lasciandolo cadere a terra.
Vagò con le mani sul costume e non trovò rigonfiamenti al di sotto della cintura.
Il Casanova era una donna.
La nuova arrivata aveva passato le dita sotto il corsetto, indugiando sui capezzoli, aveva avvicinato le labbra e, presone uno in bocca, lo succhiava con una certa foga.
Casanova prese l’altro.
Colombina stava andando su di giri, le carezze si stavano facendo molto intime, con una mano la afferrò dritta al cavallo del costume, strappandole un sospiro.
Le due donne si guardarono attraverso le maschere e si capirono.
Insieme aprirono il costume di Casanova.
Si inginocchiarono e presero a baciarlo laddove era più sensibile e facilmente eccitabile.
Una per parte lo leccarono e lo lambirono, lo palparono e lo succhiarono, scambiandosi caldi baci.
“Lui” in mezzo a quelle due bocche morbide e calde, a quelle lingue instancabili, a quelle mani capaci.
Non gli diedero tregua, stavolta.
Colombina aveva colto il fremito fatale, quello che precede l’epilogo.
Si impossessò del proprio maschio, lasciando alla Casanova il compito di titillargli il perineo con rapidi colpi di lingua e deliziosi succhietti.
Tutta l’eccitazione della serata si concluse lì, preda di quelle due femmine, che ancora, bocca contro bocca, indugiavano l’una sull’altra.
Colombina, con un movimento troppo rapido per essere contrastato, spinse la Casanova contro Casanova, le abbassò i pantaloni e la trafisse con due dita.
Le prese il fiorellino con i denti e ne succhiò il piacere.
Di più ……………….. si lasciò sfuggire la ragazza.
Sì, più forte, più forte …………….
Sentiva le calde e bagnate pareti avvolgerle le dita, era come titillare se stessa.
Sentiva sulla lingua la rosellina ormai tutta aperta.
Sentiva gli spasmi.
La Casanova le prese le dita bagnate e gliele succhiò. FINE

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