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L’albero

è una strana mattinata autunnale e nel giardino imperlato di rugiada Lucia è seduta su di una consunta panchina di legno. Lei è una nonnina minuta e docile: ha capelli argentei raccolti in una treccia, indossa un semplice vestito nero e porta sulle spalle uno scialle di lana color amaranto. Sul viso ha i segni di tutto il tempo vissuto, e nel cuore ha delle ferite da cicatrizzare. Dal suo sguardo si capiscono molte cose: la rassegnazione e i sensi di colpa non la riguardano, in lei si scorge una forte serenità e fierezza.
Dal giorno in cui il suo amato marito se n’è andato, alle prime luci dell’alba esce da casa e si reca lentamente dinanzi all’albero di pesche per meditare. Il vento settembrino ha spogliato quasi tutti i suoi rami e solo qualche tenace foglia gialla ancora lo ricopre.
Lo sguardo di Lucia oggi è perso nei ricordi, negli anni, nella vita. I giorni passati le scorrono davanti agli occhi come un vecchio film e lei incuriosita decide di rivedersi per l’ultima volta.
… è estate una bimba con lunghi calzini bianchi e una vestina rossa, appoggiata ad un albero ricolmo di frutti maturi sta contando: “Uno, due, tre, sto venendo a prendervi”. Gli altri bimbi urlando si nascondono tra i cespugli, sotto la gonna della mamma o dentro casa. Il gioco è cominciato, gli schiamazzi pian piano scemano. La bimba corre alla ricerca degli amici e i suoi capelli corvini svolazzano nell’aria. Le guance sono ancora colorate di more e le ginocchia sbucciate sono rigate d’erba. La spensieratezza e l’innocenza di quei giorni raggiungono per qualche secondo il cuore di Lucia, e subito un forte profumo di sole penetra le sue narici.
Il suo sguardo, però, si posa sulle mani segnate dal lavoro e dagli anni e così la stanchezza di sempre la pervade. L’infanzia rende tutto più colorato, meraviglioso ed unico, ma poi il peso della maturità tende a sbiadire anche i momenti più intensi
Il tempo che scorre tesse una storia che solo alla fine della matassa è comprensibile. Per questo i vecchi son così legati al loro passato, lì rivedono il percorso che li ha portati dove sono; ma purtroppo non possono più mutarlo.

Le raffiche di vento rinfrescano la memoria di Lucia e immagini si proiettano dinanzi a lei per essere guardate. La sua coscienza, incurante del dolore, la sta mettendo ancora alla prova.
D’improvviso fiori rosa colorano il paesaggio e il profumo del miele addolcisce l’aria della notte. Nascosti nell’argentea oscurità due giovani si tengono per mano. Parole d’amore sovrastano il gracidare delle rane e una promessa è intagliata sul tronco di un albero. Lucia ascolta trepidante le parole di Mario che finalmente sussurrando pronuncia: “Vuoi diventare mia moglie? “. Due lacrime solcano il giovane viso, la sua rosea bocca s’apre e con un fil di voce dice: “Si! ”
I loro corpi si sciolgono in un tenero abbraccio e i rami del pesco sopra di loro sembrano incurvarsi per proteggerli.
Le dolci immagini svaniscono e il presente prende il sopravvento. Il vento soffia sempre più forte e penetra nelle fragili ossa. Lucia si stringe forte nello scialle, ha deciso di tuffarsi totalmente nella sua vita e niente la fermerà. Finalmente potrà osservare il tortuoso cammino che l’ha portata ad essere quella che è. Il vantaggio della vecchiaia è che non si teme più nulla, tutto ciò che poteva succedere è già accaduto e non resta che viverlo.
I visi delle sue figlie compaiono come quadri appesi nell’aria. Rivede il fiocco rosa che penzola dalla porta, la copertina di lana colorata e i grembiulini sporchi di terra. Tutto si confonde, un
turbine d’immagini la stordisce.
D’un tratto una voce la chiama, lei si gira e scorge una gran tavola imbandita. Fiori d’arancio decorano il gazebo e una giovane coppia di sposi sta pronunciando il fatidico si. Lucia è seduta in prima fila, stringe forte la mano a Mario e piange. Una forte gioia la invade
I momenti più belli tinteggiano di blu ogni immagine e tutto sembra nuovo, mai visto.
Il viso di suo marito, però, le ricorda che è sola da tanto tempo.
Una forte malinconia le stringe il cuore e il nero che indossa la penetra completamente.

E ‘giunto per lei il momento di volare, ma prima deve terminare il suo ultimo esame.
Il dolce suono di un vagito e il penetrante profumo di latte la riportano alla nascita dei nipotini. Fu come diventare mamma di nuovo. Vedere quei piccoli frugoletti crescere, la fa sentire utile.
La prima volta che la sua nipotina la chiamò nonna si commosse fino alle lacrime.
I bimbi, attaccati alla sua gonna, le chiedono di raccontare fiabe e lei con infinita pazienza narra le gesta di dame e cavalieri. La sua voce è così coinvolgente che tutte le persone si fermano ad ascoltarla.
La domenica tutta la famiglia si riunisce a pranzo a casa sua. Lei s’alza all’alba e prepara deliziosi manicaretti con le sue mani. La cucina è il suo mondo, tutta la creatività e la pazienza che usa le procurano la fama di miglior cuoca della nazione.
Verso mezzogiorno la casa comincia a riempirsi di gente, i bimbi la inseguono chiedendogli un pezzo di focaccia e le figlie sono sempre più sbalordite per tutto quello che la madre riesce ancora a preparare.
Questi sono per lei i momenti più felici.
Ora Lucia, però, è dinanzi all’esperienza più triste della sua vita. Vorrebbe evitare questo ricordo. Il dolore e la paura provati le procurarono un’enorme ferita.
Non è possibile scappare dalla propria realtà, per quanto dura e dolorosa sia.. Noi siamo quello che sperimentiamo.
…. Una notte d’inverno Lucia si sente molto male. Ormai a casa, vive sola e quando i battiti del cuore diventano così forti da essere sentiti, le sue grida d’aiuto invece, non sono udite da nessuno. Con enorme sforzo s’alza dal letto e barcollando raggiunge il telefono. Il dolore è così lancinante che non riesce a ricordare né il numero della figlia né quello del pronto intervento.
In preda al panico sfoglia nervosamente l’elenco telefonico, ma una fitta più forte la fa cadere a terra priva di sensi.
Passate parecchie ore, rinviene. Si sente sospesa tra la vita e la morte e ha paura.
L’ignoto la terrorizza e il pensiero di dover abbandonare le sue amate figlie le ghiaccia il sangue nelle vene.

Comincia a pregare, ad elemosinare ancora un po’ di tempo.
“Dio, o chi per te, non so se tu esisti davvero, ma ti prego aiutami.
Sono qui sola, con un cuore troppo vecchio e stanco che adesso ha deciso di non battere più. Io ho ancora molta gente da salutare. Non voglio morire accasciata per terra, sola, mentre disperatamente chiedo aiuto. Risparmiami una fine tanto squallida e meschina. Nella mia vita ho sempre agito bene, ora mi sto sforzando per rendere felici nipoti e figlie. So di non essere immortale, ma ho bisogno di un po’ di tempo; quando anche loro saranno pronti li lascerò “.
Pronunciando queste parole, Lucia perde i sensi nuovamente.
Al suo risveglio, si trova in ospedale. Accanto a se visi familiari la guardano e subito un sorriso rompe la preoccupazione che impregna la stanza.
“Ci hai spaventato da morire. Ora stai meglio vero? ” Sussurrano le figlie
“Il peggio è passato. Chi mi ha portato qui? ” bisbiglia Lucia.
“Stamattina la donna delle pulizie ha trovato la casa chiusa, tu non rispondevi al campanello, così ci ha avvertito subito. Una volta aperta la porta ti abbiamo vista e l’ambulanza ci ha scortato fin qui. Non ti abbiamo lasciata sola neanche un attimo, sappiamo di che pasta sei fatta.
Il dottore ha detto che il tuo cuore si è spezzato in due, ma tu sei forte, ci vuole ben altro per farti capitolare. ” Otto ossute braccia la strinsero e lei in silenzio ringraziò per il tempo ancora donatole qui.
Le giornate di riposo all’ospedale la fecero riflettere sul significato della morte e così affronto il terrore dell’ignoto. Dentro di se si convinse che una vita non è mai inutile. Le azioni fatte lasciano una scia che le generazioni future possono seguire. Ogni orma è importante e sicuramente aiuterà qualcuno a capire dove sta andando.
Il pensiero del distacco spaventa tutti, ma Lucia ha capito che la sua paura era solo presunzione,
quella che ti fa credere d’essere l’unica che può sostenere i bisogni del mondo.
Una volta tornata a casa cominciò a raccogliere tutte le sue cose in una scatola. I suoi vecchi quaderni di ricette e pensieri, nastrini e collane che conservava fin da piccola

. Tutti gli scatoloni furono ricoperti di carta colorata e su ognuno scrisse il nome delle sue figlie. Lei non voleva far perdere nel tempo i suoi ricordi e la sua cucina.
Ora non le restava che aspettare pazientemente il giorno della dipartita
. Quella mattina si svegliò presto, riordinò la casa e andò sulla consunta panchina di legno di fronte al pesco. Il tempo trascorso le sembrò un’eternità. Con la serenità e la spensieratezza di un fanciullo chiuse gli occhi e spiccò il gran volo.
Quando le figlie la trovarono, sembrava che dormisse. Sul suo volto era dipinta la tranquillità di chi ha goduto a pieno della vita e già ne conosce la fine.
Le lacrime dei suoi cari bagnarono l’arido sentiero che stava percorrendo e le loro gioie future illuminarono il suo cammino.
Nella sua vita niente era successo per caso; tutto era stato creato dalla sua forza e tenacia. Ciò aiutò i suoi amici a non arrendersi mai e a credere nei sogni.
L’albero di pesco quell’inverno gelò e non diede più alcun frutto, ma non fu mai tagliato.
Quei rami e quel tronco rappresentavano la solidità e l’unione di molte famiglie.
….. Oggi una piccola gemma spunta dai suoi rami, ……… è tornata Lucia….. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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