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La vergine ed il Diavolo

Parte I
Salisbury, Inghilterra meridionale, autunno 1972
Di nuovo il diavolo lo condusse con se sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro magnificenza e gli disse: “tutte queste cose io te le darò, se prostrato a terra mi adorerai”.
(Mt 4, 8-10).

Era un pomeriggio di settembre e sarebbe stato un pomeriggio come tanti altri se non fosse stato per un piccolo particolare che di lì a poco si sarebbe verificato, presentandosi furibondo nel caos che in quel momento sovrastava la mia esistenza; mi trovavo finalmente lì, davanti ai megaliti. Quante volte nella mia vita avevo immaginato questo momento: sapevo tutto quanto si sapesse su quel posto, avevo letto tutto, sull’argomento; ora ero finalmente lì! Rimasi circa due ore in estasi a contemplare quel circolo perfetto, quelle pietre apparentemente fredde, ma dalla cui superficie i miei occhi percepivano l’aura del tempo lunghissimo della loro esistenza. Tirava un vento di moderata violenza, ma gelido e sopra di me un cielo azzurro che pareva un tutt’uno con l’universo infinito, faceva da cornice a quel paesaggio perfetto.
Ma vi starete chiedendo chi sono e perché mi accingo a raccontarvi questi eventi; per paura di essere riconosciuto mi presenterò soltanto con il mio nome di battesimo, Adriano; di me posso dirvi solo che a quel tempo avevo trentatré anni ed ero già professore associato di psichiatria all’Università: già possiamo dire pure un piccolo genio! Già, un piccolo genio ormai al traguardo! Eh si, da tredici mesi infatti, combattevo la mia guerra contro un terribile male: un linfoma di Hodgkin varietà deplezione linfocitaria, così almeno recitava il referto anatomo-patologico. Purtroppo tra battaglie vinte e umilianti sconfitte, i medici, dopo l’ennesimo ciclo di chemioterapia, mi avevano detto che la partita era in pratica persa! Decisi di dedicare le ultime forze per viaggiare, per scacciare forse lo spettro della morte, per godere di un attimo di incoscienza. Così dopo varie città della nostra vecchia Europa mi ritrovai lì, davanti al circolo monolitico, nel sud dell’Inghilterra.
Rimasi a contemplare il monumento immobile ed incurante del vento; ricordo benissimo quel momento: ad un tratto si avvicino un uomo sulla cinquantina, ben vestito; si mise accanto a me e come se sapesse chi fossi mi disse:
“Adriano, il tuo spirito è turbato, i tuoi giorni si spengono; vai, torna alla tua città; vai il prossimo 13 davanti al teatro per eccellenza e lì troverai un uomo pronto ad ascoltarti, il suo nome è Machob; lui potrà aiutarti, ma in cambio tu dovrai aiutare lui”.
Mi girai per vederlo negli occhi ma uomo non c’era più! Pensai e ripensai all’episodio lungo la strada verso Salisbury e lì continuai a pensare davanti ad una tazza di caffè. Chi era e cosa voleva dirmi? Decisi comunque che valeva la pena di approfondire la questione.

Parte II
La città in cui vivo tutt’oggi, autunno 1972
Fuggite la fornicazione! Ogni peccato che l’uomo possa commettere, è fuori dal suo corpo; il fornicatore, invece, pecca contro il proprio corpo.
(1 Cor 6, 18-19).

Il 13 mi presentai nel posto convenuto e lì aspettai; passeggiai nervosamente avanti e dietro per la piazza riflettendo sull’universo che mi si era aperto innanzi; il vento era fresco ed accarezzava dolcemente il mio volto; passeggiavo e pensavo; mi chiedevo ripetutamente se stavo facendo la cosa giusta! Verso le ventuno si avvicinò un uomo mal vestito, una specie di mendicante di colore, inquietante nell’aspetto, il quale rivoltosi a me, con voce cupa alternata a numerosi colpi di tosse, mi disse: “Se tu sei Adriano io sono Machob per servirti; il mio padrone Baphometh, l’androgino, ti ridarà la salute del corpo! Prima però tu dovrai donargli la vergine prescelta, la quale, ora pura ed illibata, quando gliela condurrai, pur conservando la verginità, dovrà essersi macchiata l’anima col terribile peccato della lussuria per mano di un uomo! La vergine prescelta, l’anima che i miei padroni desiderano, noi la conosciamo da sempre ed anche tu la conosci; si tratta di Rita, tua cognata, la vergine illibata! Per indurla in tentazione e farla cedere ai sensi, domani le dirai di recarsi a tale posto per un colloquio di lavoro e lì ad accoglierla ci sarà uno che già ci appartiene e che per lei sarà il dottor Candido! ”
Mia cognata Rita, la sorella di mia moglie, era allora una bella ragazza di trent’anni dalle belle e maliziose forme: alta, snella, con capelli lunghi e castani che le arrivano al fondo schiena; eternamente disoccupata, trascorreva il suo tempo studiando all’università e collezionando splendidi voti; nonostante l’età non più giovanissima, non aveva per niente chiaro quella che doveva essere la sua strada futura nel campo lavorativo; d’altra parte anche nella sfera sentimentale non aveva concluso molto a parte qualche storia senza importanza: infatti nonostante l’aspetto fisico da schianto, i pochi ragazzi che aveva frequentato, la mollavano subito a causa della sua totale castità; concedeva loro qualche bacio pudico, ma niente più.
Tornai a casa sconvolto da quell’incontro e dal nuovo e inquietante mondo che mi si apriva all’orizzonte; mi piacerebbe dire che ero sconvolto dal dubbio, ma in realtà nonostante il profondo e sincero affetto che provavo per Rita, l’egoismo di salvare la mia vita prevaleva su tutto. La chiamai la sera stessa e le dissi che c’era una formidabile occasione di lavoro; le diedi l’indirizzo del futuro datore di lavoro e le raccomandai di essere per quanto possibile gentile con lui. Chiuso il telefono, mi misi a pensare. Cosa voleva dire con quel “dovrai donargli una vergine”; e poi chi era quella gente? E si, non avevo ancora capito molto di ciò che stava per accadere!
Mi recai anch’io all’appuntamento, ma un’ora prima; mi aprirono la porta e mi fecero entrare in una stanza dalla quale attraverso un finto specchio si vedeva la stanza accanto; lì con me c’erano altri sei uomini e due donne; erano vestiti in modo strano: una lunga tunica bianca e piedi scalzi; la cosa sconcertante era che avevano tutti una croce nera disegnata sotto le piante dei piedi! Non scambiammo una sola parola ed aspettammo tutti in silenzio
Verso le venti arrivò Rita; il dottor Candido la fece accomodare nello studio; Rita era bellissima! Stupefacente era la cura con la quale si era preparata all’evento: minigonna nera, calze velate con reggicalze, scarpe con tacchi a spillo, camicetta di seta rossa, per un terzo sbottonata, che lasciava vedere tre collane attorno al collo, due d’oro ed una di corallo e perle e ancora vari bracciali ai polsi ed anelli alle dita; curò moltissimo anche il trucco; forse un po’ troppo forte, pettinò i capelli sciolti sulle spalle ed indosso anche una cavigliera d’oro per sottolineare inconsciamente la sua totale sottomissione! Per finire mise orecchini di perle e brillanti e piercing ombelicale.
Parlarono per un’ora circa in una stanza semibuia e terribilmente calda; per farla breve tra buone maniere e discorsi mielosi, tra frasi del tipo ” ma lo sai che quando ridi sei un amore” e carezze sul le mani e sul viso, il dottor Candido con dolcezza e gentilezza le fece capire che il posto sarebbe stato suo a patto che lei fosse stata “un po’ comprensiva con lui”. Rita appariva notevolmente imbarazzata e madida di sudore. Ad un tratto l’uomo si avvicinò a Rita sedendosi accanto a lei e con uno scatto fulmineo tentò di baciarla ma lei, con uno spostamento altrettanto rapido lo evitò! Ci provò ancora e poi ancora senza darle tregua. Rita peraltro resto al suo posto senza fiatare tacendo l’enorme imbarazzo dentro il proprio cuore; il posto di lavoro era diventato troppo importante per lei, quasi un’ossessione. L’uomo si avvicinò nuovamente e le sussurrò all’orecchio che era incantevole ed irresistibile quindi si accostò al suo collo da cigno ed iniziò prima a coprirlo di delicati baci, poi di leggeri succhiamenti e poi infine iniziò a leccarlo; giunto all’orecchio incominciò a baciarlo ed a leccarlo quindi fece qualcosa che minò profondamente le resistenze di Rita: le sganciò l’orecchino ed iniziò a leccarle prima il padiglione auricolare e poi sempre più in fondo il condotto uditivo; iniziò subito dopo a succhiarle il lobo; Rita lo lasciò fare; l’uomo infilò il passante dell’orecchino, dopo averlo inumidito con la saliva, dentro il buco nel lobo e con movimenti ritmici di avanti ed indietro iniziò a mimare l’atto sessuale; Rita intuì perfettamente il significato simbolico di quel gesto: il passante dell’orecchino che entrava ed usciva dal buco del lobo equivaleva ad un irreale membro sbattuto avanti e indietro dentro il suo ventre; dopo un po’, riagganciato l’orecchino, passo dall’altro lato ed incominciò a leccarle avidamente il padiglione senza questa volta toglierle l’orecchino, che fu di conseguenza ripetutamente leccato e succhiato; quindi la prese per la nuca e con notevole tenacia, ma senza alcuna vera costrizione, le girò la testa indietro e le poggiò le labbra contro le sue iniziando a leccarle con delicatezza; Rita era dibattuta: da una parte vi era il preciso intento di conservarsi casta ed illibata, ma dall’altro c’era la consapevolezza dell’assoluta necessità di un posto fisso e poi, il dottor Candido, era un bell’uomo. I loro sguardi si incrociarono: l’uomo consapevole che il cedimento era ormai prossimo, spinse la sua lingua tra le labbra di Rita la quale le allargò lievemente mostrando un minimo segno di cedimento al peccato; l’uomo forzò ancora e raggiunse con la lingua i denti e le gengive di Rita; a quel punto ogni resistenza venne meno e Rita cedette ed allargò le labbra aprendo completamente la bocca; subito da lingua dell’uomo si infilò dentro la sua bocca. Una scena eccitantissima e nello stesso tempo terribile; Rita per un posto di lavoro aveva accettato liberamente di prostituirsi e senza saperlo stava dannandosi l’anima per sempre!
Il dottor Candido la stava abbracciando e baciando in bocca in modo voluttuoso; Rita che ci stava completamente, teneva la sua testa tutta indietro poggiata sul divano di pelle, aveva gli occhi chiusi e le guance di un colore rosso fiamma che contrastava meravigliosamente con il colore bianco lucido delle perle degli orecchini; ora le loro bocche erano al massimo dell’apertura e le labbra erano perfettamente adese le une alle altre; subito dopo le loro lingue grondanti di saliva e completamente fuori dalle bocche lottavano in modo irrefrenabile, attorcigliandosi vicendevolmente; ora Rita allargate le calde labbra rivestite da rossetto rosso fiamma, riceveva la lingua dell’uomo dentro la propria bocca, lasciando che le pennellasse con cura tutta la superficie umida del suo cavo orale e del palato, i bellissimi denti e in fine, sempre più in fondo, l’ugola e le tonsille; l’uomo leccava e succhiava con avidità e decisione e ritmicamente immetteva abbondante saliva calda e vischiosa dentro la bocca di mia cognata, la quale la assaporava e poi la ingoiava avidamente.
Dopo un po’ il dottor Candido fece alzare Rita e la posizionò davanti il falso specchio, quindi da tergo continuandola a baciare avidamente, iniziò ad accarezzare i suoi seni causando l’inevitabile erezione dei capezzoli, ora ben evidenti attraverso la seta della camicetta; non trovando praticamente alcuna resistenza, si avventurò a sbottonarle la camicetta; Rita allora nervosamente, ma sempre pienamente consenziente, accennò ad un sorriso e continuò lei a sbottonarsi completamente la camicetta, quindi se la tolse; l’uomo impaziente le accarezzò con entrambe le mani il reggiseno bianco facendosi strada tra le collane, poi le cinse il collo e la baciò avidamente e lungamente con la lingua; Rita acconsentì, anzi, collaborò con dedizione, concedendogli a sua volta la sua lingua e la sua bocca! L’uomo allora dopo averle fatto mettere le mani dietro la nuca, con un colpo secco le sfibbio il reggiseno che cadde giù. Che splendida scena: due enormi tette sode centrate da ampissime e rugose areole, nerissime, dalle quali si ergevano due grossi e lunghi capezzoli tesi come chiodi; a qual punto Rita evidentemente consapevole della situazione in cui si era cacciata, in silenzio e cercando di non far capire nulla all’uomo, scoppiò in lacrime come una bambina; l’uomo incurante delle lacrime iniziò ad accarezzare ed a palpare a fondo quelle grosse mammelle, strizzando a tratti i capezzoli fino a farla sobbalzare dal dolore. A quel punto il dottor Candido mentre le palpava le mammelle da tergo le disse: ” dimmi che sei la mia troia e che sei una grande puttana” e Rita immediatamente replicò: “Si, è vero sono una gran troia, la tua troia”. Non ancora contento si avvicinò al petto di Rita e uscita la lingua iniziò a leccarle ed a succhiarle le bellissime tette con avidità indescrivibile: una per volta leccava tutta la cute della mammella, soffermandosi sull’areola dove passava la lingua descrivendo cerchi concentrici, quindi si dedicava al capezzolo che prima leccava con passaggi ritmici e rapidi e poi, introdottolo in bocca, succhiava; infine tentava di introdursi tutta la mammella in bocca per poi ciucciarla.
A quel punto il dottor Candidò ordinò a Rita di denudarsi ed ella obbedì prontamente; era meravigliosa e per la prima volta nella sua vita completamente nuda davanti ad un uomo! nuda, ricoperta solo da gioielli, che ne esaltavano ancora di più la bellezza! La fece distendere sul divano e le divaricò le cosce mettendo allo scoperto la sua vulva pelosa, mai prima di allora esposta ad occhio di maschio! Ricominciò a baciarla in bocca con la lingua per poi dedicarsi con esperienza e tenacia al seno; raccolse con le proprie mani la saliva di Rita, direttamente dalla sua bocca per poi cospargerla sulle sue mammelle e quindi massaggiarle vigorosamente; prese quindi due cubetti di ghiaccio e li passò delicatamente sui suoi capezzoli che a contatto del ghiaccio diventarono ancora più duri e neri!
L’uomo iniziò quindi ad accarezzare la foltissima peluria nera della sua vulva, quindi divaricate le grandi labbra iniziò a gingillarle la clitoride che, inizialmente delle dimensioni di un cece, rapidamente diventò turgida e grossa come un gamberetto sgusciato. Avvicinò allora la sua bocca e tenendo ben divaricate le grandi labbra, iniziò a leccarle ed a succhiarle le piccole labbra, che in Rita sono alquanto ipertrofiche; quindi passò a leccarle abilmente e velocemente la clitoride che diventò ancora più turgida e grossa; Rita intanto socchiusi gli occhi cominciò ad ansimare prima timidamente e poi in maniera completamente disinibita come una cagna in calore! L’uomo continuò ancora per qualche minuto a leccarle avidamente la clitoride finché Rita non inarcò la schiena ed emettendo un urlo, raggiunse l’orgasmo inondando la bocca dell’uomo di calda e filante secrezione. Era il primo orgasmo della sua vita! Poco dopo l’uomo la fece girare e posizionare a pancia in giù ed allargatele le natiche da sballo, iniziò a leccarle avidamente l’ano anch’esso vergineo che a contatto della calda lingua dell’uomo, iniziò a pulsare; quindi vi pose contro il dito indice dopo averlo lubrificato con la propria saliva e glielo spinse nel canale anale, iniziandolo a muovere avanti e dietro; continuò l’operazione con il dito medio, poi col medio e l’indice insieme; tutte queste manovre regalarono a Rita irresistibili fitte di piacere miste a peccaminose voglie!
Ad un certo punto l’uomo fece scendere Rita dal divano e la fece inginocchiare davanti a se; si sbottonò i pantaloni ed abbassate le mutande estrasse un enorme pene in erezione: una verga lunga circa venticinque centimetri dura e venosa, sormontata da un grosso glande lucido e violaceo; sotto uno scroto enorme e pelosissimo. L’uomo allora la prese per la nuca e l’avvicinò a se; Rita si trovò così a tu per tu con quell’enorme fallo incredibilmente turgido e paonazzo; in un primo tempo istintivamente si ritrasse, ma quando i suoi occhi incrociarono quelli di lui, il desiderio di un posto di lavoro ebbe il sopravvento sulla dignità e quindi si spinse in avanti facendosi coraggio: prima cominciò ad accarezzarlo: teneva quel bastone tra le mani ammirando quel grosso glande lucido e violaceo, caldo e pulsante, rigonfio di sangue; ne sentì il calore e l’odore intenso ed aromatico; se lo passo sul viso, tra i capelli e sulle orecchie; lo odorò ripetutamente quindi lo avvicinò alla bocca vogliosa e lo coprì con piccoli e teneri baci; subito dopo uscita la sua calda lingua, cominciò a fare il suo dovere: iniziò a leccargli il glande ripulendolo dal sottile strato di smegma che lo ricopriva e dal secreto prodotto a causa dell’eccitamento che gli fuoriusciva copioso dal meato uretrale, quindi passava la lingua ripetutamente e velocemente sul frenulo, poi lungo il solco balano-prepuziale e sul meato uretrale; poi leccava con la lingua tutta in fuori l’asta per tutta la lunghezza dal basso all’alto e poi di nuovo in basso lungo tutta la superficie e poi ancora più in giù fino a succhiargli i testicoli; sembrava una vera professionista del sesso orale! Ad un tratto l’uomo il cui respiro era ormai un ansimare inquietante, prese nuovamente Rita per la nuca e le poggio praticamente il membro sulla bocca e lei, senza più alcun ritegno, allargate le labbra, lo accolse in bocca; l’uomo allora iniziò a muoverle la testa avanti e dietro in modo ritmico, prima lentamente e poi sempre più velocemente, stantuffandola a dovere; vedevo quell’enorme mazza di carne scomparire nella bocca di Rita e ricomparire immediatamente dopo, secondo un ritmo frenetico; sentivo il rumore della suzione che diventava un frastuono da conato di vomito quando il glande le passava tra le tonsille schiacciandole l’ugola contro il velopendulo; Rita mentre succhiava il pene teneva gli occhi chiusi mentre le sue mani tenevano le cosce dell’uomo. Dopo circa dieci minuti che lavorava di bocca come una maiala, Rita madida di sudore e umiliata fino nell’anima, sentendo quell’enorme proboscide pulsare, fece il gesto di ritrarsi ma, anticipata nell’intenzione, si sentì afferrare con violenza i capelli della nuca e si ritrovò costretta a muovere la testa molto più velocemente di prima: qualche istante dopo l’uomo esplose con un grugnito di piacere e tenendola stretta a se per evitare che potesse allontanarsi all’ultimo momento, le eiaculò in bocca: una enorme quantità di sperma denso e caldo si riversò copiosamente dentro la bocca di mia cognata Rita sotto forma di fiotti abbondanti ad elevata pressione, che si susseguirono in rapida successione, uno dopo l’altro, per un tempo che sembrò interminabile; l’uomo allora le disse: “Inghiotti, inghiotti, sino all’ultima goccia”; Rita allora nonostante il profondo ribrezzo ubbidì prontamente e per la prima volta in vita sua bevve lo sperma; la quantità di sperma eiaculato dall’uomo era impensabile, ma tutto sommato commensurabile alle estreme dimensioni dei suoi testicoli; ad ogni fase esplosiva, la sua bocca veniva allagata da una quantità enorme di bianco seme che usciva dal pene dell’uomo e con eguale rapidità lo ingoiava, non prima naturalmente e con suo grande disgusto, di averlo assaporato per bene, percependone a pieno oltre al sapore di muschio, anche la densità, il calore e l’odore intenso; con quel mostruoso membro in bocca e nonostante il notevole impegno, non riuscì però ad inghiottire tutto; appena ingoiava lo sperma appena eiaculato, la bocca si riempiva di altro sperma dell’ondata successiva, con il risultato che lei cominciò a tossire ed il liquido cominciò a fuoriuscirle dalle labbra e dal naso. A quel punto l’uomo estrasse il suo membro dalla bocca e continuò ad eiacularle addosso in modo copioso: Rita si sentì investita da un liquido abbondante e caldissimo e in pochi secondi si ritrovò tutta insozzata; lo sperma le aveva inondato le mammelle, il collo, la faccia, i capelli e la gonna; persino gli orecchini si ritrovarono immersi in quel liquido bianco ed appiccicoso. Rita scoppiò di nuovo in lacrime e aperta la bocca potei vedere che la lingua, il palato e i denti erano cosparsi di sperma che le colava fuori dalla bocca. Rita istintivamente tentò di ripulirsi ma l’uomo la bloccò e la fece rialzare; quindi con la mano le spalmò parte dello sperma sulle mammelle fino a farlo assorbire; il resto lo raccolse e glielo pose in bocca invitandola ad ingoiarlo; Rita naturalmente lo fece; A quel punto Il dottore Candido le dissi: ” Rita, sei stata perfetta; un ultima cosa ti chiedo; un atto di erotismo estremo; Rita rispose: ” Qualsiasi cosa lei possa desiderare, dottore, per me è un ordine”! l’uomo allora la fece distendere sul divano con la testa rovesciata in dietro e le fece aprire la bocca, raccomandandole di tenerla al massimo dell’apertura e di mettere ben in evidenza la lingua; quindi avvicino il suo pene a pochi millimetri: un getto di gialla e calda urina si riverso sulla lingua di Rita e da qui, dentro la sua bocca, dove era rapidamente ingoiata; la bevve quasi tutta, il resto le bagnò la faccia ed i capelli impregnandoli di un intenso odore. L’uomo allora si avvicinò a lei e toccatale la fronte la fece cadere in un sonno profondo.

Parte III
Nei sotterranei della casa del dottor Candido, autunno 1972

S’ el fu sì bel com’elli è ora brutto, e contra ‘l suo fattore alzò le ciglia, ben dee da lui procedere ogni lutto.
(Inferno XXXIV 34-36).

Fu portata nel sotterraneo in una grande stanza che accoglieva uno spettacolo inquietante: era una stanza enorme e buia, direi più una specie di caverna illuminata da numerosi ceri; c’erano circa duecento persone vestite anche loro soltanto con una tunica; Rita su posta al centro sopra una enorme altare di marmo disposta a mò di letto; la distesero completamente nuda e le legarono polsi e caviglie fissando poi le estremità a dei tiranti; ci disponemmo attorno a lei ai suoi lati ed alle estremità. Dal lato della testa si mise un uomo anziano, il gran sacerdote. Inizio il rito: Rita era tranquilla ma vigile; l’uomo inizio ad invocare il maligno ed ad ogni invocazione l’assemblea tutta rispondeva.
Dopo circa venti minuti da un angolo scuro della stanza venne fuori un’entità malefica e ributtante: alto circa due metri e mezzo, la testa da caprone con barbetta, due corna da stambecco ed occhi rosso fuoco, il corpo da donna, bellissimo! un bellissimo seno. Dall’ombelico in giù maschio: un enorme pene lungo circa un metro e con un diametro di circa dieci centimetri, rivestito di squame, simili alla pelle di un coccodrillo, di colore rosso; sotto un grosso scroto nero. La temperatura della stanza divenne gelida ed una puzzura simile al pesce putrido di sparse rapidamente per la stanza. Il gran sacerdote si inginocchiò davanti a lui e gli leccò i testicoli; subito dopo lo salutò dicendo: ” Ave mio Maestro! il tuo schiavo è qui per servirti”; quindi rivolto all’assemblea aggiunse:
“Prostratevi miseri schiavi alla vista di Baphometh, Principe degli Inferi”; tutti si inginocchiarono ed iniziarono ad adorarlo chiamandolo Rytuxymab, nome con cui viene chiamato all’Inferno dagli altri diavoli. Il gran sacerdote aggiunse: ” Serviti pure mio Maestro; la vergine è qui, a tua disposizione; il suo corpo è tuo e la sua anima”. Il demone si avvicinò a Rita; era accompagnato da tre demoni minori, tre Luogotenenti dell’Inferno: Stool l’acuto, Ghap l’eccitatore e Vulak il corruttore; man mano che si avvicinava a mia cognata, il peccato che era in lei era come se materializzato, riconoscesse il suo padrone e creatore e contemporaneamente si abbandonasse a lui, si sintonizzasse con il demone stesso; si posizionò davanti a lei: Rita completamente in estasi si contorceva dalla voglia; vedevo la sua vulva pulsare, le grandi labbra completamente dilatate facevano vedere l’ostio vaginale che si apriva e si chiudeva ritmicamente grondando di secrezioni mielose e la grossa clitoride che si contraeva e si rilasciava come un verme attaccato all’amo da pesca; aveva la faccia congesta e sudata e gli occhi simili a quelli di una tossica; a tratti si mordeva le labbra come per trattenere i lamenti, a tratti posseduta dal desiderio usciva la lingua succosa e grondante di saliva e si leccava le labbra simulando alla perfezione un’attrice hard all’azione. Man mano che il demone avanzava verso di lei il desiderio di essere posseduta cresceva a dismisura. A questo punto il gran sacerdote, avvicinatosi a Rita iniziò a baciarla in bocca con la lingua in maniera alquanto indecente; le aprì completamente la bocca e le espettorò dentro ripetutamente, le mise quindi in bocca un’ostia nera fatta di sangue mestruale umano misto a feci di cane ed infine pronunziando strane frasi in una lingua sconosciuta, sgozzò sopra il suo corpo tre agnelli, tre conigli e tra galli, cospargendole tutto il corpo di sangue. Il demone si chinò tra le cosce di mia cognata Rita ed iniziò a leccarle la vulva: la sua lingua nera si muoveva velocemente tra i genitali di Rita che ormai in estasi si contorceva ansimando terribilmente dalla voglia! dopo alcuni minuti il Diavolo posizionò la verga sull’ostio vaginale di Rita ed iniziò a spingere il bacino in avanti; man mano che spingeva le parti anatomiche che incontrava in successione, un istante prima di essere toccate dal pene, si dilatavano istantaneamente raggiungendo in una frazione di secondo il diametro di circa dieci centimetri; questo fenomeno demoniaco, come ebbi modo di appurare più tardi, era descritto in un antico testo sumero di magia nera come “vintepa doxo scigol nag mabtherah” che tradotto liberamente vuol dire “le porte si aprono al sopraggiungere del padrone”. L’imene si vaporizzò in una frazione di secondo ed il membro penetrò lungo la vagina, poi dentro l’utero fino al fondo. Rita emise un urlo indescrivibile e si contrasse fino quasi a svenire e multipli e copiosi rivoli di sangue cominciarono a scolare giù lungo le cosce; il demone urlando inizio a montarla lentamente. Mia cognata Rita completamente sconvolta e fuori di se, lo guardava negli occhi senza abbassare mai lo sguardo ed iniziò a godere in silenzio emanando caldi e ovattati sospiri di piacere.
Ad ogni colpo di reni, il membro del demone la penetrava a fondo dentro il ventre sconquassato e la forza trasmessa da ogni colpo si trasmetteva al corpo di Rita che sobbalzava secondo un ritmo sicuramente non lento, neanche veloce, ma certamente armonico e costante; ogni colpo di reni Rita sobbalzava, le sue mammelle sobbalzavano e anche le collane che portava al collo e gli orecchini sobbalzavano in un gioco ritmico e simmetrico!
Di tanto in tanto Rita ormai completamente fuori di se usciva la lingua dalla bocca, si leccava le labbra trasmettendo al demone il desiderio di avere la sua lingua. Il demone chinandosi su di lei, usciva una lingua nera e lunga, con la quale la baciava in bocca in modo voluttuoso e poi le leccava i grossi capezzoli. Il godimento aumentava a dismisura e Rita si contorceva come una pazza, bestemmiando in modo indescrivibile ed urlando contemporaneamente dal godimento. Nel pieno del godimento avvenne un altro fenomeno tipico degli accoppiamenti tra donna e diavolo: le mammelle diventarono gonfie e venose e dai capezzoli iniziò a fuoriuscire latte! Tanto bianco latte che le scolò lateralmente lungo il nudo torace.
Dopo qualche minuto Rita inarcò al massimo delle possibilità la schiena all’indietro, contrasse tutti i muscoli del suo corpo ed aperta la bocca vogliosa assunse l’espressione da orgasmo e venne, emettendo un urlo di godimento lunghissimo e totalmente disinibito! Era il primo orgasmo di una lunga serie. Poco dopo il demone urlando venne anch’esso riempiendola di sperma nero ed infuocato: le urla di godimento si trasformarono in urla di atroci dolori causati dal seme infuocato che disseminava di ustioni le mucose dei genitali interni di mia cognata. Rita raggiunse ben venti orgasmi demoniaci in quella sera nel giro di un ora circa! Dopo averla riempita di sperma il demone appagato il suo desiderio, estrasse il membro e si scosto di un po’; si avvicinarono a lei alcuni membri della setta che la slegarono e la condussero a terra su una pedana, dove vi era disegnata una stella a cinque punte; intanto Baphometh prese posto su un trono fatto di oro ed avorio; si avvicinarono allora i tre demoni minori che avevano preso le sembianze di tre bellissimi giovani alti, muscolosi, dagli occhi verdi e dai capelli lunghi, di carnagione scura, naturalmente superdotati; iniziarono ad abbracciarla ed a palparla ovunque ed a baciarla in bocca; Vulak la prese da dietro tenendole ferme le mani ed iniziò a baciarla avidamente in bocca con la lingua; contemporaneamente Ghap iniziò a palparle ed a leccarle le mammelle, quindi iniziò praticamente a mungerla ed a bere il latte che copioso le usciva dai capezzoli; intanto Stool iniziò a leccarle avidamente la vulva fino a provocarle un orgasmo travolgente! Rita esausta venne fatta posizionare carponi sopra Stool l’acuto, che stava steso a terra e che con violenza le infilò il pene nella vulva ormai rotta e dislabbrata, rossissima e sanguinante; Ghap e Vulak si portarono davanti a lei porgendole oscenamente i loro membri: Rita ormai rassegnata, spalancò la bocca ed entrambi contemporaneamente glieli affondarono in gola fino all’ugola con un colpo deciso, quindi la presero per i capelli ed iniziarono a muoverle la testa avanti ed indietro. Intanto le braccia di quello sotto di lei iniziarono a cingerle il petto e stringerla con decisione a se; il suo torace si abbassò e contemporaneamente anche i diavoli ai quale Rita stava succhiando le verghe furono costretti ad inginocchiarsi; i grossi seni aderirono al petto del demone steso a terra, mentre il suo sedere veniva a trovarsi innalzato ed al centro dell’attenzione; era un sedere bellissimo, da panico. Allora Baphometh si alzò dal trono e si portò alle sue spalle; stava in piedi e si accarezzava il grosso membro eretto che rapidamente aumentò ulteriormente di lunghezza e di circonferenza raggiungendo dimensioni allucinanti! Il gran sacerdote si avvicinò a Rita e le afferrò con forza i glutei divaricandoglieli; iniziò quindi a leccarle ed a succhiarle l’orifizio anale che, ancora inviolato, ma debitamente lubrificato, permetteva alla sua lingua di entrare quasi tutta dentro il canale anale; subito dopo entrambe le mani scivolarono fino all’orifizio anale e divaricatolo, lo tennero spalancato, pronto per ricevere il membro del demone. Rita naturalmente non aveva mai avuto rapporti anali e ora capiva chiaramente che stava per essere sodomizzata; Baphometh avvicinò il possente membro all’ano di Rita: era enorme e fumante, grondante di sperma nero e puzzava tremendamente; come per magia il membro iniziò a ruotare come una punta di trapano; Rita sentì l’enorme ed infuocata trivella appoggiarsi allo sfintere; colta dal terrore tentò di divincolarsi, ma il demone che stava sotto di lei la trattenne, mentre lei iniziava ad urlare: un palo che le parve grosso all’inverosimile e duro come un pezzo di ferro, le sfondò all’improvviso ed impietosamente il retto penetrando rapidamente dentro l’intestino; i tessuti, che mai, fino a quel giorno, erano stati violati, dovettero cedere all’improvviso, lacerandosi ed un getto di sangue iniziò a colarle giù per le cosce; il dolore, dovuto a quel violento atto di penetrazione le provocò un poderoso urlo; Rita si sentì spezzata in due da quell’enorme mazza che la riempiva, la sentiva affondare sempre più profondamente nell’intestino; straziata dal dolore, ma distaccata in modo irreale, si chiedeva quanto sarebbe riuscito ad entrare in lei. Stupita, sentì il demone toccarle le natiche con il pube, poi prendere a muoversi ritmicamente in lei, sbattendola sonoramente avanti e indietro. I quattro ora si muovevano contemporaneamente e Rita travolta dalla loro foga e dai loro colpi frenetici, non capiva più nulla. Il tempo scorreva veloce, ma parevano instancabili e continuavano a scoparla con vigore in una meravigliosa quadrupla effusione. Intanto il demone sotto di lei allentò la presa e Baphometh che la stava sodomizzando a ritmo crescente le fece alzare il busto iniziando a palparle le grosse tette ormai tumefatte per i palpeggiamenti e le suzioni a cui erano state sottoposte; il dolore all’ano era sempre fortissimo, ma gradatamente si riduceva, trasformandosi in godimento crescente, sempre più crescente; ad un tratto Rita raggiunse nuovamente l’orgasmo; era un orgasmo indescrivibile: contrasse prima tutti i muscoli ed inarcò la schiena, emettendo un lungo e caldo lamento da vera cagna; quindi fu presa da scosse tonico-cloniche generalizzate accompagnate da urla e bestemmie! Durò circa cinque minuti, cinque interminabili minuti di godimento indescrivibile! Poco dopo anche i quattro raggiunsero a loro volta contemporaneamente l’orgasmo, eiaculando copiosamente dentro i tre orifizi di mia cognata fiumi di sperma nero bollente; il godimento si fuse rapidamente ad un atroce dolore dovuto alle ustioni; nonostante ciò i quattro non si fermarono anzi, incredibilmente continuarono l’orgia senza mai toglierle le verghe dalla bocca, dalla vagina e dal retto; incredibile soprattutto il numero di volte che eiacularono dentro di lei: orgasmo dopo orgasmo, i fiotti caldi di sperma la stavano riempiendo. Continuarono a montarla per un paio di ore ed infine la lasciarono a terra inerme, terribilmente tumefatta e dolorante; la sua vulva infuocata e sanguinante lasciava uscire rivoli di sperma nero misto a sangue che le colavano lungo le cosce e l’ano, dal quale usciva pure sperma misto a sangue, praticamente aperto, era simile ad una buca da golf. Infine Rita venne circondata ed all’improvviso, si sentì investita su tutto il corpo da plurimi getti di liquido copioso e caldissimo e si accorse che le stavano orinando addosso, indirizzandole i getti principalmente sul volto e sul seno.
A questo punto tutti i partecipanti alla riunione si divisero in due file una di uomini ed una di donne: le donne, un’ottantina circa, si diressero verso i quattro diavoli ai quali si erano uniti anche altri demoni minori, alcuni stregoni a le anime di alcuni dannati e lì diedero vita ad un’orgia sfrenata! Gli uomini, circa centoventi, si diressero verso Rita e a tre a tre la scoparono ripetutamente e senza alcuna pietà! Alla fine, dopo circa tre ore, Rita quasi in coma, venne ripulita e posta nuovamente sull’altare di marmo dove la legarono nuovamente ai polsi ed alle caviglie; si fece silenzio.

Parte IV
Tra realtà e sogno, autunno 1972
Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia: essamina le colpe ne l’intrata; giudica e manda secondo ch’avvinghia.

(Inferno V 4-6).

Il gran sacerdote si avvicinò a Rita ed estrasse un grosso pugnale! Lei nonostante quello che aveva subito era bellissima ed il suo corpo emanava una luce particolare, la luce della dannazione! L’uomo con un movimento unico e deciso le aprì completamente la cassa toracica praticandole un taglio lateralmente e parallelamente allo sterno, mettendo allo scoperto il sacco pericardico, che con un secondo movimento aprì mettendo in luce il cuore! quindi lo divorò ancora pulsante mentre la platea pronunziava frasi in greco e latino dal significato criptico! Rita morì! vidi la sua anima accompagnata dai tre demoni minori che veniva accolta all’Inferno; vidi l’Inferno: una visione terrifica ed affascinante; vidi Minos che giudicava l’anima di Rita condannandola ad essere bruciata in eterno nel fuoco inestinguibile, un fuoco diverso da quello a noi noto, atroce e senza fine! E lì, in mezzo al fuoco, continuamente e per l’eternità Rita era condannata ad essere continuamente stuprata da orribili demoni! Il gran sacerdote si avvicinò a me e mi bagnò leggermente le labbra con il sangue di mia cognata: all’istante guarii del mio male. Poi fece un segno all’assemblea che subito si scaglio sul corpo esangue di Rita divorandolo come fiere affamate; lasciarono solo le ossa e naturalmente i gioielli, che mi furono consegnati come ricordo!
Ottenni nuovamente la salute e con essa anche altri tre doni: il dono della seduzione, il dono di conoscere il passato degli uomini ed il dono di mutare il piombo in oro. Mi fu affidato anche un demone custode dal nome buffo, zio Ponto, che mi è sempre di aiuto e di consiglio! Tutto questo mi ha dato fama e fortuna.
Oggi sono passati quasi trent’anni da quel giorno in cui consegnai l’anima di mia cognata Rita al Diavolo, anima che si era macchiata del peccato della lussuria, avendo fornicato con un uomo al di fuori del matrimonio religioso; trent’anni che la sua anima brucia all’Inferno tra atroci sofferenze e contemporaneamente viene violentata da tremendi e crudeli demoni che la sottopongono ad ogni genere di sevizie!
Bene, ora che vi ho reso partecipi di una fetta della mia esistenza, è giunto il momento di salutarvi; c’è Gabriella che mi aspetta per cenare insieme; sapete, qui sotto i nostri piedi, c’è qualcuno a cui sta molto “a cuore” la sua anima! FINE

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