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Lemon Kill

Lemon Kill

Introduzione

Quello che segue non è un romanzo erotico, ma la descrizione della mia vita sessuale nel periodo che va dall’incredibile (per me) estate del 1996 ad oggi.
Non sono una persona con talento ad inventare storie, né tantomeno uno scrittore di professione; ho solo cercato di adeguare il linguaggio narrativo alla comunità che mi andava ad ospitare anche al costo di forzare un pochino le espressioni che sono solito usare.

Quelli che seguono sono, dunque fatti veri; le uniche cose cambiate, e mi capirete facilmente, sono i nomi ed i luoghi oggetto di questo racconto; ma in tutto il resto, dalla descrizione dei protagonisti alla raffigurazione dei luoghi, dei tempi e dei fatti, nessuno spazio è stato concesso alla fantasia.
Niente di quanto accaduto tra me e le donne che descrivo di seguito è romanzato, niente è esagerato.
Forse questo renderà la lettura meno “forte”, ma se intendete il sesso come lo intendo io allora apprezzerete ancora di più la lettura …

10 Giugno (Susanna)

Non so quando ho desiderato per la prima volta mia cugina Susi. Non so di preciso, cioè, quando ho realizzato che il trasporto che da sempre provavo per lei fosse anche qualcosa di diverso, qualcosa non più da bambini… ma tant’è, è successo che ad un certo punto i suoi lunghi capelli biondi ed il suo statuario corpo da ballerina ha cominciato a diventare punto di riferimento costante dei miei momenti “da solo”.
Io e Susi ci eravamo sempre amati nei limiti in cui si possono amare due cugini; sapete, quelle cose che da bambini succedono spesso, soprattutto se le rispettive famiglie per un motivo o per l’altro si frequentano spesso.
Tra noi eravamo “fidanzati” ma mai ci eravamo spinti oltre il platonico stringersi in un abbraccio rubato.
Non che al sesso non ci pensassi; ma per quello avevo un’altra cugina, Laura, molto più smaliziata anche se meno bella (che volete, ero in quell’età in cui gli amori sono stilizzati e si teorizza il doppio binario”: l’amore con la donna da sposare, il sesso con un’altra che ti attizza; avessi saputo che quella era la logica della maggior parte degli adulti… ).
Comunque sia, tra me e la mia bellissima Susanna, sesso nulla.
Almeno fino alla caldissima estate del 96.
Ma prima di raccontare cosa accadde, dobbiamo fare un passo indietro. Susi si era fidanzata con un ufficiale di marina molto all’antica e ci eravamo persi di vista.
Lei stessa era un tipo abbastanza tradizionalista (una cosa di famiglia) e quindi negli anni dell’adolescenza non era più capitato di starci da solo.
Poi successe che mi fidanzai anche io e lei e la mia ragazza divennero amiche.
Ai miei desideri di un tempo non ci pensavo più; Susanna era cresciuta, e francamente non credevo possibile neanche immaginare di fare l’amore con lei. così, quando mi chiese di studiare insieme Diritto Privato (lei faceva Giurisprudenza, io Economia e Commercio) accettai con gioia, ma non pensai mai al fatto che quella poteva essere l’occasione buona per riallacciare un rapporto mai dimenticato da nessuno dei due.
Le prime volte furono davvero molto dure.
Con lo studio non andava bene (avevamo metodi troppo diversi) ma non riuscivo assolutamente a staccarmi da mia cugina.
Ogni volta che andavo a casa suo mi ripromettevo di interrompere quel sodalizio mal riuscito ma alla fine non riuscivo a dirle nulla.
Non che tra noi le cose avessero fatto progressi almeno nell’altra direzione, anzi: mia cugina, così fragile nelle sue debolezze, così insicura, mi riceveva con una tuta da ginnastica vecchia che usava per la casa che non lasciava immaginare proprio nulla, ed inoltre mi aveva sempre respinto ogni volta che avevo provato ad avvicinarmi alle sue labbra.
Inoltre in casa vigilava sempre la sorella piccola (vi avevo detto che era una famiglia all’antica… ) per cui di rinverdire l’antico rapporto proprio non se ne parlava.
Questa situazione di stallo deflagrò però un pomeriggio di Giugno.
Faceva un caldo da morire, ed io mi ero anticipato un poco sul solito orario perché l’esame si avvicinava.
Mi ricevette la madre che stava uscendo per andare al lavoro;
“Susi è andata a letto a riposare”, mi disse,
“va su a svegliarla che nel frattempo vi faccio io il caffè perché Barbara oggi è andata a studiare da un’amica”.
“Non ti preoccupare zia, il caffè lo faccio io, tu vai pure tranquilla”.
Preparai la macchinetta con una strana sensazione nelle gambe. Eravamo soli.
Salii al primo piano dove c’era la sua stanza non appena il rumore della Panda di mia zia si perse in lontananza.
Arrivai in un attimo alla porta, che era chiusa.
Bussai, senza risposta; allora lentamente abbassai la maniglia ed entrai.
La stanza era buia, e ai miei occhi servirono un po’ di secondi per abituarsi e permettermi di intravedere qualcosa nell’oscurità.
Ma mai sforzo fu tanto premiato!
Mia cugina dormiva sulla pancia, ed il calore l’aveva indotta a liberarsi del lenzuolo bianco con la quale si era coperta. Indossava un top di seta color aragosta ed un paio di culottes nere che nei movimenti del sonno le si erano tirati in su lasciando scoperto il più bel sedere che avessi mai visto.
Mi misi a sedere sul letto, attentissimo a non svegliarla, osservandola in silenzio: i suoi lunghi capelli biondi le coprivano la schiena, ed il respiro regolare ogni tanto era sconvolto da sussulti dovuti, evidentemente, a qualcosa che stava sognando.
Era bellissima, e probabilmente neanche sapeva quanto desiderabile.
Avevo una voglia matta di accarezzarla, e dopo un poco mi ritrovai con le mie mani timidamente sulle sue braccia facendo finta di provare a svegliarla.
Susi non mi sentì, così mi feci più intraprendente: cominciai a carezzarle la schiena, facendo scivolare i polpastrelli giù nell’incavo dei suoi reni fino all’elastico delle culottes: niente.
Chiusi gli occhi.
In mezzo alle gambe la pressione mi stava salendo ai limiti dell’inverosimile e se mia cugina si fosse svegliata non avrei mai potuto nasconderle la mia condizione con soltanto gli shorts che indossavo.
Me ne fregai.
Tirai delicatamente di lato il lenzuolo che le copriva le gambe e mi dedicai ad accarezzarle prima i piedi, poi i polpacci, poi l’interno delle cosce, notando con piacere sulla sua pelle l’effetto delle mie carezze.
Cominciavo a realizzare (oppure a sperare) che un sonno così pesante era impossibile, e intesi questo come un invito ad andare avanti.
Oramai era più di un’ora che ero nella sua camera e non era possibile che stesse dormendo ancora.
Mi stesi su un fianco accanto a lei, continuando a carezzarle la schiena e spingendomi, ad ogni passaggio di più, verso l’interno delle sue cosce.
Dopo una decina di minuti cominciai ad avvertire il calore che la sua passera cominciava ad emanare e mi lanciai: in un attimo le mie dita furono sul suo pube a cercare il clitoride.
L’unica sua reazione fu un gemito di piacere che accompagnò un suo movimento della testa verso il mio bacino.
Oramai ero seduto sul letto piegato sul suo corpo e la sditalinavo dolcemente; cominciai a baciarle la schiena mentre con le mani continuavo a massaggiarla in mezzo alle gambe.
Era bagnatissima, un vero lago, al punto che quando le infilai il mio dito medio dentro non incontrai quasi nessuna resistenza nonostante la sua verginità.
Ma la cosa più straordinaria fu avvertire l’inatteso contatto delle sue dita prima sul mio inguine, poi proprio sul mio membro.
Eccitatissimo mi chinai allora a baciarla cercando contemporaneamente di tirarle su il top per leccarle i seni ma lei mi spinse via riprendendo la posizione originale.
Non ebbi neanche il tempo di capire perché tanta riottosità quando avvertii prima i suoi denti sul mio membro, poi le sue mani che mi tiravano giù i pantaloncini, poi ancora la sua voce:
“aspetta ti prego, ti voglio tanto fare una cosa che ho sempre desiderato fare”; poi, dopo un attimo di esitazione le sue labbra ingoiavano per la prima volta nella loro esistenza il cazzo di un uomo.
Per me non era la prima volta assolutamente. Ma vi assicuro che straordinario come quella volta non mi era mai capitato.
Mi rialzai all’indietro raccogliendole i capelli con le mani: mi è sempre piaciuto guardare quando una donna me lo prende in bocca e quella volta lo spettacolo era veramente straordinario.
Susi non era esperta, questo lo si capiva, ma suppliva la sua inesperienza con una gioia, con un amore che mi conquistarono.
Non dimenticherò mai le sue guance che si rigonfiavano spinte all’esterno dalla mia cappella, la sua lingua (enorme) che avvolgeva l’asta vorticosamente, le sue mani quasi intimidite dalla paura di farmi male che mi carezzavano prima gli addominali, poi i testicoli, poi le cosce.
I suoi occhi che ogni tanto cercavano i miei con un sorriso complice ed un poco imbarazzato.
Dio mio, stavo sognando?
Era proprio Susi quella?
Provai a darle sommessamente qualche suggerimento, ma dopo un poco dovetti interrompermi perché sentivo di essere vicino al venire e non volevo interrompere quell’atmosfera di fuoco con un’inopportuna visita in bagno per pulirmi.
Così la tirai via e la stesi sul letto, invitandola a chiudere gli occhi.
Era il mio turno, e feci del mio meglio con la lingua per accendere di passione la mia vecchia fidanzatina.
Mentre le mordicchiavo il collo, mentre le mie labbra le baciavano i seni prodigiosi e tostissimi, mentre la mia lingua le inumidiva i capezzoli dritti come chiodi e le cosce tornite da tanta palestra, Susi si inarcava dal piacere, e quando cominciai a succhiarle il clitoride mi venne con un urlo in bocca:
“adesso mettimelo dentro, ti prego, non ce la faccio più”.
Ero interdetto ma contemporaneamente eccitato a mille: mia cugina era ancora vergine e sicuramente il suo fidanzato non avrebbe in seguito approvato di scoprire che qualcun altro gli aveva usato quello che considerava essere
“il suo giocattolo… “; questo le avrebbe sicuramente creato problemi in seguito e io non volevo… ma oramai non decidevo più io.
Mentre mi alzavo sul letto e ancora titubante le appoggiavo la cappella all’ingresso della fica fu il suo sguardo a decidere.
E la penetrai.
Facemmo l’amore per poco, cinque minuti forse, dieci al massimo, ma raramente avevo raggiunto l’intensità che provai in quei momenti.
Ero in ginocchio sul letto e tenevo in alto le gambe di Susi che giaceva sulla schiena con sotto i fianchi un cuscino che io le avevo piazzato per facilitare la penetrazione.
Nonostante l’eccitazione la sua natura (o meglio la sua educazione) pudìca le impediva di rilassarsi completamente: era incredibile; non provava nessun imbarazzo per il mio corpo (ed il lavoretto fatto in precedenza con la bocca lo stava a dimostrare) ma contemporaneamente aveva una vergogna da matti a mostrare il suo.
Così, mentre pompavo furiosamente il cazzo nel suo ventre tendeva timidamente a coprirsi i seni con le mani, tenendo il viso di lato per non guardarmi.
Ed anche quando l’eccitazione la portò vicino all’orgasmo l’unico segnale che fece emergere fu un fugace carezzarsi i seni con le stesse mani che fino a quel momento aveva usato come schermo. Io, invece, ero letteralmente impazzito dal piacere: il calore che mi trasmettevano le pareti della sua fica era insostenibile, ed allo stesso modo lo era la visione del corpo di mia cugina completamene abbandonato ai colpi dei miei fianchi.
Quando stavo per raggiungere l’orgasmo non riuscii a far altro che tirarlo fuori ed appoggiarglielo sui seni; le sue mani sull’asta non dovettero aspettare tanto il fiotto di liquido che caldissimo e abbondantissimo le schizzò tutto sul petto e sul viso imbrattandole anche i capelli. FINE

About racconti hard

Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

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