Home / Surreali / Sandra (3 di 3)
copertina racconto erotico

Sandra (3 di 3)

Era tutto stupendo, gli incontri tra me e Sandra andavano avanti in maniera splendida.
Erano circa sei mesi che ci frequentavamo ed in questo periodo non avevamo mai avuto modo di scontrarci su nulla.
Tutto mi sembrava più bello, perfino il “pinguino” che mi accoglieva ogni giorno alla porta mi era sempre più simpatico, soprattutto da quando aveva scoperto casualmente me e Sandra nel garage mentre scopavamo ed aveva fatto finta di niente. Adesso mi era complice.
Quella mattina mi alzai di buon ora, e dopo il solito “rito” della colazione (sedevamo ad un tavolo talmente lungo che ognuno stava per conto suo. Mio padre in fondo al tavolo, mia madre alla sinistra, io all’ altro capo. Se avessimo voluto scambiare una parola ci sarebbe voluto il megafono), mi diressi verso il garage per prendere la macchina ed andare da Sandra.
“Buon giorno signorino, le auguro una giornata felice” mi disse Giovanni  (questo era il nome del “pinguino”).
Accennò ad un sorriso, e avvicinandosi all’ orecchio mi disse “Non se la faccia scappare, è difficile trovare una donna così oggi !”.
Aveva capito tutto, io gli sorrisi e gli dissi : “Tranquillo Giovanni, non scappa !”, poi mi misi a riflettere su quanto il rapporto con Sandra mi stesse cambiando, sei mesi fa non avrei risposto ad una affermazione come quella o, se avessi risposto, mi sarei incazzato come una bestia.

Presi la macchina, e mi diressi orgoglioso, come può esserlo che ama una donna) verso la villa di Sandra.
Parcheggiai nel vasto vialetto, scesi e suonai il  campanello …… nessuna risposta.
Risuonai ancora, stavolta più a lungo ……… nessuna risposta.
Cominciai a preoccuparmi, feci il giro della villa ma non trovai nessuno, andai verso il garage e vidi la macchina di Sandra, quindi era in casa.
Salì dalla scala esterna, arrivai alla terrazza che dava sul giardino, nessuna anima viva in circolazione mi avvicinai alla vetrata ….. Era chiusa ….. Mi schermai con una mano i riflessi che il vetro emetteva per potere osservare all’ interno e…..
Sentì come una martellata nello stomaco, ebbi un giramento di testa così forte che per poco non svenivo.
Sandra, la mia Sandra, era distesa sul pavimento con le gambe larghe, completamente nuda e davanti a lei un uomo col pene eretto intento a masturbarsi.
Sandra si stava carezzando la vagina e contorceva il suo busto seguendo il ritmo della mano e dei suoi respiri.
All’ improvviso, l’ uomo, la prese da terra, la poggiò alla spalliera del divano e la penetrò da dietro con un colpo secco che la fece urlare di dolore.
Il volto di Sandra era sconvolto dal dolore e dal piacere, i suoi ansimi ed i suoi urli riuscivano a superare lo spesso vetro blindato che separava me da quella scena agghiacciante.
Dalla posizione in cui mi trovavo potevo vedere perfettamente il pene dello sconosciuto che entrava ed usciva dal culo della mia Sandra, la quale, la quale, superato il momentaneo dolore, sembrava gradire il trattamento riservatole.
Avevo il cuore che batteva a mille, sentivo la rabbia crescere dentro me, sentivo le gambe cedermi.
Un urlo mi annunciò che Sandra era venuta, ma il suo occasionale partner, continuava imperterrito a stantuffarla finno a quando non le schizzo addosso il suo piacere.
Ero pietrificato ! Non sapevo cosa fare, cosa dire.
Sandra si avvicinò alla vetrata e la aprì.
Mi trovò li, davanti a lei, pallido e sudato, con le mani che tremavano dalla gelosia.
Mi guardò e mi disse “Pieroooo, ciao sei venuto a prendermi ?”
“Ho visto tutto !” dissi io con la voce rotta dal pianto.
Lei mi guardò, seria e spietata come mai l’ avevo vista e disse : “Ti ho mai detto che ero libera ? Ti ho mai detto di amarti ? Ti ho mai assicurato che il nostro rapporto sarebbe stato duraturo ? Bene ! Ho trovato di meglio !”
Sentivo che stavo per morire di dolore, mi aveva gabbato per tutto questo tempo ! Non era la ragazza dolce e sensibile che immaginavo, ma un demonio spietato.
Mi precipitai verso la macchina, la accesi e mi misi a girare per la città senza meta e senza pensieri in testa.
Poi entrai in casa, aprì il cassetto dello scrittoio di mio padre e presi la pistola e cominciai a caricarla.

La stanza era illuminata solo dalla luce rossastra che proveniva dal caminetto acceso.
Nell’ aria risuonavano le note della “Madama Butterfly” di Puccini.
Mi avvicinai con passo insicuro alla poltrona coloniale piazzata davanti alla bocca del camino, talmente vicina che se non ci fosse stato il parascintille si sarebbe sicuramente bruciata.
Da dietro la spalliera vedevo emergere, tenue, un sottile filo di fumo.
Una mano di donna, la sua mano, mi fece cenno di aspettare, le note si fecero sempre più forti e presenti, io mi bloccai in attesa che finisse quel crescendo e di note e di emozioni.
Appena la musica finì una voce mi accolse: “Vieni avanti, amore, ti aspettavo”
Si alzò dalla poltrona e andò a spegnere lo stereo.
Rimase a guardarmi per alcuni interminabili istanti come se già sapesse cosa volessi fare e poi disse con voce calda e commossa: “La musica di Puccini è unica, ti scuote l’ anima !”.
Aveva gli occhi lucidi.
“Perchè sei qui?” mi disse.
Ebbi un fremito, misi la mano in tasca e ne estrassi la pistola che avevo caricato con cura poche ore prima.
Con mano tremante glie la puntai addosso e feci fuoco.
Ricordo solo le sirene, l’ abbagliante luccichio delle manette ai miei polsi e i titoli dei quotidiani del giorno dopo: “Delitto passionale nella nostra città, il giovane Piero Marini Frejes uccide, con un colpo di arma da fuoco alla testa, Sandra Lucani”.

Posai il giornale, mi guardai intorno, le sbarre fredde e dritte, l’ orinatoio sporco, il lavandino che perdeva. Il mio compagno di cella che dormiva ………pensavo, pensavo a quella donna, pensavo ai momenti insieme …. Riflettevo, poi il buio.

“Il Corriere – 25 Ottobre 1980 – Prigione di Santa Rita : Il giovane Piero Marini Frejes, in carcere per l’ omicidio di Sandra Lucani, si uccide in cella tagliandosi la giugulare. Vano ogni tentativo di soccorso dei medici del reclusorio. Adesso la nobiltà della nostra città piange i novelli Romeo e Giulietta”.
 

FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Piccole fantasie

Sogno che ci incontriamo al ristorante di un motel, e tu hai un vestitino a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.