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Il fascino delle leggende Africane

Il Regno di Chaka Zulu non fu lungo, ma l’estensione delle terre che arrivò a dominare, la ferocia con cui per anni dominò quello che per le popolazioni locali era allora il mondo fece si che per lungo tempo a seguire il nome di Chaka continuasse ad essere tramandato di generazione in generazione tramite le leggende che fiorirono sul suo conto.
Questa è la storia di una di queste leggende quella di Chaka dei drappelli dei suoi guerrieri gli “Impi di frontiera” e del “Diritto di passaggio”.

Forse la leggenda non era esattamente quella narrata… forse i termini usati non sono propriamente quelli corretti, chiedo scusa ai cultori della storia….

Sofia si era pentita, di aver accettato di accompagnare il marito in quella follia, non appena aveva iniziato a scendere i primi gradini della scaletta dell’aereo. Erano appena le 10 del mattino, ma qua e la sull’immensa prateria solcata dalle strisce nere d’asfalto delle piste d’atterraggio si scorgevano ancora piccoli banchi di nebbia che il calore infernale del sole non era ancora riuscito a sconfiggere.

L’aria arroventata ed umidissima le penetrò i polmoni con dolorosa violenza, e Sofia per un attimo si sentì mancare, poi sospinta dagli altri passeggeri iniziò a scendere. Suo marito Guglielmo aveva sceso precipitosamente i gradini e sembrava ringiovanito di almeno quindici anni, con il volto radioso e l’entusiasmo dipinto in viso.

Non appena pose piede sulla superficie di cemento arroventato dell’aeroporto di Nairobi, la situazione se possibile peggiorò. Per fortuna le auto che erano venute a prenderli avevano l’aria condizionata, e per un po’ poté rifiatare. Passarono il resto del giorno e la notte in un lussuoso Hotel, ma vide pochissimo Guglielmo, troppo impegnato a discutere i dettagli del safari.
Non sapeva come gli fosse venuta quella mania, ma malediceva già se stessa per aver ceduto, a cinquant’anni suonati, alle insistenze del marito ed aver accettato di accompagnarlo in quella follia.

Le Land Rover sobbalzavano paurosamente sulla strada sconnessa, guidate ad una velocità folle, i sedili non abbastanza imbottiti infliggevano ad ogni sobbalzo fitte dolorose alla schiena ed alle parti meno nobili, ma nessuno tranne Sofia pareva accorgersene, ma anche lei non fiatava per non passare sin dal primo giorno per la solita petulante signora Europea.

Viaggiarono quasi tutto il mentre il panorama diventava sempre più selvaggio ed i greggi e le mandrie di bovini lasciavano sempre più spazio alla tradizionale fauna africana.
Si accamparono molto prima del tramonto, vicino ad un fiume e le sofferenze di Sofia furono ricompensate dalla splendida visione del tramonto tropicale. L’immensa palla incandescente del sole, scomparve all’orizzonte con rapidità
Incredibile, per chi è abituato ai tramonti delle alte latitudini. Sofia rimase incantata a guardare quello spettacolo ed il rapido cangiare della luce rossastra dell’orizzonte in un blu sempre più cupo sino al pesante nero della notte.

Improvvisamente l’umidità dell’aria crebbe e l’aria divenne ancor più irrespirabile. Davanti alla sua tenda, Sofia slacciò alcuni bottoni della camicetta e si rinfrescò con un panno bagnato “Le consiglio di non farlo più o almeno di farlo al coperto… questi ragazzoni neri sono molto sensibili alla pelle bianca e due tette come le sue potrebbero mettere qualche cattivo pensiero a qualcuno di loro… ” disse una voce alle sue spalle, Sofia si voltò furiosa e fissò con occhi gelidi il viso sorridente della guida, ma lui non si scompose ed anzi affondò apertamente lo sguardo nella scollatura. Fu costretta a richiudere la camicetta con un gesto furioso ed a rientrare nella tenda.

Guglielmo stava seduto ad oliare e lucidare il fucile “Grande cacciatore, vedi di dire qualche cosa alla nostra guida, stavo lavandomi ed ha fatto battute pesanti mentre mi sbirciava il seno… ” gli disse furiosa, ma Guglielmo scosse sola la testa “Siamo in Africa e questa è una terra dura, sino a che si limiterà alle parole ed alle occhiate non mi sembra il caso di fare nulla… ” le rispose senza nemmeno alzare gli occhi dal fucile.

Furiosa Sofia andò a prepararsi per la cena che fu incredibilmente buona considerate le condizioni precarie di un campo nella savana. Dopo cena, Guglielmo e la guida iniziarono a discutere di quanto sarebbe accaduto il giorno dopo ed almeno Sofia fu liberata da quella spiacevole compagnia. Ben presto si ritirò nella sua tenda per sottrarsi ai fastidiosissimi insetti.

La mattina dopo andò a rinfrescarsi facendo una doccia nell’apposito box allestito nelle vicinanze del fiume. L’acqua anche se non riscaldata era piacevolmente tiepida, e lei si trattenne un poco più a lungo del previsto, lasciando che il delizioso liquido scorresse sulla sua pelle.

“La signora dovrebbe ricordarsi che qui l’acqua è un bene prezioso e non va sprecato… ” la voce la fece sobbalzare e si voltò di scatto coprendosi con le braccia i seni ed il pube. La guida era li, affacciata al improvvisato box con il solito sorriso sicuro. Ancora una volta il suo sguardo arrogante si posò sul suo corpo e Sofia non potè fare a meno di arrossire anche se avvampava di rabbia “Se ne vada… ” sibilò , ma lui non parve udirla, poi fece una smorfia e disse “Di qui sono passate tante ragazzine… ma le assicuro che lei signora non sfigura per niente….. ” e si voltò ridacchiando grassamente mentre si allontanava.

Quando ritornò alla tenda e vi trovò Guglielmo esplose. “Quella guida ha passato ogni limite… è venuto a sbirciare mentre facevo la doccia… ” urlò furiosa. Guglielmo non si scompose “Non è venuto a sbirciare, ha dovuto riprenderti perché sprecavi troppa acqua… così la prossima volta imparerai… ” le rispose. Sofia se ne andò, furiosa per quell’indifferenza e per il fatto che Guglielmo avesse creduto alla versione della guida e non alla sua.

La mattina successiva la caccia iniziò verso le dieci, le Land Rover si allontanarono dal campo, poi si arrestarono a circa un chilometro dall’inizio della savana vera e propria. Dall’ultima delle macchine scesero i battitori. Erano tutti giovani dai corpi scintillanti e ben strutturati e praticamente nudi ad eccezione di un minuscolo perizoma. La guida si avvicinò a Sofia e le disse “Tecnicamente non sarebbe necessario che si vestissero così, ma è una piccola concessione al folclore… e poi generalmente piace alle signore. Se sbircia sotto al perizoma potrà constatare che questi ragazzi sono tutti molto dotati… ” poi si allontanò con la solita risata che faceva infuriare Sofia.

Le parole dell’uomo avevano però solleticato la naturale curiosità femminile, e lanciando un’occhiata distratta, Sofia poté effettivamente vedere ondeggiare sotto un perizoma un immenso membro color dell’ebano. Quando si voltò e colse lo sguardo beffardo della guida che l’aveva tenuta d’occhio. La smorfia che le stava facendo pareva dirle “Cosa ti avevo detto ? ? ? “, s’infuriò con se stessa per esserci cascata.

La caccia esaltò Guglielmo che malgrado la non più verde età trotterellò per ore ed ore nella rovente prateria. La guida ed i battitori gli portarono davanti prede facili per abituarlo e furono numerosissimi i colpi che andarono a segno. La sera al campo, tutti mangiarono l’abbondante cacciagione e lui ne fu estremamente orgoglioso.
Si ritirano quasi subito, ma ben presto, mentre Guglielmo si addormentava profondamente Sofia fu ridestata da un agghiacciante rumore. Si alzò e si affacciò alla veranda.

Era li da pochi secondi quando il rumore si ripete, e Sofia rabbrividì “Stia tranquilla… è un leone ma è molto lontano… nella savana il rumore percorre distanze incredibili… ” Nascosto nell’ombra vide l’ormai inconfondibile sagoma della guida ed immaginò anche il solito sorriso beffardo che non poteva vedere nell’oscurità. Impaurita, non si dispiacque troppo di quella rassicurante presenza.
“Sta andando a caccia ? , ho sentito dire che cacciano preferibilmente di notte” domandò solo per sentirne la voce e rassicurarsi ulteriormente “Si… ma non per mangiare… il re della foresta questa sera ha voglia di scopare e questo è il suo canto d’amore…. è a caccia di fichette” Disse la guida e subito dopo sghignazzò oscenamente. Sofia fuggì nuovamente nella tenda

Quando alcuni giorni dopo, la guida giudicò che Guglielmo fosse ormai pronto, una sera poco dopo il tramonto uscirono dal campo con le Land Rover, viaggiarono per circa un’ora poi proseguirono alla luce delle torce. Sofia era terrorizzata e cercava di tenersi al centro del plotoncino, ma ciò non bastata a tranquillizzarla. Non si arrabbiava nemmeno quando la guida, con la scusa di aiutarla le prendeva un braccio sfiorandole la pelle o più apertamente le appoggiava una mano sul sedere. Era troppo terrorizzata ed anche quei contatti arroganti ed osceni servivano a rassicurarla, quando in altre occasioni avrebbero provocato furiose reazioni.

Giunsero in una radura, con al centro l’ombra scura e maestosa di una grande e secolare albero, quando giunsero ai piedi dell’immenso tronco, Sofia vide che vi era appoggiata una scala. Guglielmo vi si arrampicò velocemente, “Salga signora… io le faccio luce… ” disse la guida, e quando Sofia mise il piede sul primo gradino ed incominciò a salire la mano dell’uomo si appoggiò sui suoi glutei spingendola leggermente. Sofia accelerò la salita mentre si rendeva conto che la guida indirizzava il fascio di luce non sui gradini ai quali avrebbe dovuto afferrarsi ma sotto la sua gonna. Sentì distintamente le risate sommesse ed eccitate dei portatori.

Quando la guida agilissimo li raggiunse non risparmiò la battuta “Ricordi signora, la gonna non è l’indumento ideale per le battute di caccia… ” le disse poi le sussurrò “Comunque un gran bello spettacolo… roba di classe… “.

Gli uomini ai piedi dell’albero legarono una capretta ad un albero più piccolo che distava una cinquantina di passi dal loro rifugio, poi si allontanarono nella notte. Sulla piattaforma aerea, rimasero in 4. Sofia e suo marito più la guida e il capo dei battitori, un negro dall’età indefinibile e dalla statura imponente.

Tom la guida, fece disporre Guglielmo e il capo dei battitori nella posizione migliore per puntare la zona dell’esca, “Ora non resta che attendere e sperare. La notte sarà lunga i leoni sono spesso molto prudenti di fronte ad un’esca. Le leonesse la snobberanno e preferiranno dare la caccia a qualche agile gazzella, speriamo ci sia in giro qualche vecchio maschio disposto a correre qualche rischio per un pranzo gustoso e facile… “.

Per lunghe ore rimasero nel silenzio ma rilassati, quasi annoiati poi, improvvisamente ed apparentemente molto vicino risuonò un terribile ruggito che fece sobbalzare Sofia e tendere le membra degli uomini. “è arrivato ed a giudicare dalla voce deve essere grosso… d’ora in poi silenzio assoluto mi raccomando… ” raccomandò Tom con voce carica di tensione.

Anche il cacciatore più esperto prova paura bell’ascoltare la selvaggia voce dell’Africa, il ruggito del leone. Specialmente quando è notte e si è soli nella savana senza la protezione di un caldo fuoco da campo.
L’attesa si protrasse per quello che sembrò un tempo interminabile. Di tanto in tanto il capo dei battitori faceva dei gesti indicando un punto lontano nelle tenebre, ma nulla accadeva. Nemmeno il terribile ruggito si era più fatto sentire, ma la capra continuava a belare terrorizzata segno evidente che il predatore era ancora vicino.

La notte stava quasi per terminare e nulla era accaduto, la tensione aveva stremato Sofia che incominciava a sentire la gelida morsa del freddo glaciale che precede l’alba nelle savane d’Africa. “Avrebbe dovuto portare qualche cosa per coprirsi… ” le sussurrò Tom, poi si rivolse a Guglielmo “Tieniti pronto capo… il micio sta per arrivare… ” Guglielmo malgrado la stanchezza si riscosse alzando il fucile e scrutando nella notte. “Bravo capo, non ti distrarre è il tuo momento.. ” lo incoraggiò Tom.

Poi il ruggito si fece nuovamente sentire, questa volta vicinissimo, il corpo di Sofia fu scosso da un gelido brivido di freddo e di paura. Per la prima volta fu grata a Tom quando questi le prese la mano “Lasci che gliela riscaldi… ” le sussurrò e lei strinse forte la mano dell’uomo desiderosa di rassicurarsi a quel contatto.

Lui attirò la mano a se, il ruggito del leone si fece nuovamente sentire Sofia era talmente spaventata che non ritrasse la mano nemmeno quando sentì il contatto con il membro caldo e pulsante dell’uomo. Lui guidò le dita a cingere l’asta, guidò la mano in un ritmico movimento. Sofia era combattuta tra mille sensazioni diverse.

Era terrorizzata, furiosa verso quell’uomo e quello che stava facendo approfittando della situazione, ma non osava muoversi e non osava nemmeno ritrarre la mano e perdere anche quel piccolo prezioso contatto rassicurante. Fissò Guglielmo che continuava a scrutare nella notte con il fucile appoggiato alla spalla.

Improvvisamente sentì la mano di Tom che si appoggiava sulle sue cosce, risaliva sotto la gonna e raggiungeva le mutandine. Le dita correvano lungo il bordo, vi scivolavano sotto raggiungendo le grandi labbra ed il clitoride “Come mi aspettavo… sei tutta bagnata… ” le sussurrò lui, e Sofia disperata si accorse che era vero. Le dita di lui la accarezzarono abilmente e la sua mano prese ad accelerare il ritmo. Chiuse gli occhi e si morse le labbra, cercando disperatamente di controllare il ritmo del proprio respiro che si faceva sempre più affannoso.

I capezzoli le si erano induriti e quasi le facevano male, le dita di lui scivolarono in lei e Sofia sentì le inarrestabili ondate di piacere dell’orgasmo che avvolgeva il suo corpo, inorridita fissò Guglielmo che pareva non accorgersi di niente e la consapevolezza di essere accanto al marito mentre uno sconosciuto la masturbava facendosi a sua volta masturbare da lei, esaltò i suoi sensi. Sentì l’asta di Tom vibrare sotto le sue dita, lo sperma bagnarle la mano, schizzarle persino sulla gamba più vicina.

Poi tutto finì, lui le lasciò la mano, e si staccò leggermente da lei, poco dopo il ruggito del leone tornava a farsi sentire questa volta più lontano, e Guglielmo iniziava a rilassarsi ed a cedere alla delusione.
Ancora mezz’ora d’attesa ed il sole iniziò a rischiarare l’orizzonte per poi sorgere con incredibile rapidità. Tornarono al campo alle prime luci, dopo aver raggiunto faticosamente le macchine che erano tornate a prenderli.

Nel caldo soffocante della tenda, Guglielmo esausto si addormentò quasi subito, ma Sofia oppressa dai ricordi e dai sensi di colpa di quella notte non riuscì a prendere sonno. Cercava di giustificarsi, di spiegarsi che la paura e la tensione l’avevano portata a fare quello che aveva fatto, ma non riusciva ugualmente a perdonarsi. Non aveva mai tradito suo marito prima di quella notte ed invece lo aveva fatto la su quell’albero disperso nella savana, a pochi metri da Guglielmo con un uomo che detestava e che per età poteva essere suo figlio…

Guglielmo iniziò a russare, come gli accadeva quando era stanchissimo, Sofia, si arrese e decise di andare a fare una doccia. Il campo era quasi deserto, gli addetti erano nella savana per procurare cibo e legna, mentre i cacciatori ed i battitori, si riposavano delle fatiche della notte ed in prospettiva della nuova notte di caccia che li attendeva. Il fiume distava circa duecento metri, Sofia lo raggiunse, le acque apparivano fresche ed invitanti, ma la vista di un grosso ippopotamo in lontananza, la sconsigliò dall’immergersi, entrò invece ne box della doccia.

Si sentiva distrutta e si abbandonò al fresco e rigenerante massaggio dell’acqua che scorreva sul suo corpo, chiuse gli occhi che le bruciavano per la mancanza di sonno. Non si accorse nemmeno della porta che si apriva e del corpo che entrava prima di richiuderla. Tom fissò il corpo di Sofia. Doveva aver passato i cinquanta, i suoi fianchi apparivano un poco rilassati, ma le sue natiche erano piene e morbide.. era ancora una donna stupenda. Pensò a come doveva essere stata in gioventù ed il membro si tese in uno spasmo di desiderio, si sfilò i pantaloncini da cacciatore rimanendo nudo.

Gettò il sigaro e fece un passo in avanti, le sue braccia avvolsero le spalle di Sofia, le sue mani ghermirono i grossi seni mentre il membro eretto si adagiava nel solco delle natiche della donna. Con una mossa fulminea la costrinse a voltare la testa e la baciò furiosamente impedendole di gridare. Sofia lottò cercando di liberarsi della sua stretta, mentre la lingua di lui si spingeva profondamente nella sua bocca.

Riuscì a tenerla ferma con un solo braccio, e la sua mano scese al pube della donna, incominciò ad accarezzarla, la lotta di Sofia durò ancora pochi istanti, affievolendosi sempre più mentre il suo corpo incominciava a cedere al piacere.
Soddisfatto Tom, smise di baciarla, “Non mi piace lasciare i lavori a metà….. ” ridacchiò riferendosi a quanto accaduto la notte precedente. Scese a succhiare i grossi e scuri capezzoli, poi scivolò lungo il corpo di lei sino a leccarle il sesso. Sapeva cosa fare e con piacere sentì che il corpo di lei rispondeva ai suoi tocchi.

Aveva desiderato di farlo già la notte prima, ma per ovvi motivi non aveva potuto, ora sapeva che lei non glielo avrebbe negato. Si rialzò e la baciò nuovamente, poi la spinse ad inginocchiarsi davanti a lui quando il cazzo s’immerse nella bocca grande e carnosa di Sofia, non seppe trattenere un gemito di piacere che fece sussultare d’eccitazione la donna.

Il cazzo di Tom era caldissimo, dal sapore forte e dall’odore pungente, ma Sofia non esitò a succhiarlo con foga. Aveva ormai abbandonato ogni resistenza, l’eccitazione ed i gemiti d’approvazione di lui la spronavano a fare del suo meglio. Le sue labbra carnose sapevano come avvolgere e massaggiare l’asta, la sua lingua era capace di solleticare i punti più sensibili mentre le sue mani accarezzavano dolcemente lo scroto della guida.

Sentì l’eccitazione crescere nel corpo del maschio, pregustò il momento in cui lui avrebbe preteso di più. Quel momento venne immancabilmente poco dopo. Le forti braccia di Tom la alzarono, la fecero voltare ed appoggiare alle pareti del Box mentre il suo membro le strusciava frenetico tra le cosce prima di trovare la vagina e penetrarvi. Era grosso caldo e durissimo, Sofia sentì i suoi umori colare copiosi a lubrificare il membro che iniziava a scorrere deciso dentro di lei. Prese le mani di lui e se le portò ai seni, gemette mentre lui le strizzava i capezzoli già dolorosamente turgidi.

I colpi di Tom la scuotevano nella furia di un amplesso selvaggio e divorante, Sofia venne e nel sentirla godere, lui accentuò il ritmo e la violenza dei colpi, le sue natiche risuonarono oscenamente ed il rumore la eccitò mantenendo altissime le vibrazioni dell’orgasmo. Lui all’improvviso estrasse il membro e Sofia sentì il caldissimo sperma inondarle la schiena e le natiche. Quando si riprese lui se ne era già andato.

Si ripulì delle ultime tracce di sperma, poi chiuse la doccia e prese il telo per asciugarsi e si rivestì tornando al campo.
Quando passò acconto a Tom che sfoderava il suo solido sorriso beffardo, per la prima volta non provò rabbia, ma anzi ebbe la tentazione di rispondergli a sua volta con un sorriso, ma si trattenne e distolse lo sguardo.

I giorni passavano e Guglielmo appariva sempre più stanco, le lunghe notti insonni, la tensione della caccia lo stavano logorando, Tom decise di concedergli un intero giorno di riposo, ma lui s’infuriò “Sono venuto qui per prendere un leone, non posso perdere il mio tempo riposandomi, la licenza scade tra due settimane… ” sbraitò, ma Tom non ci fece caso “Capo, non prenderai niente se al momento giusto non avrai la mano ferma… ascoltami, è il momento giusto per riposare, questa notte piazzeremo comunque l’esca, è molto probabile che il leone questa volta la mangi e si tranquillizzi, così la prossima notte avremo più probabilità.

Guglielmo alla fine si rabbonì, ed esausto dormì quasi tutto il giorno. Sofia invece si alzò nel primo pomeriggio e seguì Tom in un giro nella savana. Giunto ai piedi di una piccola collinetta che sorgeva nella savana, Tom fermò la Land Rover e lasciò gli uomini di guardia mentre lui e Sofia s’incamminavano lungo le pendici per raggiungere la cima.

Giunti in cima, lui le fece ammirare il panorama, le mostrò i branchi di animali selvaggi in lontananza, poi non perse tempo e prese a slacciarle la camicetta “Sai che le tue tette sono le più belle che abbia mai visto… ” le disse mentre le palpava assaporandone la morbida consistenza. “Credi che i tuoi uomini sappiano quello che stiamo facendo … ” disse lei un poco turbata “I miei uomini mi conoscono bene… ” sghignazzò oscenamente lui “Chissà che cosa penseranno di me… ” gemette lei mentre già si abbandonava tra le sue braccia.

Lui la spogliò nuda e la fece stendere sull’erba secca “Devi sempre ricordarti che siamo in Africa, qui la mentalità è molto diversa … pensa che all’epoca del grande Re Shaka, signore degli Zulu, i suoi guerrieri più valorosi ricevevano dal Re il cosiddetto diritto di passaggio… ” iniziò a raccontarle, mentre l’accarezzava.

“E che cos’era questo diritto di passaggio ? ? ” domandò Sofia in languidità.
“Devi sapere che all’epoca i guerrieri erano perennemente in viaggio negli sterminati domini del Re, anni ed anni di campagne, inevitabile che ciò creasse qualche problema… capisci… ” le disse lui e per farle capire meglio le prese la mano e se la portò al membro che nel frattempo aveva estratto dai pantaloncini.

“Capisco… un grosso problema… ” rise Sofia mentre prendeva a muovere ritmicamente la mano “Già un grosso problema, che spesso i guerrieri risolvevano stuprando la prima ragazzina che incontravano. Questo provocava ovviamente malumori e a volte scontri tra i soldati e le popolazioni locali. Re Shaka stanco della situazione ma conscio di aver bisogno dei suoi eserciti, emanò una legge secondo la quale tutte le donne del regno divenivano automaticamente le puttane dei suoi eserciti. I guerrieri valorosi, avevano il diritto di avvicinare qualunque donna e chiedere il diritto di passaggio. Ogni donna, come ti ho detto era obbligata a concedergli le proprie grazie… ed a prodigarsi per il piacere del guerriero….. ”

Sofia incominciò ad interessarsi al racconto “Ogni donna ? ? ? ” domandò e Tom annuì “Proprio così, gli ordini del Re non si discutevano, pena la vita, così ogni donna, vergine, promessa sposa, sposa o madre se richiesta doveva donare piacere al guerriero che portava le insegne del Re ed il simbolo del diritto di passaggio… ” “Dovevano esistere poche vergini allora….. ” ridacchiò Sofia

Tom le spinse imperiosamente la testa verso il suo cazzo “Ed invece le vergini rimanevano vergini…. Ma dovevano comunque arrangiarsi per donare piacere… ” “Uhmmmm… ” mugolò Sofia mentre iniziava a succhiargli il cazzo “E le giovani Zulu si davano da fare usando le loro deliziose boccucce, le loro tettine… e lo stesso facevano le donne sposate… ” continuò Tom. Sofia s’interruppe e si rialzò fissandolo mentre s’immergeva il membro ben umettato di saliva tra i grossi seni stringendoli intorno all’asta “E i guerrieri s’accontentavano ? ? ? ? ” domandò maliziosamente, e lui scosse la testa “No… ma tieni presente che per evitare il proliferare di bastardi… il Re Shaka aveva proibito ai guerrieri di scoparsi le donne a cui chiedevano il diritto di passaggio…. ” le rispose “Ed allora ? ? ” domandò Sofia senza capire… lui sghignazzò oscenamente facendola fremere… “Adesso ti mostro come facevano.

La fece rotolare nell’erba.. le sue mani passarono sotto il suo ventre e la costrinsero a sollevarlo, portando ben in alto il giunonico culo. Con le mani Tom afferrò le natiche piene e carnose di Sofia e le divarico mentre si chinava su di lei e con la lingua le leccava oscenamente il profondo solco, spingendosi sempre più verso ‘l’ano della donna “Nooooo !! ” gemette Sofia, e lui s’interruppe “Zitta donna è il Re Shaka che te lo ordina…. ” Le disse Tom con voce imperiosa.

Tornò immediatamente ad immergere il volto nel culo di Sofia e lavorò con cura lubrificandola a dovere, poi la fece stendere a terra su di un fianco, e spinse con decisione il cazzo tra le natiche. Sofia lanciò un urlo mentre il glande violava il suo vergine sfintere. Stringendo i denti, Sofia cercò di rilassarsi, mentre lui penetrava sempre più profondamente in lei, poi le mani di Tom presero ad accarezzare il suo corpo e lentamente il piacere le fece dimenticare il dolore e Sofia si abbandonò a quel selvaggio amplesso in quel posto selvaggio.

Tom pareva infaticabile, continuava a stantuffare in lei senza darle tregua, di tanto in tanto sfilava il membro e Sofia si augurava che fosse prossimo all’orgasmo, ma lui attendeva solo che lo sfintere iniziasse a contrarsi per provare nuovamente il piacere di violarlo. “Sei una valorosa suddita del re Shaka… il suo fedele guerriero loda le delizie del tuo culo… ” le sussurrò lui e quelle oscene parole scatenarono la fantasia di Sofia “Tutto per il mio re… ” disse gemendo di piacere.

Poco dopo si scosse mentre una voce vicino a loro chiamava “Buana… dove siete… ” con orrore Sofia vide comparire alla sommità della collinetta il capo dei battitori. Tentò di fuggire, ma Tom la bloccò, ed anzi, le prese una coscia e la sollevò scosciandola oscenamente in modo che il negro potesse vedere benissimo che la stava inculando… “Mi sto prendendo il mio diritto di passaggio Baso… questa brava suddita di Shaka lo concederà anche ad un valoroso guerriero come te… vieni.. ” lo incitò Tom concludendo con la sua solita oscena risata.

Il negro si unì alla risata e li raggiunse trotterellando. Sofia non riuscì a distogliere gli occhi mentre l’uomo si abbassava i pantaloncini sfoderando un membro dalle dimensioni impressionanti. Baso s’inginocchiò davanti a lei pronunciando parole che non riuscì a comprendere. Ma capì benissimo l’enorme membro che lui porse alle sue labbra. La mano di Tom le spinse la nuca in avanti e Sofia con un sospiro dischiuse le labbra ed accolse il nerissimo cazzo in bocca.

Ebbe un conato e si trattenne a stento dal vomitare mentre l’odore pungente del negro che probabilmente non si lavava da molti giorni la colpiva come un pugno, ma la mano di Tom la trattenne e fu costretta a continuare a succhiare.
Le mani del negro incominciarono a giocare con i suoi seni…. Li accarezzarono e palparono, Sofia riaprì gli occhi e rabbrividì alla vista di quelle grosse e nere dita che le sfioravano la pelle.

Bazò giocò con i suoi capezzoli, mentre eccitatissimo Tom aumentava la forza dei suoi affondo. La mano del negro scese lungo il suo ventre, sfiorò il clitoride regalandole una fitta di piacere che le annebbiò la vista e la fece succhiare con maggior foga.

Lentamente ma inesorabilmente il membro del negro si gonfiava nella sua bocca, ormai a fatica Sofia riusciva ad accoglierlo, l’enorme asta le dilatava oscenamente le labbra mentre le dita di Bazo affondavano ormai nella sua vagina madida di piacere.

“Il Re in persona ti concede una deroga Bazo…. Puoi scoparla se vuoi… ” sghignazzò Tom. Incredula Sofia vide Bazo staccarsi da lei, spostarsi e stendersi al suo fianco mentre sollevava il grossissimo e pensante membro, appoggiandolo alla sua vagina. Non ci volle molto perché trovasse la strada, l’aria sfuggì dai polmoni di Sofia mentre l’enorme membro penetrava in lei. Gemette mentre si sentiva riempita e dilatata oltre ogni credibile limite.
I due cazzi dentro di lei parvero fondersi in un unico diabolico membro che scorreva indiavolato. Il ritmo dei due si era perfettamente armonizzato. Bazo chino su di lei succhiava avidamente i capezzoli che sembravano di marmo. Sofia respirava affannosamente ma l’aria, inspirata a fatica, sfuggiva subito dopo nei suoi deliranti gemiti di piacere.

Sentì Tom sgusciare freneticamente fuori di lei, lo sentì spostarsi e poi vide il suo glande fremente davanti alla sua bocca, le sue dita che la costringevano a spalancarla e poco dopo una pioggia di roventi gocce bianche precipitò su di lei. Lui indirizzava i getti copiosi verso la sua bocca, riempendola, Sofia era costretta ad ingoiare per non soffocare, ma una gran quantità di bianchissimo sperma le inondava comunque la faccia ed i capelli.

Non appena ripresosi dal delirio del piacere Tom si rivolse a Bazo “Ricordati la legge Uomo… non puoi godere dentro ad una donna che non sia una delle tue mogli… ” gli disse. Bazo lo guardò e sghignazzò. Si staccò da Sofia ed il suo enorme membro grondante degli umori della donna scomparve nuovamente nella bocca gemente di lei. La grossissima e nera mano l’afferrò per i capelli guidandola ad un movimento frenetico. Lo sperma eruttò dal glande di Bazo come la lava dalla nerissima roccia basaltica di un vulcano e nuovamente Sofia iniziò ad ingoiare i fiotti di denso e caldissimo sperma….

Bazo se ne andò poco dopo, trotterellando felice giù dalla collinetta, lasciando che loro si ricomponessero. Tom la baciò con foga animalesca, poi le mostrò un piccolo pendaglio di giada infilato in una sottile striscia di cuoio. “Questo è il simbolo del diritto di passaggio donna.. chi porterà a te questo simbolo verrà in nome del Re e tu dovrai concedergli tutto ciò che desidera…. ” le disse. La fissava intensamente negli occhi e Sofia era perfettamente consapevole di cosa avrebbe potuto significare continuare a giocare quel gioco…. Lentamente annuì abbassando la testa in segno di deferenza verso il suo Re….

Al ritorno al campo, Sofia si sorprese di riuscire a guardare negli occhi Guglielmo senza provare sensi di colpa, era tutta indolenzita, il culo le bruciava moltissimo ma si sentiva bene, bene come mai in vita sua. La notte nella sua brandina da campo le bastò chiudere gli occhi per incominciare a ripensare a quanto accaduto in quel pomeriggio ed in particolare a Bazo e sentirsi nuovamente eccitata. Alla fine la stanchezza ebbe il sopravvento e si addormentò sognando di Re Shaka e dei suoi Impi di frontiera.

Il giorno successivo, Guglielmo, ritemprato dal riposo era impaziente e tormentò tutti, volle andare ad ispezionare la zona di caccia e si esaltò nel vedere che finalmente il leone si era deciso a catturare l’esca che gli avevano lasciato “Questa notte sarà la mia notte lo sento… ripeteva in continuazione nell’eccitazione della caccia. Venne il tramonto, e partirono per raggiungere il rifugio sull’albero.

Quando giunsero alla radura vicino al grande albero, contrariamente al solito Tom mandò Bazo ad ispezionare la zona ove solitamente ponevano la capra che serviva da esca. Il capo dei battitori, tornò e si mise a parlare fitto con Tom nel suo dialetto. Tom assunse un’aria preoccupata e si avvicinò a Guglielmo “Capo, Bazo ha trovato molte impronte… al maschio sembrano essersi unite almeno cinque femmine con i cuccioli se torneranno tutti questa notte potrebbe essere pericoloso anche stando lassù….. forse è il caso di lasciar perdere… ” gli disse.

Guglielmo scosse la testa con forza “Non mi sogno nemmeno e se tu hai paura puoi anche andartene.. io resto qui” rispose sprezzante “Sei tu il capo, ma forse sarebbe meglio rimandare la signora al campo con i battitori… non è una cacciatrice lei… inutile farle correre un simile pericolo” Guglielmo annuì, ma era troppo eccitato per la caccia, e subito si allontanò per raggiungere la postazione sull’albero.

Tom si avvicinò a Sofia, che aveva sentito tutto ed era preoccupatissima “Io non me ne vado se non venite via anche voi… “iniziò a dire con forza, ma improvvisamente le sue proteste si bloccarono, mentre ogni traccia di preoccupazione spariva dal viso di Tom per lasciar spazio al suo solito sorriso. Si chinò verso di lei e le sussurrò “Non so se, come va dicendo in continuazione, questa sarà la sua notte o no… quello di cui sono certo è che sarà la tua notte” e sommessamente ridacchio nel suo solito ed osceno modo. “Vai donna e ricorda che il volere del Re è legge…. ” Disse assumendo un tono pomposo.
Stupefatta Sofia s’incamminò in mezzo ai battitori per fare ritorno alle Land Rover mentre voltandosi vedeva Tom Guglielmo e Bazo arrampicarsi sull’albero.

La riportarono al campo, e Sofia si ritirò nella sua tenda e spogliatasi si mise sulla brandina. Faceva caldo e la camicia che indossava come pigiama ben presto aderì alla sua pelle sudata, Si sentiva irrequieta, continuava a domandarsi quale significato potesse avere la sceneggiata inscenata da Tom e soprattutto cosa avesse voluto dire con le sue ultime parole, ma non riusciva a darsi spiegazioni credibili

Ad un tratto la tenda si aprì ed uno dei battitori entrò, era stranamente abbigliato, portava braccialetti e collane, un pennacchio di piume coloratissime sulla testa ed impugnava una lancia. Sofia tremò di terrore di fronte a quell’agghiacciante presenza. Stava per urlare dal terrore, quando l’uomo si mise a parlare nel suo incomprensibile dialetto. Sofia non capiva nulla, ma le parve di captare il nome di Shaka, poi l’uomo sollevò una mano e le mostrò, facendolo oscillare nell’aria, il pendaglio di Giada che Tom le aveva indicato come simbolo del diritto di passaggio.

L’uomo fece oscillare per alcuni istanti il pendaglio, poi si avvicino e quando fu proprio davanti a lei, scostò il piccolo perizoma che indossava. La fioca luce della lampada illuminò il possente ed eccitato membro, Sofia sentì il ventre farsi liquidò e s’inginocchiò sulla brandina mentre protendeva la mano ad accarezzare il membro. Le mani del negro si posarono sulla camicia, con facilità la strapparono lasciando il suo corpo nudo Sofia si chinò ed iniziò a succhiarlo con devozione proprio come avrebbe fatto una brava suddita del Re Shaka ad un valoroso guerriero.

Dopo un po’ l’uomo riprese a parlare nel suo incomprensibile dialetto, lei non capiva, lui allora si chinò un poco ed incominciò a palparle le tette ed allora Sofia capì, si rialzò ed incominciò a massaggiarlo con i seni mentre l’uomo ridacchiava e le rivolgeva parole che non comprendeva ma che intuiva essere deliziosamente oscene.

Sofia non si sorprese nel vedere la tenda aprirsi nuovamente ed un altro battitore entrare ripetendo la scena già vista e mostrando una copia perfetta del pendaglio di Tom. Aveva ormai capito che il compito che il Re le aveva affidato per quella notte era quello di soddisfare un intero Impi. Ben presto si ritrovò a succhiare il cazzo al secondo battitore mentre continuava a massaggiare quello del primo con i seni.

Ad un certo punto i due la fermarono e la sollevarono con facilità stendendola sulla brandina. Il primo battitore si stese dietro di lei, il suo possente membro non ebbe difficoltà a penetrare con forza inaudita il culo di Sofia. La donna lanciò un urlo che venne soffocato dal secondo cazzo che le affondò in gola. Un terzo battitore entrò iniziando a recitare la solita scena mentre gli altri due continuavano come se nulla fosse, senza dar tregua a Sofia.

L’uomo non continuò nella sceneggiata e subito si unì al gruppo. Il secondo battitore gli lasciò libera la bocca di Sofia, mentre si stendeva sulla brandina ed a sua volta penetrava la donna. Stretta tra la pelle nerissima dei tre battitori, la sua pelle bianca e madida di sudore risplendeva alla fioca luce della lampada

A Sofia sembrò d’impazzire quei mostruosi cazzi neri, non le davano tregua, la penetravano in continuazione, in ogni buco possibile, se li trovava in mano, le sbattevano sul viso, la penetravano allargando la sua fichetta ed il suo culo al limite del possibile. Altri battitori si dovevano essere aggiunti ai primi tre, ma lei non riusciva più a connettere la sua bocca era quasi priva di saliva a furia di leccare e succhiare, anche se di tanto in tanto, abbondanti getti di sperma giungevano a placare temporaneamente l’arsura.

L’ano sembrava aver anche perso ogni sensibilità, I membri più spaventosi la penetravano con violenza inaudita e selvaggia senza che lei apparentemente provasse dolore. I suoi umori stimolati dai continui orgasmi, colavano copiosi, rendendo lucidi i ventri dei maschi.
Non sapeva da quanto continuasse, non sapeva quanto ancora sarebbe durato, i suoi capelli erano ormai madidi di sperma , la sua pelle sudata aveva lo stesso odore forte di quello dei tanti uomini che si erano strusciati contro di lei. Notò a mala pena l’impercettibile allentamento della foga dei maschi, poi dopo ancora molto tempo tutto improvvisamente finì.

Era esausta, languida per l’enorme piacere ricevuto, dolorante per le poderose penetrazioni. Sentì forti mani che la sollevavano, la portavano fuori dalla tenda. Si ritrovò senza saperlo nel Box doccia, sotto il tiepido getto ristoratore. Quando richiuse l’acqua trovò appena fuori, un asciugamano e dei vestiti puliti. Si asciugò e vestì, poi tornò al campo. Tutto pareva essere tornato normale. Il sole aveva iniziato a rendere incandescente l’orizzonte. Vide che le Land Rover erano partite per andare a riprendere i cacciatori.

Rientrò nella tenda e si stese sulla brandina. Avrebbe voluto restare sveglia in attesa di Tom e Guglielmo, ma non vi riuscì e cadde addormentata. Fu svegliata da un tenero baciò, aprì gli occhi e vide Guglielmo, era stanco ma sorrideva “Meno male sei tornato… ” disse con sincerità “Scusa se ti ho svegliata… ” le disse lui teneramente “Non sono risuscita a dormire per tutta la notte pensandoti in pericolo, mi sono fatta una doccia e poi… debbo essermi addormentata… ” mentì lei. “Lui si chinò e la baciò… sentì le sue mani sul suo corpo e rimase stupita… non accadeva da tanto tempo. Quando le loro labbra si staccarono, lui farfugliò “Ce l’ho fatta sai… lo catturato… ” poi le sue parole si persero, mentre le apriva la camicetta ed affondava il volto tra i suoi seni coprendoli di baci.

Sofia si stupì di come il suo corpo potesse ancora rispondere in quel modo dopo la notte trascorsa. Lui la rovesciò sul letto, le sollevò la gonna e le sfilò le mutandine, Lei armeggiò con i suoi pantaloni mentre lui la baciava, quindi lo succhiò meravigliandosi del ritrovato vigore di suo marito. Anche se per dimensioni non poteva rivaleggiare con nessuno dei maschi che l’avevano scopata quella notte, il membro di Guglielmo pareva aver magicamente ritrovato l’antica forza.
Sofia non poté fare a meno di ripensare all’antica leggenda secondo la quale il cacciatore uccidendo una preda s’impossessa delle qualità della vittima. Quella mattina Guglielmo sembrava proprio un giovane leone in amore.
. La penetrò e scopò con foga straordinaria, che le faceva sobbalzare i grossi seni. Sofia si sentì in colpa quando si accorse di paragonare l’impeto di Guglielmo con la forza travolgente dei portatori quella notte.
Per alleviare la propria coscienza, gli sussurrò all’orecchio “Mi stai scopando come quando avevi vent’anni amore… dai sfondami… ” e lui raddoppiò gli sforzi e quando la sentì godere venne a sua volta.

Pochi giorni dopo lasciarono l’Africa, Guglielmo portava il suo prezioso trofeo, la pelle di Leone, l’imponente testa li avrebbe raggiunti in seguito, Sofia portava solo al collo un piccolo e semplice pendaglio di giada… e ne cuore un grande rammarico. L’Africa le sarebbe mancata. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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