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Sandra (2 di 3)

Il week-end finì, io vivevo nel dubbio angoscioso di quel biglietto.
Lo osservavo, pensavo, non sapevo se chiamarla o meno, non avevo il coraggio, ma la voglia si, quella si che prepotente si faceva strada dentro di me.
I miei tornarono, ridacchiando felici, avevano speso un sacco di soldi in cose inutili, avevano fatto un regalo persino al canarino, ma questo li rendeva felici.
Erano spocchiosi come può esserlo chi ha fatto i soldi con la stessa facilità con cui ci si gratta la testa, spendere denaro per loro era il massimo della vita, solo così la loro vita aveva un senso.
Non si accorsero nemmeno del mio stato d’ animo, avevano dimostrato di essere ricchi e questo gli bastava, credevano che fossi felice solo perchè potevo chiedere la luna ed un impettito maggiordomo me la sarebbe andata a comprare.
Lo sdegno per quella coppia così superficiale mi fece venire anche il coraggio e chiamai Sandra.
Avevo bisogno di uscire, di evadere, di dimenticare la mia famiglia.

Avevo bisogno della forza che solo una donna che ami sa infonderti, avevo bisogno di tenerezza, di carezze, di sorrisi, di dolcezza.
“Ciao Sandra, sono Piero”
“Pierooooo, che bello, mi hai chiamata !”
“Ti va di uscire ? Io ne ho un gran bisogno !”
“Ok, passami a prendere tra un’ oretta”
Riattaccai il telefono, mi misi il cappotto ed uscì, senza dire niente a nessuno.
Presi la macchina e mi avviai senza meta, facendo trascorrere l’ ora pattuita con Sandra.
Mi fermai da un fioraio e le comprai un mazzo di rose, scrissi in un biglietto “Ad una donna che ha saputo conquistarmi con un sorriso che non saprò mai ricambiare” lo legai con un delizioso fiocchetto al mazzo di rose e le deposi sul sedile.
Appena arrivai alla villa di Sandra la vidi uscire splendida, nella sua normalità.
Era tutto bellissimo, le aprì lo sportello, lei vide i fiori, e una lacrima le rigò il viso.
“Ooooh, Piero sei …..sei ……grazieeee. Nessuno aveva mai avuto un pensiero tanto carino …. Grazie”
“Figurati, per così poco” stavo ripetendo le frasi imparate nel copione della mia educazione “Allemanda”, avrei dovuto sciogliermi, Sandra non era la solita viziata, scemotta, nobilastra.
Sandra era sensibile al punto che quando lesse il biglietto scoppiò a piangere e mi baciò come mai nessuna aveva fatto.
Sentivo in quel bacio un amore vero, sensuale, un amore unico, che se mi fosse sfuggito non me lo sarei perdonato mai.
Salimmo in macchina e Sandra mi disse : “Ti voglio Piero, ti desidero”.
“Anche io ti voglio Sandra !” Risposi emozionato.
Fermai la macchina, tornammo indietro, Sandra apri la porta di casa sua, ma già sulla soglia le nostre mani frugavano impazienti i nostri corpi.
Richiusi la porta alle nostre spalle, abbracciai Sandra con vigore, le palpai le natiche.
Cominciammo una lenta danza, strusciavamo l’ uno contro l’ altro i nostri corpi, le nostre lingue si cercavano per incontrarsi, si perdevano per poi cercarsi di nuovo.
Ci ritrovammo in breve, nudi sul pavimento dell’ ingresso.
Sandra aveva le guance arrossate dall’ eccitazione e mi guardava con la dolcezza che solo lei sapeva esprimere con uno sguardo.
Cominciammo a fare l’ amore molto dolcemente, quasi come se stessimo consumando una funzione rituale.
I nostri movimenti erano perfettamente sincronizzati.
Sembrava che ognuno sapesse dove toccare l’ altro per stimolare ondate di piacere improvvise.
Sandra si staccò da me mi fece sdraiare supino sul tappeto e cominciò a baciarmi.
Prima la bocca, poi il mento, poi il collo, e giù, fino ad arrivare al basso ventre, per poi fermarsi al mio pene.
Lo fece sparire tra le sue labbra per farlo riapparire, poco dopo, bagnato della sua saliva.
Mi guardò, sensuale e sfacciata e lo riprese a succhiare, stavolta con più veemenza.
Rimasi immobile a godere di quel vellutato massaggio, poi la fermai, la missi nella stessa posizione in cui ero io prima, e cominciai a titillarle con un dito la clitoride.
“P-I-E-R-OOOH” ansimò inarcando la schiena.
La baciai come prima lei aveva fatto a me.

Arrivai al basso ventre, tolsi il dito, e baciai il suo sesso come fosse stata la sua bocca.
“SVENGOOOOHH” le sentì urlare.
Continuai fino a quando ci guardammo negli occhi, lei mi assestò una spinta sul torace, io caddi supino e Sandra si impalò sul mio pene cominciando una cavalcata lussuriosa che mi isolò dal mondo intero.
Nelle mia testa non c’era più spazio per nulla se non per l’ amore che provavo per quella donna che mi aveva stregato.
L’ orgasmo non tardò ad arrivare, ci accasciammo sfiniti, amanti e complici su quel tappeto testimone del nostro amplesso.
Avrei voluto uno “still-life” di quel momento per farlo durare in eterno.
Avevo tra le braccia una donna, la mia donna, la donna che amavo, avevo tra le braccia … la mia vita.

Ci rivestimmo, ci scambiammo un lungo bacio appassionato, rimasi sulla porta ad osservarla, languida e dolce, mi rimisi in macchina e tornai a casa.
Mi aprì la porta il solito “pinguino” impettito “Buona sera signorino, ha passato una serata divertente ?”.
Gli avrei voluto rispondere con un sonoro “vaffanculo” ma mi trattenni dal farlo e mi limitai a fare un segno di affermazione con la testa, sforzandomi di accennare un sorriso.
Salì in camera mia e mi resi conto di quanto fosse odiosa la realtà sociale in cui dovevo vivere quando non ero con la mia Sandra, con la mia vita.
Spensi la luce e mi addormentai così, vestito, senza pensare a niente.
Mi ricordo che sognai, sognai Sandra, il suo piccolo seno, le sue gambe intrecciate alle mie, in una catena indissolubile di passione ed emozioni infinite.
Rivissi tutti i minuti passati con lei, sognai un futuro al suo fianco, solo adesso mi rendo conto che stavo sognando come se avessi dovuto interpretare uno di quei "fumettoni" rosa che leggeva mia madre prima di addormentarsi.
Mi resi conto che per quanto mi sforzassi, quando non ero con lei, imperava il mio carattere di "baronetto" viziato e stronzo, incapace di provare delle sensazioni spontanee.
La cosa mi angosciava ma sapevo, con sicurezza, che l’ amore che provavo per Sandra mi avrebbe fato superare anche questa "inibizione".
Lei era troppo speciale per non poterla amare.

FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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