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Diana nel castello di Gerard

La pesante porta di legno di quercia si aprì e il conte Gérard de Brienne entrò nella stanza dove Diana era tenuta prigioniera. “Mi hanno detto che da qualche giorno rifiuti il cibo, “disse “Forse le nostre pietanze non sono abbastanza raffinate per te, ma… ” Il suo sguardo cadde sul pavimento e il conte si interruppe di colpo. Diana in un impeto di rabbia aveva gettato a terra il vassoio e sparso dovunque il cibo e i cocci del vasellame in terraglia. Gérard spostò lo sguardo dal pavimento a Diana, bionda, altera e silenziosa. Poi disse con voce gelida:
“Raccogli tutto”. Diana non si mosse.
“Raccogli tutto, ” ripetè Gérard fissandola con calma sinistra. Diana ebbe un brivido ma lo sfidò. “Se mi conosceste, sapreste che non sono abituata a prendere ordini”
“Gli ordini, mia bella castellana, devono essere convincenti per essere eseguiti. Chinati e raccogli ogni cosa”
“E se non lo facessi? ” Gérard si avvicinò con studiata lentezza. “Io sono un cavaliere molto abile.. “, cominciò a dire come cambiando discorso, e afferrò il braccio destro di Diana facendola girare su se stessa e torcendolo dietro la schiena. “So che i cavalli più riottosi, una volta domati, sono i migliori.. ”
Mentre parlava, continuava a torcere il braccio finchè Diana gemette di dolore.
“Ti faccio male? ” chiese Gérard con durezza.
“Vi prego… mi spezzerete il braccio”
“Ti faccio male? ” ripetè Gérard
“Sì.. sì”
“Allora urla”disse Gérard “Voglio sentirti urlare, voglio sentire il tuo dolore, la tua paura.. ” Un’altra insistenza della torsione fu sufficiente a far gridare Diana.
“Basta! Basta! ”
“Così va meglio, “disse Gérard lasciandole il braccio.
“E ora fà quello che ti ho ordinato” Come ipnotizzata dalla paura e dalla sua voce tagliente, Diana ubbidì.
“Dicevo, ” riprese Gérard continuando tranquillo il suo discorso “che i cavalli più ribelli sono quelli che poi amano di più il padrone.. dipendono da lui.. lo riconoscono, non solo dalla voce, .. ma dalla pressione delle sue gambe contro i loro fianchi… dall’odore.. ” Mentre pronunciava queste parole, il suo sguardo non si staccava da Diana, dal suo corpo snello, dai suoi occhi torbidi di paura.
“Ma prima, bisogna stringere il morso.. frustarli… torturarli con gli speroni… ”
Diana aveva raccolto tutto e si era rialzata. Il suo corpo fremeva.
“è questo che vorreste fare? frustarmi? torturarmi? ” disse con voce velata. Un sorriso increspò le labbra sensuali del conte
“Se tu potessi vederti, Diana…. i tuoi occhi brillano di una strana luce… sì, la tua voglia di essere umiliata è pari alla mia di dominarti… ”
“Siete pazzo, ” esclamò Diana girando la testa. Il conte si avvicinò e le premette una mano sul seno. “Lasciatemi”, disse Diana. ”
Credevo che un de Brienne fosse tanto gentiluomo da rispettare una prigioniera”
“Ma tu non sei una prigioniera… sei una schiava… Sono abbastanza esperto come Magister Ludi per leggerti in faccia ogni tua voglia nascosta. Quello che vorresti ora è essere frustata, e posseduta e frustata ancora… ”
Una delle sue mani stringeva entrambi i polsi di Diana mentre l’altra le tastava il seno. Diana tentò di divincolarsi “Mi fate paura… mi fate orrore.. ”
“Adesso vedremo, ” disse Gérard ” Ora ti scoprirò il seno… e so già che i tuoi capezzoli sono duri per l’eccitazione” Prese il pugnale e lo avvicinò al collo di Diana, indugiando come se la carezzasse. Poi la lama scese sulla stoffa del vestito, tagliandolo di netto , e i seni bianchi e rotondi apparvero, esposti, frementi, coi capezzoli rosa-bruno inturgiditi. Gérard cominciò a palparli e li strinse e li strizzò fino a strapparle un gemito.
Come in un lampo della memoria Diana rivide le sue notti accanto al marito, che la carezzava piano e le diceva: “Sei così dolce e delicata, Diana… ho quasi paura di sfiorarti.. ” Come se le avesse letto nel pensiero, Gérard mormorò: “Il tuo corpo non è fatto per le caste carezze di un marito, ma per quelle brutali di un padrone”: Poi le strappò di colpo la cintura, legò strettamente i suoi polsi e la spinse sul letto rialzandole la veste fino in vita. Diana chiuse gli occhi.
“Apri gli occhi”, ordinò Gérard. “Pensi che voglia violentarti, vero? … lo desideri.. e anche io… ma voglio
anche di più.. il possesso più completo inizia dalla mente… Non ora… sarai tu a implorarmi, a chiedermi di penetrarti, di aprirti completamente, di riempirti col mio sperma… Sì, posso fare qualunque cosa sul tuo corpo.. ma non subito.. voglio che tu ci pensi, che tu pensi continuamente a ciò che ti farò quando tornerò la prossima volta… a come ti masturberò, a come ti frusterò tra le cosce, a come prenderò ogni piacere da te, dappertutto… ” Con le mani la frugò nelle parti intime. “Sei bagnata, “disse con voce roca ………………………….
Tre giorni dopo, un servitore accompagnava Diana nella stanza del conte Gérard , e chiudeva la porta per svanire nell’oscuro corridoio. Diana e Gérard erano soli. Gérard taceva.
“Perchè mi avete fatto chiamare? ” chiese a bassa voce Diana.
“Non per quello che pensate, signora”, disse Gérard.
Il suo tono appariva indifferente. “La guerra e la diplomazia hanno ben strane regole. Vedete, il vescovo-conte Arnaud e suo cugino hanno trovato un accordo… e così anche i de Brienne e i Valmont non hanno più motivo di combattersi… Sarete ricondotta stasera stessa al castello di vostro marito”. Le girò le spalle, guardando il fuoco nel camino. Diana non disse nulla. Si avvicinò, piano. Si tolse la cintura dalla veste. Si inginocchiò davanti a Gérard porgendogli la cintura. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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